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	<title>Food &amp; Wine Archivi - Vittoriano Zanolli</title>
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	<title>Food &amp; Wine Archivi - Vittoriano Zanolli</title>
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		<title>Accademia a Palazzo Quaranta: grande cucina</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Vittoriano Zanolli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Jun 2026 12:49:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Food & Wine]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La recente conviviale della delegazione cremonese dell&#8217;Accademia Italiana della Cucina si è svolta presso il ristorante di Palazzo Quaranta a Isola Dovarese. Il locale è una dimora storica che si affaccia sulla grande piazza del paese e comprende anche un hotel in cui le stanze sono arredate nel rispetto del passato ma contemporaneamente dotate dei [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La recente conviviale della delegazione cremonese dell&#8217;Accademia Italiana della Cucina si è svolta presso il ristorante di Palazzo Quaranta a Isola Dovarese. Il locale è una dimora storica che si affaccia sulla grande piazza del paese e comprende anche un hotel in cui le stanze sono arredate nel rispetto del passato ma contemporaneamente dotate dei più moderni comfort. Dal 1985 Palazzo Quaranta è nelle mani delle famiglie <strong>Bertoletti </strong>e <strong>Malaggi</strong>, già proprietarie di un altro conosciutissimo locale della zona  il <strong>MolinoVecchio</strong>. Un accurato lavoro di recupero e ristrutturazione durato tre anni ha riconsegnato al loro splendore le sale affrescate e gli ambienti storici che compongono sia l&#8217;hotel che il ristorante.</p>
<p>Gli accademici e i loro ospiti sono stati accolti dal patron <strong>Giuliano Bertoletti</strong>, classe 1939, con 70 anni di esperienza nell&#8217;ambito dell&#8217;hotellerie e della ristorazione. Partito da Isola Dovarese, suo paese d&#8217;origine, a soli 14 anni per iniziare quello che diventerà non solo il suo lavoro, ma addirittura la sua vita, Giuliano viene assunto al prestigioso hotel Diana di Milano come &#8220;ragazzo alla porta&#8221;,con la mansione di sorvegliare gli autoveicoli, e da lì parte la sua avventura prima in Italia e poi a Londra e Parigi, per ritornare definitivamente a Isola Dovarese dove avvia il Molino Vecchio, mettendosi a disposizione delle esigenze di famiglia e rinunciando al ristorante  aperto in Inghilterra a Stratford e alla vita all&#8217;estero.</p>
<p>Il Molino Vecchio decolla con il contributo di tutta la famiglia. Giuliano mette a disposizione la sua esperienza e il suo gusto maturati in hotel di grande livello e nelle dimore inglesi. Arriva anche la nuova generazione con l&#8217;inserimento del giovanissimo nipote <strong>Maurizio</strong> <strong>Malaggi</strong>, figlio della sorella di Giuliano, nel mondo della ristorazione : parte dal Giovanni Restaurant dello zio, ancora in attività a Stratford,  e viene travolto dalla passione per il lavoro. Rientra a Isola Dovarese, dove al Molino Vecchio Maurizio affianca in cucina l&#8217;esperta mamma e rinomati chef acquisendo l&#8217;arte e i trucchi del mestiere.  A Palazzo Quaranta si ritrovano tutti i protagonisti della storia familiare, compresa la moglie di Maurizio, <strong>Maria</strong>, e le nuove generazioni.</p>
<p>La cena dell&#8217;Accademia è stata pensata per valorizzare il pesce d&#8217;acqua dolce, sempre più difficile da trovare sulle nostre tavole eppure caratteristico del territorio. Tutte le portate sono state accuratamente presentate e servite impeccabilmente, con grande disponibilità e abbondanza. La delegazione cremonese ha visitato l&#8217;ampia e fornitissima cantina dove è stata offerta una gustosa stuzzicheria fritta composta da pesciolino d&#8217;acqua dolce, fiori di sambuco e robinia, e anelli di cipolla. A tavola, nella splendida ed elegante sala imbandita con grande accuratezza, è stato proposto un antipasto di rollè di anguilla, salmerino marinato con polenta grigliata dal gusto particolare. Il primo piatto ha visto protagonisti dei tagliolini con coregone e persico e speltini dorati, mentre come secondo piatto è stato scelto lo storione Agroittica Calvisano cotto a bassa temperatura accompagnato dalle mostarde della casa di mele e giuggiole. Infine il dolce: torta Paradiso con budino al cioccolato e zabaglione caldo.</p>
<p>La cucina è creativa, tradizionale e nel contempo innovativa. Gli ingredienti selezionati e le materie prime di alta qualità consentono livelli di eccellenza. Da sottolineare l&#8217;ottimo rapporto qualità/prezzo.</p>
<p>Le pietanze sono state accompagnate dal rosso Noventa BIO &#8211; Colle degli ulivi (Sangiovese, Schiava gentile, Barbera, Marzemino), mentre come bianco dal Garganega Le Mattarelle &#8211; Fratelli Gozzi.</p>
<p>Una visita nella cantina super fornita di prestigiose etichette è fortemente consigliata.</p>
<p>Il delegato Vittoriano Zanolli ha presentato agli accademici un sunto dello studio effettuato da <strong>Osvaldo</strong> <strong>Murri</strong> sulle <strong>Radici del Patrimonio della Cucina Italiana</strong>, ricerca che l&#8217;esperto di vini e critico culinario cremonese d&#8217;adozione ha condotto per celebrare il riconoscimento da parte dell&#8217;UNESCO della Cucina Italiana come patrimonio dell&#8217;umanità. Murri, assente per motivi di salute, è stato candidato da parte della delegazione cremonese al premio Nuvoletti, che è riservato a chi ha saputo contribuire in modo significativo alla conoscenza e alla valorizzazione della buona tavola tradizionale. L&#8217;importante riconoscimento gli verrà conferito in occasione della tradizionale cena ecumenica di ottobre.</p>
<p>Osvaldo Murri è stato l&#8217;inventore de Il Bontà, l&#8217;annuale rassegna che dal 2006 valorizza le eccellenze e le tipicità dei territori, esaltando l&#8217;artigianalità dei prodotti, senza tralasciare l’aspetto dell’educazione alimentare e unendo la tradizione all’innovazione. Nel corso degli anni Il Bontà”è sempre più diventato un punto di riferimento e di interesse sia per gli addetti ai lavori che per gli appassionati di enogastronomia.</p>
<p>Nel corso della serata Zanolli ha consegnato a <strong>Carla Bertinelli Spotti</strong> l&#8217;attestato ricevuto dal presidente dell&#8217;Accademia <strong>Paolo Petroni</strong> per la sua appartenenza da 25 anni alla delegazione di Cremona.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nella foto centrale Maurizio e Maria Malaggi, Giuliano Bertoletti</p>
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		<title>A Mestre nasce &#8216;Vitto&#8217;, la nuova fucina del gusto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ospite]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 May 2026 12:44:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Food & Wine]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel cuore della città apre un’enogastronomia con cucina tipica rivisitata, bottega e laboratori. Tra i soci, Fabio Cavallarin, proprietario dell’ Osteria alla Torre, Stefano Callegaro, noto chef, e Riccardo Riato uniscono esperienza, cucina rinomata e mondo eventi e alta cucina per rilanciare la convivialità in Calle del Sale a Mestre. I tre titolari: “Il locale [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Nel cuore della città apre un’enogastronomia con cucina tipica rivisitata, bottega e laboratori. Tra i soci, Fabio Cavallarin, proprietario dell’ Osteria alla Torre, Stefano Callegaro, noto chef, e Riccardo Riato uniscono esperienza, cucina rinomata e mondo eventi e alta cucina per rilanciare la convivialità in Calle del Sale a Mestre. I tre titolari: “Il locale è stato pensato per rispondere ai ritmi della vita contemporanea senza rinunciare alla qualità”</em></p>
<p>C’è un nuovo profumo che promette di cambiare la geografia del palato nel cuore di Mestre. In un momento storico in cui il centro urbano cerca costantemente nuove formule per rigenerarsi e attrarre cittadini, la risposta arriva dalla valorizzazione della cultura culinaria e dalla condivisione. Al civico 58 di via Calle del Sale nasce «Vitto &#8211; La Fucina del Gusto», un progetto ambizioso che fonde la gastronomia d&#8217;eccellenza, la rivisitazione della cucina tipica locale, la didattica e una forte vocazione agli eventi del territorio.</p>
<p>L’appuntamento per l&#8217;inaugurazione ufficiale è fissato per mercoledì 27 maggio alle ore 17:00, un momento inaugurale che vedrà anche la partecipazione istituzionale a testimonianza del valore che questa nuova apertura rappresenta per il tessuto commerciale e sociale della città. Per l’inaugurazione è stata pensata una serata speciale tra musica live, degustazioni guidate di prodotti del territorio e racconti dei fornitori che ne sveleranno storia e qualità. Gli iscritti riceveranno in regalo un tortello artigianale con ripieno “Vitto”. Previsto anche il momento finale con la torta celebrativa.</p>
<p>Dietro le quinte di «Vitto» opera un trio di professionisti ben noti nel panorama veneziano e non solo, le cui competenze si integrano in modo perfetto. La gestione della ristorazione e del territorio è affidata a Fabio Tavallarin, già storico proprietario della vicina Osteria La Torre, situata ad appena 500 metri dal nuovo locale, una garanzia assoluta in termini di accoglienza e conoscenza dei gusti mestrini. La spinta strategica, la comunicazione e la pianificazione dei format portano invece la firma di Riccardo Fiato, esperto del settore eventi. Ma la vera sorpresa, il motore pulsante della cucina, risiede nella scelta del cuoco: ai fornelli della fucina ci sarà infatti Stefano Callegaro, noto cuoco. Callegaro metterà la sua tecnica e la sua creatività al servizio della tradizione, proponendo una cucina tipica profondamente legata alle radici venete ma sapientemente rivisitata in chiave contemporanea.</p>
<p>Dal punto di vista funzionale, «Vitto» si presenta come uno spazio fluido e polivalente. All&#8217;interno si sviluppa un piccolo market di nicchia e una gastronomia d&#8217;alto livello, supportati da una selezione curata di vini e birre.</p>
<p>“Il locale è stato pensato per rispondere ai ritmi della vita contemporanea senza rinunciare alla qualità”, spiegano i tre titolari. “Sarà un punto di riferimento per il pranzo, ideale per chi cerca una pausa di livello ma dai tempi contenuti, ma resterà attivo fino alle ore 21:00, offrendo una comoda e strategica finestra per chi desidera passare a ritirare la cena prima di rientrare a casa. Una piccola ed elegante zona interna è stata specificamente allestita per consentire la consumazione sul posto dei pasti, trasformando la gastronomia in un salotto del gusto”.</p>
<p>La vera innovazione di «Vitto» risiede però nella sua area eventi e nella vocazione formativa. Il locale non vuole essere solo un punto di vendita, ma una vera e propria scuola esperienziale. Saranno infatti organizzati cicli di corsi di cucina aperti agli appassionati che desiderano apprendere i segreti della tradizione riveduta da un grande chef.</p>
<p>Lo spazio è stato inoltre concepito per aprirsi al mondo aziendale e privato: la struttura sarà disponibile in modalità B2B per l&#8217;organizzazione di pranzi aziendali personalizzati, così come per feste di compleanno o ricorrenze private. Con la sua doppia anima di bar ed enogastronomia, l&#8217;obiettivo dichiarato dei fondatori è fare rete con il vicinato, attivando collaborazioni culturali e commerciali con le altre realtà del centro, per trasformare via Calle del Sale nel nuovo distretto della convivialità mestrina. Da mercoledì, Mestre ha una nuova casa per i cultori del buon vivere.</p>
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		<title>Mometto con l&#8217;Accademia della Cucina alla Corte dei Peri</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Vittoriano Zanolli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 May 2026 10:45:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Food & Wine]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La conviviale di aprile della delegazione di Cremona dell&#8217;Accademia Italiana della Cucina si è svolta presso La Corte dei Peri, a Ronca de&#8217; Golferami, frazione di Torre de&#8217; Picenardi. Il locale è a impronta famigliare e l&#8217;accoglienza calda. Si è ospiti della famiglia Peri che ha trasformato in agriturismo la cascina di proprietà per seguire [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div>La conviviale di aprile della delegazione di Cremona dell&#8217;Accademia Italiana della Cucina si è svolta presso La Corte dei Peri, a Ronca de&#8217; Golferami, frazione di Torre de&#8217; Picenardi. Il locale è a impronta famigliare e l&#8217;accoglienza calda. Si è ospiti della famiglia Peri che ha trasformato in agriturismo la cascina di proprietà per seguire la vocazione culinaria di Francesco e della mamma Rosa che si occupano della realizzazione dei piatti, mentre Ferdinando è a supporto in sala. L&#8217;agriturismo apre ufficialmente il 17 ottobre 2023.</div>
<div></div>
<div>La cena è stata servita agli accademici in una saletta al primo piano in cui soci e ospiti si sono subito sentiti a proprio agio. Le pietanze sono semplici e curate, ispirate alla tradizione più classica, provenendo dalle ricette &#8216;della nonna&#8217;. La Corte dei Peri rispetta scrupolosamente la stagionalità delle materie prime del territorio, in cui sono protagonisti gli ingredienti prodotti in cascina: il latte, le verdure, le carni degli animali da cortile, il miele e la frutta.  La pasta, anche le paste ripiene, è preparata a mano, come una volta.</div>
<div></div>
<div>Ospite della serata è stato <strong>Davide Mometto</strong>, guida naturalistica presso la Riserva Naturale Le Bine di Calvatone, dove da anni svolge attività di educazione ambientale, divulgazione scientifica e tutela della biodiversità.</div>
<div></div>
<div>Mometto coltiva da sempre interesse per le razze avicole tradizionali italiane, ed è presidente del Comitato Tecnico Scientifico e Giudice Nazionale S.I.R.A. (Selezione Italiana Razze Avicunicole). Nel 2014, a seguito di un lavoro di ricerca storica e di selezione sul campo, ha individuato e avviato il recupero della Gallina Nostrana Cremonese, antica razza autoctona del territorio, ritenuta scomparsa. È inoltre selezionatore dell’Anatra Nostrana Cremonese e del Coniglio Comune del Nord Italia. Si interessa di tradizioni gastronomiche, musicali e folkloristiche della provincia di Cremona, dedicandosi alla ricerca e alla documentazione di piatti, usanze e feste della cultura contadina del territorio. Da alcuni anni collabora alla raccolta di testimonianze e aneddoti storici destinati alla redazione del quaderno  dell’Accademia Italiana della Cucina, curato da <strong>Carla Bertinelli Spotti</strong>, dedicato alle tradizioni gastronomiche cremonesi. L&#8217;ospite ha tenuto un&#8217;ampia e interessante relazione, corredata da immagini, sulla sua attività di studioso delle razze di galline e conigli, condividendo con gli accademici particolari e curiosità frutto di ricerche molto approfondite.</div>
<div></div>
<div>La cena è stata dedicata a due simboli delle festività pasquali: le uova e il coniglio che rappresentano da sempre immagini di rinascita e fertilità. L’uovo, alimento semplice ma ricco di proteine, era fondamentale nella dieta dei braccianti agricoli (paisàan) e, proprio in primavera, diventava abbondante grazie al picco di deposizione delle galline. Da qui il suo valore simbolico legato alla vita e al rinnovamento. Anche il coniglio, per la sua prolificità, è storicamente associato alla fertilità e alla rinascita primaverile. Protagoniste della serata sono state le uova di Gallina Cremonese, una razza autoctona del territorio considerata per lungo tempo estinta e recentemente recuperata grazie al lavoro selettivo di Mometto. Oggi rappresenta un importante esempio di tutela della biodiversità agricola locale e di recupero delle tradizioni rurali.</div>
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<div>Le uova, dal tipico guscio bianco, sono state impiegate per realizzare le frittate di antipasto, arricchite con erbe spontanee della campagna cremonese (come il &#8216;luartìis&#8217; luppolo selvatico), punte di ortica e asparagi selvatici. Un richiamo alla tradizione che richiede però attenzione e conoscenza nella raccolta, per evitare erbe tossiche o contaminate da diserbanti.</div>
<div></div>
<div>Durante la serata è stato proposto un momento di approfondimento con un’analisi visiva delle erbe spontanee servite, utile per riconoscerne caratteristiche e peculiarità. Si è quindi passati alla comparazione tra diverse tipologie di uova (gallina, oca, anatra, tacchino e faraona) un tempo tutte presenti nelle corti rurali e quindi anche sulle tavole contadine. I commensali hanno potuto osservare da vicino differenze e somiglianze in termini di forma, dimensione e colore del guscio.</div>
<div></div>
<div>Si è infine parlato del Coniglio Comune del Nord Italia, oggi raro e a rischio di estinzione. Caratterizzato da mantelli variabili (fulvo, agouti, nero e grigio, tutti pezzati di bianco) e da una naturale rusticità, l&#8217;attuale nucleo riproduttivo è stato ritrovato nelle aree limitrofe a Casalmaggiore.</div>
<div></div>
<div>La scelta dell’agriturismo La Corte dei Peri come sede dell’evento nasce anche da un legame personale tra Davide Mometto e il patron <strong>Francesco Enrico Peri</strong>, coscritti e compagni di classe fin da bambini. Da questa amicizia è nata l’idea di realizzare la serata conviviale sulle razze del territorio, appositamente dedicata ai soci dell&#8217;Accademia Italiana della Cucina, unendo passione e memoria del cremonese.</div>
<div></div>
<div>Come entrée di benvenuto sono state servite uova sode ripiene di salsa tonnata. L&#8217;antipasto ha seguito la tradizione dei salumi con prosciutto di Parma 24 mesi, coppa piacentina, salame nostrano, provolone e grana della latteria di Soresina, frittatina del contadino con erbe spontanee e giardiniera di produzione propria. Le tagliatelle all&#8217;uovo preparate con uova di Gallina Cremonese sono state condite con ragù di coniglio. Il tradizionale arrosto di coniglio al profumo di rosmarino, realizzato con la tecnica della lenta cottura, è stato accompagnato da patate al forno. Il dolce è consistito nella crostata alla marmellata di prugne. Tutto rigorosamente fatto in casa con materie prime del territorio elaborate nella cucina dell&#8217;agriturismo. Anche i vini serviti provengono dalla Cantina Peri: il rosso Borgo dell&#8217;Ora (marzemino) e il bianco Regina di Cipro (chardonnay).</div>
<div></div>
<div>Nella foto centrale Davide Mometto</div>
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		<title>Regione: 600.000 euro per promuovere la cucina tipica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Edoardo Raspelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Apr 2026 22:06:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Food & Wine]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Valorizzazione e promozione della cucina tipica” è questo il titolo di un progetto di legge che si sta studiando e portando avanti a Milano, in via Fabio Filzi 22, al terzo piano del grattacielo Pirelli, detto anche Pirellone, sede della Regione Lombardia e che ha come cuore centrale proprio la cucina lombarda, le sue ricette, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<header class="entry-header"></header>
<div class="entry-content">
<p class="has-text-align-justify has-text-align-justify">“Valorizzazione e promozione della cucina tipica” è questo il titolo di un progetto di legge che si sta studiando e portando avanti a Milano, in via Fabio Filzi 22, al terzo piano del grattacielo Pirelli, detto anche Pirellone, sede della Regione Lombardia e che ha come cuore centrale proprio la cucina lombarda, le sue ricette, i suoi prodotti….</p>
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<div class="wordads-ad wordads-ad-responsive">
<div class="wordads-ad-controls">“Un progetto di legge straordinario, credo addirittura l’unico che sia mai stato promosso direttamente da una Regione, che mi ha emozionato e  commosso”-dice  il cronista della gastronomia, il giornalista e conduttore televisivo <strong>Edoardo Raspelli</strong>.</div>
</div>
</div>
<p class="has-text-align-justify has-text-align-justify">Il progetto di legge prevede uno stanziamento di 600.000 euro per valorizzare i ristoranti lombardi attenti alla cucina della loro regione, alle sue ricette, ai suoi prodotti, ai suoi vini…<br />
Le audizioni si sono svolte in IV Commissione Attività Produttive (presidente il consigliere regionale <strong>Marcello Ventura</strong>, vice presidente <strong>Silvia Scurati</strong>, segretario <strong>Onorio Rosati</strong>) in merito al PDL 149 “Disposizioni regionali per la valorizzazione e la promozione della cucina tipica lombarda”: sono state sentite le associazioni dei cuochi, dei ristoratori, dei pasticceri, delle imprese agricole e vitivinicole, l’Accademia Italiana della Cucina…</p>
<p class="has-text-align-justify has-text-align-justify">Il giro di audizioni, la raccolta di suggerimenti si è conclusa anche con un grande esperto del settore enogastronomico italiano in merito alla valorizzazione della qualità e dell’offerta territoriale. Fra gli ascoltati, infatti, c’era anche Edoardo Raspelli, giornalista, critico gastronomico, conduttore televisivo, che ha espresso grande apprezzamento per l’impianto del progetto di legge, definendolo un’iniziativa innovativa e di grande valore, probabilmente senza precedenti a livello regionale.</p>
<p class="has-text-align-justify has-text-align-justify">Nel merito, ha evidenziato la necessità di integrare il testo con un riferimento più esplicito al comparto vitivinicolo, includendo non solo le denominazioni ufficiali ma anche le produzioni meno strutturate, ritenute parte integrante dell’identità gastronomica lombarda. Ha inoltre sottolineato l’importanza delle denominazioni comunali e della valorizzazione delle specificità locali. Edoardo Raspelli ha poi suggerito di rafforzare i meccanismi di controllo e certificazione, ipotizzando il coinvolgimento di figure esterne qualificate, come giornalisti ed esperti del settore, per garantire valutazioni credibili e indipendenti. In questa prospettiva, ha richiamato anche il potenziale ruolo della comunicazione e dei canali digitali, evidenziando come una narrazione professionale e autorevole possa rappresentare un ulteriore strumento di promozione del territorio e delle sue eccellenze enogastronomiche.</p>
<p><strong>Il commento di Marcello Ventura</strong></p>
<p class="has-text-align-justify has-text-align-justify">“Credo che i pareri autorevoli di esperti del settore ci aiutino maggiormente nella ricerca di un dispositivo di legge che possa nel concreto far raggiungere gli obiettivi di valorizzazione e difesa della cucina tipica lombarda, a partire dalle materie prime sino alla loro trasformazione e lavorazione. Non si tratta solo della difesa del made in Italy, ma anche della salubrità e tipicità dei piatti delle nostre tradizioni che rappresentano la memoria storica delle comunità locali e del Paese” – ha concluso il presidente della Commissione IV, Marcello Ventura.</p>
<p class="has-text-align-justify has-text-align-justify"><strong>Il parere e i ricordi di Raspelli</strong></p>
<p class="has-text-align-justify has-text-align-justify">“Anche se da qualche anno ho lasciato la mia casa milanese ai miei figli e con mia moglie mi sono rifugiato in cima al Piemonte-dice Edoardo Raspelli-Io sono nato a Milano, all’ospedale Maggiore di Niguarda; fino a quando mi sono sposato, il 30 giugno del 1979, ho vissuto in via Amadeo, all’angolo con via Aselli, vicino all’ Idroscalo ed a quella via Lomellina cantati da Enzo Iannacci ed alle casette di viale Argonne immortalate nel film Miracolo a Milano; ho fatto le elementari alla Leonardo da Vinci, le medie alla Tiepolo, il liceo classico prima al Parini (per 5 anni) e poi i due conclusivi al Carducci; ho cominciato a scrivere a 20 anni sul Corriere dalla Sera e ho lavorato alla sua edizione del pomeriggio, il Corriere d’Informazione, fino a 32… La mia nonna e la mia mamma mi hanno nutrito a cassoeula e resumada… Sono felice che il consigliere Alessandro Corbetta, che conosco già per la sua valorizzazione dell’agroalimentare lombardo, abbia preparato con i colleghi questo progetto di legge. E’ un’ idea meravigliosa, concreta, rivoluzionaria… Mi auguro che abbia più adesioni possibili”.</p>
</div>
<p>Nella foto centrale Corbetta, Ventura, Scurati, Raspelli e il segretario Onorio Rosati</p>
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		<title>Scuole, Cremona aderisce alla Green Food Week 2026</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ospite]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Apr 2026 08:17:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Food & Wine]]></category>
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					<description><![CDATA[<p> Il Comune di Cremona partecipa alla Green Food Week 2026 (in corso fino al 17 aprile), l’iniziativa nazionale promossa da Foodinsider per promuovere scelte alimentari sostenibili e ridurre l’impatto ambientale della ristorazione collettiva. Insieme a numerosi altri Comuni, l’ente ha scelto di partecipare per contribuire in modo concreto alla riduzione dell’impatto climatico legato all’alimentazione. Una [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr"> Il Comune di Cremona partecipa alla Green Food Week 2026 (in corso fino al 17 aprile), l’iniziativa nazionale promossa da Foodinsider per promuovere scelte alimentari sostenibili e ridurre l’impatto ambientale della ristorazione collettiva. Insieme a numerosi altri Comuni, l’ente ha scelto di partecipare per contribuire in modo concreto alla riduzione dell’impatto climatico legato all’alimentazione. Una scelta che parte dai menù e guarda al sistema nel suo insieme. Intervenire sulle abitudini alimentari significa quindi intervenire sul clima in modo misurabile e responsabile.</p>
<p dir="ltr">In questo scenario si inserisce l’adesione del Comune di Cremona attraverso un servizio di ristorazione che coinvolge tutti i bambini e le bambine degli asili nido e delle scuole infanzia comunali, oltre a quelli delle scuole infanzia e primaria statali con circa 3000 pasti al giorno. Un impegno che rappresenta non solo un’adesione formale, ma un posizionamento coerente rispetto alle sfide ambientali contemporanee e un contributo attivo alla diffusione di modelli alimentari più sostenibili. Per questa edizione, nelle scuole del Comune di Cremona verrà proposto un menù green, con l’utilizzo esclusivo di prodotti biologici, volto a rafforzare una cultura alimentare più responsabile:</p>
<ul>
<li dir="ltr" aria-level="1">
<p dir="ltr" role="presentation">Insalata mista con semi e olive</p>
</li>
<li dir="ltr" aria-level="1">
<p dir="ltr" role="presentation">Miglio con zucchine, basilico e pinoli</p>
</li>
<li dir="ltr" aria-level="1">
<p dir="ltr" role="presentation">Polpettine di lenticchie con maionese di patate</p>
</li>
<li dir="ltr" aria-level="1">
<p dir="ltr" role="presentation">Torta “senza” con mele e cioccolato fondente</p>
</li>
</ul>
<p dir="ltr">Dopo aver coinvolto oltre 500.000 pasti nelle precedenti edizioni, il 2026 si presenta come un anno di ulteriore crescita, con una partecipazione attesa ancora più ampia e un interessamento sempre più significativo delle università, accanto a Comuni, scuole e aziende. Un segnale evidente: la sostenibilità alimentare non è più un tema settoriale, ma una priorità condivisa. L’edizione 2026 rafforza questo percorso di sostenibilità: legumi, cereali, verdure diventano protagonisti di menù capaci di coniugare qualità nutrizionale e riduzione dell’impronta ambientale, privilegiando prodotti stagionali, locali e coltivati con metodi che preservano la fertilità del suolo.</p>
<p dir="ltr">L’Assessora all’Istruzione Roberta Mozzi commenta a riguardo: «Anche quest’anno il  nostro Comune, insieme a molti altri Comuni italiani, aderisce alla Green Food Week. Promuovendo uno stile di vita più sostenibile, anche attraverso piccole abitudini quotidiane,  si vuole raggiungere l’ obiettivo ambizioso di  sensibilizzare i bambini a prendersi cura del Pianeta. Vorremmo, in sintesi,  che i nostri bimbi e le loro famiglie comprendessero che, anche attraverso un’iniziativa virtuosa come questa e attraverso la proposta nei menù di cibo sano e buono, è al contempo una scelta che concorre tanto alla loro salute, e anche alla salute del Pianeta e agli esseri viventi che lo abitano. La Green Food Week 2026 si conferma così come un percorso in continuo ampliamento, capace di mettere in rete territori, istituzioni e comunità educanti attorno a un obiettivo comune: ridurre  l’impronta ambientale dell’alimentazione».</p>
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		<title>Festa del Salame Nobile Cremasco, 11 e 12 aprile</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ospite]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Mar 2026 12:33:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Food & Wine]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>È stata presentata oggi, 25 marzo, la quarta edizione della Festa del Salame Nobile Cremasco, appuntamento che, nel giro di pochi anni, si è affermato come uno degli eventi più significativi per la valorizzazione delle eccellenze agroalimentari del territorio. L’edizione 2026, in programma sabato 11 e domenica 12 aprile tra piazza Duomo e il centro [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div>È stata presentata oggi, 25 marzo, la quarta edizione della <strong>Festa del Salame Nobile Cremasco</strong>, appuntamento che, nel giro di pochi anni, si è affermato come uno degli eventi più significativi per la valorizzazione delle eccellenze agroalimentari del territorio. L’edizione 2026, in programma sabato 11 e domenica 12 aprile tra piazza Duomo e il centro storico, si distingue per un importante riconoscimento istituzionale: il patrocinio del ministero dell&#8217;Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, elemento che conferma la crescente rilevanza della manifestazione.</div>
<div>
<p>Nel corso della presentazione è stato sottolineato come la Festa rappresenti non solo un momento di promozione del Salame Nobile Cremasco, ma anche un’opportunità concreta di sviluppo per l’intero comparto agroalimentare locale. Accanto al salame, la manifestazione continua a proporsi come una vetrina più ampia delle tipicità cremasche. Tra le novità di quest’anno, infatti, figura la presentazione ufficiale della De.Co. del Tortello Cremasco, uno dei piatti simbolo della tradizione gastronomica cremasca.</p>
<p>L’anteprima dell’evento è in programma venerdì 10 aprile alle ore 17.30 presso il Palazzo Comunale, nella sala Ricevimenti, con un incontro dedicato proprio al percorso di riconoscimento del Tortello Cremasco e alla sua valorizzazione.</p>
<p>Il programma della Festa si preannuncia articolato e coinvolgente: degustazioni, appuntamenti culturali, momenti musicali, incontri di approfondimento, la tradizionale gara del salame e numerose iniziative collaterali pensate per un pubblico ampio, tra cittadini e visitatori.</p>
<p>La Festa del Salame Nobile Cremasco si conferma così un evento capace di coniugare tradizione e sviluppo, promuovendo il territorio attraverso i suoi prodotti identitari e rafforzando il legame tra comunità, cultura e filiere locali.</p>
<p><strong>IL PROGRAMMA</strong></p>
<p>Sabato 11 e Domenica 12<br />
MARATONA CULTURALE<br />
Visite guidate alla Città,con ProLoco Crema<br />
Per informazioni e prenotazioni:<br />
Tel. 0373 81020<br />
E&#8217; disponibile anche la salita<br />
al campanile del Duomo</p>
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<p><img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-51248" src="https://vittorianozanolli.it/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot-2026-03-25-133918-300x217.webp" alt="" width="300" height="217" srcset="https://vittorianozanolli.it/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot-2026-03-25-133918-300x217.webp 300w, https://vittorianozanolli.it/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot-2026-03-25-133918.webp 503w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-51250" src="https://vittorianozanolli.it/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot-2026-03-25-134124-300x273.webp" alt="" width="300" height="273" srcset="https://vittorianozanolli.it/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot-2026-03-25-134124-300x273.webp 300w, https://vittorianozanolli.it/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot-2026-03-25-134124.webp 399w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
</div>
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		<title>Celebrata la cucina italiana patrimonio dell&#8217;umanità</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Vittoriano Zanolli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Mar 2026 09:02:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Food & Wine]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Rotary Cremona Po, accettando l&#8217;invito della delegazione cremonese dell&#8217;Accademia Italiana della Cucina, ha festeggiato presso il Ristorante del Golf  la proclamazione della cucina italiana a Patrimonio Immateriale dell&#8217;Umanità da parte dell&#8217;Unesco. I numerosi soci sia del Rotary che dell&#8217;Accademia sono intervenuti alla cena ecumenica straordinaria che il presidente nazionale A.I.C. Paolo Petroni ha chiesto [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>Rotary Cremona Po,</strong> accettando l&#8217;invito della delegazione cremonese dell&#8217;<strong>Accademia Italiana</strong> <strong>della Cucina</strong>, ha festeggiato presso il <strong>Ristorante del Golf </strong> la proclamazione della cucina italiana a <strong>Patrimonio Immateriale dell&#8217;Umanità</strong> da parte dell&#8217;<strong>Unesco</strong>. I numerosi soci sia del Rotary che dell&#8217;Accademia sono intervenuti alla cena ecumenica straordinaria che il presidente nazionale A.I.C.<strong> Paolo Petroni</strong> ha chiesto a tutte le 320 delegazioni sparse nei diversi continenti di organizzare per celebrare il prestigioso riconoscimento ottenuto dalla cucina italiana per la prima volta al mondo nel dicembre scorso. Si celebrano non solo i piatti, ma l&#8217;intero  sapere culinario, le pratiche culturali legate al cibo, la convivialità e la trasmissione delle ricette da una generazione all&#8217;altra.  L&#8217;Accademia Italiana della Cucina è riconosciuta come istituzione culturale della Repubblica Italiana e annualmente a marzo dedica la sua conviviale alla cultura: quest&#8217;anno la cena si è trasformata in occasione per ogni delegazione di festeggiare il traguardo raggiunto.</p>
<p>Alla conviviale sono intervenuti il sindaco di Cremona <strong>Andrea Virgilio</strong>, il consigliere regionale <strong>Marcello Ventura</strong>, il presidente della Camera di commercio di Cremona Mantova e Pavia <strong>Giandomenico Auricchio</strong>, la governatrice del distretto Rotary 2050 <strong>Annalisa</strong> <strong>Balestreri</strong>, la studiosa e storica <strong>Carla Bertinelli Spotti</strong> e come ospite e relatore il giornalista e critico, popolare volto televisivo <strong>Edoardo Raspelli</strong>. A presentare la serata e a introdurre gli ospiti è stato <strong>Vittoriano Zanolli</strong>, delegato di Cremona dell&#8217;Accademia e presidente del Rotary Cremona Po.</p>
<p>Virgilio ha sottolineato l&#8217;importanza della cucina nel patrimonio identitario di ogni territorio, soffermandosi sui numerosi prodotti che rendono Cremona conosciuta anche grazie alle manifestazioni che vengono annualmente organizzate. Ventura ha annunciato di essere impegnato con la commissione che presiede in Regione nell&#8217;elaborazione di una legge regionale che tuteli e valorizzi i prodotti lombardi. Auricchio ha parlato dell&#8217;impegno continuo e costante da parte dell&#8217;ente che presiede per rendere sempre più importante la cultura del cibo, a maggior ragione dopo il riconoscimento Unesco: anche al prossimo Vinitaly verrà dato ampio spazio al cibo e agli abbinamenti con i vini.</p>
<p>Nel suo intervento Bertinelli Spotti ha ripercorso la storia della cultura alimentare all&#8217;interno dell&#8217;Accademia Italiana della Cucina per poi riflettere sulla cucina cremonese e la sua evoluzione. Infine Raspelli ha raccontato la sua esperienza di critico enogastronomico come &#8220;severo&#8221; critico, che l&#8217;ha portato in più occasioni a dover affrontare situazioni poco piacevoli e anche rischiose. I tempi moderni, ha detto l&#8217;ospite, non consentono più alle famiglie di tramandare le tradizioni del territorio come accadeva in passato. Per questo la responsabilità della cultura e della civiltà legate al cibo sono sempre più legate ai professionisti della tavola, ristoratori in primo luogo, ai quali si affiancano le gastronomie. E&#8217; fondamentale conservare e sviluppare la ricerca della materia prima di qualità e l&#8217;utilizzo dei prodotti del territorio, nel rispetto della stagionalità, senza cercare espedienti originali che cancellino con una innovazione eccessiva la genuinità e la vera tradizione.</p>
<p>In apertura di serata è stato proiettato un messaggio del presidente dell&#8217;Accademia <strong>Paolo Petroni</strong> che ha focalizzato l&#8217;attenzione sull&#8217;eccezionalità del riconoscimento ricevuto dall&#8217;Unesco. La cucina italiana, unica al mondo, è stata celebrata non solo per i suoi  piatti tipici, ma per l&#8217;intero <span data-sfc-root="c" data-wiz-uids="XMIbm_c" data-sfc-cb=""><a class="GI370e" href="https://www.google.com/search?q=sapere+culinario&amp;rlz=1C1GCEA_enIT886IT886&amp;oq=italia+unesco&amp;gs_lcrp=EgZjaHJvbWUqBwgBEAAYgAQyBggAEEUYOTIHCAEQABiABDIHCAIQABiABDIHCAMQABiABDIHCAQQABiABDIHCAUQABiABDIICAYQABgWGB4yBggHEEUYPNIBCTEyMzY2ajBqN6gCALACAA&amp;sourceid=chrome&amp;ie=UTF-8&amp;ved=2ahUKEwigs8OY866TAxWMk_0HHXclOy8QgK4QegYIAQgAEAU" data-ved="2ahUKEwigs8OY866TAxWMk_0HHXclOy8QgK4QegYIAQgAEAU" data-hveid="CAEIABAF">sapere culinario</a></span>, la biodiversità, le pratiche culturali, i rituali di convivialità e la trasmissione intergenerazionale delle ricette, con un significato culturale, un impatto economico e un valore sociale che rendono il riconoscimento un unicum. L&#8217;iniziativa partita proprio dall&#8217;Accademia cui si sono affiancate Casa Artusi e la rivista La Cucina Italiana è stata sostenuta con forza dal Governo italiano, in particolare dai ministeri dell&#8217;Agricoltura e della Cultura fino ad ottenere il prestigioso riconoscimento il 10 dicembre 2025 a New Delhi.</p>
<p>Il menù proposto dalla delegazione cremonese e realizzato dal giovane chef <strong>Stefano</strong> <strong>Pizzamiglio</strong> su esplicita richiesta dell&#8217;Accademia, è stato l&#8217;espressione del nostro territorio con qualche innovazione che ha esaltato la tradizione. Antipasto composto da salumi, frittata alle erbette, polpettine di carne, provolone e grana padano accompagnati da mostarde cremonesi; tra i primi piatti non potevano mancare i classici marubini, seguiti da un risotto alle verze e pisteum (la pasta fresca del salame pronta per essere insaccata) rivisitazione  delle cremonesissime &#8220;verze matte&#8221;. Come secondo piatto sono stati serviti i butòon de&#8217; pajàas  nella ricetta del cremonese <strong>Alberto Naponi</strong> molto noto in città anche prima della sua partecipazione a una delle prime stagioni di Masterchef: salsiccia su un letto di  polenta e cipolle,  con contorno di verze e spinaci. Infine il budino al cioccolato, dolce della domenica a casa della nonna.</p>
<p>La conviviale ha visto la partecipazione delle presidenti del Rotary Cremona Monteverdi <strong>Elva</strong> <strong>Calvaruso</strong>, del Rotary Soresina<strong> Maria Cristina Zampieri</strong>, dell&#8217;Inner Wheel <strong>Patrizia Persico</strong> <strong>Balestreri</strong>, del Rotaract <strong>Michele Monfredini</strong> insieme a rispettivi soci, e dell&#8217;assistente del governatore del distretto <strong>Roberto Dall&#8217;Olmo</strong> a testimonianza dell&#8217;importanza dell&#8217;evento.</p>
<p>Sotto l&#8217;intervento integrale dell&#8217;accademica Carla Bertinelli Spotti.</p>
<p><span style="font-weight: 400;">PREMESSA</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La giornata della cultura accademica nasce nel 2003, per iniziativa del presidente Giuseppe Dell’Osso, quando la AIC ottenne dal Ministero per i Beni e le Attività culturali  il riconoscimento di Istituzione culturale della Repubblica Italiana. E questo la equiparava a Istituzioni di prestigio quali l’Accademia della Crusca, l’Enciclopedia Treccani e la Accademia di Santa Cecilia. Da allora, sempre, la delegazione di Cremona e quelle sparse nel mondo hanno celebrato questa giornata con una serata conviviale nel mese di marzo, dedicata all’incontro con scrittori, a personaggi significativi nella storia della cucina, alla conoscenza di vari aspetti della civiltà della tavola. Ma è la prima volta che ciò avviene nello stesso giorno con una conviviale ecumenica per  una occasione importante quale il riconoscimento Unesco alla cucina italiana. </span></p>
<p><strong>La cucina cremonese </strong></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Cremona in passato era celebre per la produzione dei fagioli, e “mangiafagioli” erano scherzosamente chiamati i cremonesi in numerose opere letterarie del Cinquecento e del Seicento. In quel periodo la gloria gastronomica di Cremona era più legata alla invenzione del “nosetto” (un piatto di magro chiamato fantasiosamente anche “cappone senza cosce alla cremonese”) che alla mostarda di frutta candita e al torrone che, per conquistare notorietà e fama, dovranno attendere fino all’Ottocento. Ma le cose sono cambiate: nel menu di questa sera non ci sono fagioli, ma piatti ispirati al nostro territorio, alle consuetudini alimentari di città e campagna che si sono mantenute nel tempo. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Per questo ho pensato fosse utile omaggiare i partecipanti con un volumetto sui nostri eccellenti prodotti alimentari, edito nel 2006 dalla Camera di Commercio. Il presidente camerale,  Giandomenico Auricchio,  nostro accademico,  nella presentazione, sottolinea che “</span><i><span style="font-weight: 400;">sfogliando le pagine dell’opuscolo Cremona presenta i suoi prodotti tipici possiamo ammirare le immagini dell’imponente vastità della pianura e dei campi coltivati: è in questo contesto, ricco di materie prime di ottima qualità, che nasce la cucina cremonese dove tradizione e innovazione si coniugano in modo sapiente, dove i sapori e i profumi sono espressioni di una terra generosa</span></i><span style="font-weight: 400;">” .</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nell’opuscolo vengono presentati i prodotti tipici con riferimenti sia  storici che di attualità: i salumi,  le carni, i formaggi, le paste ripiene, i dolci con particolare riguardo al torrone, i prodotti ortofrutticoli, la mostarda e il miele. Sono di grande qualità e costituiscono una base eccellente per realizzare piatti ricchi e vari.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Per concludere e sintetizzare quelle che sono le caratteristiche della cucina cremonese ricorro alle parole di Giovanni Nuvoletti (1912-2009) gentiluomo, scrittore, raffinato gastronomo e presidente rifondatore dell’Accademia (lo fu dal 1983 al 1993); </span><i><span style="font-weight: 400;">“La cucina è figlia della geografia , della storia e dell’economia e i nostri molti secoli di civiltà hanno saputo felicemente elaborare dalla genuinità della terra e dalla varietà anche ittica delle liquide plaghe nostrane… una mensa generosa e niente affatto monocorde….”</span></i></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Tutto ciò ben rappresenta la varietà della cucina del territorio cremonese: un viaggio nello spazio e nel tempo tra Adda, Oglio, Serio e il grande fiume Po, passando dalle corti rinascimentali alle cascine, in un’armonica alternanza di sapori rustici e semplici,  di elaborati e difficili equilibri tra dolce e salato .</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Quella cremonese è una cucina ricca e fantasiosa che ha saputo valorizzare il sapiente lavoro dei casari, sviluppare con intelligenza e creatività le tecniche di conservazione  delle carni macellate, applicare la cultura degli speziali alle sostanze commerciate nelle loro botteghe per ottenere il frutto dolce e piccante della mostarda o la squisita friabilità del torrone, sfruttare con abilità, trasformandoli5, i prodotti della pesca e dell’allevamento.</span></p>
<p><strong>Carla Bertinelli Spotti</strong></p>
<p>Nella foto centrale Ventura, Zanolli, Bertinelli Spotti, Raspelli, Virgilio</p>
<p>Sotto il link del videomessaggio di Paolo Petroni</p>
<div style="width: 640px;" class="wp-video"><video class="wp-video-shortcode" id="video-51084-2" width="640" height="360" preload="metadata" controls="controls"><source type="video/mp4" src="https://www.imageproject.it/area_clienti/Accademia_della_Cucina/2026_Petroni_intervento_Ecumenica_Unesco/2026_Petroni_intervento_Ecumenica_Unesco.mp4?_=2" /><a href="https://www.imageproject.it/area_clienti/Accademia_della_Cucina/2026_Petroni_intervento_Ecumenica_Unesco/2026_Petroni_intervento_Ecumenica_Unesco.mp4">https://www.imageproject.it/area_clienti/Accademia_della_Cucina/2026_Petroni_intervento_Ecumenica_Unesco/2026_Petroni_intervento_Ecumenica_Unesco.mp4</a></video></div>
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		<title>Cucina italiana patrimonio dell&#8217;umanità, festa al Golf</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Vittoriano Zanolli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 15 Mar 2026 22:20:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Food & Wine]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Giovedì 19 marzo le 320 delegazioni e legazioni dell’Accademia Italiana della Cucina presenti nel mondo celebreranno il riconoscimento da parte dell&#8217;Unesco della cucina italiana patrimonio culturale immateriale dell’umanità con una cena ecumenica straordinaria. La delegazione di Cremona, delegato Vittoriano Zanolli, festeggerà l’evento con il critico enogastronomico Edoardo Raspelli al Ristorante del Golf. Lo affiancherà la [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Giovedì 19 marzo le 320 delegazioni e legazioni dell’Accademia Italiana della Cucina presenti nel mondo celebreranno il riconoscimento da parte dell&#8217;Unesco della cucina italiana patrimonio culturale immateriale dell’umanità con una cena ecumenica straordinaria. La delegazione di Cremona, delegato <strong>Vittoriano Zanolli</strong>, festeggerà l’evento con il critico enogastronomico <strong>Edoardo Raspelli</strong> al Ristorante del Golf. Lo affiancherà la docente di storia e accademica <strong>Carla Bertinelli Spotti</strong>, studiosa di tradizioni culinarie cremonesi, autrice di libri e saggi sull’argomento. Gli interventi saranno preceduti da un videomessaggio di <strong>Paolo Petroni</strong>, presidente dell&#8217;Accademia Italiana della Cucina, che spiegherà spirito e finalità dell&#8217;attestato ricevuto dall&#8217;Unesco.</p>
<p>L’Unesco (United Nations Educational, Scientific and Cultural Organization) ha sede a Parigi e dal 1945 riconosce oltre ai beni fisici, anche il patrimonio culturale immateriale dell’umanità, che include tradizioni, pratiche sociali, riti, saperi artigianali trasmessi di generazione in generazione. L’Italia, in campo gastronomico, aveva ottenuto tre riconoscimenti: La Dieta Mediterranea nel 2010 (condivisa con altri Paesi quali Spagna, Portogallo, Marocco, Grecia, Cipro, Croazia), l’Arte del Pizzaiolo napoletano (2017) e la Cerca e cavatura del tartufo (2021).</p>
<p>Nel dicembre 2025, l’Italia ha ottenuto, unica al mondo, l’ambito riconoscimento di bene immateriale per tutta la sua cucina, che onora quello che siamo e la nostra identità, perché la cucina non è solo cibo o un insieme di ricette, ma è cultura, tradizione, lavoro, ricchezza. L’Unesco ha quindi riconosciuto e certificato che la cucina italiana non è solo una serie di ricette famose, ma un vero e proprio stile di vita, fondato sulla condivisione, sul rispetto per gli ingredienti e sulle abilità tramandate di generazione in generazione.</p>
<p>La prima richiesta risale al 2023 ed è stata fatta dal Comitato promotore formato da tre comunità: <strong>Accademia Italiana della Cucina</strong> (presidente <strong>Paolo Petroni</strong>), <strong>Fondazione Casa Artusi</strong> (presidente <strong>Laila Tentoni</strong>) e la rivista <strong>La Cucina Italiana</strong> (direttrice <strong>Maddalena Fossati Dondero</strong>, prima ideatrice della richiesta).</p>
<p>Il contenuto della domanda è stato curato dalle tre comunità citate, con il supporto del professor <strong>Massimo Montanari</strong>, accademico onorario e presidente del Comitato scientifico costituito all’interno del Comitato promotore e il contributo determinante di <strong>Pier Luigi Petrillo</strong>, professore di Cultural Heritage alla Luiss Guido Carli di Roma ed esperto di documentazione Unesco. Il tutto coordinato e curato da <strong>Gianmarco Mazzi</strong>, sottosegretario al ministero dei Beni Culturali e dal suo staff che per questo ha ricevuto dall’Accademia il premio Orio Vergani 2025. Hanno avuto un ruolo importante l’ambasciatore <strong>Liborio Stellino</strong>, rappresentante per l’Italia presso l’Unesco e <strong>Annamaria Nastri</strong> del ministero dell’Agricoltura.</p>
<p>Il riconoscimento è stato dato alla “cucina italiana quale insieme di saperi non solo culinari, ma anche conviviali e sociali che sono trasmessi di generazione in generazione su tutto il territorio nazionale. La cucina italiana si sviluppa quindi sia a livello domestico, venendo trasmessa in via informale all’interno delle famiglie, attraverso ricette tradizionali continuamente trasformate dall’interazione affettuosa tra diverse generazioni, sia in modalità più strutturata, grazie a figure come cuochi e gastronomi”.</p>
<p>Quindi essenzialmente cucina della tradizione familiare, non “fine dining”, come qualcuno vorrebbe far credere. A tale proposito cominciano a circolare loghi e affermazioni che sembrano voler indicare la qualità della cucina proposta da alcuni ristoranti o associazioni, con ciò alterando completamente il significato del riconoscimento. Piccole furbizie che certamente si moltiplicheranno nel tempo.</p>
<p>Questo riconoscimento certifica che quello che da oltre 70 anni l’Accademia, fondata nel 1953, sta facendo è la strada giusta verso il rafforzamento della nostra cultura gastronomica, della nostra vita sociale. Il successo deve stimolare a fare sempre di più e sempre meglio.</p>
<p>Delegazioni e legazioni in Italia: 226 e 6.170 Accademici<br />
Delegazioni e legazioni all’estero: 94 e 1.630 Accademici<br />
Delegazioni e Legazioni totali: 320<br />
Accademici Totali: 7.800<br />
Numero Paesi in cui è presente l’Accademia Italiana della Cucina: 54</p>
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		<title>L&#8217;Accademia alla &#8216;Golena&#8217;, una cena da applausi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ospite]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Feb 2026 09:51:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Food & Wine]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il ristorante La Golena al Bosco ex Parmigiano ha ospitato la recente conviviale dell&#8217;Accademia Italiana della Cucina. I soci e i loro ospiti si sono riuniti presso il locale alle porte della città apprezzato e conosciuto per la preparazione in particolare di piatti a base di pesce, senza però tralasciare i menù di terra. L&#8217;ambiente [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il ristorante <strong>La Golena</strong> al Bosco ex Parmigiano ha ospitato la recente conviviale dell&#8217;Accademia Italiana della Cucina. I soci e i loro ospiti si sono riuniti presso il locale alle porte della città apprezzato e conosciuto per la preparazione in particolare di piatti a base di pesce, senza però tralasciare i menù di terra. L&#8217;ambiente caldo e  accogliente è ricavato da una riuscita ristrutturazione di un antico casale al quale è stata annessa un&#8217;ampia veranda che si affaccia sul giardino dove durante la bella stagione vengono apparecchiati altri tavoli.  Collaudatissima la squadra che si divide i compiti in modo organizzato: due sorelle con i loro mariti, una famiglia che da parecchi anni collabora prima al ristorante La Bastida di Mezzano Chitantolo e ora al Bosco ex Parmigiano. Il risultato è ottimale, anche perché sono frequenti le collaborazioni, l&#8217;aggiornamento e il confronto  con  professionisti e altre realtà di alto livello.</p>
<p><strong>Paolo Baggio</strong> (foto centrale) guida la brigata in cucina. I piatti sono curati nei minimi particolari sia come scelta degli ingredienti che esteticamente, seguendo attentamente la stagionalità delle materie prime. Il menù proposto all&#8217;Accademia è stato ricco e vario, completamente a base di pesce. Dopo le delicate tartine di benvenuto, sono stati serviti come antipasti code di gamberi flambati con carciofi freschi trifolati, tentacolo di piovra arrosto con crema di topinambur e crocchette di provolone e menta, savarin di polenta con capasanta in manto di bacon, verza e ristretto di vitello. Come primi spaghettoni alle acciughe del cantabrico con cipolla stufata e granella di nocciole e risotto di mare al gin, pompelmo rosa e tartare di scampi. Come secondi filetto di gallinella in guazzetto mediterraneo con frutti di mare e ortaggi e fritto misto di gamberi e calamaretti. Per dolce freschezza al mandarino, yuzu e ananas. Ottime tutte le preparazioni con una speciale menzione per la fragranza del fritto.</p>
<p>Ospite della serata il cremonese <strong>Nunzio Ghiraldi</strong>, titolare dell&#8217;omonima azienda agricola di Lugana di Sirmione che produce eccellenti vini ricavati dalle uve dell&#8217;antico vitigno autoctono di trebbiano di Lugana, conosciuto come Turbiana. Nella tenuta Ghiraldi la concimazione è del tutto naturale e il diserbo non è chimico ma meccanico e le attrezzature utilizzate rispettano rigorosamente l&#8217;integrità dell&#8217;uva, in un connubio armonico di antico e moderno. L&#8217;ospite ha offerto ai commensali il suo Lugana Il Gruccione, molto gradito dagli accademici.</p>
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		<title>BonTà nel vivo tra racconti, degustazioni e tradizione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ospite]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Feb 2026 22:23:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Food & Wine]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>È una giornata intensa, partecipata, viva. La seconda tappa di Il Bontà &#38; Gusto Divino, in corso presso la Fiera di Cremona fino a lunedì 23 Febbraio ha trasformato ancora una volta i padiglioni in un grande laboratorio del gusto, dove tradizione e innovazione si incontrano attraverso esperienze dirette, assaggi guidati e racconti di territorio. Fin dalle [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;">È una giornata intensa, partecipata, viva. La seconda tappa di <strong>Il Bontà &amp; Gusto Divino</strong>, in corso presso la Fiera di Cremona fino a lunedì 23 Febbraio ha trasformato ancora una volta i padiglioni in un grande laboratorio del gusto, dove <strong>tradizione e innovazione si incontrano attraverso esperienze dirette, assaggi guidati e racconti di territorio.</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Fin dalle prime ore del mattino il pubblico ha risposto con entusiasmo, animando stand e aree eventi. Le masterclass dedicate ai grandi vini italiani hanno condotto i partecipanti in un <strong>viaggio sensoriale</strong> tra profumi, evoluzioni e identità territoriali, con approfondimenti sui vitigni simbolo e sulle denominazioni che rappresentano l’eccellenza enologica del Paese. Un’occasione non solo per degustare, ma per comprendere davvero ciò che c’è dietro ogni calice: lavoro, cultura e visione.</p>
<p style="font-weight: 400;">Grande attenzione anche per le esperienze legate alla <strong>tradizione casearia lombarda</strong>, raccontata e interpretata con competenza dai <strong>Maestri Assaggiatori dell’ONAF</strong>, che hanno guidato il pubblico alla scoperta delle principali DOP del territorio, tra tecniche di degustazione e aneddoti produttivi. Un momento formativo, ma al tempo stesso coinvolgente, capace di avvicinare curiosi e appassionati al mondo dei formaggi di qualità.</p>
<p style="font-weight: 400;">La giornata ha poi riservato spazio alla manualità<strong>: laboratori dedicati alla pasta fresca</strong> hanno riportato al centro ricette simbolo come i marubini cremonesi, con dimostrazioni pratiche che hanno unito tecnica e racconto, suscitando partecipazione e curiosità. Non semplici show cooking, ma veri e propri momenti di trasmissione culturale, in cui il cibo diventa identità condivisa.</p>
<p style="font-weight: 400;">Tra i percorsi più suggestivi, anche le degustazioni narrative legate ai <strong>prodotti del territorio del Po</strong>, capaci di intrecciare paesaggio, biodiversità e tradizione gastronomica in un unico racconto coerente. Un filo conduttore che attraversa l’intera manifestazione: <strong>valorizzare il legame profondo tra prodotto e territorio, tra artigianalità e sostenibilità.</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Tanti ancora gli appuntamenti che animeranno la giornata conclusiva di domani. In programma nuove degustazioni guidate e masterclass dedicate ai vitigni autoctoni e alle tecniche di assaggio, insieme agli ultimi laboratori esperienziali che porteranno in scena ingredienti e piatti simbolo della tradizione italiana come i tortelli cremaschi e di zucca.</p>
<p style="font-weight: 400;">Appuntamento formativo invece domani alle ore 14.00 con un corso di <strong>AI per piccole e medie imprese </strong>per diffondere competenze operative e strategiche sull’uso dell’Intelligenza Artificiale (AI) nel contesto aziendale e formativo.</p>
<p style="font-weight: 400;">A chiudere l’edizione 2026 di Il Bontà &amp; Gusto Divino sarà la premiazione <strong>del festival delle paste ripiene a cura della strada del gusto in programma nell’area masterclass alle ore 16.30.</strong> Una competizione per valorizzare uno dei patrimoni gastronomici più identitari del territorio. La premiazione riconoscerà le realtà che hanno partecipato al percorso, distinguendosi per <strong>qualità, rispetto della tradizione e interpretazione delle paste ripiene tipiche</strong> — dai marubini cremonesi ai tortelli cremaschi, fino alle specialità della tradizione casalasca.</p>
<p style="font-weight: 400;">L’appuntamento è organizzato da <strong>SGP Grandi Eventi</strong> in collaborazione con <strong>CremonaFiere</strong> e <strong>Vale20</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Orari: sabato 21 e domenica 22 febbraio dalle 10 alle 20, lunedì 23 febbraio dalle 10 alle 18</p>
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