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	Commenti a: Ho conosciuto centinaia di malati di cancro: da loro ho imparato la dignità	</title>
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		Di: Antonino Di Mora		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Antonino Di Mora]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Jun 2022 12:02:20 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Carissimo già ci siamo confrontati ,di persona  su questo argomento trovandoci in sintonia. Pare proprio che la condivisione social, dal compleanno della zia Sofonisba alla disgrazia più pesante, sia ormai imprescindibile, una sorta di riaffermazione di esistenza in vita.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Carissimo già ci siamo confrontati ,di persona  su questo argomento trovandoci in sintonia. Pare proprio che la condivisione social, dal compleanno della zia Sofonisba alla disgrazia più pesante, sia ormai imprescindibile, una sorta di riaffermazione di esistenza in vita.</p>
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		Di: fernando cirillo		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[fernando cirillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Jun 2022 08:43:46 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Gentile Signora Pieri, concordo pienamente su tutto. Quando il protagonista di una malattia incurabile, o comunque di un evento drammatico, è un personaggio pubblico, è difficile comprendere le motivazioni che portano alla personale divulgazione della notizia. Per buona parte credo che la prima fra le motivazioni sia il tentativo di esorcizzare la paura per le sofferenze e per la morte; al contrario, dal lato opposto, vedo la spettacolarizzazione della notizia soprattutto quando le opportunità di guarigione si presentino subito concrete o quando i danni che un evento infausto ha procurato siano contenuti. La pubblicità non ha regole, neppure etica: tutto quanto fa spettacolo. Le antenne ce le possiamo procurare anche noi per riconoscere fra le righe – magari non immediatamente – l’onestà di chi trasmette la notizia.  Certo, quando il personaggio ha un passato non integerrimo (ne abbiamo numerosi esempi: ma anche nelle nostre comunità, senza scomodare i volti della notorietà) viene spontaneo pensare: “Ghe vist chel semo?”, con un certo senso catartico. Che in sé sarebbe un comportamento da censurare, ma serve per desacralizzare il personaggio, pubblico o privato che sia, e per sentirci un po’ meglio. Condivido con lei che le nuove generazioni hanno certamente bisogno di esempi fortificanti, purchè sinceri. Il tema della malattia, della sofferenza e della morte credo siano un utile volano per crescere.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Gentile Signora Pieri, concordo pienamente su tutto. Quando il protagonista di una malattia incurabile, o comunque di un evento drammatico, è un personaggio pubblico, è difficile comprendere le motivazioni che portano alla personale divulgazione della notizia. Per buona parte credo che la prima fra le motivazioni sia il tentativo di esorcizzare la paura per le sofferenze e per la morte; al contrario, dal lato opposto, vedo la spettacolarizzazione della notizia soprattutto quando le opportunità di guarigione si presentino subito concrete o quando i danni che un evento infausto ha procurato siano contenuti. La pubblicità non ha regole, neppure etica: tutto quanto fa spettacolo. Le antenne ce le possiamo procurare anche noi per riconoscere fra le righe – magari non immediatamente – l’onestà di chi trasmette la notizia.  Certo, quando il personaggio ha un passato non integerrimo (ne abbiamo numerosi esempi: ma anche nelle nostre comunità, senza scomodare i volti della notorietà) viene spontaneo pensare: “Ghe vist chel semo?”, con un certo senso catartico. Che in sé sarebbe un comportamento da censurare, ma serve per desacralizzare il personaggio, pubblico o privato che sia, e per sentirci un po’ meglio. Condivido con lei che le nuove generazioni hanno certamente bisogno di esempi fortificanti, purchè sinceri. Il tema della malattia, della sofferenza e della morte credo siano un utile volano per crescere.</p>
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		Di: Paola Pieri		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Paola Pieri]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Jun 2022 19:09:30 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Dignità, vivere il proprio dolore e la paura con dignità. Che non significa non avere cedimenti e comprensibilissimi momenti di grande difficoltà. I personaggi conosciuti che decidono di condividere il loro percorso pubblicamente sono ormai moltissimi. Avendo molto seguito è importante la loro testimonianza, soprattutto in fatto di prevenzione e di rispetto di quei comportamenti che si sa perfettamente che innalzano la soglia di rischio. In realtà dovrebbero essere d&#039;esempio quando stanno bene, invece purtroppo ci sono &#039;artisti&#039;  che spesso inneggiano al consumo di alcool e droghe, al fumo e così via diventando idoli di ragazzotti irresponsabili...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dignità, vivere il proprio dolore e la paura con dignità. Che non significa non avere cedimenti e comprensibilissimi momenti di grande difficoltà. I personaggi conosciuti che decidono di condividere il loro percorso pubblicamente sono ormai moltissimi. Avendo molto seguito è importante la loro testimonianza, soprattutto in fatto di prevenzione e di rispetto di quei comportamenti che si sa perfettamente che innalzano la soglia di rischio. In realtà dovrebbero essere d&#8217;esempio quando stanno bene, invece purtroppo ci sono &#8216;artisti&#8217;  che spesso inneggiano al consumo di alcool e droghe, al fumo e così via diventando idoli di ragazzotti irresponsabili&#8230;</p>
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		Di: Fernando		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fernando]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Jun 2022 18:03:27 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ho letto il suo commento. Il paziente neoplastico, dopo la malattia, si trasforma in marziano perché in testa gli crescono due belle antenne. Che gli servono per comprendere quanta sia la sensibilità e la disponibilità al dialogo della persona che ha accanto, non necessariamente il medico e l&#039;infermiere che lo stanno seguendo. In questi casi i silenzi fanno più rumore di qualsiasi parola. Il dolore non è quello fisico ma quello che il paziente si porta dentro. Bisogna imparare a conoscere la lunghezza d&#039;onda che il paziente utilizza per comunicare. Il paziente potrebbe non voler conoscere nulla del suo problema, cosa che va rispettata. Il paziente, al contrario, vorrebbe sapere tutto ma chiede leggerezza nelle nostre risposte perché la misura potrebbe essere già colma e la capacità di accettazione esaurita. In sostanza, tentando di rispondere al suo commento, bisogna avere grande sensibilità e disponibilità d&#039;animo, cosa che nelle varie università non insegnano perché son cose che non si possono trasmettere. Te le porti dentro come dote e ne fai uso nel modo migliore quando ve ne sia bisogno.
Potrei raccontarle centinaia di aneddoti, ma il soggetto dell&#039;articolo non sono io, ma il tumore.
Spero di aver risposto al suo commento e la ringrazio.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho letto il suo commento. Il paziente neoplastico, dopo la malattia, si trasforma in marziano perché in testa gli crescono due belle antenne. Che gli servono per comprendere quanta sia la sensibilità e la disponibilità al dialogo della persona che ha accanto, non necessariamente il medico e l&#8217;infermiere che lo stanno seguendo. In questi casi i silenzi fanno più rumore di qualsiasi parola. Il dolore non è quello fisico ma quello che il paziente si porta dentro. Bisogna imparare a conoscere la lunghezza d&#8217;onda che il paziente utilizza per comunicare. Il paziente potrebbe non voler conoscere nulla del suo problema, cosa che va rispettata. Il paziente, al contrario, vorrebbe sapere tutto ma chiede leggerezza nelle nostre risposte perché la misura potrebbe essere già colma e la capacità di accettazione esaurita. In sostanza, tentando di rispondere al suo commento, bisogna avere grande sensibilità e disponibilità d&#8217;animo, cosa che nelle varie università non insegnano perché son cose che non si possono trasmettere. Te le porti dentro come dote e ne fai uso nel modo migliore quando ve ne sia bisogno.<br />
Potrei raccontarle centinaia di aneddoti, ma il soggetto dell&#8217;articolo non sono io, ma il tumore.<br />
Spero di aver risposto al suo commento e la ringrazio.</p>
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		Di: Patrizia		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Patrizia]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Jun 2022 12:44:59 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[La domanda da farsi è su cosa percepisce del dolore chi ascolta, che é altro rispetto a chi sente. Anche il silenzio ci parla, ma non a tutti basta per capire.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La domanda da farsi è su cosa percepisce del dolore chi ascolta, che é altro rispetto a chi sente. Anche il silenzio ci parla, ma non a tutti basta per capire.</p>
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