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	Commenti a: I medici ci sono, fuggono dalla sanità pubblica: professione svilita	</title>
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		<title>
		Di: pietro cavalli		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[pietro cavalli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 15 Jan 2023 10:12:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Non era mia intenzione affrontare l’enorme problema rappresentato dalla gestione, dalla struttura, dalle competenze, dal personale, dalle efficienze/inefficienze del Servizio Pubblico, ma solamente segnalare uno dei motivi (non l’unico) di una probabile transizione dalla Sanità Pubblica a quella privata. Quando i sanitari abbandonano la Sanità Pubblica, di fatto i confini con quella privata diventano molti incerti. Non so se questo sia un bene o un male in termini di salute. Se però il Servizio Sanitario Nazionale, pagato con le tasse dei cittadini onesti, non è in grado di svolgere le proprie funzioni, allora l’assistenza sanitaria la dobbiamo pagare due volte: la prima con le tasse e la seconda per ottenere la prestazione. Che poi non ci siano i soldi per migliorare la situazione economica del personale e invece si progettino nuovi ospedali dall’incerto destino ma dai costi sicuri e non indifferenti è un ulteriore elemento sul quale riflettere.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non era mia intenzione affrontare l’enorme problema rappresentato dalla gestione, dalla struttura, dalle competenze, dal personale, dalle efficienze/inefficienze del Servizio Pubblico, ma solamente segnalare uno dei motivi (non l’unico) di una probabile transizione dalla Sanità Pubblica a quella privata. Quando i sanitari abbandonano la Sanità Pubblica, di fatto i confini con quella privata diventano molti incerti. Non so se questo sia un bene o un male in termini di salute. Se però il Servizio Sanitario Nazionale, pagato con le tasse dei cittadini onesti, non è in grado di svolgere le proprie funzioni, allora l’assistenza sanitaria la dobbiamo pagare due volte: la prima con le tasse e la seconda per ottenere la prestazione. Che poi non ci siano i soldi per migliorare la situazione economica del personale e invece si progettino nuovi ospedali dall’incerto destino ma dai costi sicuri e non indifferenti è un ulteriore elemento sul quale riflettere.</p>
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		<title>
		Di: Marco Turati		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marco Turati]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Jan 2023 13:14:06 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Io sono anche abbastanza d’accordo con le affermazioni contenute in questo articolo.
Però dovremmo deciderci ed assumere una volta per tutte un atteggiamento univoco sul “pubblico”. Perché le stesse identiche considerazioni si potrebbero fare per gli architetti che lavorano negli uffici tecnici dei Comuni o per gli ingegneri, i geologi o i biologi che operano nelle Province (e che portano sulle proprie spalle molte più responsabilità e carichi di lavoro di quelli che la vulgata diffusa immagina ed è usa invece a denigrare).
Anche in quest’ambito (come in molti altri della pubblica amministrazione) i tecnici vedono da anni poco e malissimo riconosciute le proprie competenze e ancor meno ripagate le responsabilità e le rogne che sono costretti ogni giorno ad assumersi.
Anche lì si sono per anni bloccate le assunzioni e i turnover, fino ad avere personale anziano, spompato e poco tecnologico.
Anche lì sindaci e presidenti sono costretti ad operare con personale ridottissimo e faticano terribilmente a far fronte alle mille-e-una necessità a cui ogni giorno una pubblica amministrazione deve invece far fronte.
Allora i casi sono due: o investiamo sulle PA (sanità, formazione scolastica, Comuni e Province in primis, che sono enti tutt’altro che inutili…) per riqualificarle, potenziarle e far sì che possano offrire servizi adeguati alla popolazione, dotandole di tecnologia e formazione, ma anche (e soprattutto) di personale motivato e adeguatamente stipendiato, oppure continuiamo a palare “fango” su tutto ciò che è pubblico e a riprodurre la narrazione vergognosa che tutti (da Brunetta a Di Battista, Renzi e Delrio) hanno negli ultimi 25 anni propagandato, invocando tagli e spending review come se solo a quel comparto fossero attribuibili tutti i mali del paese… (PS: non all’evasione fiscale, non alle truffe, non alle millanta aziende e società con sede alle Cayman e non anche a chi ha delocalizzato dall’oggi al domani attività in Tasmania…).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Io sono anche abbastanza d’accordo con le affermazioni contenute in questo articolo.<br />
Però dovremmo deciderci ed assumere una volta per tutte un atteggiamento univoco sul “pubblico”. Perché le stesse identiche considerazioni si potrebbero fare per gli architetti che lavorano negli uffici tecnici dei Comuni o per gli ingegneri, i geologi o i biologi che operano nelle Province (e che portano sulle proprie spalle molte più responsabilità e carichi di lavoro di quelli che la vulgata diffusa immagina ed è usa invece a denigrare).<br />
Anche in quest’ambito (come in molti altri della pubblica amministrazione) i tecnici vedono da anni poco e malissimo riconosciute le proprie competenze e ancor meno ripagate le responsabilità e le rogne che sono costretti ogni giorno ad assumersi.<br />
Anche lì si sono per anni bloccate le assunzioni e i turnover, fino ad avere personale anziano, spompato e poco tecnologico.<br />
Anche lì sindaci e presidenti sono costretti ad operare con personale ridottissimo e faticano terribilmente a far fronte alle mille-e-una necessità a cui ogni giorno una pubblica amministrazione deve invece far fronte.<br />
Allora i casi sono due: o investiamo sulle PA (sanità, formazione scolastica, Comuni e Province in primis, che sono enti tutt’altro che inutili…) per riqualificarle, potenziarle e far sì che possano offrire servizi adeguati alla popolazione, dotandole di tecnologia e formazione, ma anche (e soprattutto) di personale motivato e adeguatamente stipendiato, oppure continuiamo a palare “fango” su tutto ciò che è pubblico e a riprodurre la narrazione vergognosa che tutti (da Brunetta a Di Battista, Renzi e Delrio) hanno negli ultimi 25 anni propagandato, invocando tagli e spending review come se solo a quel comparto fossero attribuibili tutti i mali del paese… (PS: non all’evasione fiscale, non alle truffe, non alle millanta aziende e società con sede alle Cayman e non anche a chi ha delocalizzato dall’oggi al domani attività in Tasmania…).</p>
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