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	<title>Pietro Cavalli, Autore presso Vittoriano Zanolli</title>
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	<title>Pietro Cavalli, Autore presso Vittoriano Zanolli</title>
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		<title>I soldi nella sanità privata si investono, in quella pubblica spesso si sperperano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pietro Cavalli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Apr 2026 07:31:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ho letto con molto interesse l’articolo di Antonio Grassi sulla sanità pubblica alla deriva e vorrei aggiungere alcune considerazioni, visto che un pochino di sanità (sia pubblica che privata) me ne intendo. Propongo, per ora,  alcune osservazioni relative al ruolo dei direttori generali che, come noto, non rispondono alla popolazione (quella che trae vantaggi oppure [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;">Ho letto con molto interesse l’articolo di <strong>Antonio Grassi</strong> sulla sanità pubblica alla deriva e vorrei aggiungere alcune considerazioni, visto che un pochino di sanità (sia pubblica che privata) me ne intendo.</p>
<p style="font-weight: 400;">Propongo, per ora,  alcune osservazioni relative al ruolo dei direttori generali che, come noto, non rispondono alla popolazione (quella che trae vantaggi oppure viene penalizzata dal funzionamento di una struttura ospedaliera) ma solamente a chi li ha nominati. Naturalmente alcuni di loro sono professionisti assai seri e competenti, ma in ogni caso il loro ruolo dipende dagli schieramenti della politica regionale e non è detto che il curriculum sul quale dovrebbero basarsi le loro scelte abbia un riscontro oggettivamente positivo sull’attività concreta, visto che ogni tanto succede qualcosa di assai curioso e che le attuali “pagelle” dei direttori generali inducono non poche perplessità sui loro risultati.</p>
<p style="font-weight: 400;">Diamo allora spazio alla fantasia ed immaginiamo un direttore generale che abbia in simpatia un medico del “suo” ospedale, simpatia ricambiata al punto che il predetto specialista potrebbe addirittura citarlo tra gli autori delle sue pubblicazioni scientifiche. Una cosa mai vista prima, ma, è bene sottolinearlo, si tratta solo di fantasticherie. Una “simpatia” con conseguenze pratiche, al punto che gran parte dei fondi destinati all’ospedale potrebbero venire impiegati per favorire l’attività del medico a lui assai simpatico.</p>
<p style="font-weight: 400;">Tutto bene? Certamente, specie per il beneficiario delle scelte aziendali, forse un po&#8217; meno per il resto dell’assistenza ospedaliera. Sempre per assurdo, potrebbe però anche capitare che il direttore generale di nomina successiva abbia idee un po&#8217; differenti e magari non mostri alcun interesse per il medico di cui sopra, la cui attività quindi verrebbe in qualche modo assai ridimensionata, mentre i fondi ospedalieri potrebbero anche prendere altre direzioni. Però dopo un direttore generale ne arriva un altro e quindi il nuovo, con una scelta differente, potrebbe anche rimettere lo specialista di cui sopra (tra l’altro non alieno da protezioni da parte di importanti personaggi locali) di nuovo al centro dell’attenzione della sua Direzione e quindi favorirne la carriera. Dalle stalle alle stelle, verrebbe da dire e però non è detto che uno dei prossimi direttori generali potrebbe avere idee differenti e quindi modificare di nuovo il ruolo e l’appoggio al medico di cui sopra. Di fatto senza che gli assistiti riescano a capire se esistano e, nel caso, come funzionano le politiche sanitarie, neppure a livello locale.</p>
<p style="font-weight: 400;">In parole povere, risulta spesso difficile comprendere quali siano gli obiettivi della dirigenza, se orientate al bene di un dipendente oppure al bene per la popolazione. Naturalmente quanto sopra raccontato è solo frutto di immaginazione, però qualche volta si potrebbe anche pensare che in fondo un ospedale del Servizio Sanitario Nazionale, a seconda di chi lo dirige, potrebbe anche non risultare differente rispetto alla maggior parte delle strutture finanziate con i soldi pubblici. Il che ci potrebbe portare alla conclusione che, se è meglio essere ricchi e stare bene che essere poveri e malati, è altrettanto vero che è meglio essere simpatici e raccomandati piuttosto che troppo seri e rigorosi (almeno nel pubblico).</p>
<p style="font-weight: 400;">Su queste basi (ipotetiche) trovo non del tutto corretto parlare bene del pubblico e male del privato, anche perché vicende fantasiose come quella sopra riportata non potrebbero accadere nel privato, visto che da quelle parti le scelte, giuste o sbagliate che siano, non sono a carico del contribuente e che ogni scelta strategica è basata su seri processi analitici, non su fantasiosi proclami, simpatie e appoggi esterni.</p>
<p style="font-weight: 400;">Anche nel privato si costruiscono nuovi ospedali (o nuovi reparti, che forse è decisamente meglio), però solo dopo una accurata analisi basata sugli sviluppi della Medicina, sulle nuove metodiche di analisi e di intervento, sulle patologie a cui fare riferimento, sulla disponibilità di specialisti, sulla loro competenza, sul loro coinvolgimento. Nulla che cada dall’alto senza alcuna analisi della situazione reale e sugli sviluppi futuri, nulla che non sia in qualche modo condiviso con la professionalità dei dipendenti.</p>
<p style="font-weight: 400;">Per tornare alla nostra situazione cremonese, il progetto di un nuovo ospedale è invece basato sull’affermazione che “si deve fare” e che “è tutto ormai deciso”. Senza alcuna analisi, senza un target specifico, senza alcuna visione della Sanità (sia di quella territoriale che di quella ospedaliera), senza programma, senza nulla in testa se non il fatto di voler spendere un sacco di soldi (nostri). Soldi che non ci sono per migliorare le condizioni economiche dei dipendenti, soldi che non ci sono per un’assistenza sanitaria sul territorio, soldi che non ci sono per ridurre le liste di attesa. Soldi che invece fanno gola a molti. Nulla di male in questo, i soldi piacciono a tutti, però qui si tratta dei soldi dei contribuenti e quindi sarebbe bello che ci fosse almeno un programma, non solo l’immagine di una sanità pubblica basata sullo spreco delle poche risorse che ci sono rimaste.  Nessuno si ricorda che prima che le politiche regionali si impadronissero della Sanità pubblica, l’Italia poteva vantare una delle migliori assistenze sanitarie a livello mondiale? No, nessuno se lo ricorda e, cosa ancor più grave, nessuno sembra rendersi conto di dove stiamo andando a finire.</p>
<p style="font-weight: 400;">Potremmo continuare a lungo, magari riprendendo l’argomento di un ospedale con Dipartimento di emergenza e accettazione di secondo livello, ma questa è un’altra storia, anch’essa relativa alle favole che ci stanno raccontando e alle quali i cittadini (anche cremonesi) paiono particolarmente affezionati.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Pietro Cavalli</strong></p>
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		<title>Migliori ospedali più vecchi di quello di Cremona, che si vuole demolire</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pietro Cavalli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Mar 2026 11:09:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Magari è così dappertutto, però a Cremona l’abitudine di raccontare un sacco di frottole evidentemente soddisfa la maggior parte dei cittadini cremonesi. Tra le sciocchezze che ci tocca ascoltare, quasi sempre senza contradditorio da parte delle strutture di governo della città, vale la pena di segnalare l’unanimità nel sostenere che la qualità dell’assistenza ospedaliera dipende [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;">Magari è così dappertutto, però a Cremona l’abitudine di raccontare un sacco di frottole evidentemente soddisfa la maggior parte dei cittadini cremonesi. Tra le sciocchezze che ci tocca ascoltare, quasi sempre senza contradditorio da parte delle strutture di governo della città, vale la pena di segnalare l’unanimità nel sostenere che la qualità dell’assistenza ospedaliera dipende dalla data di costruzione dell’ospedale e che quindi costruire un nuovo ospedale risolverebbe tutti i nostri problemi assistenziali. Quasi che un nuovo edificio sia in grado di evitare la migrazione dei pazienti (solo quelli che se lo possono permettere) verso altre strutture, verso gli ospedali considerati eccellenti.</p>
<p style="font-weight: 400;">In realtà un po’ di assistenza ospedaliera me ne intendo, visto che ho lavorato in un ospedale pubblico per parecchi anni e che attualmente dirigo un reparto nell’ambito di una struttura ospedaliera privata accreditata perennemente classificata ai massimi livelli di eccellenza, non solo a livello nazionale. Il fatto di conoscere bene sia il Servizio Sanitario Nazionale che una sanità privata di riferimento, mi consente non tanto di fare paragoni, quanto di capire cosa è necessario per perseguire standard di eccellenza nell’assistenza ospedaliera.</p>
<p style="font-weight: 400;">Per prima cosa debbo ribadire che buoni/ottimi servizi di sanità ospedaliera sono del tutto indipendenti da qualsiasi iniziativa edilizia e che una elevata qualità assistenziale non corrisponde quasi mai all’anno di costruzione della struttura ospedaliera. Se così non fosse, potremmo facilmente risolvere tutti i nostri problemi sanitari. Secondo la classifica del 2026 di Newsweek, il migliore ospedale d’Italia  è il <strong>Policlinico Gemelli di</strong> <strong>Roma,</strong> costruito nella prima metà degli anni ’60 del secolo scorso; al secondo posto il <strong>Niguarda di Milano</strong> (costruito nel 1939). Se è vero che il terzo classificato (<strong>Humanitas</strong>) è del 1997,  il <strong>Sant’Orsola di Bologna</strong>, che risale al 1592 ed è stato rimodernato nel 1970, si classifica al 5° posto, prima di quello di Bergamo, il più recente del gruppo.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Tra gli ospedali più moderni quello di Lecco, che risale agli anni 2000, si classifica al 50° posto della classifica, dopo il San Giovanni Bosco di Torino che è più vecchio di mezzo secolo.</strong> Non va meglio la <strong>Poliambulanza di Brescia</strong>, fiore all’occhiello della sanità lombarda ed elemento di grande attrazione per i cremonesi che, inaugurata nel 1997, si classifica al 57° posto su 133 analizzati.</p>
<p style="font-weight: 400;">Per chi volesse sapere come si classifica l’ospedale di Cremona, rimandiamo alla classifica e tuttavia pare opportuno segnalare che uno degli ospedali più recenti d’Italia, quello di Massa Carrara (ospedale Apuane) inaugurato nel 2016, è posizionato molto, molto più in basso rispetto all’attuale struttura cremonese.</p>
<p style="font-weight: 400;">Potremmo continuare all’infinito, portando centinaia di esempi in grado di dimostrare che la struttura edilizia di un ospedale e la data di costruzione non hanno nulla a che spartire con la qualità dell’assistenza. Detto sommessamente,  l’assistenza migliore non è quella associata ai comunicati stampa sui giornali locali e neppure quella di chi evita il confronto e la discussione a livello professionale. Neppure è quella di chi cerca (e trova) appoggi tra i potenti del luogo, non solamente tra i politici. L’eccellenza sanitaria è invece basata su una elevata competenza professionale,  sul confronto, lo studio, la critica, l’autocritica, il rapporto con il paziente, l’organizzazione.</p>
<p style="font-weight: 400;">Quando invece la sanità pubblica viene trasformata in un affare redditizio per i portatori di interesse, dai politici agli impresari edili,  è difficile pensare che possa determinare un miglioramento dell’assistenza ai cittadini.  Costruire quindi a Cremona un nuovo ospedale e demolire quello attuale ha l’unico significato di buttare nello sciacquone i soldi delle nostre tasse, arricchire gli stakeholders, consentire ai politici elevati livelli di esibizione. Non certo di migliorare l’assistenza e l’organizzazione ospedaliera. Quella ha bisogno di teste pensanti, non di esecutori passivi di scelte interessate che con la qualità assistenziale non hanno nulla a che spartire.</p>
<p style="font-weight: 400;">Non abbiamo soldi per attirare medici, infermieri e personale sanitario, mancano i fondi e soprattutto le capacità per una revisione critica della attuale organizzazione sanitaria, nessuno sembra in grado di ipotizzare quali saranno le sfide sanitarie da affrontare nel prossimo futuro, la prossima pandemia minaccia sfracelli e noi siamo qui a costruire nuovi edifici e abbattere quelli funzionanti. Naturalmente nella soddisfazione generale dei decisori, dei politici, di tutti quelli che pontificano di assistenza senza sapere di cosa si tratta. Tanto che gli importa della sanità pubblica?  Loro avranno sempre e comunque le conoscenze ed i contatti per un accesso preferenziale verso la sanità privata.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Pietro Cavalli</strong></p>
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		<title>Alimentazione scorretta, allarme dagli Usa. Ma non sono le pillole a mantenerci sani</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pietro Cavalli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Jan 2026 09:07:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una vita scandita dalle pillole: da quelle per non fare bambini a quelle per andare di corpo, da quelle per modificare gli stati d’animo a quelle per rimpinzare di inutili vitamine la nostra (utile?) esistenza. L’ultima pillola, quella più miracolosa di tutte, quella che sostituisce l’iniezione di farmaci agonisti del recettore GLP-1, è arrivata e [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Una vita scandita dalle pillole: da quelle per non fare bambini a quelle per andare di corpo, da quelle per modificare gli stati d’animo a quelle per rimpinzare di inutili vitamine la nostra (utile?) esistenza. L’ultima pillola, quella più miracolosa di tutte, quella che sostituisce l’iniezione di farmaci agonisti del recettore GLP-1, è arrivata e sarà presto disponibile anche da noi dopo essere stata approvata negli Stati Uniti. Quindi si potrà dimagrire anche senza farsi delle iniezioni, senza muoversi, senza sforzo, senza modificare dieta e stile di vita. Basterà prendere una pillola per perdere peso, ritrovare un aspetto migliore, ridurre i sensi di colpa. Certo, il tutto era stato pensato per la terapia del diabete, però, anche grazie alle segnalazioni della vicina di casa e al passa-parola, il nuovo farmaco era stato adottato da molti individui per perdere peso senza fare fatica.</p>
<p>Adesso però una ferale notizia si aggiunge quelle già note: così come se smetti di prendere la pillola anticoncezionale magari puoi rimanere incinta e se smetti di prendere quella per addormentarti  rischi di rimanere sveglio tutta la notte, se smetti di assumere quella pensata per il diabete ma usata per dimagrire, recuperi assai rapidamente il peso perduto, con una media di accumulo adiposo di quasi mezzo chilo al mese (BMJ, 7 gennaio 2026).  In poco tempo quindi diventi il ciccione di prima e tutti i soldi spesi per acquistare il farmaco (tanti) si dimostrano inutili, a meno di continuare a prendere il farmaco per tutta la vita ma con effetti collaterali ancora poco conosciuti.</p>
<p>E pensare invece ad una alimentazione più sana e meno abbondante? Magari muoversi un po’ di più e seguire le indicazioni per stili di vita meno rischiosi per la nostra salute?</p>
<p>Su questa linea negli Stati Uniti sono appena uscite le nuove indicazioni governative per un’alimentazione differente da quella oggi più diffusa, specie nei Paesi più sviluppati, e che in effetti conferma senza alcun dubbio il vecchio detto “l’uomo si scava la fossa con i denti”. Obesità, patologie metaboliche, diabete, ipertensione, condizioni cardiovascolari, alcuni tumori sono tra le più comuni condizioni legate ad una alimentazione ormai prevalentemente basata, sin dall’infanzia,  su cibi ultra processati, bevande aromatizzate, alimenti zuccherati e conservati.</p>
<p>Pur con alcune perplessità, appare chiaro che persino negli USA, patria dell’alimentazione scorretta, ci si pone il problema di affrontare un’epidemia di obesità che ha raggiunto il 40% della popolazione con una prevalenza preoccupante nell’infanzia. In realtà il segreto per stare meglio e vivere più a lungo senza grossi problemi è il segreto di Pulcinella: sappiamo tutti che sarebbe necessario muoversi di più e soprattutto mangiare di meno e meglio. Già nel Medioevo la Scuola Medica Salernitana ci avvisava che mangiare molto accorcia la vita e che una dieta moderata, assieme a un animo sereno, è il segreto per vivere a lungo. Oggi la chiamiamo restrizione calorica, una condizione che ci dovrebbe spingere a rivedere la attuali abitudini alimentari, con l’obiettivo di vivere di più ed essere più sani. Il tutto senza posizioni estreme e fanatiche, altrimenti il rischio reale diventa quello di vivere da malati per morire da sani.</p>
<p>Ovviamente qualche perplessità appare legittima in merito alle nuove indicazioni  alimentari USA e tuttavia va apprezzato il tentativo di rimettere in discussione le attuali abitudini alimentari, ormai basate prevalentemente su prodotti preconfezionati, processati, ricchi di additivi, zuccheri semplici, sostanze conservanti.  Non possiamo quindi che essere d’accordo con questi iniziali elementi tesi a ri-considerare la nostra alimentazione, anche se in realtà da molto, troppo  tempo sappiamo che la gola costituisce non solo uno dei sette vizi capitali, ma anche la causa e l’origine di molti e gravi problemi per la nostra salute.</p>
<p>Quindi una alimentazione corretta contribuisce non poco al nostro benessere, anche se poi, al netto della dieta, l&#8217;aria che siamo costretti a respirare ci porta nella direzione opposta. Ma questo è un altro (e pericoloso) discorso.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Pietro Cavalli</strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://vittorianozanolli.it/alimentazione-eccessiva-e-scorretta-allarme-dagli-stati-uniti-ma-non-sono-le-pillole-a-mantenerci-sani/">Alimentazione scorretta, allarme dagli Usa. Ma non sono le pillole a mantenerci sani</a> proviene da <a href="https://vittorianozanolli.it">Vittoriano Zanolli</a>.</p>
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		<title>Lodi e altri ospedali di provincia classificati tra i migliori d&#8217;Italia: dove si colloca quello di Cremona?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pietro Cavalli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 13 Dec 2025 15:07:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>E’ bello sapere che l’ospedale di Lodi e quello di Seriate sono ai vertici della sanità pubblica italiana secondo la classifica del ministero della Salute (vedi PNE – Agenas 1765280748714_Agenas1.pdf) , anche perché pochi si immaginavano di avere così tante eccellenze sanitarie a pochi chilometri da Cremona. A voler approfondire i dati ministeriali  si potrebbe [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>E’ bello sapere che l’ospedale di Lodi e quello di Seriate sono ai vertici della sanità pubblica italiana secondo la classifica del ministero della Salute (vedi PNE – Agenas <a href="https://www.ansa.it/documents/1765280748714_Agenas1.pdf" target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=https://www.ansa.it/documents/1765280748714_Agenas1.pdf&amp;source=gmail&amp;ust=1765698574340000&amp;usg=AOvVaw3Q42yeXDvW8B8h7740WRUD">1765280748714_Agenas1.pdf</a>) , anche perché pochi si immaginavano di avere così tante eccellenze sanitarie a pochi chilometri da Cremona. A voler approfondire i dati ministeriali  si potrebbe  aggiungere che, sempre dietro casa,  l’ospedale di Piacenza è tra i migliori a livello nazionale relativamente all’ostetricia, mentre l’ospedale di Castiglione delle Stiviere ottiene un ottimo giudizio in ambito ortopedico, così come quelli di Borgo Valditaro e Garbagnate Milanese, che sembrano surclassare persino il Niguarda e il Policlinico di Milano. Neppure va dimenticato l’ospedale di Manerbio, in netta ripresa rispetto alla graduatoria degli anni scorsi.</p>
<p>I dati del ministero, perlomeno quelli resi pubblici, non menzionano invece l’ospedale di Cremona che quindi dobbiamo ritenere in posizione di classifica più defilata e comunque non al livello  irraggiungibile di quello di Lodi. Ma su quali basi è stata costruita questa graduatoria? Sarebbe sbagliato paragonare questa classifica a quella del campionato di calcio, basata sui risultati ottenuti,  tre punti per la vittoria, un punto per il pareggio, tutto assai chiaro e facilmente comprensibile. Si tratta in realtà di una graduatoria basata principalmente sugli aspetti organizzativi, vale a dire sulle modalità con le quali  viene gestito un ospedale, sui tempi di attesa per interventi ortopedici urgenti (ad esempio quelli relativi a fratture del collo del femore negli anziani non dovrebbero superare le 48 ore)  e sui tempi di dimissione/degenza, anche se non mancano dati clinici, quali la mortalità dopo interventi a livello cardiaco. E’ quindi possibile ritenere che gli ospedali in vetta alla classifica siano assai ben organizzati e ancora meglio gestiti, indipendentemente dalla qualità reale dell’assistenza, che rappresenta invece il principale motivo per cui un paziente si rivolge a un ospedale piuttosto che ad un altro.</p>
<p>In altre parole è verosimile che la classifica in questione non tenga in gran conto l’impegno e la competenza degli operatori sanitari, quelli che sono in prima fila per tenere in piedi l’assistenza sanitaria ospedaliera e che, spesso contro tutto e contro tutti, si dannano per migliorare il nostro stato di salute. Quindi si tratta prevalentemente di un modello organizzativo, non clinico.</p>
<p>A questo punto però sorgono spontanee alcune domande (in attesa di risposta):  come e dove si colloca in realtà l’attuale  ospedale di Cremona in questa graduatoria? Nel caso di una posizione di classifica non soddisfacente, non varrebbe la pena, prima di investire tanti soldi nella costruzione di un nuovo ospedale, pensare a miglioramenti non solo edilizi, ma anche (soprattutto) organizzativi/gestionali?  Un’ultima considerazione: in genere l’organizzazione, quale che sia, parte dall’alto, quasi mai dal basso. Una riflessione a questo proposito potrebbe essere assai opportuna.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Pietro Cavalli</strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://vittorianozanolli.it/lodi-e-altri-ospedali-di-provincia-classificati-tra-i-migliori-ditalia-dove-si-colloca-quello-di-cremona/">Lodi e altri ospedali di provincia classificati tra i migliori d&#8217;Italia: dove si colloca quello di Cremona?</a> proviene da <a href="https://vittorianozanolli.it">Vittoriano Zanolli</a>.</p>
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		<title>Soldi per l&#8217;assistenza sanitaria: il caso dell&#8217;ospedale di Cremona</title>
		<link>https://vittorianozanolli.it/soldi-per-lassistenza-sanitaria-pubblica-come-reperirli-con-le-tasse-che-non-tutti-pagano-e-soprattutto-come-spenderli-il-caso-emblematico-dellospedale-di-cremona/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Pietro Cavalli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Oct 2025 08:35:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Se salvare la sanità pubblica e salvare il Servizio Sanitario Nazionale non rappresenta davvero un problema per la attuale maggioranza di governo, per la quale la soluzione di tutti i problemi è l’“integrazione pubblico-privato” e quindi il sostegno alla sanità integrativa (leggi privata) (vedi articolo QS di Lucio Mango del 3 ottobre 2025), ci si [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Se salvare la sanità pubblica e salvare il Servizio Sanitario Nazionale non rappresenta davvero un problema per la attuale maggioranza di governo, per la quale la soluzione di tutti i problemi è l’“integrazione pubblico-privato” e quindi il sostegno alla sanità integrativa (leggi privata) (<a href="https://www.quotidianosanita.it/lettere-al-direttore/articolo.php?articolo_id=132393">vedi articolo QS di Lucio Mango del 3 ottobre 2025</a>), ci si dovrebbe comunque chiedere anche il perché della attuale situazione. Magari affrontando una riflessione un po&#8217; più seria di chi immagina di risolvere i problemi sanitari del nostro Paese mediante la tutela del “benessere psicologico” dei suoi abitanti (<a href="https://www.quotidianosanita.it/lettere-al-direttore/articolo.php?articolo_id=132386">Saverio Proia, QS 3 ottobre 2025</a>).</p>
<p>Se da più parti viene segnalato che il finanziamento del SSN è assai inferiore rispetto a quello di altri Paesi europei, pochi osservano che da noi le tasse le pagano in pochi e, dal momento che sono proprio le tasse a finanziare la Sanità pubblica (e non solo), se non si interviene a quel livello è difficile che i soldi necessari spuntino dal nulla. Sarebbe allora necessario, in attesa del miracolo, andare a vedere come questi soldi vengono effettivamente spesi, tutta roba semplice, che qualunque massaia di una volta sarebbe in grado di fare.</p>
<p>I non addetti ai lavori immaginano che tutti i quattrini impegnati nella Sanità pubblica riguardino l’assistenza sanitaria ospedaliera/territoriale e che le attuali criticità assistenziali (vedi liste d&#8217;attesa) siano facilmente risolvibili con un maggior finanziamento del SSN. Sono in pochi però a rendersi conto di come vengono davvero spesi i soldi della Sanità pubblica. C’è qualcuno che abbia mai consultato un bilancio delle organizzazioni territoriali di sanità? In Lombardia tali strutture si definiscono ATS (ex ASL), cioè Agenzie di Tutela della Salute e, ma è solo un esempio, nel bilancio attuale di una di queste ATS figurano finanziamenti importanti da utilizzare per contrastare il GAP (gioco d’azzardo patologico). Certamente un impegno rilevante, peccato che per tale obiettivo manchino non solo qualsiasi riscontro di risultato ma persino le modalità operative di intervento. In compenso molti di quei fondi paiono servire a gonfiare il numero dei dipendenti, dal laureato in Scienze motorie all’esperto in comunicazione al personale amministrativo. Senza contare i variegati e ammirevoli programmi di intervento territoriale, che ricevono fondi per la lotta al bullismo e al cyberbullismo, per la disabilità sensoriale e premialità, per il recupero degli uomini violenti, per la leva civica volontaria, per HOCARE2.0, per la attività fisica adattata e molte altre interessanti iniziative (le cui valutazioni di efficacia non sembrano disponibili). Di sicuro tutta questa attività difficilmente può venire effettuata senza l’impiego di personale dedicato e soprattutto di strutture adeguate, per un bilancio, sempre relativo alla ATS di cui sopra, che prevede la spesa di qualche milione di euro per ristrutturazioni edilizie e materiali edili.</p>
<p>Forse allora i soldi per l&#8217;assistenza sanitaria ci sarebbero anche, forse basterebbe andare a vedere come vengono spesi. Se poi questo capita in una realtà territorialmente modesta e senza particolare attenzione da parte della magistratura, magari sarebbe anche il caso di valutare questo contesto su di una prospettiva molto più ampia, valutando anche altre realtà regionali.</p>
<p>Personalmente posso riferire una discreta esperienza personale non solo nella Sanità pubblica ospedaliera, ma anche in quella privata e onestamente qualche differenza nell’impiego dei fondi a disposizione la posso testimoniare. La realtà è forse più facile da interpretare di quanto possa sembrare ed è basata su di un assioma molto semplice: quando utilizzi i tuoi denari stai attento a come li spendi. Quando invece i denari sono quelli degli altri (quelli che le tasse le pagano davvero), allora ti preoccupi solamente di spenderli. Non sarà anche per tali motivi che siamo arrivati a questo punto?</p>
<p>Forse allora non è solamente la mancanza di fondi a limitare l&#8217;attività assistenziale del SSN, forse sarebbe importante andare a vedere come questi soldi vengono spesi e con quali priorità. D’altro canto (e solo per fare un esempio in una Regione la cui sanità pubblica non è poi messa tanto male) dalle mie parti la politica ha deciso di demolire un ospedale vecchio di sessant’anni perfettamente funzionale e funzionante per costruirne uno nuovo a pochi metri di distanza per un costo (previsto) di mezzo miliardo di euro con la ovvia benedizione ed entusiasmo non tanto dei cittadini quanto dei potentati locali. Vale anche la pena di segnalare che lo stesso ospedale di una piccola provincia è dotato di ben due primariati di Oncologia con relativi organici, laddove molti pazienti oncologici fanno riferimento ad altre strutture e, udite udite, si stanno investendo milioni di euro per la messa a norma di una struttura che verrà presto demolita. Non sarebbe il caso di iniziare a porci qualche domanda non tanto e non solo sui finanziamenti, quanto sulla loro gestione nell’ambito del SSN?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Pietro Cavalli</strong><br />
quotidianosanità.it</p>
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		<title>Due reparti di Oncologia e due primari, ma non si dovrebbe &#8216;accorpare e snellire&#8217;?</title>
		<link>https://vittorianozanolli.it/due-reparti-di-oncologia-e-due-primari-ma-non-si-dovrebbe-accorpare-e-snellire-contraddizioni-e-assurdita-nel-vecchio-e-nel-nuovo-ospedale/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Pietro Cavalli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Jul 2025 07:19:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Leggendo il comunicato stampa dell’ospedale di Cremona relativo alla riorganizzazione in corso balza all’occhio la scelta di incrementare il numero dei reparti di Oncologia: è infatti assai raro vedere un ospedale di provincia dotato addirittura di due reparti di Oncologia, specie dopo avere assistito ad un precedente fuggi fuggi generale da parte di precedenti primari [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;">Leggendo il comunicato stampa dell’ospedale di Cremona relativo alla riorganizzazione in corso balza all’occhio la scelta di incrementare il numero dei reparti di Oncologia: è infatti assai raro vedere un ospedale di provincia dotato addirittura di due reparti di Oncologia, specie dopo avere assistito ad un precedente fuggi fuggi generale da parte di precedenti primari oncologi e aspiranti tali. Buon segno quindi, ma sarà poi vero che due è meglio di uno?</p>
<p style="font-weight: 400;">La risposta a questa domanda sarà il tempo a fornirla, anche se, citando le dichiarazioni ufficiali dell’ospedale, visto che “la sanità lombarda ha subito riduzione di personale e di risorse” la scelta di due primari al posto di uno non sembra proprio  “rispondere alla necessità di fare di più con meno” perlomeno in termine di figure apicali e strutture di supporto. Visto poi che l’attuale Amministrazione ospedaliera sostiene che “accorpare, specializzare e snellire è diventato essenziale per mantenere attivi i servizi in attesa di una nuova struttura più efficiente”, ci si chiede se le attuali scelte siano del tutto coerenti con quanto affermato. Accorpare significa fare due reparti quando ce n’era uno? Snellire significa mandare le pazienti di Cremona a Casalmaggiore e quelle di Casalmaggiore a Cremona? Specializzare vuole dire che magari in Ortopedia (solo per fare un esempio paradossale) si farà un reparto per i femori rotti e uno per le contusioni?  E se mi rompo un braccio, io che faccio, vado a Manerbio?</p>
<p style="font-weight: 400;">Appare anche interessante l’affermazione che la “creazione di un’unica Breast Unit tra Cremona e Casalmaggiore supera il vecchio schema di doppia sede autonoma” visto che comunque le due strutture distano tra di loro parecchi chilometri e che, se è vero che la chirurgia senologica di prima diagnosi viene fatta a Cremona mentre la ricostruttiva/recidive sono seguite all’Oglio Po, le due sedi e le due funzioni rimangono inalterate e distinte.  E chi ha necessità di terapia medica e radioterapia dove sarà costretta ad andare?</p>
<p style="font-weight: 400;">Andrebbe poi rammentato che la pratica corretta della Medicina è cosa ben diversa rispetto alle procedure amministrative/organizzative (aspetti certamente indispensabili, ma che con <strong>Thomas Bayes</strong> non hanno nulla da spartire) e che la Medicina, almeno sino ad oggi, è cosa molto differente dalla scienza delle costruzioni.</p>
<p style="font-weight: 400;">Tornando alle dichiarazioni ufficiali, la scelta di due primariati, due reparti, due organizzazioni, due stipendi non sembra corrispondere a “una logica simile a quella del nuovo ospedale: un’unica struttura moderna e centralizzata con funzioni ben distinte, evitando sprechi e sovrapposizione”. Sembra di riascoltare una vecchia e magnifica canzone di Mina, (<em>Parole Parole</em>) dove la luna ed i grilli (ma questi sono gratis) fanno il paio con una struttura che costerà a tutti noi una paccata di soldi (mezzo miliardo secondo alcune ragionevoli stime – vedi Cremona Sera del 9 marzo 2024) e che adesso viene definita “modulo funzionale decentrato”. Ma non si trattava di “una struttura centralizzata”?</p>
<p style="font-weight: 400;">Nel confessare una certa inquietudine ed una grande difficoltà a comprendere tali concetti, forse  sarebbe il caso di decidersi: il nuovo ospedale sarà decentrato oppure sarà una struttura centralizzata?  Per ora, stando a quanto dichiarato, avremo una struttura bellissima che, dal punto di vista funzionale, sarà tutte e due le cose: un po’ centro di riferimento e un po’ centro di smistamento.</p>
<p style="font-weight: 400;">Anche sforzandoci, pare difficile comprendere perché un privato, quando deve fare un grande investimento, verifica il contesto, esamina e analizza la situazione, le necessità, le richieste del mercato, ne prevede gli sviluppi, valuta il rapporto costo/beneficio, considera eventi favorevoli e sfavorevoli. In Sanità pubblica invece sembra di essere nel mondo delle fiabe, dove tutto ha un senso, anche Cenerentola e i tre porcellini. Comunque nessuna paura, il privato se sbaglia ne subisce le conseguenze, qui invece la programmazione e la verifica dei risultati sembrano aspetti del tutto secondari, tanto paga Pantalone, non i responsabili di scelte sbagliate.</p>
<p style="font-weight: 400;">Avremo quindi un ospedale centralizzato ma anche delocalizzato, accorpato ma anche separato nelle sue funzioni, di accesso facilitato ma anche a più di un’ora di strada dalla residenza del paziente. Tutto bene? Pare di sì, vista l’assoluta indifferenza della maggior parte di quelli che inevitabilmente ne avranno bisogno.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Pietro Cavalli</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">
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		<title>La sanità pubblica lombarda perde quota. E non servono nuovi (inutili) ospedali a rilanciarla</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pietro Cavalli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 May 2025 09:26:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non c’è dubbio che la sanità ospedaliera lombarda sia davvero eccellente, come dimostrato dalla recente classifica di Newsweek, nella quale gli ospedali Niguarda, Humanitas, San Raffaele, Papa Giovanni XXIII si confermano ai primissimi posti in Italia. Se poi consideriamo che ogni anno almeno duecentomila pazienti da tutta Italia si rivolgono agli ospedali lombardi in cerca [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Non c’è dubbio che la sanità ospedaliera lombarda sia davvero eccellente, come dimostrato dalla recente classifica di Newsweek, nella quale gli ospedali Niguarda, Humanitas, San Raffaele, Papa Giovanni XXIII si confermano ai primissimi posti in Italia.</p>
<p>Se poi consideriamo che ogni anno almeno duecentomila pazienti da tutta Italia si rivolgono agli ospedali lombardi in cerca di assistenza, abbiamo una ulteriore conferma della loro eccellenza. È infatti evidente che se così tanti pazienti scelgono la Lombardia per essere curati è perché ritengono di trovare condizioni assistenziali migliori rispetto al loro luogo di residenza.</p>
<p>Però anche in Lombardia non tutte le strutture sanitarie sono uguali e, se è vero che molte riescono ad attrarre pazienti da molto lontano, altre purtroppo non riescono ad attirare proprio nessuno, anzi. Sarebbe a questo proposito interessante conoscere in dettaglio quella che viene definita “mobilità in uscita” in Lombardia, vale a dire quanti pazienti decidono di non farsi seguire dalle strutture ospedaliere di residenza e per quali patologie/motivi. L’impressione è che gli ospedali dei primi posti della classifica Newsweek attirino non solo i pazienti da fuori regione, ma anche molti cittadini lombardi.</p>
<p>Se definiamo quindi l’eccellenza sanitaria come valore di riferimento per alcune e specifiche strutture ospedaliere, allora la sanità lombarda è eccellente. Però sembra difficile combinare quest’eccellenza con i dati recenti del ministero della Salute, che mostrano invece una condizione differente: infatti secondo il Monitoraggio LEA del ministero della Salute oggi la sanità ospedaliera lombarda è al 7° posto in Italia, preceduta da Toscana, Veneto, Emilia Romagna, Piemonte, Marche, Trento e tallonata da Umbria, Lazio, Puglia. Pur se questi dati sono stati messi in discussione, pare lecito porre l’interrogativo di come debba venire considerata davvero la sanità lombarda nel suo complesso: eccellente, ottima, buona…</p>
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<div id="google_ads_iframe_/4608259/qs_pedice_0__container__">Difficile dare una risposta a questa domanda e tuttavia andrebbe considerato che, se i dati ministeriali sono corretti, allora una possibile risposta potrebbe venire dalla media di Trilussa: quando io mangio un pollo intero e tu resti a guardarmi, in media abbiamo mangiato mezzo pollo a testa. Se quindi da un lato abbiamo un’eccellenza sanitaria riconosciuta a livello internazionale e dall’altro una sanità lombarda che continua a scendere nel monitoraggio del ministero, è anche possibile che alcune realtà pubbliche abbiano qualche problema. Ipotesi confermata di nuovo da Newsweek, che posizione molti ospedali lombardi nella seconda parte della classifica, di fatto segnalando che per molti di loro l’eccellenza resta un obiettivo assai difficile da raggiungere. Il che ci porta ad una domanda che sino ad ora nessuno ha ancora fatto: può una struttura sanitaria essere migliore di chi la governa? Può una organizzazione (azienda?) essere migliore di chi la dirige?</div>
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</div>
<p>Certamente Newsweek conferma che alcune strutture pubbliche riescono a garantire risultati straordinari e tuttavia l’impressione generale, confermata anche dai dati del ministero, è che la Sanità pubblica lombarda stia oggi affrontando qualche difficoltà. Se è vero che alcuni episodi del passato hanno fatto pensare ad una sanità ospedaliera intesa come una gallina dalle uova d’oro per sistemare gli amici e per gettare quattrini in iniziative poco comprensibili, stupiscono oggi alcune iniziative, quali la recente decisione di abbattere l’ospedale di Cremona, costruito nel 1970 e perfettamente funzionante e costruire, a pochi metri di distanza, una nuova struttura caratterizzata “da una visione olistica della salute e del benessere della persona, integrato nel contesto socioculturale e in grado di offrire spazi di interazione sociale e per lo svago” – il tutto per un’ipotesi iniziale di spesa di 300 (500?) milioni.</p>
<p>Anche l’affermazione che la nuova costruzione ”si farà perché ormai si è deciso di farla” non sembra in accordo con una necessaria analisi di programmazione sanitaria. Ma tant’è. Seppure abituati a scelte di politica sanitaria assai poco comprensibili, pare lecita la domanda se l&#8217;assistenza sanitaria la debbano svolgere e programmare architetti, geometri, costruttori, artigiani, politici oppure il personale sanitario debitamente attrezzato (e magari anche degnamente remunerato).</p>
<p>A fronte delle oggettive difficoltà di parte di alcune strutture pubbliche, il privato accreditato sta invece godendo di un momento assai felice, sia per gli investimenti fatti nel recente passato sia per la gestione oculata delle risorse. Certamente anche il privato è in grado di investire nell’edilizia, ma in un contesto nel quale esiste prima di tutto una programmazione sanitaria e dove l’edilizia non è l’obbiettivo da raggiungere a tutti i costi, ma solo uno strumento da utilizzare una volta individuata la sua necessità.</p>
<p>Un’altra riflessione sull’eccellenza sanitaria lombarda deve partire da lontano. Il primo governo regionale della sanità inizia negli anni ’70 del Novecento laddove la più parte dei migliori ospedali lombardi sono già riconosciuti eccellenti: l’Università di Pavia nasce nel 1485, l’Istituto Nazionale Tumori è del 1925, il presidio ora noto come Istituto Besta fu inaugurato nel 1932, l’Ospedale Niguarda risale al 1939, l’Istituto Nazionale Tumori apre nel 1928 mentre già nel 1985 <strong>Lucio Parenzan</strong> all’ospedale di Bergamo esegue uno dei primi trapianti di cuore in Italia. Invece le strutture sanitarie più recenti riconosciute eccellenti anche a livello internazionale (ad esempio Humanitas, San Raffaele, Monzino, IEO) nascono da iniziative private.</p>
<p>Quindi l’eccellenza della sanità lombarda è, con qualche eccezione, relativamente indipendente dalla politica oppure nasce e si consolida assai prima della attuale gestione. Forse vale la pena di fermarsi a riflettere anche su questi aspetti ed è comunque lecito ritenere che la vera (e dimenticata) eccellenza sia costituita dalla abnegazione, professionalità, impegno, serietà dei sanitari, loro sì fautori non tanto e non solo dei risultati delle &#8220;classifiche&#8221;, quanto del fatto di riuscire a tenere ancora a galla la sanità pubblica.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Pietro Cavalli</strong></p>
<p>quotidianosanità.it</p>
<p>L'articolo <a href="https://vittorianozanolli.it/la-sanita-pubblica-lombarda-perde-quota-e-non-servono-nuovi-inutili-ospedali-a-rilanciarla/">La sanità pubblica lombarda perde quota. E non servono nuovi (inutili) ospedali a rilanciarla</a> proviene da <a href="https://vittorianozanolli.it">Vittoriano Zanolli</a>.</p>
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		<item>
		<title>Case di comunità e malattie rare: si parla di cose che non si conoscono</title>
		<link>https://vittorianozanolli.it/letera-del-terzo-settore-su-nuovo-ospedale-case-di-comunita-e-malattie-rare-si-parla-di-cose-che-non-si-conoscono/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Pietro Cavalli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Apr 2025 21:43:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Gentile Direttore, la lettura dell&#8217;articolo relativo ad alcune dichiarazioni di associazioni del terzo settore meritano qualche opportuna precisazione che le invio qui di seguito. Da attuale Responsabile della Genetica Medica dell&#8217;Istituto Humanitas di Rozzano mi occupo specificamente di malattie rare e quindi ritengo di sapere di cosa si sta parlando. Ho voluto coinvolgere anche il [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://vittorianozanolli.it/letera-del-terzo-settore-su-nuovo-ospedale-case-di-comunita-e-malattie-rare-si-parla-di-cose-che-non-si-conoscono/">Case di comunità e malattie rare: si parla di cose che non si conoscono</a> proviene da <a href="https://vittorianozanolli.it">Vittoriano Zanolli</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><span style="font-weight: 400;">Gentile Direttore,</span></em></p>
<p style="font-weight: 400;"><em>la lettura dell&#8217;articolo relativo ad alcune dichiarazioni di associazioni del terzo settore meritano qualche opportuna precisazione che le invio qui di seguito. Da attuale Responsabile della Genetica Medica dell&#8217;Istituto Humanitas di Rozzano mi occupo specificamente di malattie rare e quindi ritengo di sapere di cosa si sta parlando. Ho voluto coinvolgere anche il dottor Carlo Poggiani, per anni primario della Pediatria di Cremona ed esperto di malattie rare ad esordio pediatrico e quindi la firma dell&#8217;articolo è comune. </em></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Pietro Cavalli </strong></p>
<p>&#8221;Molto interessante la dichiarazione di dieci associazioni del terzo settore operanti nel campo della sanità e socio assistenziale che appoggiano sia la costruzione del nuovo ospedale di Cremona che la sua connessione alle Case di Comunità. Tali struttura sono dichiarate “centrali nella presa in carico di pazienti fragili, anziani e con malattie rare” ma forse, limitatamente a questa tipologia di pazienti (quelli affetti da malattie rare), qualche ulteriore riflessione appare del tutto necessaria. Cosa sono le malattie rare? Si tratta di malattie che, secondo la definizione dell’Unione Europea, colpiscono non più di 1 individuo ogni 2000 persone e che si manifestano prevalentemente in età pediatrica, pur se alcune condizioni possono rendersi evidenti anche in età più avanzata. L’elenco della malattie rare in Italia è pubblicata dall’Istituto Superiore di Sanità (<a href="http://salute.gov.it/" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=http://Salute.gov.it&amp;source=gmail&amp;ust=1745098442718000&amp;usg=AOvVaw27wdGaWmUrKyS0umx4L3j-">Salute.gov.it</a>) e si va dall’emofilia alla malattia di Huntington, dalla distrofia muscolare di Duchenne all’epidermolisi bullosa per un totale di almeno  6000 malattie (anche se si ritiene ad oggi che il numero reale di malattie rare sia superiore).</p>
<p>La maggior parte delle malattie rare è di origine genetica e la loro diagnosi necessita spesso del coinvolgimento di Centri ultra-specialistici, al punto che esiste una Rete per le malattie rare nella quale ciascun Centro Ospedaliero è in grado di trattare solamente alcune specifiche patologie. Ad esempio in Lombardia un malato di sindrome di Alport può rivolgersi all’Ospedale Niguarda, mentre un affetto da sindrome di Angelman o Prader Willi  è meglio si rivolga all’Ospedale Buzzi. Questo per dire che le malattie rare non possono venire diagnosticate, curate e seguite se non in Centri ad elevatissima competenza/esperienza per quelle specifiche malattie. L’elenco delle malattie rare per le quali l’ospedale di Cremona è autorizzato dalla Regione non è lunghissimo e riguarda poche malattie genetiche, qualche malattia neurologica /ematologica e poco altro. In altre parole un affetto da malattia rara deve affrontare un percorso molto complesso per arrivare alla diagnosi (quasi sempre assai difficile) e poi essere seguito da un Centro di elevatissima competenza e specializzazione, in un percorso addirittura soggetto a normativa regionale.</p>
<p>Detto questo, ritenere di affidare la presa in carico di pazienti affetti da malattia rara ad una  Casa di Comunità  appare un’idea non accettabile, visto che si tratta di un “luogo fisico di facile individuazione al quale i cittadini possono accedere per bisogni di assistenza sanitaria e socio-sanitaria” e rappresentano il primo elemento di contatto tra il cittadino e il sistema sanitario pubblico. Immaginate allora  la faccia di un infermiere (ma anche di un medico) che deve accogliere un bambino  con la febbre affetto da malattia di Smith-Lemli-Opitz, una condizione rara e di difficilissima gestione sanitaria/assistenziale anche senza febbre.</p>
<p>Questo per dire che il termine “malattia rara” significa malattia con diagnosi difficile, gestione complessa da parte di pochissimi specialisti e troppo spesso conoscenza incerta/nulla da parte di chi probabilmente non solo non ne ha mai vista una, ma neppure ne ha mai sentito parlare.</p>
<p>Pensare di affidare allora ad una Casa di Comunità la presa in carico di un affetto da “malattia rara” appare decisamente una proposta non condivisibile, perlomeno da chi di malattie rare un pochino se ne intende.</p>
<p>Parlare senza sapere di cosa si sta parlando rappresenta purtroppo un elemento centrale della nostra attuale condizione, il che fa il paio con l’appoggio senza se e senza ma alla costruzione di un nuovo ospedale di Cremona. Ma questa è un’altra storia, anch’essa purtroppo non bellissima&#8221;.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Pietro Cavalli</strong></p>
<p>genetista</p>
<p><strong>Carlo Poggiani </strong></p>
<p>pediatra</p>
<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="IvajbXxbOH"><p><a href="https://vittorianozanolli.it/nuovo-ospedale-unopportunita-lettera-di-10-associazioni/">Opportunità nuovo ospedale, lettera di 10 associazioni</a></p></blockquote>
<p><iframe class="wp-embedded-content" sandbox="allow-scripts" security="restricted"  title="&#8220;Opportunità nuovo ospedale, lettera di 10 associazioni&#8221; &#8212; Vittoriano Zanolli" src="https://vittorianozanolli.it/nuovo-ospedale-unopportunita-lettera-di-10-associazioni/embed/#?secret=g4kTcLgBiL#?secret=IvajbXxbOH" data-secret="IvajbXxbOH" width="600" height="338" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe></p>
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		<title>Ospedale di Cremona 70° su 133: l&#8217;assistenza non la fanno i muri</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pietro Cavalli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Mar 2025 07:44:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Posizione di metà classifica per l’ospedale di Cremona, al 70° (su 133 strutture) secondo Newsweek e che precede giusto giusto l’ospedale di Bagno a Ripoli, quello di Camposampiero, quello di Cittadella, quello di Lodi e persino Desenzano del Garda e Castel Volturno.  Ovviamente anche quello di Mantova che, vale la pena sottolineare, è in zona [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;">Posizione di metà classifica per l’ospedale di Cremona, al 70° (su 133 strutture) secondo Newsweek e che precede giusto giusto l’ospedale di Bagno a Ripoli, quello di Camposampiero, quello di Cittadella, quello di Lodi e persino Desenzano del Garda e Castel Volturno.  Ovviamente anche quello di Mantova che, vale la pena sottolineare, è in zona retrocessione, visto che è al 122° posto e preceduto dal Cottolengo di Torino e dall’ospedale Maria Cecilia di Cotignola, Comune italiano di 7.362 abitanti in provincia di Ravenna. Però, come sappiamo, a Mantova c’è un DEA (dipartimento emergenza urgenza accettazione) di II livello, vale a dire il massimo che un ospedale possa offrire alla popolazione di riferimento, mentre a Cremona un DEA di secondo livello non c’è e non ci sarà mai, almeno sinché rimane in vigore la legge che prevede un DEA di secondo livello per un bacino di utenza compreso tra 600.000 e 1.200.000 abitanti: se gli abitanti della provincia di Cremona sono 372.000 e quelli di Mantova 400.000, è facile fare la somma e rendersi conto che nella bassa Padana due DEA di secondo livello proprio non ci possono stare.</p>
<p style="font-weight: 400;">Chi mai e per quale motivo avrà deciso di fare un DEA di secondo livello a Mantova? Io un’idea ce l’avrei, visto che ormai la politica sanitaria è diventata una cosa seria, basata sui dati oggettivi e sui risultati ottenuti, non certamente su decisioni politiche e favori ad amici ed alleati, né tantomeno sugli interessi di quelli che vengono oggi definiti stakeholder. Basta vedere le motivazioni con le quali si costruirà il nuovo ospedale di Cremona: qualcuno dice che la nuova struttura si  inserisce in una <strong>visione olistica della salute e del benessere della persona,</strong><strong> </strong>integrato nel<strong>  </strong><strong>contesto socioculturale e in grado di offrire  spazi di interazione sociale e per lo svago, mentre altri, in maniera più spiccia, sostengono che</strong><strong> si fa perché si deve fare</strong>.<strong> </strong>Una logica inoppugnabile, considerando che l’assistenza ospedaliera la fanno i muri, non certo il personale e neppure la sua organizzazione.</p>
<p style="font-weight: 400;">Tornando alla classifica di Newsweek, al primo posto tra gli ospedali Italiano c’è il Niguarda di Milano, costruito nel 1939, ben prima di quello di Cremona. Strano, è più vecchio del nostro, è strutturato con edifici staccati tra di loro e in certe sue parti avrebbe bisogno quantomeno di una mano di pittura e di intonaco e però è un punto di riferimento a livello internazionale. C’è da dire che, per quanto sforzi la mia memoria, è sempre stato un ospedale all’avanguardia, ben prima che la politica ci mettesse le mani e capire il perché non è difficile: ha sempre puntato su medici e personale sanitario di eccellenza che, a loro volta, hanno stimolato un bellissima competizione professionale. L’unica cosa della quale ci si può stupire è che sia rimasto eccellente sino ad oggi, nonostante il ferreo controllo da parte dei partiti.</p>
<p style="font-weight: 400;">Con le dovute proporzioni, a  Cremona invece la sanità la fa esclusivamente la politica. Li abbiamo sentiti tutti a sostenere la costruzione di un nuovo ospedale: politici regionali, politici europei, politici locali, industriali, architetti, idraulici e capomastri,  tutta gente esperta di politica sanitaria e di assistenza ospedaliera. Di certo nessuno di loro ha ancora capito che la sanità e l’assistenza la fanno le persone e la loro organizzazione e che i muri da soli servono ad appendere i quadri e magari gli ex voto. Speriamo di non averne bisogno.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Pietro Cavalli</strong></p>
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		<title>Anche il PD vuole una sanità affidata non alle persone ma al cemento</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pietro Cavalli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Jan 2025 09:26:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Lo sapevamo già, ma adesso c’è la conferma ufficiale che anche il Partito Democratico è schierato ufficialmente per la costruzione di un nuovo ospedale e per la demolizione dell’attuale. Senza se e senza ma, visto che il nuovo Segretario provinciale sostiene che  la realizzazione dell’opera “è un dato di fatto”. Quello che ci metteranno dentro [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://vittorianozanolli.it/e-ufficiale-anche-il-pd-vuole-una-sanita-affidata-non-alle-persone-ma-al-cemento/">Anche il PD vuole una sanità affidata non alle persone ma al cemento</a> proviene da <a href="https://vittorianozanolli.it">Vittoriano Zanolli</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Lo sapevamo già, ma adesso c’è la conferma ufficiale che anche il Partito Democratico è schierato ufficialmente per la costruzione di un nuovo ospedale e per la demolizione dell’attuale. Senza se e senza ma, visto che il nuovo Segretario provinciale sostiene che  la realizzazione dell’opera “è un dato di fatto”. Quello che ci metteranno dentro importa meno, visto che si intende “raccogliere idee e suggerimenti concreti per orientare il progetto nella direzione più efficace”.  Le vecchie previsioni erano quindi azzeccate: l’importante è costruire, quello che conterrà la nuova struttura è del tutto secondario, si deciderà strada facendo o magari dopo averlo costruito. Un’idea alquanto bizzarra: si è mai visto un investimento sull’assistenza sanitaria affidato  non tanto alle persone e alla loro organizzazione quanto al cemento?</p>
<p>Forse a qualcuno è sfuggito che si può essere curati bene anche in ospedali più anziani del nostro (ad esempio il Niguarda risale al 1939 ed è tra i più prestigiosi ospedali italiani) e che magari i buoni risultati in termini di salute dipendono da buoni operatori, non dai laghetti progettati da architetti alla moda. Da noi invece l’importante è costruire un nuovo ospedale senza sapere che cosa conterrà l’edificio, quali saranno le sue funzioni, quali saranno i costi di manutenzione, quali le modalità assistenziali, in che modo si collegherà al territorio, quale sarà il suo ruolo rispetto a Mantova (DEA, Dipartimento di Emergenza e Accetazione), con quali reparti e soprattutto con quali e quanti operatori potrà operare.</p>
<p>Naturalmente nessuno si è fatto alcuna domanda sulle reali esigenze sanitarie del territorio, sul numero dei residenti che decidono di farsi curare in altre strutture, per quali malattie,  per quali motivi e neppure sulle liste d’attesa (non solo ospedaliere…. ). Tutto così assurdo da sembrare irreale, anche se ormai siamo abituati ( gli ultimi dati del Ministero lo certificano) ad una sanità pubblica lombarda in continuo e inesorabile declino. Mancano i soldi per i dipendenti, manca il personale per l’assistenza, quello che c’è soffre di una condizione sempre più al limite e l’unica soluzione per risolvere tutti i problemi della sanità pubblica è spendere il denaro dei cittadini, a tutti i costi e ad ogni costo. Certo, così si fa girare l’economia,  però l’assistenza sanitaria è un’altra cosa. Perché invece di costruire senza sapere cosa dovrà contenere il nuovo ospedale  non andate  a vedere come funziona l’altra  sanità, quella migliore, quella in grado di avere i conti in ordine, quella che attira pazienti anche dall’estero, quella che attrae i giovani specialisti?</p>
<p>Magari potreste comprendere che l’aspetto fondamentale di un&#8217;ottima assistenza è costituito da un investimento sul personale e dalla sua motivazione, dall’organizzazione, dall’efficienza, dall’accoglienza, dalla strumentazione, dalla corretta gestione delle risorse, dalla digitalizzazione e, perché no, anche dalla competizione. Certamente esiste anche l’edilizia, ma in un contesto nel quale si fa seria programmazione sanitaria e dove l’edilizia non è l’obbiettivo da raggiungere a tutti i costi, ma solo uno strumento da utilizzare una volta individuata la sua necessità. Proprio il contrario di quanto sostenuto dai nostri politici e ovviamente da tutti quelli che ci guadagnano nella costruzione di un nuovo edificio (questa è la traduzione corretta del termine “stakeholder”) e purtroppo nell’indifferenza di molti cittadini.</p>
<p>Nulla di nuovo, siamo a Cremona e in fondo si tratta solo di restare indifferenti anche sul modo in cui vengono spesi i soldi delle nostre tasse. Però bisognerebbe anche ammettere che c’è una bella differenza tra spendere bene e spendere male e che magari potrebbe essere opportuna un’analisi un po’ più rigorosa sulle scelte sanitarie che, prima o poi, riguarderanno tutti noi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Pietro Cavalli</strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://vittorianozanolli.it/e-ufficiale-anche-il-pd-vuole-una-sanita-affidata-non-alle-persone-ma-al-cemento/">Anche il PD vuole una sanità affidata non alle persone ma al cemento</a> proviene da <a href="https://vittorianozanolli.it">Vittoriano Zanolli</a>.</p>
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