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	<title>Ambiente Archivi - Vittoriano Zanolli</title>
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	<title>Ambiente Archivi - Vittoriano Zanolli</title>
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		<title>Energia e clima: il 19 ottobre convegno a Cremona</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Oct 2026 12:42:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Energia e clima: il 19 ottobre a Cremona il convegno che apre il percorso verso il Piano d’Azione per l’Energia Sostenibile e il Clima. Il sindaco Virgilio: “Cremona vuole diventare un punto di riferimento nella Pianura Padana. Vogliamo aprire un confronto di rilievo nazionale per costruire risposte concrete su transizione energetica e adattamento climatico”.  Mettere [&#8230;]</p>
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<p lang="it-IT"><b>Energia e clima: il 19 ottobre a Cremona il convegno che apre il percorso verso il Piano d’Azione per l’Energia Sostenibile e il Clima. Il s</b><b>indaco Virgilio: “Cremona vuole diventare un punto di riferimento nella Pianura Padana. Vogliamo aprire un confronto di rilievo nazionale per costruire risposte concrete su transizione energetica e adattamento climatico”.</b></p>
<p lang="it-IT"> Mettere energia e clima al centro delle scelte politiche e aprire un confronto concreto su trasizione energetica e adattamento climatico che veda Cremona come protagonista del cambiamento. Lunedì 19 ottobre alle ore 14.30, presso l’Aula Magna del Campus di Santa Monica dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, si terrà il Convegno “Energia e clima: costruiamo la Cremona del futuro”. L’iniziativa, promossa dal Comune di Cremona, segnerà l’avvio pubblico del percorso di elaborazione del Piano d’Azione per l’Energia Sostenibile e il Clima – PAESC e aprirà il confronto sulle scelte che orienteranno le politiche energetiche e climatiche della città nei prossimi anni.</p>
<p lang="it-IT">Il percorso si colloca nel quadro degli impegni assunti da Cremona nell’ambito del Patto dei Sindaci per il Clima e l’Energia – Covenant of Mayors Europe, che riconosce alle città un ruolo diretto nel perseguimento degli obiettivi climatici europei. Rispetto al precedente PAES, il PAESC amplia la prospettiva della pianificazione locale, affiancando alla mitigazione delle emissioni l’adattamento agli effetti dei cambiamenti climatici e il contrasto alla povertà energetica, assumendo come riferimento l’orizzonte della neutralità climatica al 2050. Il Piano dovrà tradurre questi impegni in obiettivi misurabili, azioni verificabili e strumenti di monitoraggio, valorizzando al contempo il contributo delle istituzioni, del sistema economico e sociale, nonché della comunità locale.</p>
<p lang="it-IT">Cremona affronta questa fase a partire da un patrimonio consolidato di politiche, interventi e risultati. Il monitoraggio del precedente PAES ha evidenziato una riduzione delle emissioni di CO₂ prossima al 28% rispetto all’anno base, a fronte di consumi energetici complessivi rimasti sostanzialmente stabili. Un dato che restituisce la portata dell’evoluzione intervenuta nel sistema energetico locale e offre una significativa base sulla quale innestare la futura programmazione.</p>
<p lang="it-IT">La definizione del PAESC è già entrata nella fase operativa. È in corso la raccolta e la sistematizzazione dei dati aggiornati al 2024, funzionali alla ricostruzione del quadro energetico-emissivo della città e alla successiva analisi delle vulnerabilità climatiche del territorio. Da questo patrimonio conoscitivo prenderanno forma gli obiettivi e le priorità di intervento. Il lavoro coinvolgerà in modo trasversale diversi Settori dell’Amministrazione comunale, ognuno in base alle proprie competenze, e sarà accompagnato da un percorso di confronto con istituzioni, sistema economico, mondo universitario e professionale, realtà associative e cittadinanza.</p>
<p lang="it-IT">Il convegno del 19 ottobre darà conto delle attività già avviate e delle prospettive che accompagneranno l’elaborazione del Piano. L’Amministrazione presenterà alcune prime analisi, illustrerà l’impostazione del lavoro e le principali tappe previste, delineando al contempo le modalità attraverso cui sarà assicurato il coinvolgimento degli attori territoriali.</p>
<p lang="it-IT">Ad aprire i lavori saranno il Sindaco di Cremona Andrea Virgilio, il Vice-Direttore della sede cremonese dell’Università Cattolica del Sacro Cuore Matteo Burgazzoli e il Presidente dell’Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori della provincia di Cremona Giuseppe Cabini.</p>
<p lang="it-IT">La sessione plenaria, introdotta e moderata dalla Dirigente del Settore Area Vasta, Ambiente e Transizione ecologica Marina Venturi, offrirà un approfondimento sulle principali tematiche che incidono oggi sulla definizione delle politiche locali per l’energia e il clima.</p>
<p lang="it-IT">“Cremona – ha dichiarato il sindaco <b>Andrea Virgilio</b> &#8211; deve guardare al futuro mettendo energia e clima al centro delle proprie scelte. L’evento estremo che ha colpito la città ha mostrato quanto questi temi riguardino la sicurezza delle persone, il patrimonio comune e la qualità della vita. Al ripristino dobbiamo affiancare la capacità di prepararci alle sfide future. Con il convegno del 19 ottobre vogliamo aprire un confronto di rilievo nazionale tra scienza, istituzioni e realtà economiche e sociali, per costruire risposte concrete su transizione energetica e adattamento climatico.<br />
Cremona vuole diventare un punto di riferimento nella Pianura Padana su questi temi, mettendo in relazione città che condividono vulnerabilità e opportunità, con l’ambizione di estendere la collaborazione ad altri territori. Il percorso del PAESC darà continuità al lavoro già compiuto, traducendo questo confronto in azioni e obiettivi misurabili: maggiore sicurezza, energia più sostenibile, opportunità per le imprese e attenzione alle famiglie più esposte ai costi energetici”.</p>
<p lang="it-IT">Il programma riunisce autorevoli esponenti del mondo accademico e scientifico. <b>Dino Zardi</b>, professore ordinario all’Università degli Studi di Trento e responsabile del gruppo di Fisica dell’atmosfera e del clima, interverrà sulle trasformazioni climatiche in atto e le loro ricadute sui territori; <b>Simone Franzò</b>, professore associato al Politecnico di Milano, approfondirà il ruolo delle energie rinnovabili nei processi di transizione energetica. I professori ordinari <b>Stefano Amaducci</b> e <b>Francesco Timpano</b>, dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, affronteranno rispettivamente i temi delle agroenergie e bioenergie, con particolare attenzione alla sostenibilità delle filiere, nonché alle possibili ricadute economiche e produttive sui territori. A completare il quadro sarà <b>Mita Lapi</b>, responsabile dell’Area Sviluppo Sostenibile presso la Fondazione Lombardia per l’Ambiente, con un approfondimento sulla Strategia Integrata Regionale per l’Adattamento al Cambiamento Climatico della Lombardia.</p>
<p lang="it-IT">Particolare rilievo assumerà la Tavola Rotonda, introdotta e moderata dall’Assessore all’Ambiente, protezione civile e risorse umane del Comune di Cremona Simona Pasquali, che metterà a confronto esperienze amministrative già consolidate e contributi provenienti dal territorio. Tra gli ospiti, <b>Edo Ronchi</b>, già Ministro dell’Ambiente e Presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, porterà una riflessione sulle politiche urbane per la transizione ecologica, sull’adattamento e la riduzione delle emissioni.</p>
<p lang="it-IT">Il confronto sarà arricchito dalle esperienze dei Comuni di Brescia, Bergamo e Monza, impegnati in percorsi avanzati di pianificazione climatica, e dal contributo delle principali realtà territoriali chiamate a misurarsi con le trasformazioni in atto: la Fondazione CER Città di Cremona, ERSAF Lombardia, Padania Acque e A2A porteranno nel dibattito le rispettive esperienze sui temi dell’energia condivisa, dell’agricoltura, della gestione della risorsa idrica, della decarbonizzazione e dell’economia circolare.</p>
<p lang="it-IT">Il convegno si svolge con la collaborazione dell’Università Cattolica del Sacro Cuore ed è accreditato per un totale di 3 crediti formativi presso l’Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori della provincia di Cremona.</p>
<p><span lang="it-IT">La registrazione dei partecipanti sarà possibile a partire dalle ore 14.30; i lavori avranno inizio alle ore 14.45 e si concluderanno alle ore 18.00. Al termine è previsto un momento conviviale con aperitivo a buffet. Per informazioni è possibile rivolgersi all’Ufficio Energia del Comune di Cremona, all’indirizzo mail <a href="mailto:ufficio.energia@comune.cremona.it" target="_blank" rel="noopener">ufficio.energia@comune.<wbr />cremona.it</a> oppure ai numeri 0372/407553 e 0372/407671.</span></p>
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		<title>Rifiutando, 3,5 tonnellate raccolte nel Cremasco</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ospite]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 27 Sep 2026 18:44:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Straordinaria partecipazione stamattina a Rifiutando, l’iniziativa contro l’abbandono dei rifiuti promossa dai sindaci del Cremasco e coordinata da ConsorzioIT. Complice anche la bella giornata, l’edizione 2026 ha confermato la grande sensibilità ambientale del territorio. Circa 3.000 persone hanno risposto alla chiamata dei Comuni: famiglie con bambini, studenti, associazioni sportive e culturali, gruppi di volontariato e [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Straordinaria partecipazione stamattina a Rifiutando, l’iniziativa contro l’abbandono dei rifiuti promossa dai sindaci del Cremasco e coordinata da ConsorzioIT. Complice anche la bella giornata, l’edizione 2026 ha confermato la grande sensibilità ambientale del territorio. Circa 3.000 persone hanno risposto alla chiamata dei Comuni: famiglie con bambini, studenti, associazioni sportive e culturali, gruppi di volontariato e amministratori locali. Un &#8220;esercito&#8221; pacifico che ha setacciato strade, piazze, piste ciclabili, parchi, argini e aree periferiche, rimuovendo rifiuti abbandonati.</p>
<p>L&#8217;iniziativa di stamattina ha coinvolto complessivamente 35 Comuni e più in particolare: Agnadello, Annicco, Bagnolo Cremasco, Camisano, Capralba, Casaletto Ceredano, Casaletto Vaprio, Castel Gabbiano, Castelleone, Chieve, Credera Rubbiano, Crema, Cremosano, Cumignano sul Naviglio, Fiesco, Formigara, Gombito, Izano, Madignano, Monte Cremasco, Montodine, Moscazzano, Offanengo, Pianengo, Pieranica, Pizzighettone, Quintano, Ricengo, Ripalta Arpina, Ripalta Cremasca, Rivolta d&#8217;Adda, Spino d&#8217;Adda, Ticengo, Trigolo e Vaiano Cremasco.</p>
<p>A questi Comuni si sommano Vailate, dove la giornata di pulizia si è svolta lo scorso 20 settembre con la partecipazione di oltre 50 volontari, Palazzo Pignano e Sergnano dove Rifiutando è in programma rispettivamente il 4 e il 17 ottobre.</p>
<p><strong>Al momento, il dato dei rifiuti complessivamente raccolti ammonta a 3310 kg, un quantitativo destinato ad aumentare nelle prossime ore con il completamento delle pesate del materiale conferito presso i centri di raccolta del territorio</strong>.</p>
<p>I quantitativi più rilevanti si registrano a Crema (680 kg), Castelleone (300 kg) e Ricengo (300 kg), seguiti da Credera Rubbiano (230 kg) e Montodine (220 kg).</p>
<p>Sotto il profilo della tipologia dei materiali recuperati, nei centri storici le operazioni hanno riguardato in prevalenza mozziconi di sigaretta, piccoli imballaggi e cartacce.</p>
<p>Diversa la situazione fuori dai centri abitati e lungo gli argini di fiumi e rogge, dove i volontari hanno recuperato biciclette abbandonate e rifiuti ingombranti.</p>
<p>Il dato complessivo dei chilogrammi raccolti è in calo rispetto a quello dell&#8217;edizione dello scorso anno. Un indicatore che attesta un trend di progressivo miglioramento e un territorio generalmente più pulito e curato, frutto del lavoro costante di sensibilizzazione svolto in questi anni. La presenza di materiale abbandonato conferma tuttavia la necessità di proseguire con le attività di prevenzione e presidio.</p>
<p>La giornata di pulizia di oggi, per questo, non segna la fine del progetto ma il punto di partenza per un impegno che vuole durare tutto l&#8217;anno. Rifiutando prosegue infatti con la possibilità per i gruppi e le associazioni di sottoscrivere con il proprio Comune i Contratti di Adozione per la cura periodica, il monitoraggio e la segnalazione di degrado in specifiche aree verdi o quartieri.</p>
<p>A riconoscimento di questo presidio continuativo, Consorzio.it erogherà tramite i Comuni un contributo economico a sostegno delle attività delle associazioni stesse.</p>
<p>Consorio.it ringrazia i sindaci, le Amministrazioni comunali, le scuole, i gruppi e soprattutto ogni singolo volontario che ha trasformato questa domenica in una grande festa di partecipazione e cura del nostro territorio.</p>
<p>Consorzio.it rivolte infine un ringraziamento speciale va ad <strong>Aprica Spa</strong> (Gruppo A2A), principale sponsor del progetto e gestore del servizio di igiene urbana, che con uomini e mezzi dedicati sul campo ha garantito la logistica, la consegna dei kit e la raccolta dei sacchi in tutti i paesi, contribuendo alla riuscita dell&#8217;evento.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>La Carovana del Po il 24 settembre a Casalmaggiore</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ospite]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Sep 2026 07:54:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Può la creatività artistica far crescere l&#8217;interesse delle persone e della politica sui temi ambientali, riattivando così la stessa energia positiva e propositiva vista nell&#8217;eco-attivismo dello scorso decennio? È la domanda al centro dell&#8217;appuntamento promosso da Legambiente Lombardia per giovedì 24 settembre, alle ore 18:15, all&#8217;EcoOstello Interflumina &#8220;Cascina Sereni&#8221; di Casalmaggiore, in via Argine Maestro [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Può la creatività artistica far crescere l&#8217;interesse delle persone e della politica sui temi ambientali, riattivando così la stessa energia positiva e propositiva vista nell&#8217;eco-attivismo dello scorso decennio?</p>
<p>È la domanda al centro dell&#8217;appuntamento promosso da Legambiente Lombardia per <strong>giovedì 24 settembre, alle ore 18:15, all&#8217;EcoOstello Interflumina &#8220;Cascina Sereni&#8221; di Casalmaggiore</strong>, in <strong>via Argine Maestro a Vicobellignano</strong>, nell&#8217;ambito della tappa lombarda della <strong>Carovana del Po</strong>, la campagna, alla sua prima edizione, promossa nell&#8217;ambito del progetto europeo <strong>LIFE CLIMAX PO</strong>.</p>
<p>Dopo la visita sul campo in programma dalla Lanca di Gussola del 23, <strong>il viaggio lungo il Grande Fiume proseguirà a Casalmaggiore spostando l&#8217;attenzione sui linguaggi utilizzati per raccontare il Po</strong> e le trasformazioni che interessano il suo bacino. Al centro della serata ci sarà la presentazione di Silvanor: un cuore che batte tra stelle e natura, libro multisensoriale e inclusivo dedicato al fiume, realizzato con il contributo del Centro Fumetto &#8220;Andrea Pazienza&#8221;.</p>
<p>Presso l&#8217;<strong>EcoOstello Interflumina di Casalmaggiore (via Argine Maestro, 26040 Vicobellignano), dalle ore 18:15</strong>, avrà luogo un incontro, aperto al pubblico, con artisti, ambientalisti e amministratori locali, nell&#8217;ambito della tappa lombarda di <strong>Carovana del Po</strong> e del progetto <strong>LIFE Climax Po</strong>. Occasione dell&#8217;incontro sarà la presentazione di un libro, multisensoriale e inclusivo, dedicato al Po: &#8220;<strong><em>Silvanor: un cuore che batte tra stelle e natura</em></strong>&#8220;.</p>
<p>La serata offrirà anche l’occasione per approfondire il valore ambientale e paesaggistico del <strong>PLIS del Po e del Morbasco</strong>, il suo ruolo nella tutela e nella valorizzazione del territorio e il percorso <strong>CLIMACTPACT4PO</strong>, la Dichiarazione d’Intenti promossa nel quadro di LIFE CLIMAX PO per rafforzare il coinvolgimento degli enti locali nelle strategie di adattamento ai cambiamenti climatici.</p>
<p>Sotto il link completo della Carovana del Po</p>
<p><a href="https://vittorianozanolli.it/wp-content/uploads/2026/09/Carovana-del-Po-2026-–-Depliant-programma-2-pagine-1.pdf">Carovana-del-Po-2026-–-Depliant-programma-2-pagine-1</a></p>
<p>Nella foto centrale il Po a Casalmaggiore</p>
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		<title>13 città contro il ddl caccia a Cremona il 29 agosto (ore 10)</title>
		<link>https://vittorianozanolli.it/nessun-bersaglio-13-citta-in-piazza-contro-il-ddl-caccia-a-cremona-il-29-agosto-alle-10-davanti-alla-prefettura/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Ospite]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Aug 2026 10:38:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In tredici città italiane – in dieci regioni – il weekend del 29 e 30 agosto associazioni, collettivi e realtà antispeciste e vegane si uniscono, scendendo in piazza in contemporanea, contro la riforma della legge 157/1992. &#8220;Nessun bersaglio. Corpi e territori contro il DDL Caccia. Per un disarmo antispecista&#8221; prevista nel weekend del 29 e [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://vittorianozanolli.it/nessun-bersaglio-13-citta-in-piazza-contro-il-ddl-caccia-a-cremona-il-29-agosto-alle-10-davanti-alla-prefettura/">13 città contro il ddl caccia a Cremona il 29 agosto (ore 10)</a> proviene da <a href="https://vittorianozanolli.it">Vittoriano Zanolli</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>In tredici città italiane – in dieci regioni – il weekend del 29 e 30 agosto associazioni, collettivi e realtà antispeciste e vegane si uniscono, scendendo in piazza in contemporanea, contro la riforma della legge 157/1992. &#8220;Nessun bersaglio. Corpi e territori contro il DDL Caccia. Per un disarmo antispecista&#8221; prevista nel weekend del 29 e 30 agosto in tredici città italiane.</p>
<p><strong>A</strong> <strong>Cremona</strong> <strong>si terrà il 29 agosto alle ore 10, in corso Vittorio Emanuele fi fronte alla Prefettura &#8211; con l&#8217;adesione di Circolo VedoVerde Legambiente Cremona, Amici dei Mici, Cessate il Fuoco, LIPU Cremona, OIPA sezione e nucleo guardie Cremona</strong>.</p>
<p>Alla vigilia della pre-apertura della stagione venatoria nella maggior parte delle regioni d’Italia, il prossimo weekend ad <strong>Arezzo, Bologna, Brescia, Cremona, Livorno, Macerata, </strong><strong>Mantova, Milano, Roma, Palermo, Pordenone, Vercelli</strong> e <strong>Verona</strong> arriva una mobilitazione cheunisce la critica politica al modello venatorio all’opposizione al riarmo. In evidenza anche i legami tra l’oppressione animale, la devastazione ambientale, l’annientamento di popoli e terre e il dominio patriarcale. Collettivi e associazioni antispeciste, ma anche femministe, per la giustizia climatica e dalla parte del popolo palestinese scenderanno in piazza insieme, portando nello spazio pubblico due pomeriggi di iniziative, performance e letture.</p>
<p>Oggetto di contestazione comune e coordinata tra le diverse città sarà il disegno di legge sulla caccia, già S.1552 e ora C.2984, che introduce numerose modifiche alla legge 157/1992 sulla protezione della fauna selvatica e sul prelievo venatorio. Approvato dal Senato il 23 giugno con 80 voti favorevoli, 56 contrari e 2 astensioni, il testo è attualmente all’esame della Camera.</p>
<p>L’iniziativa è stata lanciata da <strong>No Food No Science</strong>, collettivo mantovano che si è battuto negli ultimi tre anni in particolare contro l’evento <strong>Food&amp;Science Festival</strong> organizzato da <strong>Confagricoltura</strong> nel capoluogo lombardo, mettendo in evidenza la strategia dell’industria zootecnica di finanziare eventi pubblici al fine di costruirsi un’immagine positiva nei territori in cui è maggiormente presente.</p>
<p>A fine giugno, durante i lavori della Commissione Agricoltura sul testo, il collettivo, in collaborazione con Extinction Rebellion, aveva tentato di aprire uno striscione a Montecitorio che recitava “La biodiversità vi vuole disarmati. Stop ddl caccia”. L’azione era stata impedita dalle forze dell’ordine, che hanno provveduto a portare un’attivista in commissariato e a sequestrare lo striscione, seppur non sia stato mai del tutto aperto. Nonostante la mancata riuscita della contestazione, l’iniziativa aveva ottenuto visibilità sui canali mediatici dei movimenti e aveva raccolto la solidarietà di diversi esponenti politici.</p>
<p>Alla base della contestazione di giugno e della nuova mobilitazione nazionale, il rifiuto di un modello che continua ad attribuire alle armi e all’uccisione un ruolo centrale nella gestione della fauna selvatica. Una visione che si intreccia a quella per il disarmo, che evidenzia i collegamenti con i femminicidi, che continuano a essere all’ordine del giorno nel nostro Paese, e con il genocidio del popolo palestinese. La critica alla centralità dell’abbattimento non si esaurisce tuttavia in una posizione etica. Anche la letteratura scientifica internazionale <em>peer-reviewed</em>, distinta dalle valutazioni degli organismi tecnico-istituzionali italiani, offre elementi che mettono in discussione l’idea secondo cui aumentare il numero degli animali uccisi equivalga automaticamente a diminuire i danni o a ristabilire un presunto equilibrio naturale.</p>
<p>Un esempio particolarmente significativo arriva dalla Francia. Uno studio coordinato da <strong>Frédéric</strong> <strong>Jiguet</strong> e pubblicato nel 2026 sulla rivista scientifica internazionale <strong>Biological </strong><strong>Conservation</strong> ha analizzato sette anni di interventi di controllo, dal 2015 al 2022, su volpi, mustelidi e diverse specie di uccelli considerate dannose. Ogni anno vengono uccisi circa 1,7<br />
milioni di animali appartenenti alle specie prese in esame, ma i ricercatori non hanno trovato evidenze che una maggiore intensità degli abbattimenti determini una riduzione dei danni dichiarati. Lo stesso lavoro mette in evidenza anche un dato economico rilevante: gli interventi di controllo letale analizzati sono stati valutati complessivamente in 103-123 milioni di euro all’anno, a fronte di danni dichiarati stimati tra 8 e 23 milioni di euro. Una conclusione che impone quantomeno di mettere in discussione un’equazione troppo spesso data per scontata: uccidere più animali non significa necessariamente produrre meno danni.</p>
<p>Anche il caso dei cinghiali mostra quanto la dinamica delle popolazioni animali sia più complessa di una semplice sottrazione numerica. Uno studio pubblicato nel 2026 da <strong>Andrea</strong> <strong>Mazzatenta</strong>, dell’Università “G. d’Annunzio” di Chieti-Pescara, sulla rivista <strong>Conservation</strong>, analizza il caso italiano da una prospettiva ecofisiologica e richiama l’attenzione sulle risposte riproduttive delle popolazioni sottoposte a forte pressione antropica e venatoria. Struttura per età e sesso delle popolazioni, capacità riproduttiva, disponibilità di cibo, trasformazione degli habitat, clima e presenza dei predatori interagiscono tra loro. Pensare di governare sistemi tanto complessi esclusivamente aumentando il numero degli animali<br />
abbattuti significa quindi adottare una lettura riduttiva degli ecosistemi.</p>
<p>Per chi promuove le giornate del 29 e 30 agosto, è quindi necessario rovesciare la prospettiva: la crisi ecologica non nasce da un eccesso generalizzato di animali selvatici, ma si inserisce in un contesto segnato dalla distruzione e frammentazione degli habitat, dal consumo di suolo, dall’inquinamento, dalla crisi climatica e da attività produttive che esercitano una pressione crescente sui territori. Scaricare ancora una volta le conseguenze di questa crisi sugli animali significa, secondo il coordinamento nazionale, evitare di interrogarsi sulle responsabilità del nostro stesso modello di sviluppo. “Contestiamo un modello che continua a presentare l’uccisione come risposta ordinaria ai conflitti tra attività umane e fauna selvatica. Gli animali non sono numeri da amministrare o bersagli da mettere a disposizione: sono individui. Vogliamo costruire una relazione diversa con gli altri viventi e con i territori, fondata sulla prevenzione, sulla tutela degli habitat e sul progressivo superamento dell’uccisione come strumento ordinario di gestione.”, dichiara <strong>Barbara</strong> <strong>Balsamo</strong> della Rete ecosocialista romana, organizzatrice de presidio a Roma.</p>
<p>La mobilitazione contro il DDL Caccia diventa così anche l’occasione per chiedersi quale rapporto vogliamo costruire con gli animali e con i territori: se continuare a considerarli qualcosa da controllare, sfruttare e mettere a disposizione degli interessi umani oppure immaginare una convivenza fondata sulla riduzione dei conflitti, sulla prevenzione, sulla<br />
tutela degli ecosistemi e sul riconoscimento degli altri animali come individui.</p>
<p>Il 29 e 30 agosto, nelle diverse città aderenti, la risposta sarà una sola: NESSUN BERSAGLIO. Contro il DDL Caccia.<br />
Contro lo specismo e ogni forma di oppressione. Per la liberazione animale, la giustizia climatica e la difesa dei territori.<br />
PER UN MONDO SENZA DOMINIO.</p>
<p>Elenco presidi locali con relativi gruppi organizzatori:<br />
&#8211; Arezzo – Muschio odv. Presidio il 29 agosto in Piazza San Jacopo, ore 17:30.<br />
&#8211; Bologna – LottAntispecista. Presidio il 29 agosto in Piazza Galvani, ore 17.<br />
&#8211; Brescia – Extinction Rebellion Brescia. Presidio il 29 agosto Piazza Paolo VI (Piazza Duomo), ore 18:30.<br />
&#8211; Cremona – Lav Cremona e Cessate il fuoco. Presidio il 29 agosto, Corso Vittorio Emanuele fronte Prefettura, ore 10.<br />
&#8211; Livorno &#8211; Gruppo Antispecista Livornese . Presidio il 30 agosto, Terrazza Mascagni, ore 21.<br />
&#8211; Macerata &#8211; Salviamo il futuro odv, Presidio 29 agosto, Piazza Mazzini ore 18:30.<br />
&#8211; Mantova &#8211; No Food No Science, Presidio il 30 agosto, Piazza Martiri di Belfiore, ore 18:30.<br />
&#8211; Milano &#8211; No Food No Science, Presidio il 29 agosto, via Messina 45, angolo corso Cenisio, ore 18.<br />
&#8211; Roma &#8211; Rete ecosocialista romana, Presidio 29 agosto Largo dei Lombardi, ore 17.</p>
<p>&#8211; Palermo &#8211; Lav Palermo, Presidio il 29 agosto, Piazza Giuseppe Verdi (Teatro Massimo), ore 17.<br />
&#8211; Pordenone &#8211; Ecotransfemm Baba Jaga, Presidio il 29 agosto piazza XX settembre ore 17:30.<br />
&#8211; Vercelli &#8211; Parte in Causa Antispecismo Radicale, Presidio il 29 agosto, via Cavour (angolo Mondadori), ore 17.<br />
&#8211; Verona, No Food No Science, Presidio il 29 agosto, Piazzetta Scalette Rubiani, ore 16.</p>
<p>L'articolo <a href="https://vittorianozanolli.it/nessun-bersaglio-13-citta-in-piazza-contro-il-ddl-caccia-a-cremona-il-29-agosto-alle-10-davanti-alla-prefettura/">13 città contro il ddl caccia a Cremona il 29 agosto (ore 10)</a> proviene da <a href="https://vittorianozanolli.it">Vittoriano Zanolli</a>.</p>
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		<title>Emergenza idrica sempre più grave: mai così da 20 anni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ospite]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 Aug 2026 08:36:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Siccità e risorsa idrica, la coperta sempre più corta di una riserva in esaurimento.Scelte difficili: tutelare l&#8217;applicazione agricola o la sicurezza energetica? La Lombardia deve prepararsi al peggio dei prossimi anni, riducendo i consumi energetici, aumentando le rinnovabili, e cambiando la propria agricoltura. Legambiente Lombardia: “L’eventuale utilizzo della scorta nei bacini idroelettrici manda in conflitto [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Siccità e risorsa idrica, la coperta sempre più corta di una riserva in esaurimento.Scelte difficili: tutelare l&#8217;applicazione agricola o la sicurezza energetica? La Lombardia deve prepararsi al peggio dei prossimi anni, riducendo i consumi energetici, aumentando le rinnovabili, e cambiando la propria agricoltura. Legambiente Lombardia: “L’eventuale utilizzo della scorta nei bacini idroelettrici manda in conflitto due ambiti economici entrambi strategici. La doppia transizione, energetica e agroecologica, è diventata una sfida esistenziale per la Lombardia. Non c&#8217;è più tempo da perdere”.</p>
<p><strong>Non ci sono solo i laghi a essere rimasti a secco</strong>: anche le riserve di acqua stoccate nei bacini idroelettrici sono sempre più scarse. Escludendo il <strong>Garda</strong>, il 70% dell&#8217;acqua che resta è stoccata proprio nei <strong>bacini idroelettrici</strong>, ma è una percentuale che non rende giustizia del valore assoluto: anche nei bacini montani che alimentano le turbine, infatti, <strong>siamo al minimo delle scorte, se confrontate con i dati dell&#8217;ultimo ventennio</strong>.</p>
<p>Purtroppo i segnali sono molto negativi<strong>: l&#8217;agricoltura continua a intensificare le proprie produzioni e lo sviluppo industriale continua ad attirare attività mostruosamente energivore</strong>, a partire dai <strong><em>data center</em></strong>. Se queste dinamiche non saranno rapidamente invertite, <strong>sarà la scarsità idrica ad avere l&#8217;ultima parola</strong>.</p>
<p>&#8220;La siccità dell&#8217;estate 2026 è l&#8217;ultimo avvertimento utile dal fronte della crisi climatica, visto che da qui in avanti sarà molto probabile che le cose vadano anche peggio, secondo tutti i modelli atmosferici,”  ricorda<strong> Damiano Di Simine, responsabile scientifico di Legambiente Lombardia.</strong> “Bisogna smetterla di negare l&#8217;urgenza della doppia transizione, energetica e agroecologica, e imprimere una forte accelerazione alle misure di adattamento per ridurre i consumi idrici. Significa ridurre la domanda di energia, aumentare la produzione da fonti rinnovabili e ristrutturare l&#8217;agricoltura e l’allevamento per adattarli al nuovo clima.”</p>
<p>In questi <strong>giorni di caldo estremo</strong>, l&#8217;unica <strong>voce in attivo del bilancio idrico è quella dei bacini alle quote più alte</strong>, dove le alte temperature accelerano <strong>la fusione dei ghiacciai</strong>. Si tratta però dell&#8217;ultima riserva, <strong>la scorta di emergenza che si sta riducendo sempre di più</strong>, anno dopo anno della crisi climatica che stiamo vivendo.</p>
<p>Da queste premesse, <strong>l&#8217;esigenza di fornire acqua agli agricoltori rischia di trasformarsi in conflitto con gli operatori energetici</strong>, che lamentano perdite economiche se costretti a turbinare acqua in momenti di domanda elettrica bassa, <strong>come in questo mese di agosto in cui le città si svuotano e le fabbriche chiudono</strong>.</p>
<p>Al di là del conflitto tra agricoltura e settore energetico che ricavano reddito a partire dalla stessa risorsa idrica, <strong>c&#8217;è un tema di sicurezza di approvvigionamento</strong>: l&#8217;acqua trattenuta dalle dighe, soprattutto nei bacini montani della Lombardia occidentale, <strong>è già vicina al livello minimo mai toccato nell&#8217;ultimo ventennio.</strong></p>
<p>Se anche questa (poca) acqua fosse rilasciata per aiutare l&#8217;agricoltura, <strong>il problema si trascinerebbe fino al prossimo disgelo</strong>, perché soprattutto i bacini alle quote maggiori vedrebbero diminuire la probabilità di afflussi idrici, <strong>rischiando di dover affrontare l&#8217;inverno privi di accumulo stagionale</strong>.</p>
<p>Il sistema energetico regionale si vedrebbe così costretto ad <strong>aumentare la propria dipendenza dalle importazioni di elettricità e di gas, con tutti i rischi, economici e geopolitici</strong>, che questa aumentata importazione comporta.</p>
<p>Nella foto centrale il Gaggetto di Laveno Mombello</p>
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		<title>Crisi climatica, M5s: trasformare le città in &#8216;spugne&#8217;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Paola Tacchini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Aug 2026 14:12:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Come avevamo proposto nel nostro programma elettorale nel 2024, oggi Ilaria Fontana, deputata Movimento 5 Stelle lo ha fatto in parlamento: &#8220;Ho depositato una proposta di legge per trasformare le nostre città in &#8220;città spugna&#8221;. Perché continuare a coprire il suolo con asfalto e cemento, mentre la crisi climatica rende sempre più frequenti allagamenti e [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://vittorianozanolli.it/crisi-climatica-proposta-di-legge-del-m5s-trasformare-le-citta-in-spugne-eliminando-il-cemento-dalle-aree-inutilizzate/">Crisi climatica, M5s: trasformare le città in &#8216;spugne&#8217;</a> proviene da <a href="https://vittorianozanolli.it">Vittoriano Zanolli</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Come avevamo proposto nel nostro programma elettorale nel 2024, oggi <strong>Ilaria Fontana</strong>, deputata Movimento 5 Stelle lo ha fatto in parlamento: &#8220;Ho depositato una proposta di legge per trasformare le nostre città in &#8220;città spugna&#8221;. Perché continuare a coprire il suolo con asfalto e cemento, mentre la crisi climatica rende sempre più frequenti allagamenti e ondate di calore, significa aumentare i rischi per tutti. Con questa proposta vogliamo finanziare interventi di deimpermeabilizzazione, rinaturalizzazione e gestione naturale delle acque piovane, con un obiettivo chiaro: liberare entro il 2035 almeno 10 milioni di metri quadrati di superfici impermeabili e rinaturalizzarne almeno il 70%.</p>
<p>Significa trasformare parcheggi, piazzali e spazi asfaltati inutilizzati in aree verdi capaci di:<br />
&#8211; assorbire l&#8217;acqua piovana;<br />
&#8211; ridurre le isole di calore;<br />
&#8211; favorire la biodiversità;<br />
&#8211; rendere le città più sicure, vivibili e resilienti.</p>
<p>Non possiamo continuare a rincorrere le emergenze dopo ogni alluvione o ogni estate da record.</p>
<p>L&#8217;adattamento climatico deve diventare una politica pubblica strutturale, non una risposta occasionale.</p>
<p>Ogni metro quadrato restituito alla natura è un investimento nella sicurezza, nella salute e nel futuro delle nostre comunità&#8221;.</p>
<p>Nella foto centrale un esempio di &#8221;città spugna&#8221;</p>
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		<title>Siccità, Po -8,53 a Cremona: severità idrica &#8216;Alta&#8217;</title>
		<link>https://vittorianozanolli.it/siccita-stamane-nuovo-record-del-po-853-a-cremona-severita-idrica-alta-per-lintero-distretto-padano/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Ospite]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Jul 2026 14:08:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Alle ore 6,30 di stamattina il livello del Po a Cremona ha toccato un nuovo record negativo: 8,53 metri sotto lo zero idrometrico, 23 centimetri meno di ieri. Altro primato è stato registrato a monte, per la precisione a Casale Monferrato dove il livello era -2,3 metri. L&#8217;Osservatorio Permanente per gli Utilizzi Idrici, coordinato dall&#8217;Autorità [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Alle ore 6,30 di stamattina il livello del Po a Cremona ha toccato un nuovo record negativo: 8,53 metri sotto lo zero idrometrico, 23 centimetri meno di ieri. Altro primato è stato registrato a monte, per la precisione a Casale Monferrato dove il livello era -2,3 metri.</p>
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<div class="td-post-content">
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal" dir="ltr">L&#8217;<strong>Osservatorio Permanente per gli Utilizzi Idrici</strong>, coordinato dall&#8217;<strong>Autorità di Bacino Distrettuale del fiume Po</strong>, ha deciso all&#8217;unanimità di innalzare la condizione di severità idrica ad &#8220;Alta&#8221; per l&#8217;intero distretto padano. La decisione si basa sull&#8217;analisi dei dati idrologici e climatici e sulle proiezioni modellistiche per le prossime settimane, condivise da tutti i membri dell&#8217;Osservatorio: ministeri, Regioni, istituti di ricerca, associazioni di categoria e multiutility. <strong>Attualmente sono più di 100 i comuni tra Piemonte e Lombardia in cui si registrano criticità negli approvvigionamenti idrici.</strong> In molti di questi, già da diversi giorni si ricorre all&#8217;uso di autobotti e autocisterne per rifornire i serbatoi degli acquedotti e garantire continuità di servizio alla popolazione, secondo quanto riportato da Utilitalia. L<strong>a maggior parte di questi comuni ha già adottato ordinanze locali per un utilizzo più attento della risorsa idrica. </strong>Nei prossimi giorni, complice la riduzione degli afflussi e delle portate nelle principali sezioni del Po, <strong>è atteso anche un ritorno del fenomeno di intrusione salina nel Delta</strong>, con un possibile coinvolgimento della centrale di potabilizzazione di Ponte Molo, nel territorio di Taglio di Po (Rovigo).</p>
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<h4 id="sas_87017">«I temporali estivi non risolveranno il problema»</h4>
</div>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal" dir="ltr">Le proiezioni modellistiche non lasciano intravedere miglioramenti significativi nella disponibilità idrica, come confermato dal segretario generale dell&#8217;Autorità, <strong>Alessandro Delpiano</strong>: «La situazione è peggiorata, non illudiamoci che i temporali estivi possano essere la soluzione a problemi radicali. Rispetto a dieci giorni fa, nonostante le precipitazioni, abbiamo infatti meno acqua nei laghi, meno acqua nei fiumi con un fabbisogno irriguo ancora significativo per diverse colture a cominciare dal riso».</p>
<h4 class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal" dir="ltr">La situazione regione per regione</h4>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal" dir="ltr">In <strong>Valle d&#8217;Aosta</strong> la disponibilità idrica complessiva risulta inferiore del 20% negli ultimi sei mesi, con le portate della Dora Baltea sotto la media stagionale e le produzioni di foraggio sugli alpeggi in sofferenza. Nei grandi bacini il riempimento si attesta al 45%, il 35% in meno rispetto alla precedente annata.</p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal" dir="ltr">In <strong>Piemonte</strong> preoccupano il comparto risicolo e le condizioni dei prati stabili. In <strong>Liguria</strong> le sorgenti restano in difficoltà per l&#8217;abbassamento di alcune falde.</p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal" dir="ltr">Il peggioramento più marcato riguarda la <strong>Lombardia</strong>, dove le risorse nel comparto del Ticino sono praticamente esaurite e la carenza idrica regionale complessiva oscilla tra il 50 e il 60%, con l&#8217;unica eccezione del Garda-Mincio.</p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal" dir="ltr">In <strong>Emilia-Romagna</strong> crollano le percentuali di riempimento degli invasi di Mignano (24,8%) e Molato (15,5%), mentre nel Bolognese la situazione resta migliore grazie a Suviana (92%), Brasimone (67%) e Renovivo (78%); positivi anche Ridracoli e Conca.</p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal" dir="ltr">Il <strong>Veneto</strong> registra un pesante peggioramento nonostante le misure emergenziali adottate per recuperare le portate dei corsi d&#8217;acqua: l&#8217;irrigazione agricola è pressoché azzerata e si registrano difficoltà anche per l&#8217;idropotabile.</p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal" dir="ltr">Situazione più positiva nella parte trans-appenninica della <strong>Toscana</strong> e nella valle del Reno, con qualche criticità nella <strong>Provincia autonoma di Trento</strong>, in particolare nella zona del Chiese.</p>
<h4 class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal" dir="ltr">I dati dei fiumi e dei grandi laghi</h4>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal" dir="ltr">Le stazioni di riferimento registravano, al 19 luglio, questi valori: <strong>Piacenza</strong> 186 metri cubi al secondo, <strong>Cremona</strong> 210 m³/s, <strong>Boretto</strong> (RE) 238 m³/s, <strong>Borgoforte</strong> (MN) 258 m³/s, Pontelagoscuro (FE) 303 m³/s, quest&#8217;ultimo in lenta ma progressiva discesa.</p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal" dir="ltr"><strong>Al 29 luglio la situazione dei Grandi Laghi Regolati non è incoraggiante</strong>: il lago Maggiore ha perso il 7% del volume nell&#8217;ultima settimana, attestandosi a -0,40 cm sotto lo zero idrometrico di Sesto Calende; il lago di Como segna un -6% (livello a -29 cm sull&#8217;idrometro di Malgrate); il lago d&#8217;Iseo perde il 7% e il lago d&#8217;Idro l&#8217;1% nell&#8217;ultima settimana; il lago di Garda, pur in calo del 6%, resta l&#8217;invaso montano con la discesa più contenuta.</p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal" dir="ltr">
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		<title>Po in sofferenza, poca acqua per l&#8217;agricoltura</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ospite]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Jul 2026 07:57:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In Lombardia i problemi per la stagione irrigua erano chiari già a inizio marzo: è questo, infatti, il periodo in cui il bilancio del principale serbatoio idrico lombardo, costituito dall’accumulo nevoso in montagna, raggiunge il suo picco. Mentre negli ultimi vent’anni il dato dell’equivalente idrico della neve al 1 marzo è stato in media di [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://vittorianozanolli.it/estate-iniziata-con-un-mese-e-mezzo-danticipo-po-in-sofferenza-critica-la-disponibilita-di-acqua-per-lagricoltura/">Po in sofferenza, poca acqua per l&#8217;agricoltura</a> proviene da <a href="https://vittorianozanolli.it">Vittoriano Zanolli</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="gmail_quote">
<p>In Lombardia <strong>i problemi per la stagione irrigua erano chiari già a inizio marzo</strong>: è questo, infatti, il periodo in cui il bilancio del principale serbatoio idrico lombardo, costituito dall’accumulo nevoso in montagna, raggiunge il suo picco.</p>
<p>Mentre negli ultimi vent’anni il dato dell’equivalente idrico della neve al 1 marzo è stato in media di 2,3 miliardi di metri cubi di acqua, nel 2026 il volume in questione risultava <strong>inferiore a 1,3 miliardi di mc</strong>. A peggiorare la situazione ci si è messo anche <strong>l’aumento delle temperature primaverili</strong>, che ha fatto sì che <strong>le nevi</strong> risultassero <strong>quasi esaurite a fine maggio</strong>, contro un dato, basato sulla media ventennale, che colloca <strong>la data di fine disgelo alla prima settimana di luglio</strong>. In pratica è <strong>come se, dal punto di vista della disponibilità di risorsa idrica, l’estate fosse iniziata un mese e mezzo prima.</strong></p>
<p>Purtroppo questo anticipo del disgelo, associato all’assottigliamento della ‘risorsa idrica di ultima istanza’ rappresentata dalla fusione delle masse glaciali, <strong>ridefinisce l’idrologia dell’intera regione</strong> <strong>rendendo</strong> <strong>strutturalmente critica e incerta la disponibilità di risorsa idrica</strong> <strong>utilizzabile a scopi irrigui nei mesi cruciali per le colture estive</strong>.</p>
<p><strong>Un miliardo di metri cubi in meno per l’estate </strong>non è un dato trascurabile nemmeno nella regione italiana più ricca di acque dolci: gli invasi che interessano il territorio lombardo sono in grado di stoccare 2,5 miliardi di metri cubi, considerando insieme <strong>il volume regolato dei grandi laghi prealpini e quello degli invasi idroelettrici alle quote montane</strong>. Secondo l’ultimo bollettino <strong>ARPA</strong> sulle risorse idriche, a fine giugno il valore complessivo degli stoccaggi idrici lacustri è sceso a <strong>poco più di 1,1 miliardi di metri cubi, il 40% in meno dell’atteso</strong>: il beneficio delle abbondanti piogge tra maggio e inizio giugno si è già quasi esaurito.</p>
<p>Anche i grandi laghi regolati contano i giorni prima di finire la loro scorta: al <strong>lago Maggiore</strong>, alle attuali portate di rilascio nell’effluente, restano 10 giorni, per il <strong>lago di Como</strong> i giorni sono 14, <strong>all’Iseo</strong> restano 13 giorni, solo <strong>il Garda </strong>ha una scorta sufficiente a concludere la stagione irrigua continuando ad erogare la portata di acqua necessaria all’agricoltura. Ma il Garda, sebbene disponga di una grande capacità d’invaso, ha anche <strong>lunghi tempi di ricarica</strong>: per questo, se il suo livello si dovesse abbassare troppo quest’anno, <strong>i problemi potrebbero aggravarsi l’estate prossima</strong>.</p>
<p>In questo quadro, l’istituzione regionale, pressata dalle organizzazioni agricole, sta assumendo <strong>misure di emergenza</strong>: dall’imposizione ai concessionari idroelettrici di maggiori rilasci dagli invasi di monte, a <strong>deroghe sul deflusso ecologico</strong>. Tutte azioni le cui conseguenze vengono pagate, oltre che dagli ecosistemi fluviali, dal sistema energetico e dagli agricoltori dell’area del delta <strong>veneto</strong> e <strong>romagnolo</strong>, <strong>per i quali la riduzione di portata significa cuneo salino</strong>.</p>
<p>“Non è accettabile che ogni regione guardi solo agli interessi della sua agricoltura &#8211; afferma <strong>Lorenzo Baio </strong>-, responsabile risorse idriche e vicepresidente di Legambiente Lombardia. Derogare al deflusso minimo da rilasciare nei fiumi non comporta solo gravi conseguenze ecologiche per i corsi d’acqua, ma scarica i problemi sugli agricoltori delle regioni che dipendono dall’acqua che ‘avanza’ alla Lombardia. Non è più possibile gestire il problema della scarsità idrica con logica emergenziale: il dato è diventato strutturale, se il clima cambia, occorre che cambi l’agricoltura, riducendo le superfici investite in colture foraggere estive, mais in primis, che richiedono maggiori apporti irrigui”.</p>
<p>Oltre a ciò, occorrerà <strong>ridurre l’intensità di coltivazione del riso</strong> ripristinando <strong>metodi tradizionali di irrigazione</strong>, riducendo la semina in asciutta che posticipa l’allagamento e <strong>concentra il fabbisogno idrico proprio nei mesi estivi</strong>. Allo stesso tempo occorrerà <strong>ripristinare gli usi invernali e primaverili delle acque</strong>, ad esempio per alimentare <strong>le <em>marcite</em></strong>, che permettono di utilizzare la risorsa in momenti in cui essa non è scarsa per rifornire allo stesso tempo la falda, con effetti benefici per le portate fluviali nei mesi successivi.</p>
<p>Per Legambiente l’adattamento dell’agricoltura lombarda al nuovo clima può essere anche un’opportunità: <strong>l’elevatissima intensità produttiva dell’agricoltura lombarda</strong> si basa su un altrettanto <strong>abnorme apporto di <em>input</em> produttivi, non solo acqua, ma anche fertilizzanti e mangimi</strong> richiesti dal comparto zootecnico.</p>
<p>“Se finalmente decidessimo di ristrutturare in chiave agroecologica l’agricoltura lombarda potremmo ottenere, oltre alla riduzione del fabbisogno idrico estivo, anche una maggiore valorizzazione delle produzioni, tutelando il reddito e la posizione degli agricoltori nelle catene di valore, e riducendo l’impatto ambientale, che vede la Lombardia campione d’Italia quanto ad emissioni agricole inquinanti,” <strong>conclude Baio.</strong></p>
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<p>Nella foto centrale il Po in secca nel 2022, sono visibili gli spiaggioni</p>
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		<title>In lenta diminuzione il Po a Cremona: -8,18 metri</title>
		<link>https://vittorianozanolli.it/siccita-si-preannuncia-unestate-drammatica-per-lagricoltura-lombarda-stabile-il-livello-del-po-a-cremona-oggi-818-metri/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Ospite]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 11 Jul 2026 13:11:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’emergenza idrica iniziata mesi fa sta raggiungendo il livello massimo: mancanza di neve e anticipo del disgelo nelle Alpi modificano l&#8217;idrologia della pianura padana. Nei grandi laghi ci sono scorte solo per meno di due settimane. In estate c&#8217;è sempre meno acqua per le colture. Legambiente Lombardia: “Basta con l’approccio emergenziale, occorre modificare gli utilizzi [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://vittorianozanolli.it/siccita-si-preannuncia-unestate-drammatica-per-lagricoltura-lombarda-stabile-il-livello-del-po-a-cremona-oggi-818-metri/">In lenta diminuzione il Po a Cremona: -8,18 metri</a> proviene da <a href="https://vittorianozanolli.it">Vittoriano Zanolli</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L’emergenza idrica iniziata mesi fa sta raggiungendo il livello massimo: mancanza di neve e anticipo del disgelo nelle Alpi modificano l&#8217;idrologia della pianura padana. Nei grandi laghi ci sono scorte solo per meno di due settimane. In estate c&#8217;è sempre meno acqua per le colture. Legambiente Lombardia: “Basta con l’approccio emergenziale, occorre modificare gli utilizzi irrigui, fiumi e laghi a secco non si possono spremere, è l&#8217;agricoltura lombarda che può e deve cambiare.</p>
<p><strong>Il livello del Po a Cremona in questi giorni è stabile: oggi alle 11 sono stati rilevati 8,18 metri sotto lo zero idrometrico. Ieri il dato rilevato è stato -8,14.</strong></p>
<p>In Lombardia i problemi per la stagione irrigua erano chiari già a inizio marzo: è questo, infatti, il periodo in cui il bilancio del principale serbatoio idrico lombardo, costituito dall’accumulo nevoso in montagna, raggiunge il suo picco. Mentre negli ultimi vent’anni il dato dell’equivalente idrico della neve al 1° marzo è stato in media di 2,3 miliardi di metri cubi di acqua, nel 2026 il volume in questione risultava inferiore a 1,3 miliardi di mc.</p>
<p>A peggiorare la situazione ci si è messo anche l’aumento delle temperature primaverili, che ha fatto sì che le nevi risultassero quasi esaurite a fine maggio, contro un dato, basato sulla media ventennale, che colloca la data di fine disgelo alla prima settimana di luglio. In pratica è come se, dal punto di vista della disponibilità di risorsa idrica, l’estate fosse iniziata un mese e mezzo prima.</p>
<p>Purtroppo questo anticipo del disgelo, associato all’assottigliamento della ‘risorsa idrica di ultima istanza’ rappresentata dalla fusione delle masse glaciali, ridefinisce l’idrologia dell’intera regione rendendo strutturalmente critica e incerta la disponibilità di risorsa idrica utilizzabile a scopi irrigui nei mesi cruciali per le colture estive.</p>
<p>Un miliardo di metri cubi in meno per l’estate non è un dato trascurabile nemmeno nella regione italiana più ricca di acque dolci: gli invasi che interessano il territorio lombardo sono in grado di stoccare 2,5 miliardi di metri cubi, considerando insieme il volume regolato dei grandi laghi prealpini e quello degli invasi idroelettrici alle quote montane.</p>
<p>Secondo l’ultimo bollettino ARPA sulle risorse idriche, a fine giugno il valore complessivo degli stoccaggi idrici lacustri è sceso a poco più di 1,1 miliardi di metri cubi, il 40% in meno dell’atteso: il beneficio delle abbondanti piogge tra maggio e inizio giugno si è già quasi esaurito. Anche i grandi laghi regolati contano i giorni prima di finire la loro scorta: al lago Maggiore, alle attuali portate di rilascio nell’effluente, restano 10 giorni, per il lago di Como i giorni sono 14, all’Iseo restano 13 giorni. Solo il Garda ha una scorta sufficiente a concludere la stagione irrigua continuando a erogare la portata di acqua necessaria all’agricoltura. Ma il Garda, sebbene disponga di una grande capacità d’invaso, ha anche lunghi tempi di ricarica: per questo, se il suo livello si dovesse abbassare troppo quest’anno, i problemi potrebbero aggravarsi l’estate prossima.</p>
<p>In questo quadro, l’istituzione regionale, pressata dalle organizzazioni agricole, sta assumendo misure di emergenza: dall’imposizione ai concessionari idroelettrici di maggiori rilasci dagli invasi di monte, a deroghe sul deflusso ecologico. Tutte azioni le cui conseguenze vengono pagate, oltre che dagli ecosistemi fluviali, dal sistema energetico e dagli agricoltori dell’area del delta veneto e romagnolo, per i quali la riduzione di portata significa cuneo salino.</p>
<p>“Non è accettabile che ogni regione guardi solo agli interessi della sua agricoltura &#8211; afferma <strong>Lorenzo</strong> <strong>Baio</strong>, responsabile risorse idriche e vicepresidente di Legambiente Lombardia -. Derogare al deflusso minimo da rilasciare nei fiumi non comporta solo gravi conseguenze ecologiche per i corsi d’acqua, ma scarica i problemi sugli agricoltori delle regioni che dipendono dall’acqua che ‘avanza’ alla Lombardia. Non è più possibile gestire il problema della scarsità idrica con logica emergenziale: il dato è diventato strutturale, se il clima cambia, occorre che cambi l’agricoltura, riducendo le superfici investite in colture foraggere estive, mais in primis, che richiedono maggiori apporti irrigui”.</p>
<p>Oltre a ciò, occorrerà ridurre l’intensità di coltivazione del riso ripristinando metodi tradizionali di irrigazione, riducendo la semina in asciutta che posticipa l’allagamento e concentra il fabbisogno idrico proprio nei mesi estivi. Allo stesso tempo occorrerà ripristinare gli usi invernali e primaverili delle acque, ad esempio per alimentare le marcite, che permettono di utilizzare la risorsa in momenti in cui essa non è scarsa per rifornire allo stesso tempo la falda, con effetti benefici per le portate fluviali nei mesi successivi.</p>
<p>Per Legambiente l’adattamento dell’agricoltura lombarda al nuovo clima può essere anche un’opportunità: l’elevatissima intensità produttiva dell’agricoltura lombarda si basa su un altrettanto abnorme apporto di input produttivi, non solo acqua, ma anche fertilizzanti e mangimi richiesti dal comparto zootecnico. “Se finalmente decidessimo di ristrutturare in chiave agroecologica l’agricoltura lombarda potremmo ottenere, oltre alla riduzione del fabbisogno idrico estivo, anche una maggiore valorizzazione delle produzioni, tutelando il reddito e la posizione degli agricoltori nelle catene di valore, e riducendo l’impatto ambientale, che vede la Lombardia campione d’Italia quanto ad emissioni agricole inquinanti” conclude Baio.</p>
<p>L'articolo <a href="https://vittorianozanolli.it/siccita-si-preannuncia-unestate-drammatica-per-lagricoltura-lombarda-stabile-il-livello-del-po-a-cremona-oggi-818-metri/">In lenta diminuzione il Po a Cremona: -8,18 metri</a> proviene da <a href="https://vittorianozanolli.it">Vittoriano Zanolli</a>.</p>
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		<title>Parco del Serio: Campi Natura a Casale, Romano, Grassobbio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ospite]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Jun 2026 12:29:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Entrano nel vivo i Campi Natura del Parco del Serio, dopo le due settimane che si sono svolte presso il Centro Parco Casa di Camperia di viale santa Maria a Crema, in questa giorni un gruppo di bambini è impegnato a Casale Cremasco, presso il Centro Parco Museo dell’acqua. Da lunedì 29 giugno al 4 [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://vittorianozanolli.it/parco-del-serio-campi-natura-attivita-a-casale-romano-grassobbio/">Parco del Serio: Campi Natura a Casale, Romano, Grassobbio</a> proviene da <a href="https://vittorianozanolli.it">Vittoriano Zanolli</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Entrano nel vivo i Campi Natura del Parco del Serio, dopo le due settimane che si sono svolte presso il Centro Parco Casa di Camperia di viale santa Maria a Crema, in questa giorni un gruppo di bambini è impegnato a Casale Cremasco, presso il Centro Parco Museo dell’acqua.</p>
<p>Da lunedì 29 giugno al 4 luglio, i Campi Natura si trasferiscono nell’area bergamasca, a Romano di Lombardia presso l’orto botanico “Giuseppe Longhi” e a seguire, con una formula personalizzata, nel Comune di Grassobbio, presso la palestra della scuola primaria, per meglio rispondere alle esigenze di quel territorio, con una programmazione che si protrarrà fino a metà luglio.</p>
<p>“Ho avuto modo di seguire le attività che si sono svolte presso la Casa di Camperia a Crema – commenta il presidente <strong>Basilio Monaci</strong> – e ho riscontrato la soddisfazione sia dei bambini, soprattutto delle prime classi della scuola primaria che hanno partecipato, sia delle famiglie, per le attività proposte e per le uscite<br />
organizzate. Tra l’altro, molti hanno completato le attività rimanendo a dormire in tenda con gli educatori l’ultimo giorno, dopo la festa della serata. A tutti coloro che hanno reso possibile l’attività nei due campi di Crema ed in quelli in corso di svolgimento e programmati per quest’anno, va il ringraziamento di tutto il Parco del Serio, alle GEV, a <strong>Rosa Bonomini</strong>, agli educatori, ai ragazzi che hanno collaborato nei progetti di<br />
Formazione Scuola Lavoro e di Servizio Civile”.</p>
<p>A descrivere le attività della settimana tipo, la GEV Rosa Bonomini, che con passione è stata presente nelle due settimane a Crema ed in questi giorni anche a Casale: “Si parte dall’accoglienza con momenti ludici, poi ci sono le uscite sul territorio, ad esempio, al lascito Chiappa, con percorso naturale e scientifico. Attività<br />
proseguita anche al rientro in Casa di Camperia e all’ombra, sotto le volte del Ponte Canale Vacchelli” racconta Rosa Bonomini. Dal disegno alla costruzione guidata da educatori e tutor di casette per uccellini, ma anche spazio per le escursioni in montagna, con la giornata a Nasolino di Oltressenda Alta, piccolo borgo<br />
dell’Alta Valle Seriana, nelle Orobie bergamasche e poi a Bergamo, al Museo di scienze naturale. Nonostante il caldo, per i bambini anche una biciclettata, con adeguate soste ristoro, verso l’area della Rana Rossa e ultimo giorno dedicato alla caccia al tesoro nel giardino della Casa di Camperia e nell’area del querceto,<br />
prima della festa finale con i bambini divisi in squadre, che guidati da GEV ed educatori hanno narrato in forma teatrale le storie create sempre con un tema ambientale.</p>
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