Prima le sedute, le scarpe e le panchine, ora le bandiere. Resta il rosso, il colore del sangue. Perché le donne hanno biologicamente una storia di sangue, intrecciata di pregiudizi che ne hanno zavorrato le vite decretandone l’emarginazione con l’esilio nei muri di casa.
E’ una storia di sangue condizionante perché se sei uomo puoi anche dimenticarti di esserlo ma se sei donna è la tua fisicità a ricordartelo col sigillo del dolore.
Ed è una storia paradigmatica di un destino perché le donne non hanno potuto che vivere al servizio delle ragioni della specie, cosa che gli assetti sociali hanno pietrificato in un ruolo che ha retto ai tracolli di imperi e regimi perché questa pietrificazione ha la forza delle semplificazioni: c’è il posto delle donne e quello degli uomini, solo da poco contestati in nome del diritto di ciascuno a viversi in libertà, un diritto che peraltro oggi le donne in fuga da rapporti forzati pagano col sangue e la vita. Ma sembrava cosa fatta.
C’è invece un’onda di risacca che sta togliendo la terra dei diritti da sotto i piedi delle donne, diritti che rompendo i tabù sono liberatori per tutti, donne e uomini.
La risacca è il vento di destra che torna ad arruolare le donne al servizio di società segnate dalla de-natalità. E scatta il richiamo all’ordine: le donne facciano figli e siano natura e ruolo a connotare i generi, tanto che c’è chi declina al maschile anche i ruoli o incarichi rivestiti da donne.
Quale sia il posto delle donne oggi in Italia è chiaro.
Se con l’ impegno cerchi un posto nel mondo sappi che la nostra Donna nazionale affonda le quote rosa, forse perché non conosce le dinamiche che vigono tra chi non ha santi in paradiso.
A parità di funzioni sei pagata meno di un uomo perché su di te si investe poco visto che è tuo il lavoro di cura, anche della non autosufficienza, e senza sostegni.
Se sei madre lavoratrice non contare sugli asili perché i fondi PNRR dedicati sono stati usati per altro dalla Mamma nazionale che ha liquidato anche il congedo parentale per i padri.
Se vuoi essere padrona del tuo destino biologico non contare su chi governa e sceglie di chiudere i consultori inficiando il tuo diritto a scelte responsabili.
Se oggi la conciliazione vita-famiglia-lavoro non gode di supporto alcuno, sono sempre di più le voci che richiamano le donne alla loro ‘naturale’ funzione. Si facciano ‘figli per la patria’, perché la potenza di una nazione è nei numeri ed è tornata di moda la politica di potenza.
Siamo in tempo di guerra, non un destino ma una scelta di chi governa, anche quando la Costituzione boccia la guerra. Perchè insieme ai diritti è sotto tiro la Costituzione. Lo dimostra il referendum impropriamente detto sulla giustizia, che è di fatto una guerra civile dichiarata dall’esecutivo contro la Magistratura per asservirla a un Governo che peraltro non dà buona prova di sé, incapace di dissociarsi da guerre insensate frutto della mente malata di uomini alfa che affossano il diritto internazionale e con esso i diritti di tutti. Perché in un mondo dove conta la forza c’è posto solo per società semplificate costruite su schemi pietrificati in ruoli che pensavamo superati, società in cui contro la violenza di genere s’inasprisce la pena ma è della vittima l’onere della prova e nulla si fa per arginare la sottocultura di cui questa violenza è figlia.
Che una donna al governo, con i suoi apparentamenti sulla scena politica mondiale, segnasse l’inizio dell’autunno dei diritti è solo cronaca. Oggi i palazzi del potere espongono bandiere rosse in nome dei diritti delle donne, senza realizzare che anche una bandiera è un inutile straccetto se chi governa ha un’idea della società e del mondo in cui l’ordine sia dettato dal più forte.
Questo è un 8 Marzo di guerra e di sangue che torna a incatenare gli uomini al loro destino di guerra e le donne al loro destino di sangue, tutti figuranti in una tragicommedia con un capocomico folle che ordina bombardamenti a ritmo di Macarena, dove ciascuno si prende ciò che pensa gli spetti e un capo del governo può millantare ciò che i dati smentiscono, imputare ai magistrati ciò che non riesce a fare e relazionare sullo stato di guerra del Paese non al Parlamento ma da una radio.
E’ la politica che non sa e non vuole cambiare la storia e lascia le donne nel guado dei diritti che sfumano in nome del diritto della forza che ci fa tutti perdenti, uomini e donne.
Rosella Vacchelli
Una risposta
La curva della natalità italiana dice che c’é stato un minimo nel 2003-2004 ; non a caso nel 2005 il Parlamento approva la legge che sospende il servizio militare di leva (maschile) obbligatorio. Erano già 20 anni che le nascite erano poche.
Ma poi dal 2011 inizia un crollo costante : quelli che oggi gridano allo scandalo perché non si fanno figli, forse erano un po’ distratti.