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Con la presente rassegno formalmente e con effetto immediato le mie dimissioni dall’incarico di componente e vice presidente della Commissione di vigilanza del Comune
di Cremona prevista dall’art. 28 del Regolamento del Consiglio comunale.
Desidero precisare che mantengo intatta la mia carica di Consigliere comunale e la mia partecipazione a tutte le restanti commissioni consiliari.
Questa decisione, sofferta ma non più rimandabile, nasce, dopo qualche giorno di riflessione, dal profondo rispetto che nutro verso il ruolo istituzionale che mi è stato affidato
e verso i cittadini di Cremona ed è maturata a seguito del gravissimo comportamento tenuto dal sindaco Andrea Virgilio e dai gruppi consiliari di maggioranza, i quali, a fronte
della convocazione della Commissione di vigilanza del 20 luglio scorso, facendo mancare
deliberatamente il numero legale, hanno impedito lo svolgimento della commissione stessa.

Il Sindaco si è arrogato il diritto di decidere come l’opposizione debba esercitare il proprio mandato ispettivo. E la maggioranza, avallando questa linea e negando all’opposizione la
possibilità di svolgere la propria attività di approfondimento e controllo nella sede a questo deputata per legge, ha trasformato la Commissione di vigilanza in un organismo sterile,
sottomesso ai propri desiderata politici.

Le commissioni di controllo e vigilanza nascono nel nostro ordinamento con uno scopo preciso: garantire la legittimità, regolarità e correttezza dell’azione amministrativa
attraverso la verifica ed il controllo sugli atti e sui procedimenti dell’Amministrazione comunale nonché dei gestori di servizi pubblici comunali, così come previsto dall’art. 44 del TUEL che sancisce le forme di garanzia e di partecipazione delle minoranze attribuendo alle opposizioni la presidenza delle commissioni consiliari aventi funzioni di
controllo o di garanzia, ove costituite.
La convocazione della Vigilanza è sempre motivata dal dubbio delle opposizioni sulla legittimità di un atto o di un procedimento. È del tutto fisiologico che i proponenti cerchino
di di mostrare la correttezza della propria tesi portando “ricostruzioni di parte”. Spetta poi al confronto in commissione smontare o confermare quelle ipotesi.

Rappresentare un quadro dettagliato delle possibili illegittimità non significa aver già formulato un giudizio, non costituisce un verdetto anticipato bensì garantisce la massima
trasparenza, permettendo a tutte le parti, compreso il Sindaco, di conoscere in anticipo i temi del confronto in modo da favorire una discussione informata e ordinata.
Richiamare la Costituzione, la Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo o i cardini della Legge n. 241 del 1990 sulla trasparenza amministrativa non significa attribuirsi funzioni “para-giurisdizionali” estranee alle proprie competenze. Al contrario, quelle norme rappresentano l’alfabeto e il limite invalicabile di qualsiasi azione della Pubblica Amministrazione. È dovere primario di una Commissione di vigilanza verificare se l’azione
dell’ente locale si sia mossa entro il perimetro della legalità e dei diritti dei cittadini, oppure se sia deragliata in corsie preferenziali prive di formali e motivati atti amministrativi.

La Presidente della Commissione garantisce l’imparzialità proprio formalizzando l’oggetto del dibattito, delineando un perimetro chiaro all’attività di verifica, escludendo dibattiti generici ed evitando un processo alle intenzioni al buio.

Accusare la Commissione di volersi trasformare in un ‘tribunale politico’ è un’affermazione smentita dai fatti: le commissioni di garanzia non emettono sentenze né provvedimenti
punitivi. Sottrarsi al confronto definendo ‘verdetto’ quella che era solo un’ipotesi di lavoro significa misconoscere la normale dialettica tra maggioranza e opposizione la quale ha tutto il diritto di sollevare dubbi sulla legittimità dell’operato dell’amministrazione e la sede
naturale per chiarirne la correttezza è la Commissione di vigilanza, alla quale sindaco, giunta e maggioranza hanno il dovere regolamentare di non sottrarsi.

È inaccettabile che i consiglieri di maggioranza abbiano fatto mancare il numero legale all’ultimo momento per impedire lo svolgimento della seduta del 20 luglio. È altrettanto
grave che sia stato impedito l’ascolto formale del Segretario e dei dirigenti comunali, relegando il confronto a semplici chiarimenti informali privi di qualsiasi valore legale o di
trasparenza per la città.

Ma ci sono fatti che sono comunque emersi proprio grazie a questi confronti informali, al lavoro istruttorio svolto ai fini della Commissione di vigilanza e alla documentazione
acquisita con la convocazione della stessa.

Senza il lavoro di approfondimento dell’opposizione non si sarebbe ad esempio accertato che l’Ufficio pubblicità del Comune, competente al rilascio delle autorizzazioni e delle
rimozioni dei manifesti, pur avendo ricevuto la famosa segnalazione del 20 marzo 2026, non ha ritenuto che vi fossero i presupposti giuridici per attivare la diffida di rimozione
entro 5 giorni, procedura invece tassativamente prevista dalla legge per le violazioni del comma 4-bis dell’art. 23 del Codice della Strada che punisce qualsiasi forma di pubblicità il
cui contenuto proponga messaggi sessisti o violenti o stereotipi di genere offensivi o messaggi lesivi del rispetto delle libertà individuali, dei diritti civili e politici.

La stessa società Arriva, nella sua nota ufficiale del 17 luglio 2026 indirizzata allaPresidente della Vigilanza, precisa di aver agito e chiesto la rimozione a IPAS, senza
esplicitare quali violazioni contrattuali o di legge abbia riscontrato, ma unicamente per dare seguito alla richiesta del Comune.

Non sono forse questi elementi fondamentali della sequenza amministrativa e contrattuale rispetto alla quale il Sindaco aveva il dovere di rendere conto in Commissione
per dimostrare la legittimità della sua personale iniziativa di richiesta di rimozione del manifesto (in netto contrasto con le valutazioni tecniche dei suoi uffici), inviata ad Arriva
dopo 32 giorni dalla segnalazione, a 6 anni dalla sua esposizione nel medesimo luogo e con lo stesso messaggio e a meno di 2 mesi dalla scadenza del contratto tra Ipas e
Movimento per la Vita?

Di fatto il Sindaco ha continuato a rivendicare pubblicamente a suon di comunicati stampa il merito politico della rimozione, ma ha rifiutato il confronto formale sulla propria
responsabilità amministrativa e istituzionale nel luogo preposto, la Vigilanza, arrivando a boicottare i lavori di controllo della minoranza.

A coronamento di questo atteggiamento di prepotenza e totale mancanza di rispetto per le istituzioni, si aggiungono le parole irridenti con le quali ha liquidato e deriso i lavori della
Commissione definendola una “Corte Costituzionale in salsa cremonese”.

Questo non è solo un attacco alle opposizioni, ma un insulto al principio stesso di controllo democratico.

Chi governa la città dovrebbe rispondere ai dubbi con i fatti e con la trasparenza, non con
la satira e la fuga dalle proprie responsabilità.

Tra l’altro è lo stesso Sindaco che nella mail inviata a ridosso della seduta del 20 luglio per motivare la sua assenza, nel richiamare quelle che chiama accuse, le qualifica lui stesso
“tesi”, “ipotesi”, “presunte violazioni” e “possibili violazioni” dimostrando di avere perfettamente colto la reale natura della convocazione e di avere piena consapevolezza che nella stessa non si anticipava alcun giudizio ma si stava formulando un’istruttoria
basata appunto su tesi, ipotesi e presunte possibili violazioni.

Pertanto non intendo legittimare oltre un organo svuotato della sua reale funzione da un Sindaco e una maggioranza che hanno paura del controllo. Non accetterò più di essere umiliata da assenze strategiche dell’ultimo minuto. Le mie dimissioni non sono una resa, ma un atto di dignità e di rilancio dell’azione politica.
L’integrità del mio ruolo di consigliere non si esaurisce dentro una commissione-farsa controllata numericamente da chi dovrebbe essere controllato.

Da oggi, eserciterò il mio potere di vigilanza con ancora più forza e determinazione direttamente in Consiglio comunale, attraverso interrogazioni formali, ordini del giorno e richieste di accesso agli atti che la maggioranza non potrà boicottare. E, soprattutto, continuerò a farlo tra i cittadini, portando i fatti accertati alla luce del sole. Fatti che ad oggi hanno permesso al Movimento per la Vita di avanzare la legittima richiesta di ricollocazione del manifesto valutando anche il ricorso alle vie legali.

Cremona merita un’amministrazione trasparente, che non si nasconda dietro ai giochi di palazzo e che rispetti le regole della democrazia.

Maria Vittoria Ceraso
capo gruppo Lista Civica Oggi per Domani

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