La musica è finita, gli amici se ne vanno e Marcello Ventura, consigliere regionale di Fratelli d’Italia, si dimette da coordinatore provinciale del partito. Lo fa con stile, con una conferenza stampa e non da scappato di casa. Non è da tutti. Era stato eletto nel dicembre del 2023. Al suo posto, il commissario Giorgio Bontempi. Ha comunicato la decisione nel palazzo della Provincia. Scelta originale, ma scontata la battuta: Fratelli d’Italia ha occupato le istituzioni. Dettaglio sorprendente per un partito conservatore, ligio alle norme, alla forma, ai simboli, tre degli aspetti che appartengono alla narrazione identitaria della destra.
Al fianco di Ventura, il senatore Renato Ancorotti, l’uomo della cosmesi, abilissimo a trasferire l’arte del make-up in politica. Ma anche maestro nel girare la frittata quando l’oplà del prestigiatore serve un po’ al partito e un po’ a lui. Tempista e lesto come pochi, è argento vivo. Come Ancorotti nessuno. Al tavolo anche il mantovano Carlo Maccari, coordinatore regionale e da alcuni mesi commissario del circolo di Crema. Presenza che sfata la fama di oggetto misterioso, maldicenza sussurrata e non gridata nella Repubblica del Tortello.
Il bresciano Bontempi, titolare del quotato Studio Bontempi & partners s.r.l., servizio militare nei carabinieri, ex leghista, ex consigliere regionale, ex assessore provinciale, ex sindaco per tre mandati, ex presidente di Lgh, ex presidente della polisportiva Agnosine è attualmente presidente della Fondazione Lgh e consigliere comunale. Classe 1963, volontario dell’oratorio, in linea con quella che spesso è stata la fucina di valenti democristiani, è politico di notevole esperienza. Non ancora diversamente giovane, è però già un navigatore di lungo corso, caratteristica che può determinare la differenza tra un commissario di partito abile e uno farlocco.
Presenti, ma non al tavolo dei relatori, il consigliere provinciale Attilio Zabert, l’ex segretario provinciale di Fratelli d’Italia Stefano Foggetti, il pokerista Fabio Bertusi. (Cremonaoggi, 31 agosto). Tre figure significative del partito: non militanti per caso, non portaborracce, non tesserati a loro insaputa. Insomma, mica bau bau, micio micio.
Zabert, due mandati da sindaco a Pieve d’Olmi, sconfitto al terzo tentativo, è consigliere comunale e provinciale in carica. Convinto sostenitore dell’uscita di Fratelli d’Italia dal gruppo di centrodestra in Provincia, è stato tra i promotori della costituzione di una compagine meloniana autonoma. «Questo ci darà la possibilità di essere più incisivi in seno al consiglio nel portare le istanze degli amministratori locali e nel proporre le nostre idee di politica territoriale» (Cremonaoggi, 9 aprile 2025). Da quello strappo, al gruppo provinciale di Fratelli d’Italia, di incisivo sono rimasti solo i denti, tutt’altro che affilati. Dopo l’acquisita autonomia, Zabert e i suoi due colleghi non hanno battuto un colpo. Né carne, né pesce, quasi mai hanno contrastato le decisioni del presidente Roberto Mariani di centrosinistra. Come Ponzio Pilato, hanno collezionato una serie di astensioni e in un consiglio provinciale dove il numero dei consiglieri dei due schieramenti è uguale (6 a 6), il non voto vale quanto le terre rare.
Al contrario, Forza Italia e Lega, liberate dal giogo meloniano, sono diventate dei rottweiler, pronte ad azzannare il centrosinistra. La vicenda di Centro Padane Engineering Srl è paradigmatica della marginalità di Fratelli d’Italia in Provincia e dell’attivismo dei due ex compagni di cordata.
Foggetti stava al timone del partito provinciale prima di essere sconfitto al congresso nel duello con Ventura, nonostante in molti avessero pronosticato il contrario. Entrato in conclave da papa, era uscito cardinale. Alcuni mesi prima (febbraio 2023), era stato candidato in Regione insieme a Ventura, che lo aveva più che raddoppiato nelle preferenze (2.525 contro 1.101) e staccato il biglietto per Milano. Foggetti era rimasto a Cremona. L’anno precedente aveva tentato la via di Roma, lui alla Camera, Ancorotti al Senato. È rimasto al palo. Il secondo è volato nella capitale. Per un periodo è stato commissario del circolo cittadino di Cremona. Il suo riferimento nel gotha di Fratelli d’Italia è l’europarlamentare Carlo Fidanza. Per Ventura è l’europarlamentare Mario Mantovani, molto stimato da Bertusi, particolare da non sottovalutare, anzi, probabilmente sfumatura decisiva nel percorso politico del coordinatore dimissionario. La marcia in più, la tigre nel motore che ha permesso a Ventura di correre e sbaragliare i suoi competitor. Ma non è una novità: l’ascesa o la discesa nella carriera politica dipende molto dai santi protettori. E Cremona non è diversa dal resto dell’Italia, forse del mondo.
Dei tre politici che hanno assistito alla conferenza stampa, Bertusi, privo di incarichi ufficiali nel partito, è in realtà il kingmaker non tanto occulto di Fratelli d’Italia. Il convitato di pietra che incide sulle decisioni sostanziali del partito. Più di altri maggiorenti ufficiali meloniani, sposta le pedine del risiko politico provinciale. E la sua presenza alla conferenza stampa da osservatore dice molto di più di un convegno di due ore sui movimenti futuri di Fratelli d’Italia. Non è un segreto che abbia messo tanto del suo in tutte le ultime vicende di Padania Acque e il riferimento non si limita all’inverecondo accordo tra Pd e Fratelli d’Italia sulla nomina del Collegio dei sindaci della società. Ma anche su altre questioni la sua influenza si è fatta sentire. Giovane, ma già veterano di accordi e di camarille, è lo Steve McQueen-Cincinnati Kid della politica locale. Per ora vince e dà la birra a tutti per lucidità e determinazione. Quando al tavolo di gioco si siede lui c’è poco spazio per altri. Resta però valido l’avvertimento di Edward G. Robinson (il vecchio Lancey Howard) a Cincinnati Kid: «Non te la cavi male, ragazzo, ma finché ci sarò io, sarai soltanto secondo».
Per ora, in provincia, non s’intravede un maturo Lancey Howard che possa impensierire il Cincinnati Kid locale. Poi c’è la saggezza popolare, che è il grillo parlante della storia non paludata e non ufficiale: anche il migliore può incontrare quello del formaggio. Le dimissioni di Ventura e la nomina del commissario provinciale, che si aggiunge a quello del circolo di Crema, non sono la fine di una guerra tra cremaschi e cremonesi, né di quella fratricida in atto in riva al Serio. Potrebbero essere, invece, l’inizio di una nuova fase del conflitto. Un momento di transizione verso una tregua. Ma il condizionale è d’obbligo.
La ferita per lo spettacolo di infimo livello offerto dal partito nel febbraio dello scorso anno per l’elezione del coordinatore del circolo di Crema, sanguina ancora. Su 397 iscritti aventi diritto al voto, all’assemblea congressuale avevano partecipato la miseria di una ventina di tesserati. Alberto Bonetti, il segretario eletto, brava persona, dopo poche settimane capisce l’andazzo e vede i coltelli sotto il tavolo. Ringrazia e molla la poltrona, agevolato dalle dimissioni in massa del suo direttivo. Cercare di cancellare questo sfregio e ricostruire non è semplice e non aiutano le elezioni amministrative di Crema previste per l’anno prossimo.
Daniel Segre, già responsabile del commissariato di polizia della città, è ufficiosamente il candidato del centrodestra. Ha chiarito che non formerà una lista strettamente di partito. Non avrebbe esitazioni a rinunciare alla discesa in campo qualora emergessero incomprensioni con i partiti sostenitori o per motivi personali dell’ultima ora. La defezione è un’eventualità non impossibile, ma devastante per il centrodestra, costretto a cercare un candidato di riserva. A maggior ragione per Fratelli d’Italia. In questa situazione, con il partito in cerca di pacificazione, ma nervoso e instabile, Maccari e Bontempi potrebbero essere l’innesco della reazione e Bertusi il catalizzatore che la favorisce. Ma Cincinnati Kid non smania per occupare la poltrona di coordinatore provinciale o cremasco e accetterebbe l’incarico solo alle proprie condizioni. Preferisce il tavolo più spregiudicato del poker, dove può giocare con maggiore autonomia rispetto alla flessibilità ridotta di un coordinatore o di un segretario di partito. Ma non è malaccio e se la cava egregiamente anche nel lavoro del dare e avere, della ricucitura, del valutare promesse e pesare i relativi vantaggi.
Ventura si è dimesso da coordinatore provinciale. La palla è passata a Bontempi. Per giocarla avrà bisogno degli assist di Bertusi. Il resto è coreografia, che comunque rimane essenziale per la rappresentazione della politica e anche per barattare convenienti e disinvolte alleanze. E qui sorge un dubbio: vantaggiose per chi? Per i cittadini, per il partito, per i leader? La risposta alla prossima conferenza stampa. Se ci sarà. Oppure nel vento.
Antonio Grassi































