Alla politica cremonese mancava Todo Modo. Il gesuitico Todo modo para buscar la voluntad divina, filo conduttore dell’omonimo romanzo di Leonardo Sciascia e del successivo film di Elio Petri. Fratelli d’Italia ha colmato la lacuna con un documento firmato da una trentina di militanti. Una nota che critica il pasticciaccio di piazza Zelioli Lanzini che, poco più di due settimane fa, aveva partorito FPC (Fratelli Piddini Cremonesi). Organismo geneticamente modificato (Ogm), il neonato soggetto politico era risultato decisivo nella nomina del nuovo collegio sindacale di Padania Acque.
Formalmente, il documento è un invito ai vertici del partito a chiarire l’operazione. In pratica, una resa dei conti. Un guanto di sfida lanciato ai sostenitori dell’accordo dagli oppositori. Una situazione complessa. Non ci sono i buoni e i cattivi, ma solo fratelli coltelli. Non ci sono cavalieri della Tavola Rotonda e sarebbe fuorviante considerare tali i firmatari del documento. La nostra provincia non è Camelot. Solo i velleitari o gli ingenui credono il contrario. Poi ci sono coloro che ciurlano nel manico e raccontano agli elettori che loro sono Lancillotto. E sono molti.
Il documento è stato inviato al coordinatore regionale del partito Carlo Maccari e, per conoscenza, al responsabile nazionale organizzazione, Giovanni Donzelli, e alla responsabile nazionale tesseramento, Arianna Meloni. Al di là del risultato che sortirà questo coinvolgimento dei piani alti del partito, l’azione è un elettroshock per la morta gora della politica locale. Una scossa che non avveniva da tempi lontani.
I sottoscrittori invitano a valutare con attenzione l’accaduto. Rivangano alcune situazioni politiche borderline che, nel recente passato, hanno procurato fibrillazioni nel partito. Congiunture avallate, sottolineano, dal coordinatore provinciale, che però non citano con nome e cognome. Dettaglio che non gioca a loro favore. Perché? Gentilezza mentre si tira un calcio nelle parti intime? Ipocrisia?
I pubblici ministeri all’alchermes non si limitano a stigmatizzare la vicenda Padania Acque. Pongono sotto accusa anche la gestione delle elezioni comunali di Cremona e di altri Comuni della provincia. Evidenziano le tensioni per quelle provinciali e per il rinnovo del Consiglio di amministrazione di Centropadane Srl. Scordano di segnalare che, per queste dissonanze, pochissimi di loro avevano protestato. Nessuno si era stracciato le vesti.
Marcello Ventura, il coordinatore provinciale di allora e di oggi, non era finito sul banco degli imputati. Aveva ricevuto un buffetto. Quello che un tempo gli insegnanti riservavano agli studenti un po’ discoli. Una tirata d’orecchi, non molto di più. Il blando dissenso era durato lo spazio di uno starnuto. Una dichiarazione alla stampa e via andare. Meno del minimo sindacale.
Le truppe scelte di Fratelli d’Italia chiedono la verifica del comportamento del loro leader provinciale, ma sorge un problema. Cercare chi tra i Savonarola del partito può evangelicamente lanciare il sasso perché privo di peccato è un azzardo: la possibilità di trovarne uno è minima. E non per mancanza di pietre.
Il capo d’imputazione contro Ventura è un appiglio provvidenziale al quale attaccarsi per nascondere il proprio contributo al viaggio di Fratelli d’Italia verso la palude in cui si trova. Un luogo popolato da alligatori e nel quale è facile perdersi.
Il documento è un fondo tinta politico, un make-up per coprire le proprie responsabilità nella discesa agli inferi del partito. Per scansare il sospetto di solidarizzare con il coordinatore provinciale, in un momento in cui non gode del massimo consenso nel partito. I maligni potrebbero pensare al salto della quaglia e chiedersi: l’attacco a Ventura perché ora e non prima? La nota resta apprezzabile e su questo non ci piove. Il principio meglio tardi che mai è tuttora valido. Potrebbe aiutare Fratelli d’Italia a mettere ordine al proprio interno. Ai sottoscrittori evita di essere inghiottiti nelle sabbie mobili, presenti in qualsiasi palude, o di finire dispersi.
È il todo modo in salsa cremonese che permette la quadratura del cerchio. Che giustifica l’ignavia dei protagonisti e il conseguente laissez-faire, causa dell’attuale situazione scatologica in cui boccheggia il partito. Che offre ai firmatari del documento la possibilità di sganciarsi da Ventura di cui fino a poche settimane fa erano sodali. Non foss’altro perché chi tace acconsente.
È il todo modo gesuitico che tacita la coscienza e permette di continuare a gestire scampoli di potere, anche se di facciata.
È il todo modo gattopardesco del cambiare tutto per non cambiare nulla, ammesso che i vertici regionali e nazionali del partito intervengano con l’intenzione di affrontare e risolvere la questione e non per gettare acqua sul fuoco. E il dubbio che questo accada non è peregrino. Maccari infatti è il coordinatore regionale del partito, ma dal novembre dello scorso anno è anche il commissario del circolo di Crema di Fratelli d’Italia. Era stato informato dell’incendio scoppiato nel partito per Padania Acque, prima della stesura del documento dei frondisti. Non si era dannato l’anima per disinnescare le polemiche. Non una dichiarazione. Non un comunicato. Non un soffio per spegnere l’incendio. Per l’opinione pubblica il commissario è un fantasma, il vai avanti te che a me viene da ridere. E se è vero che i panni sporchi si lavano in casa, è altrettanto vero che se sono esposti alla finestra e noti a tutti, è meglio indicare come si intende pulirli. Si bloccano spifferi, confidenze, soffiate, rumors che trasformano questi panni in una bomba a orologeria.
Maccari è sicuramente bravo, ma in questa occasione ha dimostrato di essere un generale prudente. Timoroso, antitesi del capo mandato a mettere ordine nella classe con alunni indisciplinati e turbolenti. Interprete da oscar del Todo Modo politico, probabilmente rimarrà a galla per molto tempo nel mare burrascoso dei partiti. Inaffondabile. Come il sughero.
La cautela di Maccari contrasta con la sicurezza di Ventura. Il coordinatore provinciale di Fratelli d’Italia abbonda di testosterone, ormone assai apprezzato dai maschi alfa della destra nazionale e locale. Gladiatore, non esita a ingaggiare duelli mediatici al calor bianco con i tremebondi contestaori interni. Costantemente nell’arena con grinta e determinazione, ha difeso le proprie scelte sull’accordo con il Pd per la spartizione dei posti nel collegio sindacale di Padania Acque. Ha risposto alla requisitoria dei Torquemada del partito e cannoneggiato ad alzo zero contro il senatore Renato Ancorotti, da lui ritenuto un acerrimo nemico e capo dei rivoltosi intenzionati a giubilarlo.
Con sottile e velenosa perfidia, Ventura ha ricordato che Ancorotti non è un fratellino d’Italia doc, ma un emigrato regolare. Un transfuga da Forza Italia in limousine accolto da Fratelli d’Italia in pompa magna con la benedizione di Daniela Santanchè.
Ventura è un guerriero, ma non un politico. Ancora meno un diplomatico. Emotivo, s’infiamma con la velocità della luce. Si incastra da solo con scelte autolesioniste, talune anche tafazziane. La più clamorosa e più recente è la rimozione di Giovanni de Grazia e Marco Micolo dal coordinamento provinciale del partito, con la risibile motivazione di una riorganizzazione interna. Il primo è capogruppo di Fratelli d’Italia a Crema. Il secondo assessore a Casalmaggiore. Decisione presa e comunicata a pochi giorni di distanza da una riunione del coordinamento di Fratelli d’Italia, durante la quale le due vittime sacrificali avevano votato contro l’accordo con il Pd per Padania Acque. Un’esecuzione sommaria, lontana anni luce da todo modo.
Ora cosa succederà? Di domani non c’è certezza. Quel che è incontestabile è lo stato comatoso di Fratelli d’Italia. Ventura, in quanto coordinatore provinciale, è il maggiore imputato del disastro. Gli altri dirigenti, nessuno escluso e compresi i capi regionali e nazionali, sono tutti complici. Correi. Il documento firmato dalla trentina di Saint Just non è il salvacondotto che evita responsabilità, non ridà la verginità perduta. Attenzione: lo stesso Saint Just è stato ghigliottinato. E Savonarola finì al rogo.
«Tutto è possibile, persino che l’omicida sia Sant’Ignazio» (Todo Modo). E nessuno si stupirebbe.
Antonio Grassi































