«Le dichiarazioni del sindaco Andrea Virgilio, lungi dal chiarire le ragioni della rimozione del manifesto Pro Vita, confermano esattamente ciò che ho denunciato con l’interrogazione depositata in Consiglio Comunale». Lo dichiara Matteo Carotti, consigliere comunale del Gruppo Fratelli d’Italia di Cremona e presidente provinciale di Gioventù Nazionale, replicando alle affermazioni del primo cittadino.
«Nessuno ha mai sostenuto che un manifesto possa conoscere la storia personale di una donna. Proprio per questo, però, non si comprende il senso della replica del Sindaco. Lo scopo di quel messaggio non era giudicare nessuno né tantomeno sostituirsi alle coscienze individuali. Il suo obiettivo era molto più semplice: ricordare che, accanto ad una scelta certamente delicata e sofferta come l’interruzione volontaria di gravidanza, possono esistere anche delle alternative e che esistono associazioni pronte a fornire sostegno concreto alle donne che non sono pienamente convinte di intraprendere quel percorso.»
«È evidente che quel messaggio non era rivolto a quelle donne che vivono dubbi, paure e difficoltà e che potrebbero desiderare di portare avanti la gravidanza, senza però sapere a chi rivolgersi. Ed è proprio questo, del resto, lo spirito della Legge 194 del 1978, che non si limita a disciplinare l’interruzione volontaria di gravidanza, ma affida alle istituzioni anche il compito di rimuovere le cause che possono indurre una donna ad abortire e di offrirle ogni possibile sostegno.»
«Sostenere che un simile messaggio debba essere rimosso perché potrebbe arrecare un disagio psicologico significa, nei fatti, negare la legittimità stessa dell’esistenza di una proposta diversa dall’aborto. E questo è tanto più grave se avviene nelle vicinanze dell’Ospedale, luogo nel quale ogni donna dovrebbe sentirsi libera di ricevere tutte le informazioni, tutto il sostegno e tutte le possibilità che la nostra legislazione prevede.»
«Nessuno intende mettere in discussione la libertà delle donne né esprimere giudizi personali su scelte che appartengono alla sfera più intima e delicata della vita. Ma allo stesso modo nessuno dovrebbe pretendere di censurare chi, nel pieno rispetto della legge e con spirito di solidarietà, ricorda che esiste anche la possibilità di scegliere diversamente.»
«Più che una presunta censura inesistente, ciò che emerge dalle parole del Sindaco è una concezione per la quale una sola narrazione sarebbe ritenuta ammissibile nello spazio pubblico. E questo, francamente, rappresenta una visione ben poco pluralista ed inquietante».































