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Caro direttore,
di questi tempi, un anno fa, discutevamo di come liti e cause giudiziarie stessero danneggiando l’immagine della nostra società.

Le scrivo di nuovo oggi, in occasione dell’elezione dei nuovi consiglieri, ai quali, da socio, porgo i migliori auguri di buon lavoro, con la gratitudine che si deve a chi accetta un incarico reso ancor più difficile dalla necessità di voltare pagina rispetto al passato.

Credo sia opinione comune che, per lasciarsi alle spalle questi due anni, non ci sia altra strada che rimettere al centro ciò che davvero dovrebbe occupare le forze di un consiglio: una gestione delle risorse mirata a elevare la qualità del servizio che la società offre ai soci e agli sportivi che la frequentano.

Nel comunicato con cui ha rassegnato le dimissioni, il consiglio uscente ha ammesso che alcune sponsorizzazioni nel settore tennis sono sfumate per effetto del clima conflittuale: lampante dimostrazione, questa, di come un’immagine appannata non sia solo un problema di comunicazione, ma divenga anche voce di bilancio. Perché oggi è soprattutto la nostra reputazione a determinare chi ci sostiene, chi chiede di entrare e chi decide di restare.

Rendersi sempre più appetibili è una condizione del nostro futuro: una società sportiva vive di chi vorrà farne parte domani, e dunque accanto ai conti c’è anche una questione demografica che merita almeno la stessa attenzione. L’età media dei soci sale, e un circolo la cui base invecchia sta consumando lentamente il proprio capitale. La partecipazione dei giovani non si ottiene facendo leva sulla tradizione e la storia: si ottiene con l’alta qualità degli impianti e dei servizi, e con un livello di competizione sportiva che meriti il loro tempo. Allievi promettenti, così come tecnici capaci, vanno dove c’è un progetto riconoscibile e restano dove trovano un’identità di cui valga la pena portare i colori. Lo stesso vale per chi la società la vive in modo più ordinario, e chiede maggiore attenzione alle manutenzioni, migliori spazi per i bambini, eventi e servizi di maggior rilievo. Ciò non può prescindere da un risanamento del bilancio: ma le occasioni per rimettersi in moto, per fortuna, non mancano.

Il confronto con altre realtà, anche fuori provincia, può indicarci su cosa puntare: sponsorizzazioni cercate con metodo anziché per conoscenze, cinque per mille che non abbiamo mai promosso, bandi regionali, fondi dell’Istituto per il Credito Sportivo, ottimizzazione dei consumi energetici che sono la nostra prima voce di costo. E perfino consuetudini minime, come il pranzo servito a mezzogiorno nei giorni di lavoro, un business lunch che altrove esiste da tempo e che da noi riempirebbe due ore in cui la società è deserta ma non smette di costare: e proprio da chi si siede a quei tavoli potrebbero venire sponsorizzazioni e nuove domande di ammissione.

Soluzioni che prese una alla volta sono rimedi, ma che rese parte di una strategia di maggior respiro possono divenire il disegno della Baldesio che vorremmo vedere nel prossimo decennio e la mappa per arrivarci.

Di questi due anni, a ben vedere, resta anche qualcosa di utile: mai tanti soci si sono occupati dei conti della Baldesio, hanno letto un bilancio, discusso un preventivo. Quella competenza può servire a qualcosa di più che dire di no: a distinguere una spesa da un investimento, ad accettare che ciò che si costruisce per i ragazzi di oggi renderà fra dieci anni e non al prossimo consuntivo.

Da oggi il nuovo consiglio avrà bisogno anche di questo: di soci disposti a guardare un po’ più in là della propria quota. E ne ha, credo, più di quanti si immagini.

La ringrazio dello spazio e rinnovo al consiglio i miei auguri di buon lavoro.

Giovanni Cervi Ciboldi

socio Baldesio

Nella foto centrale la piscina da 33 metri, uno dei simboli della Baldesio

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