Da tempo su Tik Tok, Instagram e altri social imperversano i meat makers , cioè coloro che sono a favore del consumo di carne; questi, adducendo motivazioni nebulosamente scientifiche, parlano della carne come dell’alimento fondamentale che è stato all’origine dell’evoluzione umana. Come la paleodieta che li ha preceduti, questi regimi alimentari sono basati sul copioso consumo di carne, ma rifiutano l’assunzione di cibi processati come hot dog, cereali per la colazione, patate, bibite gassate e altri (da questo punto di vista non hanno tutti i torti). Affermano inoltre che gli alimenti vegetali andrebbero evitati dal momento che sarebbero pieni di composti chimici protettivi per le piante che li contengono, ma tossiche per l’uomo (sic!).
Ogni nuovo “pensiero” ha immancabilmente le sue frange estreme, queste ultime caldeggiano il consumo di cibi di origine animale crudi, uova e latticini compresi.
Il postulato alla base di questa dieta “carne-centrica” si basa sul fatto che “se è questo ciò che mangiavano i nostri antenati, questo dobbiamo mangiare anche noi”. Un approccio evidentemente semplicistico che non tiene conto delle evidenze scientifiche affiorate dopo numerose ricerche nel campo fossile e archeologico; è noto che la nostra attenzione ci porta a considerare ciò che desideriamo sapere e che tendiamo facilmente a ignorare o, peggio, a demonizzare le evidenze che non soddisfano i nostri preconcetti.
In realtà quanto conosciamo ad oggi può essere sintetizzato nel seguente modo: oltre tre milioni di anni fa le scimmie antropomorfe, che comprendevano anche il genere Homo, si nutrivano prevalentemente di nocciole, radici, foglie, insetti e saltuariamente di piccoli animali. Inoltre studi compiuti sul tartaro di fossili di denti, sia del genere Homo che dei Neanderthal, hanno evidenziato tracce di legumi e orzo selvatici, funghi, pinoli e muschio.
La situazione è cambiata in modo significativo due milioni di anni fa; a quell’epoca compaiono in Etiopia le prime tracce di macellazione di grandi animali; a quell’epoca gli ominidi avevano imparato a usare le pietre aguzze, adatte a scarnificare le ossa di carcasse abbandonate, circostanza che ha inoltre permesso loro di scoprire le proprietà energetiche del midollo e del cervello.
È quindi indubbio che con il consumo di carne l’evoluzione umana abbia compiuto un salto ragguardevole: la carne richiedeva minore elaborazione digestiva (l’intestino è diventato più corto) e forniva molta energia (cervello e muscoli sono diventati più voluminosi).
Sulla base di quanto riportato, non sembra rispondere a verità quanto asserito dai meat-makers, secondo i quali l’alimento fondamentale della dieta era la carne. Studi sul DNA batterico, compiuti sempre su fossili di denti, hanno rivelato la presenza, oltre dei vegetali sopracitati, anche di Streptococcus, un germe ghiotto di amidi presenti nei tuberi, radici e semi.
In altre parole si può essere ragionevolmente certi del fatto che il genere Homo abbia potuto sopravvivere, evolvere e diventare dominante grazie al consumo di una gran varietà di vegetali cui ha, in seguito, aggiunto la carne.
A differenza di altri primati, molti dei quali si sono estinti, caccia e raccolta hanno fornito calorie con regolarità.
Concludo con una riflessione, anch’essa basata su evidenze: le osservazioni compiute sulle comunità di cacciatori-raccoglitori del pianeta hanno evidenziato che i loro membri godono di buona salute metabolica grazie alla varietà di alimenti di cui fanno uso, oltre al movimento e alla frugalità.
Noi abitanti dei Paesi ricchi soffriamo di patologie croniche per cui la scienza non ha ancora trovato rimedi duraturi. Ciò è in parte dovuto alla sedentarietà e al fatto che seguiamo un’alimentazione caratterizzata da un eccesso di calorie, di zuccheri e di proteine animali.
Un vecchio adagio recita : pancia piena vuole riposo, soprattutto riposo intellettuale!
A proposito ricordo le parole di Sandro Pertini: “il cibo oggi è prodotto per essere venduto, non per essere mangiato”.
Giuseppe Pigoli
































