Un Po a secco: prelievi irrigui eccessivi e troppo concentrati in Lombardia compromettono l’agricoltura del delta il fenomeno non ha a che fare con la pur persistente carenza idrica, bensì con lo squilibrio dei prelievi lungo la rete irrigua. Legambiente Lombardia: “Ristrutturare il sistema agricolo padano, soprattutto lombardo, per adeguarlo al nuovo scenario di disponibilità idriche in regime di crisi climatica.
La portata del fiume Po è in caduta libera: in soli dieci giorni, nel punto di chiusura dell’intero bacino del grande fiume, a Pontelagoscuro presso Ferrara, si è scesi da oltre 1000 mc/sec a soli 300 mc/sec, con una riduzione di livello di ben 2 metri, quasi 20 centimetri in meno ogni giorno.
Non siamo ancora al record assoluto, misurato nel luglio 2022, con appena 114 mc/sec, ma già molto al di sotto della soglia (450 mc/sec) che comporta l’impossibilità di limitare l’ingresso di acqua salata alle prese d’acqua da cui attingono i terreni coltivati nell’area del delta, costringendo a bloccare i prelievi idrici per evitare di salinizzare i suoli e causare gravi danni alle colture.
Dati di portata rilevati a Pontelagoscuro (FE) da ARPAE alle 12.00 del 19 giugno 2026 (www.arpae.it/it/temi-
Paradossalmente, ciò avviene mentre in Pianura Padana si è ancora lontani dallo stato di siccità: il rischio di grave carenza idrica persiste, vista la precoce fusione delle nevi primaverili, ma non è imminente: per ora, nei grandi laghi prealpini e negli invasi idroelettrici montani della sola Lombardia riposano riserve idriche per 1,5 miliardi di metri cubi d’acqua, abbastanza per garantire il deflusso degli emissari lacustri per almeno un mese, anche in assenza di piogge.
Infatti, secondo i dati forniti dai gestori delle opere di regolazione dei grandi laghi lombardi (www.laghi.net), dai laghi Maggiore, Como, Iseo, Idro e Garda viene quotidianamente rilasciata, negli emissari, una portata di circa 650 mc/sec. Sommando a questa le portate di tutti gli affluenti piemontesi ed emiliani del grande fiume si superano di gran lunga i 1000 mc/sec che dovrebbero arrivare al Po.
Perché tutta quest’acqua non arriva alla foce? La ragione è molto semplice: la gran parte delle portate fluviali è intercettata dalle opere di presa che riforniscono la rete irrigua. L’acqua non sparisce, ma viene utilizzata per l’irrigazione delle aree a monte, così il livello del Po si abbassa, e il delta paga per tutti.
“È sempre più chiaro che occorre ristrutturare il sistema agricolo padano, soprattutto lombardo, per adeguarlo al nuovo scenario di disponibilità idriche in regime di crisi climatica,” dichiara Lorenzo Baio, responsabile risorse idriche di Legambiente Lombardia e referente per il progetto LIFE CLIMAX PO. “In particolare, occorre attenuare il picco di fabbisogno idrico estivo, e per questo ridimensionare e modificare gli assortimenti delle foraggere estive riducendo le superfici a mais, gestire diversamente le acque nella coltura del riso, ritornando alla coltivazione con sommersione primaverile e, in generale, ripristinare gli usi irrigui invernali e primaverili delle acque, che permettono di alimentare la falda acquifera, per lasciar fluire più acqua nei fiumi nei mesi più caldi e secchi. Gli interventi ingegneristici possono poco rispetto al dispiegarsi degli effetti del cambiamento climatico. Se cambia il clima deve trasformarsi anche l’agricoltura, e non è detto che il cambiamento non generi nuove opportunità per tutti, dalle valli alpine al delta.”






























