Alle ore 6,30 di stamattina il livello del Po a Cremona ha toccato un nuovo record negativo: 8,53 metri sotto lo zero idrometrico, 23 centimetri meno di ieri. Altro primato è stato registrato a monte, per la precisione a Casale Monferrato dove il livello era -2,3 metri.
L’Osservatorio Permanente per gli Utilizzi Idrici, coordinato dall’Autorità di Bacino Distrettuale del fiume Po, ha deciso all’unanimità di innalzare la condizione di severità idrica ad “Alta” per l’intero distretto padano. La decisione si basa sull’analisi dei dati idrologici e climatici e sulle proiezioni modellistiche per le prossime settimane, condivise da tutti i membri dell’Osservatorio: ministeri, Regioni, istituti di ricerca, associazioni di categoria e multiutility. Attualmente sono più di 100 i comuni tra Piemonte e Lombardia in cui si registrano criticità negli approvvigionamenti idrici. In molti di questi, già da diversi giorni si ricorre all’uso di autobotti e autocisterne per rifornire i serbatoi degli acquedotti e garantire continuità di servizio alla popolazione, secondo quanto riportato da Utilitalia. La maggior parte di questi comuni ha già adottato ordinanze locali per un utilizzo più attento della risorsa idrica. Nei prossimi giorni, complice la riduzione degli afflussi e delle portate nelle principali sezioni del Po, è atteso anche un ritorno del fenomeno di intrusione salina nel Delta, con un possibile coinvolgimento della centrale di potabilizzazione di Ponte Molo, nel territorio di Taglio di Po (Rovigo).
«I temporali estivi non risolveranno il problema»
Le proiezioni modellistiche non lasciano intravedere miglioramenti significativi nella disponibilità idrica, come confermato dal segretario generale dell’Autorità, Alessandro Delpiano: «La situazione è peggiorata, non illudiamoci che i temporali estivi possano essere la soluzione a problemi radicali. Rispetto a dieci giorni fa, nonostante le precipitazioni, abbiamo infatti meno acqua nei laghi, meno acqua nei fiumi con un fabbisogno irriguo ancora significativo per diverse colture a cominciare dal riso».
La situazione regione per regione
In Valle d’Aosta la disponibilità idrica complessiva risulta inferiore del 20% negli ultimi sei mesi, con le portate della Dora Baltea sotto la media stagionale e le produzioni di foraggio sugli alpeggi in sofferenza. Nei grandi bacini il riempimento si attesta al 45%, il 35% in meno rispetto alla precedente annata.
In Piemonte preoccupano il comparto risicolo e le condizioni dei prati stabili. In Liguria le sorgenti restano in difficoltà per l’abbassamento di alcune falde.
Il peggioramento più marcato riguarda la Lombardia, dove le risorse nel comparto del Ticino sono praticamente esaurite e la carenza idrica regionale complessiva oscilla tra il 50 e il 60%, con l’unica eccezione del Garda-Mincio.
In Emilia-Romagna crollano le percentuali di riempimento degli invasi di Mignano (24,8%) e Molato (15,5%), mentre nel Bolognese la situazione resta migliore grazie a Suviana (92%), Brasimone (67%) e Renovivo (78%); positivi anche Ridracoli e Conca.
Il Veneto registra un pesante peggioramento nonostante le misure emergenziali adottate per recuperare le portate dei corsi d’acqua: l’irrigazione agricola è pressoché azzerata e si registrano difficoltà anche per l’idropotabile.
Situazione più positiva nella parte trans-appenninica della Toscana e nella valle del Reno, con qualche criticità nella Provincia autonoma di Trento, in particolare nella zona del Chiese.
I dati dei fiumi e dei grandi laghi
Le stazioni di riferimento registravano, al 19 luglio, questi valori: Piacenza 186 metri cubi al secondo, Cremona 210 m³/s, Boretto (RE) 238 m³/s, Borgoforte (MN) 258 m³/s, Pontelagoscuro (FE) 303 m³/s, quest’ultimo in lenta ma progressiva discesa.
Al 29 luglio la situazione dei Grandi Laghi Regolati non è incoraggiante: il lago Maggiore ha perso il 7% del volume nell’ultima settimana, attestandosi a -0,40 cm sotto lo zero idrometrico di Sesto Calende; il lago di Como segna un -6% (livello a -29 cm sull’idrometro di Malgrate); il lago d’Iseo perde il 7% e il lago d’Idro l’1% nell’ultima settimana; il lago di Garda, pur in calo del 6%, resta l’invaso montano con la discesa più contenuta.































