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L’area Frazzi, nel quartiere Po, ex complesso industriale per la produzione di laterizi, attivo tra fine Ottocento e i primi anni Sessanta, è stata interessata da un importante intervento di recupero a cura del Comune di Cremona (finanziato con risorse del PNRR), che ha consentito di riqualificare uno spazio così da adibirlo a funzioni pubbliche e di aggregazione per ampliare e migliorare l’offerta culturale per la città.

L’intervento sull’area Frazzi ha infatti come scopo principale la rigenerazione urbana dell’intero comparto, con obiettivi ben definiti quali, oltre al recupero del patrimonio storico-industriale e al riuso degli edifici, la creazione di spazi culturali e sociali e il miglioramento della fruibilità pubblica offrendo alla città un nuovo polo culturale e aggregativo.

Terminati i complessi lavori di riqualificazione, l’inaugurazione del Forno grande di quello che è stata una delle principali fornaci di Cremona, segna il graduale ritorno a nuova vita di un simbolo della storia industriale e lavorativa della nostra città al quale si aggiunge il Forno piccolo, che sarà inaugurato in estate quando vi troverà la propria sede il Laboratorio del Cotto.

Dopo il tradizionale taglio del nastro, presenti il Sindaco Andrea Virgilio, l’Assessore alle Opere Pubbliche Paolo Carletti e l’Assessore al Turismo, Espressività giovanile e Associazionismo Luca Burgazzi, è seguita la visita agli spazi riqualificati che ospitano già un’esposizione, Oltre i confini Archi e Varchi, non una semplice mostra, ma un percorso inclusivo, Circuito OFF di Cremona Contemporanea. Il progetto espositivo nasce dall’incontro tra gli artisti dell’Associazione Artisti Cremonesi e la Fondazione Sospiro (Atelier La Manica Lunga).

Il progetto di riqualificazione del Forno grande si colloca nell’ambito di una serie di interventi volti a riqualificare alcune strutture presenti nel quartiere Po inizialmente finanziati attraverso il bando PINQuA (Programma innovativo nazionale per la qualità dell’abitare) e successivamente rientrati nel PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza). L’edificio è costituito da due piani fuori terra, ha una superficie costruita complessiva di 2.190 mq e una superficie esterna pari a 1.410 mq sistemata a verde con aiuole e percorsi ciclo pedonali, che collegano l’adiacente parco Ugo Tognazzi, creando un asse pedonale da via della Ceramica al vialetto Sandro Talamazzini.

L’intervento ha consentito di realizzare uno spazio espositivo nella galleria di cottura della ex fornace Hoffman; un castello di risalita nel corpo a due piani posto in prossimità della ciminiera, dove sono stati collocate la piattaforma elevatrice a servizio della terrazza e una scala metallica; ambienti per ospitare associazioni e attività di ristoro nella parte porticata posta in lato est del fabbricato; una terrazza della lettura al primo piano a copertura di quella che era la galleria di cottura alla quale si accede grazie ad una scala metallica esterna.

I lavori eseguiti riguardano il restauro conservativo delle strutture, incluso l’intervento di miglioramento sismico attraverso l’inserimento di telai metallici di sostegno alle strutture esistenti, e la realizzazione di tutte le dotazioni impiantistiche necessarie per la fruizione degli spazi, preservando il valore storico e culturale dell’edificio esistente. Il costo complessivo delle opere realizzate ammonta a € 2.071.570,26 (di cui contributo PNRR Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti € 1.080.773,60 – Fondo Opere Indifferibili Ministero delle Economie e delle Finanze € 216.154,72 – Contributo del Comune di Cremona € 774.641,94 ).

Con l’inaugurazione del Forno grande – ha dichiarato il sindaco Andrea Virgilio – restituiamo alla città un simbolo importante della sua storia industriale, che torna a vivere dopo anni di inutilizzo. Non si tratta soltanto di uno spazio recuperato, ma di un luogo pensato per essere vissuto, frequentato e attraversato dalla comunità, perché gli spazi pubblici non devono restare meri contenitori ma essere riempiti di vita, cultura, relazioni e opportunità. Questo intervento rappresenta dunque un esempio concreto di rigenerazione urbana: recuperiamo un patrimonio identitario della città e lo trasformiamo in un nuovo spazio culturale e aggregativo a disposizione del quartiere e di tutta la città. È stato un percorso complesso, che ha richiesto tempo, lavoro e visione, ma che oggi ci permette di riconsegnare ai cittadini un luogo capace di unire memoria e futuro. Un ringraziamento speciale va al direttore del Settore Programmazione, Progettazione, Esecuzione e Manutenzione Giovanni Donadio e a tutti gli uffici comunali che hanno seguito il progetto con impegno costante. Dietro a risultati come questo c’è un lavoro quotidiano spesso invisibile, ma fondamentale per trasformare in realtà i percorsi”.

L’inaugurazione del Forno grande – ha tra l’altro commentato l’assessore Paolo Carletti – è il primo step cui seguiranno, a breve, le inaugurazioni del comparto residenziale di via Vecchia e quella del Forno piccolo. In questo modo la zona ha acquisito un volto nuovo che viene per la prima volta reso accessibile ai cremonesi. Un motivo di orgoglio non da poco per tutta l’amministrazione”.

Restituire alla città un luogo così denso di memoria – ha aggiunto infine l’assessore Luca Burgazzi – significa non solo onorare il nostro passato industriale, ma soprattutto investire nel futuro della nostra comunità. Il Forno grande dell’area Frazzi diventa da oggi un nuovo cuore pulsante per Cremona e, in particolare, per il quartiere Po. Abbiamo fortemente voluto che questa rigenerazione urbana si traducesse in una vera e propria rigenerazione sociale: l’associazionismo locale e i nostri giovani avranno finalmente a disposizione nuovi ambienti dove incontrarsi, esprimersi e fare rete. Unendo il fascino storico della fornace Hoffman a nuove funzioni pubbliche e aggregative, come gli spazi espositivi, le aree destinate alle associazioni e la suggestiva terrazza della lettura, andiamo a creare un polo attrattivo inedito che arricchirà enormemente la nostra offerta culturale e turistica”.

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UN PO’ DI STORIA

Sulla base della mappa catastale del 1750, l’area fuori Porta Po, a ovest del Morbasco era il naturale alveo del fiume Po. Nel tempo l’alveo del fiume Po si è spostato verso il piacentino. Nel 1855 l’area ad est del Morbasco fu acquistata da Andrea Frazzi e qui nel 1863 venne costruito il primo forno per la produzione di laterizi, che diede l’avvio a un’attività che durò oltre un secolo, fino alla sua dismissione nel gennaio del 1967.

L’industria della ceramica era particolarmente favorita da un lato dall’abbondanza della materia prima, l’argilla, dall’altro, dalla possibilità della mano d’opera di alternare il lavoro nell’officina con quello agricolo. In una lettera del 1861, indirizzata da Andrea Frazzi alla Giunta municipale del Comune dei Corpi Santi, lo stesso dichiara di tenere già da anni la proprietà di una fornace sulla proprietà degli eredi del nobile De Lugo. Questa lettera integrava la documentazione per l’autorizzazione all’insediamento nell’area di Porta Po della nuova sede della ditta, in applicazione alla “legge sulle miniere” del 20 novembre 1859.

Dopo la realizzazione di una prima struttura, oggetto dell’autorizzazione dell’Ufficio Pubbliche Costruzioni della Provincia di Cremona datata 6 luglio 1859 ed interessata attualmente da un parallelo progetto di riqualificazione, nel 1874 Andrea Frazzi, intuendo l’importanza di una continua innovazione delle tecnologie produttive, acquista dal nobile De Lugo un’ulteriore area posizionata poco distante dalla prima, accanto a viale Po (passaggio di proprietà dimostrato da atto notarile datato 3 dicembre 1874).

La fornace diventa il fulcro originario dello stabilimento: al suo fianco si erge da una parte un grosso fabbricato ad un unico piano che viene successivamente sostituito con la palazzina della Direzione e, dall’altra, da una serie di tettoie e capannoni dove avviene la stagionatura dell’argilla, la lavorazione dei mattoni crudi e lo stoccaggio del prodotto finito.

Attorno a questa prima struttura vennero costruiti altri edifici, destinati sia a funzioni di stagionatura dell’argilla, modellazione e stoccaggio dei mattoni, sia a fienili, stalle e edifici abitativi e di direzione. Nel 1874 venne realizzata la seconda fornace, che porterà a un forte incremento della produzione, la quale dal 1896 fu riconvertita dai mattoni pieni a quelli forati. Nel 1899 fu avviata la costruzione del terzo forno.

Insieme alle altre due fornaci coeve (rispettivamente, della Società Ceramica Ferrari e di Giovanni Lucchini ubicate in altre zone della città), la Frazzi aveva raccolto l’eredità di una tradizione manifatturiera bimillenaria, risalente all’età romana. Nei decenni successivi l’attività fu intensa, di pari passo con la crescente notorietà della ditta a livello nazionale e internazionale, che ebbe come conseguenza l’inizio dell’esportazione in Olanda, Belgio, Germania e Argentina.

Il declino ebbe inizio dopo la crisi economica del 1929. Nel secondo dopoguerra, il tentativo di rilancio attraverso la costruzione di un terzo forno, del tipo “a tunnel”, si rivelò un fallimento a causa di difetti di cottura riscontrati nella produzione. Il 9 gennaio 1967 la ditta Frazzi chiuse, ponendo fine a una delle più redditizie attività industriali della Cremona del tempo.

Contestualmente alla dismissione dell’attività industriale, il piano regolatore generale “Dodi” (vigente dal 1965) proponeva il tema della ristrutturazione residenziale della struttura, ipotizzandone una destinazione residenziale. A seguito di diversi decenni di abbandono delle strutture, a metà anni ‘80 l’edificio versava in condizione di pesante degrado. Nel 1982, nell’ambito della redazione del Piano di inquadramento operativo della zona Po, approvato con deliberazione consiliare del 15 marzo 1982, veniva proposto l’uso pubblico dell’area Frazzi, fatta eccezione per il settore posto ad est del Morbasco nel quale si ipotizza un’operazione di ristrutturazione urbanistica, finalizzata alla realizzazione di un supermercato ed una palazzina residenziale con annesse attività commerciali. Contestualmente la realizzazione di tale intervento veniva sottoposta ad obbligo di piano particolareggiato. Nel 1985 l’area è stata pertanto inserita in un Piano Particolareggiato, approvato con deliberazione del Consiglio Comunale del 26 marzo 1985. In questa fase l’area era proprietà della società Padania, la quale proponeva la realizzazione di un’ampia piastra a destinazione commerciale. Lo spazio veniva ricavato dalla demolizione di buona parte della struttura “forno piccolo” mantenendo tuttavia alcuni elementi caratterizzanti, quali la ciminiera della più vecchia delle fornaci Hoffmann, contornata da alcuni elementi strutturali, a ricordo della struttura preesistente.

Gli immobili sono stati trasferiti al Comune di Cremona nell’anno 1987 tramite una convenzione fra la Società Padania S.p.A. ed il Comune di Cremona per la cessione delle aree di interesse pubblico nonché per la realizzazione degli interventi previsti dal citato piano particolareggiato per l’area dell’ex fornace Frazzi, in relazione alla costruzione di nuovi edifici in viale Po, in via Navigatori Padani e in via del Sale, col la quale si prevedevano degli interventi di ristrutturazione statica del primo forno Hoffmann e consolidamento della ciminiera. Tra le opere citate nella convenzione tra il Comune di Cremona e la Società Padania S.P.A., viene esplicitato l’intervento di consolidamento della ciminiera. Negli ultimi vent’anni è stato realizzato l’intervento di consolidamento della ciminiera con cerchiature in metallo per la messa in sicurezza. Negli ultimi decenni il Comune di Cremona ha attivato sull’edificio del forno grande alcuni interventi, legati anche alla necessità di mettere in sicurezza l’edificio, in considerazione della prossimità dello spazio ad uso di impianto cinematografico.

Nella foto centrale il taglo del nastro

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