Nel Far West non esistevano regole e la legge era quella del più forte, la stessa legge che governò la corsa all’oro. Tutti alla ricerca di una facile ricchezza, al di là di ogni principio e dettame etico e normativo. “Far west e corsa all’oro” è il titolo di un articolo pubblicato recentemente sulla rivista internazionale di medicina JAMA e riferito a uno dei mercati farmaceutici oggi in maggiore espansione, quello per il trattamento della menopausa.
Come capita sempre più spesso e come profetizzato qualche decennio fa, la trasformazione dei “disturbi” in “malattia” ai fini commerciali (disease mongering) è riuscita a trasformare la medicina, visto che ormai per ogni condizione, ogni disturbo, ogni stato d’animo viene proposta una terapia. Nel caso della menopausa (che, va ribadito, non è per nulla una malattia) possono però essere presenti una serie di disturbi talvolta difficili da sopportare e che quindi possono essere alleviati anche con l’uso di farmaci. Se quindi è vero che le vampate di calore, la qualità del sonno e del riposo, la perdita di libido, i problemi relativi alla memoria possono e debbono essere alleviati, oggi ci troviamo di fronte, non solamente negli USA, a un vero e proprio mercato di prodotti che assomiglia veramente alla mitica corsa all’oro. Ovviamente l’oro riguarda principalmente chi questi “rimedi” li produce e li commercia, anche se spesso si tratta di soluzioni inutili se non addirittura dannose e che, nell’articolo in questione, vengono definiti “olio di serpente”.
Se è vero che sino a qualche decennio fa l’unico efficace rimedio proposto era la terapia ormonale, vale la pena di ricordare che nel 2002 l’assunzione di ormoni venne associato ad un aumento del rischio di cancro al seno, infarto e malattie cardiovascolari. Di conseguenza milioni di donne sospesero il trattamento ormonale, senza però che altre soluzioni fossero disponibili per alleviare i loro disturbi. Recentemente però ci si è resi conto che lo studio scientifico del 2002 aveva grossi limiti ed evidenti debolezze, per cui è stato di fatto del tutto abbandonato. Oggi inoltre abbiamo a disposizione farmaci assai più maneggevoli rispetto al passato e quindi il trattamento ormonale della menopausa è stato completamente “riabilitato” , migliorando non poco la qualità della vita delle donne. Ovviamente sotto controllo medico, evitando come la peste i consigli ricevuti sotto il casco del parrucchiere e quelli proposti dagli influencer sul web.
Il controllo medico appare essenziale anche per quanto riguarda l’asserito aumento di rischio di tumore: se l’assunzione ormonale è inferiore a 10 anni e l’inizio della terapia avviene prima dei 60 anni, l’American Cancer Society non ritiene di segnalare una aumento significativo del rischio neoplastico, né per la mammella e neppure per l’utero. Buone notizie, quindi.
Ritornando al titolo “Far West e corsa all’oro” , va comunque segnalato che oggi vengono proposte “terapie” per la menopausa di ogni tipo e fantasia: si va dagli ormoni ai peptidi, dagli agonisti del recettore GLP-1 alla marijuana,dal testosterone agli ormoni galenici (preparati in farmacia), dalla cimicifuga (cohosh nero) alla creatina, dalla ashwagandha alla lavanda. E poi ci sono il web, gli influencer, Google, Tik Tok, ChatGPT, Instagram e decine di siti in grado di fornire convincenti consigli, dai quali è opportuno diffidare e tenersi alla larga.
La morale dell’articolo di JAMA è duplice: l’infallibilità non esiste in campo medico (e non solo) e quindi esercitare una buona medicina significa non smettere mai di studiare e di aggiornarsi. Dall’altro lato però dobbiamo ammettere che la credulità umana non conosce confini e che, non solo per quanto riguarda la menopausa, il mondo è pieno di furfanti che hanno, tra l’altro, lo scopo di trasformare la sofferenza di tanti in una fonte di reddito per pochi.
Pietro Cavalli
































