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C’è qualcosa di surreale nel balletto Conte–Schlein di queste settimane. Per quattro anni ci hanno raccontato il campo progressista. Fotografie sorridenti, birre in compagnia, strette di mano e il solito marketing della politica. Ci hanno spiegato che bisognava superare le differenze, costruire un’alternativa, mettere insieme le opposizioni, trovare una sintesi. E adesso, a pochi mesi dal voto, scoprono che sul punto forse più delicato di tutti — la politica estera e l’invio di armi all’Ucraina — Pd e Movimento 5 Stelle hanno posizioni profondamente diverse. Davvero?
Davvero dobbiamo credere che in quattro anni di opposizione parlamentare nessuno se ne fosse accorto? Ci prendono per gonzi?
Davvero Conte e Schlein hanno scoperto soltanto nell’autunno del 2026 che uno dice “basta nuove armi a Kiev” e l’altra continua a sostenere il sostegno militare all’Ucraina? Perché questa non è una differenza scoperta ieri. È una differenza che esiste da anni. Il M5S non voterà nuovi invii di armi. Schlein, nello stesso periodo, ha ribadito che il Pd continuerà a sostenere Kiev.
Quindi la domanda non è: “Come faremo a trovare una sintesi?”
La domanda è: ”Perché avete passato anni a raccontarci che la sintesi fosse già possibile?”
Perché mentre costruivano il fantomatico campo largo, queste differenze non erano un dettaglio. Erano lì.
Politica estera. Armi. Riarmo europeo. Rapporto con la NATO. E poi ancora: politica economica. Infrastrutture. Servizi pubblici. Modello di sviluppo. Non sono sfumature cromatiche. Sono pezzi di politica. Eppure il grande racconto era sempre lo stesso: prima costruiamo l’alleanza, poi troveremo il modo di mettere insieme le differenze. O peggio ancora: con le primarie scegliamo il leader e per il programma poi vedremo.  È esattamente il contrario di come dovrebbe funzionare una proposta politica seria. Prima si chiarisce che cosa si vuole fare. Poi si verifica con chi lo si può fare. Non si costruisce una coalizione e solo dopo si scopre se i suoi componenti hanno idee compatibili. Perché a quel punto non stai costruendo un progetto politico. Stai costruendo un cartello elettorale.
E arriviamo alla seconda puntata della commedia: Renzi.
Schlein dice che Renzi non è un problema e che il programma dovrà essere condiviso da tutta l’alleanza. Conte risponde che, se Renzi sarà dentro, sarà Schlein a dover essere garante del suo contributo. Ma cosa significa esattamente?
Mettiamo che domani nasca un governo “progressista”. Renzi fa Renzi. Apre una crisi e fa saltare il banco. Che cosa cambia se qualcuno ci rassicura oggi dicendo che “per Renzi risponde Schlein”? Nulla. In politica non esistono garanti personali capaci di sostituire gli equilibri parlamentari. Un governo non cade perché il garante era poco convincente. Cade perché una maggioranza non regge.
Io queste cose le dicevo già nel 2022. Le dicevo nel 2023.  Le ho scritte ancora nel 2024, prima di lasciare il Movimento.
Scrivevo che un’alleanza costruita soltanto sulla necessità di battere qualcuno sarebbe stata fragile, che le differenze su guerra, armi, ambiente, infrastrutture, fiscalità…. non potevano essere cancellate con una fotografia su un palco. Scrivevo che il problema non era mettere insieme più sigle. Era capire se esistesse un progetto comune credibile. E proprio per questo che ho deciso di non candidarmi più per il Movimento 5 stelle alle regionali del 2023 ed ho scelto di uscire dal partito. Non perché avessi la sfera di cristallo. Semplicemente perché certe incompatibilità erano già visibili.
Oggi il problema non è quindi stabilire chi abbia vinto l’ultimo round tra Conte e Schlein. Il problema è un altro. Perché hanno aspettato il 2026 per accorgersi di quello che era evidente già da anni? Perché la politica italiana continua a comportarsi come se i cittadini avessero la memoria di un pesce rosso?
Forse il problema non è che gli italiani non capiscono la politica. Forse, molto più semplicemente, hanno smesso di crederle.
E allora due domande,  più serie di tutte le altre, restano sul tavolo di Conte e Schlein: “State costruendo un progetto politico oppure state semplicemente cercando un modo per presentarvi insieme alle elezioni? Avete scoperto di essere incompatibili o avete solo scoperto che ora dovete raccontarlo agli elettori?”
Marco Degli Angeli

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