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Abbiamo letto con interesse l’articolo pubblicato da La Provincia l’11 giugno 2026 sul recupero dell’area ex Piacenza Rimorchi da parte dell’Ocrim. Nell’articolo l’assessore Paolo Carletti rivendica il ruolo dell’Amministrazione comunale: “la collaborazione tra pubblico e privato, il ruolo di facilitatore svolto dal Comune, la necessità di garantire l’interesse pubblico”. Sono parole che condividiamo.

Proprio per questo poniamo una domanda ai cittadini e alla stessa Amministrazione: perché gli stessi principi non sono stati applicati al più importante patrimonio pubblico della provincia, l’ospedale maggiore di Cremona?

Per l’ex Piacenza Rimorchi il Comune ha accompagnato un intervento equilibrato: il piano conserva e mette in sicurezza il cuore dello stabilimento — l’edificio produttivo principale, oggetto di manutenzione straordinaria — e interviene con demolizioni e ricostruzioni mirate sui soli corpi accessori e di servizio. In altre parole, si è valutato caso per caso cosa conservare e cosa sostituire. È esattamente l’approccio che da tre anni il Movimento chiede per l’ospedale: non un “no” alla nuova costruzione, ma la valutazione delle alternative prima di decidere.

Per l’ospedale pubblico, invece, quel confronto non c’è mai stato. E dagli atti non risulta che la Giunta comunale, il Sindaco e il Presidente del Consiglio comunale abbiano esercitato alcun ruolo di stimolo e di verifica nei confronti della Regione Lombardia e dell’ASST Cremona:

  • mai una richiesta ufficiale affinché venisse rispettato lo spirito del D.Lgs. 36/2023;
  • mai una richiesta affinché venisse applicato fino in fondo il principio della valutazione delle alternative progettuali;
  • mai una richiesta pubblica per conoscere e confrontare in modo trasparente costi, tempi, rischi e benefici delle diverse opzioni;
  • mai una richiesta di presentazione pubblica del DOCFAP (Documento di Fattibilità delle Alternative Progettuali), che per definizione serve proprio a confrontare soluzioni diverse e a individuare quella più rispondente all’interesse pubblico.

Eppure non parliamo di un intervento privato, ma del più grande investimento pubblico nella storia recente del territorio cremonese: 606 milioni di euro di denaro pubblico, un ospedale che dovrà servire oltre 160.000 cittadini per i prossimi decenni, un cantiere stimato in circa 19 anni — 10,8 anni di soli lavori secondo il cronoprogramma ufficiale, cui si aggiungono le demolizioni, assenti dal cronoprogramma, e le fasi propedeutiche non ancora progettate — con conseguenze economiche, urbanistiche, ambientali e sanitarie incomparabilmente superiori a quelle di qualsiasi altra operazione edilizia cittadina.

Da tre anni il nostro Movimento chiede una sola cosa: non la cancellazione del nuovo ospedale, ma la verifica delle alternative; non una decisione aprioristica, ma una decisione fondata su dati comparabili, pubblici e verificabili. In qualunque democrazia matura l’interesse pubblico si tutela confrontando le opzioni possibili prima di impegnare centinaia di milioni di euro.

Per l’ex Piacenza Rimorchi la scelta tra demolire e conservare è stata compiuta, ed è stata considerata una risorsa. Per l’ospedale maggiore non è stata nemmeno presa in considerazione. È questa la domanda che resta senza risposta, e riguarda il bene pubblico più importante della nostra comunità.

 

Movimento per la riqualificazione dell’ospedale di Cremona

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