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A proposito del candidato presidente della lista FdI-Pd nel collegio sindacale di Padania Acque, sui social circola un commento alla dichiarazione del segretario provinciale dem Rosolino Azzali, secondo il quale Matteo Romagnoli incarnerebbe il ”rinnovamento”. ”Un’ossessione per Azzali – si legge -. Lancia in resta, si è scagliato contro le polemiche ideologiche che «impediscono un salutare rinnovamento della società». Un grande rinnovamento! L’attuale presidente del collegio è Todeschini (quota Pd). Romagnoli è suo collega di studio. Quindi il ”rinnovamento” di Azzali consiste in un passaggio del dossier da una scrivania all’altra dello stesso studio di revisori commercialisti, buono per ogni stagione politica”.

“Sulla vicenda Padania Acque leggiamo con stupore le dichiarazioni del coordinatore provinciale di Fratelli d’Italia, che oggi rivendica come ‘trasparente’ un accordo costruito a braccetto con il Partito Democratico” Lo dichiara il consigliere regionale della Lega Riccardo Vitari. ”È una posizione politicamente legittima  – prosegue – ma allora serve chiarezza definitiva davanti ai cittadini: Fratelli d’Italia intende stare nel centrodestra oppure no? Perché non si può continuare a giocare su due tavoli. Non si può chiedere unità e compattezza quando fa comodo, salvo poi costruire accordi con il PD appena si tratta di occupare poltrone o gestire equilibri di potere. La verità è che questa vicenda certifica un’evidente incoerenza politica. Da una parte ci si presenta agli elettori come alternativa al centrosinistra, dall’altra si stringono intese proprio con quel sistema politico che a parole si dice di voler contrastare. Ancora più significativo è il fatto che, sulla vicenda, siano emersi distinguo e prese di distanza anche all’interno dello stesso Fratelli d’Italia. Segno evidente che questa operazione abbia generato disagio e perplessità persino dentro il partito”.

“E allora la domanda diventa inevitabile: chi rappresenta oggi davvero Fratelli d’Italia? – si chiede Vitari -. L’ala che considera il PD un interlocutore politico con cui costruire accordi oppure quella che fino a ieri governava convintamente insieme agli alleati del centrodestra? Non è un caso che da più parti questa vicenda venga letta come l’ennesima battaglia di potere, dove a perdere rischiano di essere soprattutto la credibilità politica e la fiducia degli elettori. Vale davvero la pena, per un ruolo tecnico che in questi anni è stato svolto correttamente, assumere una posizione capace di far implodere la fiducia reciproca tra alleati e generare smarrimento negli elettori del centrodestra? Questo rende il quadro ancora più confuso agli occhi dei cittadini e soprattutto dei partiti del centrodestra, che oggi fanno sempre più fatica a comprendere quale sia la reale affidabilità politica dell’interlocutore nei tavoli dove si dovrebbe costruire un percorso comune, credibile e realmente alternativo al centrosinistra”.

“Se persino all’interno di Fratelli d’Italia qualcuno parla di disagio e prende le distanze da questa operazione, allora è evidente che il problema politico esiste ed è molto più profondo di quanto qualcuno voglia raccontare – commenta il consigliere regionale della Lega -. Ancora più sorprendente è il tentativo di descrivere questa operazione come un gesto ‘per il bene dei cittadini’. I cittadini chiedono trasparenza vera, coerenza e rispetto del mandato politico ricevuto dagli elettori, non accordi trasversali mascherati da responsabilità istituzionale. Chi ha fatto da portavoce a questo sciagurato accordo — in maniera libera o manovrata poco cambia — dovrà prima o poi spiegare agli alleati e agli elettori come pensa di presentarsi nelle prossime tornate elettorali. Perché gli accordi innaturali si possono forse costruire nei palazzi bui, ma i voti si raccolgono alla luce del sole” conclude Vitari.

 

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