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La notizia, anzi lo scoop del settimanale in edicola in questi giorni non è l’intervista, ma la sua lunghezza. Tanto corposa che il lettore viene avvertito: «la seconda parte verrà pubblicata il 20 febbraio». È un’intervista a puntate. Seriale. A memoria, una novità per la nostra provincia, comunque una rarità. Una chicca per l’informazione locale e probabilmente nazionale.

Una colonna di spalla in prima pagina per presentarla. All’interno, due fitte pagine (8 e 9). Un monologo dell’intervistato, intervallato da domande, quasi tutte telegrafiche. Mai un’osservazione critica. Mai un dubbio. Mai un «mi conceda», che anche il cremonese Ugo Tognazzi e il borghese piccolo piccolo Alberto Sordi avrebbero azzardato.

Una foto sola. Quella di lui, il personaggio. Chi è? Papa Leone? Elon Musk? Xi Jinping? Sam Altman? Christine Lagarde? Giorgia Meloni? Taylor Swift?

No, Luciano Pizzetti, presidente del Consiglio comunale di Cremona. E questa è una prima mondiale. Nessun presidente del Consiglio, senza altre cariche istituzionali, ha ottenuto un’intervista in due puntate. Di sicuro, non l’hanno mai spuntata i suoi attuali colleghi di Crema e Casalmaggiore, Attilio Galmozzi e Pierfrancesco Ruberti.

Mondo Padano è un settimanale storico. Impaginato assai bene, con un inserto di economia di colore diverso, stile Il Sole 24 Ore, scritto da bravi professionisti, ha il pregio e l’onestà intellettuale di non pretendere d’essere neutrale. Ha una linea precisa e assai chiara che non lo colloca a sinistra. Ma non rigida. Lo spazio dedicato al piddino Pizzetti lo dimostra.

Edito dalla società Servizi editoriali Srl, con direttore editoriale Gerardo Paloschi e amministratore unico Mario Carlo Arvedi Caldonazzo, Mondo Padano è un pianeta della galassia editoriale Arvedi, che comprende anche tre quotidiani online e una televisione. Diretto da Alessandro Rossi, è un settimanale provinciale di nicchia, nel senso che non ha una diffusione da tabloid popolare.

Le due pagine non aggiungono nulla che già non fosse noto sul pensiero, l’azione e gli obiettivi politico-amministrativi del Presidente del Consiglio comunale. Li conferma e li rafforza con una litania monocorde, ripetitiva e scontata, poco affine all’uomo che morde il cane, marchio della notizia.

L’intervista è uno spot di Pizzetti per se stesso. Per trasmettere l’immagine di politico moderato, ecumenico, aperto al dialogo e alla collaborazione con tutti. Per azzerare la possibilità d’essere catalogato uomo di sinistra in senso tradizionale e storico.

Abile, ha sfruttato lo spazio che gli veniva concesso per apparire un politico accorto e saggio. Con le idee chiare su ciò che è bene e ciò che è male per il territorio. Per esibire e rafforzare le credenziali di interlocutore politico per l’establishment.

Ne esce un piddino speciale, simile a un democristiano di sinistra, ma non di Forze Nuove, corrente troppo radicale. Piuttosto un moroteo di provincia del terzo millennio. Di sinistra nelle sue risposte c’è poco o nulla. Di fuffa, molta. E il titolo «Con i ‘no’ perdiamo tutto» sintetizza in modo egregio il Pizzetti-pensiero, un politico che, con un termine di moda alcuni anni fa, predica la deregulation. Di quelli che dicono non disturbate il manovratore. Una figura evangelica: io sono la via, la verità e la vita di Cremona e dintorni.

Lo sforzo per apparire al di sopra delle parti è smaccato. Manca, però, di quella raffinata sottigliezza morotea delle convergenze parallele. Pizzetti ci prova, ma non ci riesce.

L’Area omogenea, dice, non gli crea problemi, «anzi penso che sia una cosa buona, ma se l’Area omogenea viene prima di un ragionamento di comunità più larga di area vasta, di comunità provinciale, il tutto non può essere ridotto alla parte. È la parte che deve stare nel tutto». Non è necessario essere Noam Chomsky per capire che la parziale autonomia del Cremasco e del Casalasco gli rode. Lo infastidisce. Lo innervosisce. E poi l’area vasta è morta e sepolta. Riguardava Crema-Lodi e veniva pubblicizzata con slogan Due periferie per fare una centralità. Correva l’anno 2016.

Pizzetti sorprende quando rivendica con orgoglio l’aiuto fornito nel 2012 all’allora sindaco di centrodestra, Oreste Perri sulla vicenda Tamoil. Quale sia stato il sostegno non è precisato. È noto però che il Comune non si è costituto parte civile. Ha posto rimedio un cittadino, Gino Ruggeri, radicale. Per gli smemorati la storia è raccontata a pagina 184 nel recentissimo Tiro al piccione, una storia del palazzo di Giustizia (edizioni Pendragon) dell’ex giudice Guido Salvini.

La difesa del nuovo ospedale di Cremona non meriterebbe commento per la banalità delle motivazioni: «La nuova struttura – spiega Pizzetti – ci offrirà prestazioni migliori, anche dal punto di vista delle condizioni del ricoverato, che è fatta della cura della salute, ma anche della cura della persona». Vero, ma è soprattutto la qualità dei medici che fa la differenza. E nessuno può assicurare che quelli del futuro ospedale siano migliori degli
attuali.

Per Cremona, Pizzetti auspica una facoltà di medicina. «Magari in lingua inglese», plusvalore che odora di provincia e strappa un sorriso.

Esageratamente disponibile al dialogo, al confronto, alla mediazione per il bene del territorio, tanto arciprete di campagna, il presidente è meno sollecito verso i comitati di cittadini verso i quali nutre spiccata e mai nascosta idiosincrasia. Anche se sottolinea che li rispetta. Bontà sua.

I comitati hanno vinto il referendum contro l’ubicazione dell’inceneritore a San Rocco a lui tanto caro. E ora sono attivi contro il progetto dell’autostrada Cremona-Mantova e si oppongono al nuovo ospedale. A loro Pizzetti non fa sconti. Ma esagera e si cappotta con questa manovra azzardata: «A Crema sarebbe sorto un comitato contro un nuovo ospedale? Io non credo». Perbacco, è il novello Nostradamus? Difficile dirlo. Più facile constatare una conoscenza approssimativa della storia del Cremasco, territorio che non è mai stato carente di comitati. Dal 1978, quando a San Bartolomeo, quartiere di Crema, venne bloccata la costruzione di un inceneritore, al 1982 con lo stop al progetto di un supercarcere nel Cremasco. Dal 1989, quando a Spino d’Adda venne fermata una Gardaland locale, al 1990 con il no a Golflandia, campo di golf con allegato un maxi insediamento immobiliare. Poi dal 1991, la mobilitazione contro un inceneritore di rifiuti tossico-nocivi a Pandino. E ancora la storica battaglia (1991-1993) contro il prolungamento del canale navigabile fino a Milano, che invece il Pds cremonese voleva. Situazione che si è ripetuta di recente per la modifica dello statuto di Padania Acque con il Pd cremonese sul pero e quello cremasco sul melo. Con i sindaci piddini cremaschi rispettosi (tranne quello di Crema) del mandato ricevuto dai propri consigli comunali e quelli cremonesi un po’ meno.

Pizzetti dà il meglio di sé sulla Fiera. La deve sostenere. Ed è comprensibile. Qualsiasi politico o amministratore pubblico cremonese, nessuno escluso, difficilmente si inimica la Libera Associazione Agricoltori, proprietaria de La Provincia, unico quotidiano cartaceo del territorio. È l’occasione che attira in città personalità nazionali di rilievo. Durante l’ultima edizione è arrivata Daniela Santanchè, politica di razza. Ora dichiarare che la Fiera naviga veloce con il vento in poppa, sarebbe un azzardo politico, ma altrettanto rischioso sarebbe sostenere il contrario. Pizzetti se la cava in questo modo: «C’è una buona gestione che la sta facendo sviluppare, però gli enti fieristici sono tutti in difficoltà… Ci sono segni di rivitalizzazione, ma la Fiera va inserita in un contesto più ampio e quindi è bene favorire un matrimonio, pur di non disperdere la dote». Un po’ come Tancredi nel Gattopardo, il nobile con pochi soldi che sposa la borghese Angelica che li possiede. Pizzetti è il principe Salina, che benedice il matrimonio del nipote. Lo stesso nipote che spiega allo zio: «Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi». E forse è questo il motivo che inchioda il nostro territorio nelle retrovie delle province lombarde.

Non manca un accenno al sindaco Andrea Virgilio: «Nessuno ha intenzione di mettere cappelli o in ombra chicchessia, tanto meno il sindaco. Anzi sul piano politico, ma soprattutto sul piano umano, ho una stima immensa di Andrea Virgilio. Quindi mai mi passerebbe per la testa l’idea di metterlo in difficoltà». Ineccepibile.

E allora non resta che attendere la prossima intervista di tre puntate al sindaco. Noblesse oblige.

Silenzio sulle dimissioni di Michele Bellini da segretario provinciale del Pd e del suo disappunto per la staticità del partito. Silenzio sul successore e all’autocandidatura del portavoce del sindaco di Cremona, Rosolino Azzali, a ricoprire il posto vacante. Sull’opportunità di questo doppio ruolo.

Neppure sfiorato il problema del contratto rifiuti.

Silenzio sulle polemiche per Padania Acque. Sul suo feeling con Marcello Ventura, coordinatore e consigliere regionale di Fratelli d’Italia. Sulla vicenda di Centro Padane Engineering Srl. Silenzio sul suo sì al referendum sulla giustizia.

Probabilmente queste curiosità saranno soddisfatte nella prossima puntata. È giusto così: lo spumante si serve a fine pasto. È la nuova frontiera dell’informazione. Il romanzo d’appendice, il feuilleton del Duemila. A Cremona.

 

Antonio Grassi

L'Editoriale

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