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Michele Bellini, segretario, meglio ex segretario, provinciale del Pd, si è dimesso. Capita. E paradossalmente è un colpo ferale, non per il centrosinistra, ma per il centro destra. Non è contraddittorio: è pura e semplice verità. Bellini, sognatore come un personaggio di Alice nel Paese delle Meraviglie, lascia quella barca dove aveva la funzione di timoniere per tenere a bada quella marmellata trasversale che governa ormai questo lembo di pianura. Su di lui contavano, anche senza troppe speranze, tutti coloro che volevano vincente e autonomo il centrodestra. Svincolato dalle logiche trasformiste che lo vedono legato, mani e piedi, alla parte istituzionale Partito Democratico.

Bellini era, per molti, l’unico antidoto a Fabio Bertusi: gran cambiellere di questa perpetua mescolanza di interessi tra Pd e una parte di Fratelli d’Italia. L’uomo che ha portato alla sconfitta lo schieramento di Fdi, Lega, Fi e Novità a Cremona alle elezioni comunali. Alla perdita della partita del Presidente della Provincia. Ai vari pasticci avvenuti nelle multiutility. Al risico delle nomine pubbliche. E tutto questo non è il terzo segreto di Fatima. Tutti lo sanno. Soprattutto nel centro destra che si trova sempre spiazzato da giochi e giochini tra le due sponde opposte di quello che, un tempo, era chiamato l’arco costituzionale.

Ecco, il buon Bellini poteva essere colui che questo inciucio poteva fermare. Poteva dire chi ha i numeri governa. Chi vince amministra. Chi perde fa l’opposizione. Poteva dire alla sua parte: ‘noi siamo la sinistra e nulla abbiamo a che spartire con la destra meloniana come avviene ogni giorno a livello nazionale.’ Invece no: ha lasciato. Speranza delusa.

Sic transit gloria mundi.

 

Ghino di Tacco

Bellini non è più segretario del Pd: ”Ecco i motivi”

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