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Non c’è dubbio che la sanità ospedaliera lombarda sia davvero eccellente, come dimostrato dalla recente classifica di Newsweek, nella quale gli ospedali Niguarda, Humanitas, San Raffaele, Papa Giovanni XXIII si confermano ai primissimi posti in Italia.

Se poi consideriamo che ogni anno almeno duecentomila pazienti da tutta Italia si rivolgono agli ospedali lombardi in cerca di assistenza, abbiamo una ulteriore conferma della loro eccellenza. È infatti evidente che se così tanti pazienti scelgono la Lombardia per essere curati è perché ritengono di trovare condizioni assistenziali migliori rispetto al loro luogo di residenza.

Però anche in Lombardia non tutte le strutture sanitarie sono uguali e, se è vero che molte riescono ad attrarre pazienti da molto lontano, altre purtroppo non riescono ad attirare proprio nessuno, anzi. Sarebbe a questo proposito interessante conoscere in dettaglio quella che viene definita “mobilità in uscita” in Lombardia, vale a dire quanti pazienti decidono di non farsi seguire dalle strutture ospedaliere di residenza e per quali patologie/motivi. L’impressione è che gli ospedali dei primi posti della classifica Newsweek attirino non solo i pazienti da fuori regione, ma anche molti cittadini lombardi.

Se definiamo quindi l’eccellenza sanitaria come valore di riferimento per alcune e specifiche strutture ospedaliere, allora la sanità lombarda è eccellente. Però sembra difficile combinare quest’eccellenza con i dati recenti del ministero della Salute, che mostrano invece una condizione differente: infatti secondo il Monitoraggio LEA del ministero della Salute oggi la sanità ospedaliera lombarda è al 7° posto in Italia, preceduta da Toscana, Veneto, Emilia Romagna, Piemonte, Marche, Trento e tallonata da Umbria, Lazio, Puglia. Pur se questi dati sono stati messi in discussione, pare lecito porre l’interrogativo di come debba venire considerata davvero la sanità lombarda nel suo complesso: eccellente, ottima, buona…

Certamente Newsweek conferma che alcune strutture pubbliche riescono a garantire risultati straordinari e tuttavia l’impressione generale, confermata anche dai dati del ministero, è che la Sanità pubblica lombarda stia oggi affrontando qualche difficoltà. Se è vero che alcuni episodi del passato hanno fatto pensare ad una sanità ospedaliera intesa come una gallina dalle uova d’oro per sistemare gli amici e per gettare quattrini in iniziative poco comprensibili, stupiscono oggi alcune iniziative, quali la recente decisione di abbattere l’ospedale di Cremona, costruito nel 1970 e perfettamente funzionante e costruire, a pochi metri di distanza, una nuova struttura caratterizzata “da una visione olistica della salute e del benessere della persona, integrato nel contesto socioculturale e in grado di offrire spazi di interazione sociale e per lo svago” – il tutto per un’ipotesi iniziale di spesa di 300 (500?) milioni.

Anche l’affermazione che la nuova costruzione ”si farà perché ormai si è deciso di farla” non sembra in accordo con una necessaria analisi di programmazione sanitaria. Ma tant’è. Seppure abituati a scelte di politica sanitaria assai poco comprensibili, pare lecita la domanda se l’assistenza sanitaria la debbano svolgere e programmare architetti, geometri, costruttori, artigiani, politici oppure il personale sanitario debitamente attrezzato (e magari anche degnamente remunerato).

A fronte delle oggettive difficoltà di parte di alcune strutture pubbliche, il privato accreditato sta invece godendo di un momento assai felice, sia per gli investimenti fatti nel recente passato sia per la gestione oculata delle risorse. Certamente anche il privato è in grado di investire nell’edilizia, ma in un contesto nel quale esiste prima di tutto una programmazione sanitaria e dove l’edilizia non è l’obbiettivo da raggiungere a tutti i costi, ma solo uno strumento da utilizzare una volta individuata la sua necessità.

Un’altra riflessione sull’eccellenza sanitaria lombarda deve partire da lontano. Il primo governo regionale della sanità inizia negli anni ’70 del Novecento laddove la più parte dei migliori ospedali lombardi sono già riconosciuti eccellenti: l’Università di Pavia nasce nel 1485, l’Istituto Nazionale Tumori è del 1925, il presidio ora noto come Istituto Besta fu inaugurato nel 1932, l’Ospedale Niguarda risale al 1939, l’Istituto Nazionale Tumori apre nel 1928 mentre già nel 1985 Lucio Parenzan all’ospedale di Bergamo esegue uno dei primi trapianti di cuore in Italia. Invece le strutture sanitarie più recenti riconosciute eccellenti anche a livello internazionale (ad esempio Humanitas, San Raffaele, Monzino, IEO) nascono da iniziative private.

Quindi l’eccellenza della sanità lombarda è, con qualche eccezione, relativamente indipendente dalla politica oppure nasce e si consolida assai prima della attuale gestione. Forse vale la pena di fermarsi a riflettere anche su questi aspetti ed è comunque lecito ritenere che la vera (e dimenticata) eccellenza sia costituita dalla abnegazione, professionalità, impegno, serietà dei sanitari, loro sì fautori non tanto e non solo dei risultati delle “classifiche”, quanto del fatto di riuscire a tenere ancora a galla la sanità pubblica.

 

Pietro Cavalli

quotidianosanità.it

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