Home

Premessa

Ecco le pagelle di politici e amministratori per l’anno 2025. Come per le precedenti edizioni, per evitare fraintendimenti e interpretazioni errate è necessaria una premessa. Voti e giudizi non entrano nel merito delle qualità personali, né delle capacità degli individui. Non esprimono un giudizio sulla persona e non condannano, né assolvono. Valutano esclusivamente l’azione politica e amministrativa svolta nel corso del 2025. Non sono sentenze, tantomeno divine. Sono giudizi personali e come tali opinabili.

Un modo di raccontare la politica con lo stesso spirito con cui si commenta lo sport.

I bocciati

Luciano Pizzetti, Pd doc, presidente del Consiglio comunale di Cremona, prima cardinale Richelieu e poi top gun della politica locale, ha rappresentato e rappresenta un punto di riferimento per gli amministratori pidiesse e piddini cremonesi. Non per i cremaschi.  

Da più di un anno, soprattutto in merito a Padania Acque, è anche la stella polare di Fratelli d’Italia, fatto che rende Cremona e Cremonese un laboratorio politico sperimentale e all’avanguardia, che ha creato il mutante Fratelli Pd. Un cyborg. Un alieno.  Meno rassicurante di ET, potrebbe rivelarsi una startup vincente, ma i primi risultati non sono incoraggianti.

Come Orfeo, Pizzetti suona la lira. Ammalia amici e avversari, ma le sue melodie hanno perso un po’ di fascino e magia. Da Orfeo a Morfeo. 

Quando stecca con la lira ricorre a virtuosismi linguistici.  Nei giorni scorsi si è esibito in un assolo per la modifica dello statuto di Padania Acque, ma ha cannato le note. L’armonia si è trasformata nello stridio di unghie sugli specchi.

Nel 2024 aveva patito la bocciatura della sua richiesta di rinvio della nomina del consiglio di amministrazione di Padania Acque. Richiesta sostenuta con motivazioni etiche che, in politica, sono la foglia di fico per coprire le pudenda. Ferita non ancora rimarginata e a nulla era valso il soccorso di Fratelli d’Italia, che funziona meno di quello rosso. 

Da cardinale si è ritrovato arciprete di paese.  Da gran ciambellano di corte del governo di Matteo Renzi, a capoclasse in consiglio comunale a Cremona. Da top gun a istruttore del sindaco cadetto Andrea Virgilio. Da principe del foro a difensore d’ufficio di alcuni assessori, ultima della serie Simona Pasquali, per la vicenda di Padania Acque. Arringhe spuntate e banali, con risultati poco convincenti. 

Ha ancora voce in capitolo e il suo peso politico è rimasto elevato, ma non è più l’indiscusso timoniere.  Ricorda Norma Desmond, la protagonista de il Viale del tramonto: «Io sono sempre grande, è il cinema che è diventato piccolo!»  

Voto 8 per il passato, 3 per il presente e per avere sprecato i talenti che ha dimostrato di possedere.

Per il futuro, due le alternative. «Dopo tutto domani è un altro giorno» (Rossella O’Hara di Via col vento).  Oppure «Domani è un altro giorno, si vedrà» (Ornella Vanoni).

Marcello Ventura, consigliere regionale Fratelli d’Italia e coordinatore provinciale del partito, può essere definito l’interfaccia meloniana di Pizzetti.

Il fisico massiccio e l’espressione corrucciata intimidiscono. Ostacolano approcci empatici, però gli conferiscono l’aria di politico cazzuto, sintesi tra il decisionista trumpiano e il burocrate brezneviano. Un ibrido politico che ha favorito lo sbocciare di un feeling speciale con Pizzetti e la nascita di Fratelli Pd. Per assonanza di idee e obiettivi comuni Ventura e Pizzetti potrebbero scambiarsi la tessera onoraria dei rispettivi partiti. 

Sulla brutta pagina del nuovo statuto di Padania Acque, Ventura ha schierato il partito sul fronte dell’astensione, in linea con il Pd pizzettiano. Indirettamente ha contribuito a scrivere un pezzo poco onorevole di storia politica locale. I sindaci meloniani cremaschi, con la schiena dritta, non l’hanno seguito.  Coerenti con il mandato ricevuto dai propri consigli comunali hanno votato a favore del nuovo statuto.

Ventura non ha evitato il commissariamento del circolo di Fratelli d’Italia di Crema. Decisione arrivata a ottobre, dopo il travagliato congresso di febbraio. Caratterizzata da scazzi intestini e dall’assenza del senatore Renato Ancorotti, l’assise aveva eletto coordinatore Alberto Bonetti.  Otto mesi dopo si è dimesso. Da Milano è arrivato il commissario Carlo Maccari (Coordinatore Regionale FdI), che ha delegato ad Ancorotti il compito di mettere ordine nel pollaio del circolo cremasco. 

I rapporti tra Ancorotti e Ventura non possono essere definiti idilliaci. Lo si evince da alcune dichiarazioni del senatore. A complicare il rapporto ci pensa anche l’apparente allergia di Ventura all’aria cremasca.  Poche volte il consigliere regionale ha presenziato a manifestazioni pubbliche organizzate nella Repubblica del Tortello. 

Nessuno dubita che Ventura abbia fatto del suo meglio in questi anni da consigliere regionale e da coordinatore provinciale, ma i risultati non sono da Guinness dei primati. Sicuramente è stato un visionario coraggioso con l’idea di Fratelli Pd, ma non gli è giovato molto.  

Voto 4 e una battuta da The Rock. «Solo i perdenti dicono farò del mio meglio». Certo, Ventura non è un perdente, ma non è ancora un campione olimpico della politica. Può ancora salire sul podio. Ha tempo e possibilità per riuscirci.  Già, aspetta e spera che l’ora si avvicina e chi pensa a riferimenti del passato sbaglia. Comunque auguri.

Andrea Virgilio, Pd sindaco di Cremona. Cinquantatre anni il prossimo aprile, look casual, ricercato e giovanilista, tra i politici locali non passa inosservato. In una società dove spesso la forma prevale sulla sostanza, lo stile riconoscibile è una dote, soprattutto se nessun bambino urla che il re è nudo. 

Il suo curriculum racconta di un politico non di primo pelo. Di un nocchiere di lungo corso.  Frequenta e respira aria di palazzo da oltre vent’anni. È stato consigliere comunale, assessore, vicesindaco di Cremona. Poi consigliere provinciale, ma anche segretario dei Democratici di sinistra (Ds), antenati del Pd e si potrebbe aggiungere dell’altro. 

Un tempo golden boy della politica cittadina, con gli anni e l’elezione a sindaco, ha perso il golden e mantenuto il boy. Forever young può essere un pregio, ma può diventare un limite.

Sindaco con 13.013 voti, grazie anche a Pizzetti, potentissimo booster acchiappavoti e suo pigmalione e mentore, Virgilio non può affermare di avere trionfato a mani basse.  Alessandro Portesani, il suo antagonista, ne ha raccolti 12.821. Una vittoria per 192 voti dovrebbe indurre alla cautela nelle dichiarazioni, nell’esibizione di muscoli e negli atteggiamenti da marchese del Grillo.

Il video da lui postato pochi giorni fa potrebbe essere frainteso ed essere letto come un manifesto dell’io sono io e voi non siete un cazzo. Probabilmente è un banale messaggio di autosufficienza ostentata e autoassolutoria. Un’iniezione di coraggio.

Carrellata di immagini sincopate narra momenti istituzionali con lui protagonista.  Nessun commento. Solo la voce di Olly in versione di pischello coatto e incazzato che canta: «Che più fastidio vi do, più voglio starmene qui. Io me la vivo così (oh, sì). Che più mi dite di no, più voglio fare di sì  me la vivo così. Sì, me la vivo così, così, così».

Un messaggio chiaro e comprensibile.  Virgilio può stare tranquillo: nessuno dubita della sua libertà di scelta. Non scordi però che è sindaco, ruolo che comporta alcuni adempimenti. Uno su tutti: oltre a fare i cazzi propri come indica Olly, cosa più che legittima, occorre pensare anche a quelli degli altri. Non che Virgilio non si impegni per il pubblico, ma non può pretendere che tutti condividano le sue decisioni e scelte. 

Questo spot segue quello sul suo tour mattutino, filmato e anch’esso postato sui social,  per dimostrare  l’insussistenza delle proteste sulla nuova viabilità di Largo Moreni,  autogol di prima grandezza.

Non è mancata la parentesi da tifoso ultras dopo la promozione della cremonese in Serie A.  Nel solco di Panem et circenses aveva minimizzato il ballo dei supporter della squadra sull’antico tavolo della Consulta comunale e archiviato l’episodio con uno stizzito «E comunque chiudiamola qui, perché appena certa politica tocca lo sport, lo sport si sporca».

Dopo un anno e mezzo alla guida del Comune, trova difficile uscire dalla comfort zone che gli ha preparato la chioccia Pizzetti e cavarsela da solo.  Apprendista stregone, stenta a diventarlo. E quando ci prova non brilla. 

Voto 4,5, ma anche per lui nulla è perduto. Una resettata alla comunicazione potrebbe giovargli. Comunque Siamo solo noi di Vasco Rossi è migliore di Così così.  Olly è un’imitazione. Un surrogato. Forse non è un caso.

Simona Pasquali, assessora all’ambiente e protezione civile del Comune di Cremona, anche lei come Virgilio può esibire un curriculum politico di lusso, che comprende anche un’esperienza da sindaca a Isola Dovarese.

È balzata alla ribalta della cronaca politica il 18 dicembre scorso per essere stata una protagonista dell’assemblea straordinaria di Padania Acque convocata per approvare le modifiche dello statuto della società. Ha annunciato che, poche ore prima, il Consiglio comunale di Cremona aveva approvato il nuovo statuto.  Ha precisato che nel testo mancava il limite di mandato, circostanza che rendeva problematica la sua approvazione da parte dell’assemblea.  I soci presenti si sono divisi e non è stata raggiunta la maggioranza qualificata e la questione ritornerà nei consigli comunali. 

Montano le polemiche. Dopo sei mesi ci si accorge del presunto vulnus? In quali società pubbliche e organismi della Provincia è contemplato il limite di mandato? 

Per esempio per Aem, società del Comune di Cremona, non è previsto.  L’articolo 23 dello Statuto della società fissa il mandato degli amministratori in tre esercizi, ma alla fine dei tre esercizi sono rieleggibili per un successivo mandato, e così di seguito. Insomma si resta in carica tre anni e poi ci si può ricandidare. Altri tre anni e altra candidatura e avanti senza limiti.  Fino allo sfinimento.  Chiaro? Se così stanno le cose perché il limite di mandato è opportuno solo per Padania Acque? Due pesi e due misure?  Qualcuno ciurla nel manico? Boh! Ah, saperlo!

Perché il Consiglio comunale di Cremona ha approvato il nuovo statuto se non lo condivideva? 

Alcuni giorni dopo l’assemblea, nel ruolo di Lancillotto, Pizzetti scendeva in campo per difendere l’onore della principessa Simona.  La scagionava da qualsiasi scorrettezza. Esortava gli scettici ad ascoltare la registrazione della seduta del Consiglio comunale di Cremona durante la quale è stato approvato il nuovo statuto. Detto fatto. 

L’audio suggerito non solo non assolve l’assessore, ma la conclusione della principessa involontariamente conferma l’ipotesi che Cremona si reputi l’ombelico del mondo.  Che il suo parere vale quanto il verbo del Papa quando parla ex cathedra.

«Comunque – conclude il suo intervento l’assessora in Consiglio comunale – è sempre il Consiglio comunale di Cremona» (dal minuto 48:43 al 50:32).  Noblesse obblige. 

Niente di grave. È comprensibile, ma resta un dubbio.  Se il Consiglio comunale di Cremona è il più importante della provincia, ed è vero, e detta la linea perché non ha respinto il nuovo statuto?  Perché ha scaricato sui peones la decisione di rinviare l’approvazione dello statuto che i Consigli comunali avevano già approvato. Non è un gioco di parole, ma la deprimente realtà di una politica tanto al pezzo.  A Milano dicono «Gran gros e ciula» e non c’è altro da aggiungere. Rimane da chiarire il perché l’assessora sia stata mandata al fronte senza un preventivo fuoco di copertura. Meriterebbe un 4, che diventa 5 per il coraggio di andare all’assemblea di Padania Acque e a sorpresa togliere dal cappello il coniglio del limite di mandato e mettere in discussione oltre cento delibere approvate dai Comuni soci.  Ma lo ha fatto con gentilezza. Come la fata turchina. Voto finale 4,5.  

I Promossi

Al primo posto nella classifica dei migliori politici e amministratori per l’anno 2025 si piazzano i sindaci dei Comuni che hanno dato vita all’Area omogenea casalasca.  Evento storico per il territorio provinciale, l’obiettivo è stato raggiunto in tempi rapidi, se confrontati con quelli biblici per il riconoscimento dell’Area omogenea cremasca. Bravissimi a decidere in maniera autonoma e a resistere a pressioni esterne e a superare appartenenze di partito, i sindaci casalaschi hanno eletto presidente Valeria Patelli, sindaca di Calvatone, che non rientrava nei pronostici della vigilia.  Per prendersi la lode hanno scelto sua vice un’altra donna, Federica Ferrari, sindaca di Piadena.

Con il cerino in mano è rimasto Roberto Oliva, sindaco di Scandolara Ravara. Il 10 dicembre scorso, cinque giorni prima della nomina della Patelli presidente, sul quotidiano La Provincia, Oliva confermava la sua candidatura alla presidenza. Poi, entrato in conclave papa, è uscito cardinale. 

Ai sindaci 10 e lode. Alla Patelli e alla Ferrari 9. A Oliva un portachiavi con la mitica perla di saggezza di Giovanni Trapattoni: non dire gatto se non l’hai nel sacco. E in politica vale sempre la massima fidarsi è bene, non fidarsi è meglio.

Onore e gloria anche ai sindaci cremaschi. Indipendentemente dal partito di appartenenza all’assemblea di Padania Acque hanno votato a favore del nuovo statuto.  Due defezioni non sconvolgono una falange macedone. Coerenti, non hanno tradito il mandato ricevuto dai rispettivi Consigli comunali. Hanno dimostrato maturità, nervi saldi e capacità di resistenza alle pressioni cremonesi. Sono un modello per i qualunquisti che denigrano la politica. Per quelli che non votano e per gli altri che se la tirano e sono bravi ma solo a parole. Voto 9.

Gianni Rossoni, presidente dell’Area omogenea Cremasca e sindaco di Offanengo e consigliere provinciale. Chioma grigia sempre perfettamente pettinata è la silver fox del territorio. DNA democristiano, ha la mediazione nel sangue, ma non indietreggia se serve  duellare all’arma bianca. Memorabile il suo intervento durante l’ultima assemblea di Padania Acque contro il rinvio dell’approvazione del nuovo statuto. Più furioso di John Wick ha interpretato in maniera impeccabile il ruolo di leader. 

Impegnato a traghettare l’Area omogenea cremasca nella Comunità di pianura, è l’ambasciatore del territorio ascoltato in regione. Puntuale ad ogni appuntamento pubblico, è il valore aggiunto della politica locale. Voto 9 e non si accettano discussioni. 

Matteo Piloni e Riccardo Vitari, consiglieri regionali rispettivamente Pd e Lega, meritano il diploma di stakanovisti di presenzialismo. Sono ubiquitari. Palline di flipper, non bigiano una manifestazione pubblica alla quale sono invitati. Rispetto al loro collega Ventura non soffrono di allergie territoriali. Si spostano da Spino d’Adda a Casalmaggiore senza pregiudizi.  Ascoltano le istanze dei sindaci e interpretano in modo egregio il ruolo di catena di trasmissione tra il nostro territorio e la Regione. Non sempre il loro intervento produce i frutti sperati, ma questo non inficia il loro impegno a favore degli amministratori locali.  Per il rodato Piloni un 7,5. Per il meno esperto Vitari 8. Il mezzo punto in più lo premia per lo sforzo di apprendere in fretta che tutti gli riconoscono. 

Alessandro Portesani, consigliere comunale di Cremona. È il mister Smith di Frank Capra in salsa locale. Invece di recarsi a Washington, va nella Sala dei Quadri. Fisicamente non assomiglia a James Stewart, ma gli è simile nei modi gentili di porsi e nella determinazione a sostenere le proprie idee e convinzioni. In minoranza interpreta il ruolo in maniera precisa e puntuale. Verrebbe da dire da mastino, che non s’addice al personaggio, ma rende l’idea. Marca la maggioranza a uomo e interviene con cognizione di causa. Disdegna l’aria fritta e le sue osservazioni non sono mai banali. In termini giornalistici si direbbe che è sul pezzo. Mai banale, è sferzante nei giudizi. Se necessario non rinuncia alla polemica e imbraccia il fucile d’assalto e spara comunicati e mozioni. Gli ultimi interventi sono una stilettata al video del sindaco Virgilio con la canzone di Olly e una feroce presa di posizione sull’appalto dei rifiuti. Sconfitto da Virgilio alle elezioni e privo di un’esperienza politico-amministrativa di lunga data, non si è perso d’animo e ha svolto il ruolo di minoranza in modo costante e ficcante. Come Mister Smith: «Lei mi crede finito, tutti mi credete finito, be’ vi sbagliate. Io continuerò a lottare per questa causa persa… qualcuno mi ascolterà!». D’accordo è eccessivo, però nessuno può negare che anche Portesani sia uno che non molla. Un caterpillar in guanti bianchi.  Voto 8 e nessun commento.

Andrea Bergamaschini, Lega, consigliere comunale di Crema, era una promessa, ora è quasi una certezza.  È tra i giovani rampanti della politica locale quello che maggiormente si è distinto per continuità e partecipazione alla politica cittadina. In questo anno ha dimostrato di non essere un fuoco di paglia. Di non essere una cometa che illumina il cielo per alcuni giorni e poi scompare.

Dal luglio 2022 al dicembre 2025 ha presentato 21 ordini del giorno, 25 interrogazioni, 150 segnalazioni e ha presenziato al 97 per cento delle attività  consiliari. Svolge il ruolo di opposizione in modo serio, senza sconti e poco folclore.  Voto 8.  Se continua così il 10 non è impossibile.

I rimandati

Fabio Bergamaschi, sindaco di Crema.  È giovane e buon oratore, qualche volta prolisso. È preparato e vende bene le sue idee. È educato e figo. È il Ben Affleck degli amministratori locali. Con un pizzico di cattiveria e di decisionismo in più sarebbe un sindaco quasi perfetto.  Una sfumatura di Clive Owen e una spruzzata di Edward Norton gli gioverebbero. Invece tende alla mediazione eccessiva ed è successo quello che non doveva accadere. Durante l’assemblea di Padania Acque si è astenuto. Non ha rispettato il mandato ricevuto dal suo consiglio comunale.  Una scelta che ha generato un doppio errore. Il primo, ha disatteso le indicazioni della delibera consiliare e indebolito il suo ruolo di leader del Cremasco. Il secondo, si è dissociato dalla posizione della maggioranza dei sindaci cremaschi, compresi quelli di Fratelli d’Italia.  Può sembrare una minuzia, ma sono i dettagli che fanno la differenza. La politica si gioca sulla fiducia degli elettori e dei colleghi. È difficile conquistarla. Facilissimo perderla. E lui un po’ l’ha persa. Una sola briciola, ma un puntino nero su una tela bianca si nota e infastidisce. Voto 5, ma a settembre può riparare.

Bruno Garatti, amministratore delegato di Consorzio.it. La sua presenza tra sindaci e consiglieri comunali può risultare anomala. Ma c’è un motivo se compare. Nelle intenzioni Consorzio.it doveva rappresentare il braccio operativo dell’Area omogenea cremasca, il soggetto politico di indirizzo e così è avvenuto.

Ultimamente Consorzio.it si è allargato e ha occupato uno spazio politico e, inutile negarlo, l’artefice di questa invasione di campi è Garatti. Ma è comprensibile e nessuno dubita della buona fede.  Viene dalla politica e ancora è in politica. Manager esperto e bravo, giustamente è ambizioso e sarebbe un’anomalia se non lo fosse.

Questi due aspetti – manager e politico – che lo contraddistinguono e lo caratterizzano lo spingono a mescolare le sue aspirazioni lavorative con quelle politiche. Un miscuglio che crea qualche incomprensione nella gestione della società.  Che porta a una sua sovraesposizione mediatica che non giova né a lui né a Consorzio.it.  Nulla da eccepire sulla sua professionalità e sul lavoro svolto. Qualche perplessità sull’eccessiva voglia di apparire e sulla pletora di comunicati stampa in alcune occasioni inutili e perché no controproducenti. Un 5 che non è una bocciatura, ma un invito a essere più attento alla comunicazione e al rispetto dei ruoli. Niente di irreparabile.   

Gli inclassificabili

Michele Bellini, segretario provinciale Pd.  È l’oggetto misterioso della politica locale. Chi è? Dove sta? Cosa fa? Impossibile assegnargli un voto.

Fabio Bertusi. Non ha nessun incarico politico, ma è il kingmaker presente su tavoli della politica che contano. Abile pokerista spesso mette in fila tutti gli strateghi sia di centrodestra che di centrosinistra. E lo fa con la massima trasparenza. Quindi si eviti una dietrologia populista e si prenda atto che forse il problema sta nella qualità non da Oscar della politica locale. Lui è un cameo che si distingue. 

Raccontata in questo modo il voto sarebbe un 10 con lode, ma l’accusa di provocazione sarebbe dietro l’angolo. Ponzio Pilato e la Democrazia cristiana insegnano che in alcune circostanze è opportuno astenersi. Quindi senza voto. E una riflessione: meglio comandare che apparire. 

Buona lettura e buon anno. In alto i calici. Prosit.

 

Antonio Grassi

 

L'Editoriale

Ospite

Fiere Zootecniche: 200 espositori da 19 Paesi

Operatori, allevatori ed esperti da tutto il mondo, hanno preso parte oggi alla giornata inaugurale dell’80esima edizione delle Fiere Zootecniche Internazionali presso CremonaFiere. La manifestazione consolida la sua leadership

Leggi Tutto »
Ospite

Canottaggio, tre atlete della Baldesio a Londra

Le atlete della Baldesio Emma Caratozzolo, Irene Barbisotti e Delia Mazzoni hanno partecipato con la rappresentativa lombarda Under 17 per la trasferta internazionale sul Tamigi (13–15 novembre), accompagnate dal tecnico e consigliere

Leggi Tutto »

In Breve

Linda

Nel dopoguerra, gli italiani si trovarono nella difficile situazione economica provocata dal conflitto mondiale. Una decina d’anni dopo, s’incominciarono a vedere i risultati dell’impegno profuso,

Leggi Tutto »

Voglio farti un regalo

Te ne voglio parlare. Voglio raccontarlo proprio a te. Mi chiedo dove sei, ma conosco la risposta: sei là, nel tramonto, sei nello sciabordio del

Leggi Tutto »

Un passaggio fino a casa

Negli anni Settanta, le fasi iniziali del rapporto amoroso molto spesso nascevano all’interno di un’automobile. Mario, rampollo di una famiglia dell’alta borghesia, era attirato dalle

Leggi Tutto »

Contatti

Per contattarci puoi scrivere una email all’indirizzo qui sopra riportato. Oppure compila il modulo qui a fianco.