La Libera agricoltori non ha aspiranti consiglieri: dalle stelle alle stalle

26 Febbraio 2023

SeDalle stelle alle stalle. A Cremona, più che altrove, è il tempo della parabola discendente della politica e dei partiti.  È il declino della partecipazione organizzata e di alcune associazioni di categoria.  Dei sindacati. È la mestizia della disaffezione. È l’epoca delle passioni tristi. È un disco di Claudio Lolli. È la crisi di un potere fondato su storici rapporti di forza e mantenuto anche grazie alla naturale omeostasi che tende a stabilizzare ogni sistema. Agevolato da rendite di posizione e favori reciproci.  Assecondato dal mutuo soccorso di soggetti seduti allo stesso desco, condizione che facilita scambi anche tra avversari e malmostosi. Un sistema chiuso, collaudato e forte che sotto il Torrazzo ha funzionato alla perfezione fino all’altro ieri, ma inadeguato oggi. Un circo incapace di adattarsi alle nuove gerarchie imposte dalla scienza, dall’organizzazione del lavoro, dalla mobilità, dalla digitalizzazione e dal resto che, negli ultimi decenni,  ha rivoltato la società come un calzino. Per alcune organizzazioni la crisi è evidente e intellegibile. Per altre, è carsica e riconoscibile periodicamente. Per altre ancora, è latente e strisciante, ma pronta a emergere al primo ostacolo.  Alcuni dei protagonisti di questa Barnum in crisi esibiscono muscoli flaccidi e millantano un potere farlocco, residuo di quello reale del passato. Un potere debole, anemico esercitato per gentile concessione di coloro che potrebbero e dovrebbero contrastarlo. I coraggiosi sono pochi e il re è nudo, ma nessuno lo evidenzia. Si dice: «Dio vede e provvede».  E così è successo. Nei giorni scorsi un angelo o un inviato speciale dello Spirito Santo ha ispirato il presidente della Libera Associazione agricoltori Cremonesi.  Gli ha guidato la mano e lo ha aiutato a scrivere una lettera ai soci nella quale annuncia e ammette che il re è nudo. Un miracolo. «Il Consiglio Generale – ha spiegato Riccardo Crotti ai soci – riunitosi in via d’urgenza il 21 febbraio, ha dovuto prendere atto che entro il termine ultimo di presentazione delle candidature (il 10 febbraio) non è stato raggiunto il numero minimo di persone per costituire una lista» (Cremonaoggi, 22 febbraio). Dalle stelle alle stalle. Niente di sconvolgente per gli agricoltori. A maggior ragione per un presidente veterinario.   Le stalle non sono marchio d’infamia, ma bagno di realtà.  Nulla impedisce all’Associazione di ritornare nella galassia e la scorciatoia offerta dalla futura walk of fame, la via lattea delle vacche, è un’occasione da non perdere. Esaltata da Roberto Biloni, presidente di Cremonafiere (vittorianozanolli.it, 6 dicembre 2022) e consigliere della Libera, la via lattea delle vacche è l’ultima delle grandi e rivoluzionarie idee di Cremona. Cin, cin. Dunque il re è nudo. Nudissimo.  E per chi avesse dubbi, Crotti li cancella senza esitazioni: «Una circostanza inedita che ha costretto il Consiglio Generale uscente ad annullare la data del 24 febbraio, posticipando le elezioni a data da destinarsi».  Non molti anni fa i soci della Libera lottavano per assicurarsi un posto nel Consiglio dell’Associazione. Oggi lo evitano. Il presidente rientrava tra i personaggi più rispettati e scappellati della Provincia. E’ ancora riverito, ma per abitudine e tradizione. Come avviene in campagna con tutti coloro che ricoprono una carica, foss’anche quella di presidente del circolo del tresette. La Provincia, di proprietà della Libera, era il Vangelo. Anche adesso lo è, ma apocrifo, nel senso che non detta più né la linea, né l’agenda della politica locale. Piuttosto è un house organ della Regione e, sempre più spesso, anche dell’Associazione industriali. Possedere la Ferrari, metterci la benzina e farla usare agli altri è un po’ da ciula. Oppure da troppo buoni, condizione che non paga mai. O no? Il quotidiano è l’album con le fotografie del presidente. Al contrario, la Coldiretti, concorrente diretta della Libera, non possiede un giornale analogo. E’ un’impresa trovare un francobollo che la riguardi su La Provincia. Occupa però i posti che in agricoltura contano.  Il quotidiano ha dedicato pagine al trasferimento della Mostra Frisona e Jersey ANAFIJ da Cremonafiere a Montichiari. Fuoco e fiamme. Il risultato? Grida nel deserto. Le vacche hanno traslocato un anno sì l’altro no, ma in previsione che sia sempre sì.. Il silenzio è calato sulla vicenda. Dalle stelle alle stalle. Ma sarebbe sbagliato fare di tutta l’erba un fascio. Ci sono delle maestose querce ammalorate e difficilmente recuperabili.  Querce maestose, ma con il tarlo nel tronco. Querce non più maestose, ma nemmeno spelacchiate, bisognose di ricostituenti per non collassare. Querce rinsecchite, ma con la protervia e l’illusione di stare nella rigogliosa Pandora.

Poi c’è l’eccezione. C’è la quercia d’acciaio, maestosa, solida e solitaria. Indistruttibile. Giganteggia. Fa ombra alle altre. Fa la storia, nel senso che fa la sua storia e quella della città. Fa tutto.  Di un altro pianeta, aliena, brilla nel firmamento, più luminosa di Sirio. Più ossequiata del Papa.

Il decadimento del sistema ha riflessi sull’intera provincia.

Privo di bussola, spaesato, statico, diviso e orfano di comandanti riconosciuti e ascoltati, il territorio è marginale nel contesto regionale.  Con una progettualità poco condivisa e in alcune circostanze indifferente ai reali bisogni dei cittadini e delle imprese è destinato al ruolo di vassallo. Di paggio. Destinatario di un’infinità di pacche sulle spalle. Di ringraziamenti. Di quelli che non si lesinano ai pistola che credono di essere più furbi. 

Dalle stelle alle stalle. Può succedere. Grave sarebbe restarci.

 

Antonio Grassi

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