Mafie in Lombardia: massima allerta, come bisogna agire

31 Marzo 2025

Giovedì scorso in Sala Quadri del Comune di Cremona, si è tenuto l’incontro sul tema “L’espansione territoriale delle mafie al Nord. Meccanismi – Attori – Risorse”  con Vittorio Mete dell’Università di Firenze. Moderatore il direttore del giornale La Provincia Paolo Gualandris che ha introdotto gli ospiti. La premessa è stata del presidente del Consiglio comunale Luciano Pizzetti, essendo il  sindaco Andrea Virgilio impegnato nel Viaggio della Memoria con alcuni studenti.

“La mafia c’è, uccide anche se non lo fa fisicamente. Lo può fare, ad esempio, soffocando delle imprese, e avvelenando il tessuto lavorativo e sociale di un territorio.” Nell’intervento del prefetto di Cremona, Antonio Giannelli, sono stati divulgati dati preoccupanti sull’operato delle mafie in Lombardia. Agiscono sui crediti bancari e sulle aziende e anche a livello amministrativi di enti pubblici, per cui il business della droga e altre tipologie di reati un tempo attribuiti alle mafie sono diventati ormai marginali. Infatti, grazie alle cosiddette “Società Serbatoio” (nomi fittizi ma con grandi capitali a disposizione) le mafie riescono a vincere con maggiore facilità gli appalti, proponendosi con prezzi al ribasso e infiltrandosi progressivamente e in modo sempre più ramificato nel territorio.

Oltre a intervenire sul fronte della repressione con indagini e arresti, è importante prevenire. Questo è un compito che può svolgere una amministrazione attenta, con verifiche delle situazioni penali e carichi pendenti dei collaboratori ai quali affidare delicate gestioni amministrative. È stata ribadita l’importanza dei sindaci con le immediate segnalazioni di società o situazioni non regolari.

“La Lombardia è infiltrata da una mafia che si è fatta impresa, con metodi così raffinati che diventa davvero difficile scoprirli” ha detto il Prefetto.

La società civile deve essere informata e soprattutto contribuire anche con personali segnalazioni, come è stato fatto nel libro di Claudio Meneghetti “Le Mafie all’Ombra del Torrazzo”. L’autore, un coraggioso cittadino che ho incontrato durante un evento organizzato in Sala Zanoni il 17 maggio 2019 dal Movimento 5 Stelle e che aveva fra gli ospiti l’ex viceministro degli Interni Luigi Gaetti, ancora oggi è in prima linea contro ogni tipo di mafia nel suo territorio mantovano dove professa come medico.

L’invito implicito del Prefetto, soprattutto a tutti noi amministratori, dagli assessori ai consiglieri comunali, è quello di prendere coscienza di un fenomeno esteso, poco conosciuto e che tenta di confondersi e confondere, ma che ci deve vedere impegnati e attenti e soprattutto prendere una chiara posizione e decidere da che parte stare.

Il nemico è uno e bisogna mettere in campo qualsiasi strumento e azione per ostacolarlo e fermarlo, così come bisogna farlo con i sempre crescenti fenomeni corruttivi presenti anche nelle istituzioni.

Ha chiuso l’incontro il professor Vittorio Mete che ha descritto le mafie come oggetto di studio sociologico, per la cui ricerca ha speso lunghi anni solitari approfondendo i vari campi e le diverse visioni. Per prima cosa sono state esaminate due posizioni antitetiche a riguardo: i negazionisti e gli allarmisti, posizioni dovute alla reale difficoltà a riconoscere i mafiosi a causa di uno scarto tra esperienze soggettive e rappresentazioni comuni diffuse.

Sono state mostrate diverse slide, ed è stata ribadita l’importanza di una stretta collaborazione virtuosa tra le forze dell’ordine (presenti in sala i rappresentanti della Finanza, dei Carabinieri, dei Vigili del fuoco e della Polizia locale, con il comandante Luca Iubini), l’amministrazione di un territorio e i ricercatori delle università, come lo stesso professore svolge, essendo un convinto attivista antimafie.

Si è poi descritta la figura del mafioso come una sorta di professionista che si giostra tra il visibile (deve farsi riconoscere per farsi temere intimidendo) e l’invisibile per non dare nell’occhio a chi deve effettuare le verifiche sulle sue attività. Insomma le mafie costituiscono un fenomeno sotterraneo, dalle molte sfaccettature che si riproduce nel tempo (magari passando di padre in figlio) e nello spazio, espandendosi dai territori di origine e colonizzando.

Sono state ricordate le quattro definizioni di associazioni mafiose: la mafia siciliana, la camorra campana, la ‘ndrancheta Calabra e l’ultima nata da circa 40 anni la sacra corona unita pugliese.

Il nostro territorio è stato principalmente colonizzato dalla ‘ndrangheta, soprattutto quella originaria di Cutro.

Quali sono i tipi di prevenzione e gli strumenti che si possono utilizzare per stoppare questo fenomeno? A partire dal Consiglio comunale, dalle varie Commissioni, o da un esposto delle minoranze un prefetto può capire molte dinamiche e quindi è importante lavorare uniti e in sinergia.

La legittimità non deve mai essere tolta, neanche per volontà di un politico delle alte sfere, ma bisogna ottimizzare i sistemi di controllo: dalle nuove attività alle assunzioni e in questo ogni procedura deve essere fatta con scrupolo, perché è il primo strumento per tutelare un territorio dalle infiltrazioni mafiose.

Mi piace citare una frase spesso utilizzata dal mio amico Marco Degli Angeli, ex consigliere regionale che nella scorsa legislatura si spese per affrontare e far conoscere l’argomento in Regione e nei territori cremonesi: ‘La mafia uccide… il silenzio pure.

Tutti possiamo fare la nostra parte, in modo corretto, approfondendo l’argomento, senza schierarsi ai due estremi opposti citati dal professor Mete negazionismo-allarmismo, semplicemente procedendo sempre con la massima trasparenza per il bene di tutta la nostra collettività e dei nostri territori.

Paola Tacchini

consigliere comunale M5S CCM

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