Comitato del No, Rosy Bindi: ”La Costituzione non si tocca”

18 Marzo 2026

In un teatro Monteverdi che da tempo non vedevo gremito in occasione di incontri politici, grazie al presidente del Comitato civile per il NO Provincia di Cremona Gian Carlo Corada, organizzatore insieme con la Cgil dell’evento, abbiamo avuto l’onore di avere nella nostra città l’ex ministra ed europarlamentare Rosy Bindi. Presenti tra i relatori Valentina Cappelletti segretaria generale Cgil Lombardia, Alessio Dinoi pubblico ministero, e Andrea Virgilio sindaco di Cremona.

La riforma Nordio mette in discussione e a rischio il delicatissimo assetto delle garanzie che la Costituzione ha nei suoi contenuti in tema di imparzialità e giustizia per tutti i cittadini italiani.

In molti settori, sanità in primis, lo Stato inteso come Governo centrale si allontana dalla cura sui territori e svolazza superficialmente sulle problematiche locali. Questo vale anche per la Giustizia: si perdono i presìdi, manca il personale, gli strumenti come i computer sono obsoleti. Dinoi ha detto che hanno ancora in dotazione il programma Windows 7 nei computer ministeriali e manca la cancelleria. Spesso il Comune deve mettere il suo personale per sopperire la mancanza di organico, come ha riferito il Sindaco. Snocciolando i dati relativi al confronto con l’Europa, abbiamo appreso che in Italia abbiamo 12,2 per cento di giudici ogni 100.000 abitanti contro il 21,5 in media in Europa e  complessivamente il 3,7 per cento di magistrati in rapporto alla popolazione contro il 14 della media europea. L’organico della magistratura italiana è inversamente proporzionale al numero di procedimenti che da noi sono quasi il doppio, 4,6 per cento, contro il 2,6 della media europea.

Rosy Bindi ha evidenziato l’ampia partecipazione a questa campagna referendaria come non si vedeva da tempo, e l’ha chiamata ‘patriottismo costituzionale’. ”Noi italiani – ha detto – siamo legati alla nostra Costituzione: è un dato costante. Nei tre tentativi di modifica, quello di Berlusconi nel 2006, di Renzi nel 2016 e della Meloni oggi, due hanno dato in modo chiaro un responso negativo da parte dei cittadini. D’altronde chi non ha mai votato questa Costituzione, e parliamo del 1947 con entrata in vigore i 1° gennaio 1948, furono i 62 rappresentanti delle forze politiche di destra. È palese dunque che oggi che sono loro al governo provino a distruggerla”.

Coloro che credono di avere il consenso popolare, o meglio di quella parte di cittadini che ancora va alle urne, è stato detto nel corso dell’incontro, cioè il 24% circa della popolazione effettiva, vogliono realizzare un programma che spazia dalla riforma elettorale al presidenzialismo e alla riforma della giustizia. Ecco  perché tutti i promotori del NO reputano questa chiamata al voto così importante. ”Siamo, di fatto, chiamati a difendere la nostra Costituzione!” è stato detto nel  corso dell’incontro.

Rosy Bindi ha fatto notare che i progetti della destra sono perlopiù propaganda, dal ponte sullo Stretto che dà lustro al ministro dei Trasporti, ai centri per gli immigrati in Albania, bloccati proprio grazie alla magistratura. Parliamo di opere   inefficaci e irrealizzabili, è stato sottolineato, che comportano un enorme spreco di risorse pubbliche.

Avallare una riforma scritta in modo così superficiale, che contiene contraddizioni al suo interno, non è una “cambiale in bianco” ma un vero e proprio “salto nel buio”.

Si è anche parlato delle ”sedute spiritiche” che fa la maggioranza, tirando in ballo persone defunte e litigando persino su chi è il massimo ispiratore della loro riforma tra Licio Gelli e Silvio Berlusconi (che guarda caso hanno avuto problemi con la legge e con la giustizia…).

Si è riconosciuto che non tutto funziona al meglio nella giustizia: bisognerebbe aumentare il personale e incrementare le competenze, non certo separare le carriere che di fatto sono già state divise dalla legge ordinaria Cartabia.

Appurato che sono a rischio diritti fondamentali dei cittadini, l’invito dei relatori è stato: ‘‘Domenica 22 e lunedì 23 marzo andiamo tutti a salvare la Costituzione per la terza volta!”. 

E tutti insieme tranquillizziamo la Premier: ”Nessuno delle opposizioni le ha mai chiesto e non le chiederà le dimissioni. Ma se, come auspichiamo tutti noi, vincessero i NO, potremmo chiedere in massa a lei e al suo Governo se hanno capito la lezione: ”La Costituzione non si tocca!”.

 

Paola Tacchini

Una risposta

  1. La speranza è che il pubblico intervenuto non fosse solamente formato da chi in fondo una decisione l’ha già presa, o dai supporters dei partiti presenti con i loro rappresentanti e organizzazioni sindacali accorsi ad applaudire il personaggio di spicco. Ma che persone che, bombardate dall’una e dall’ altra parte, siano in cerca di motivazioni e riflessioni vere. Non il personaggio di turno, ma quello che è il significato vero di questo importante voto. Certo che se i SÌ vanno da Sallusti e i NO dalla Bindi a sentirsi dire come sono bravi a pensarla come loro, siamo ancora punto e a capo. Bisogna andare a votare, sempre, ma in questo caso siamo troppo coinvolti noi cittadini. E NON votare per destra o per gli altri, sapendo che ne va della sorte del paese.

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