Intervista al sindaco Andrea Virgilio del 1° maggio 2026 ospedale di Cremona: il sindaco chiede trasparenza. Bene. Iniziamo. Signor Direttore, e per conoscenza consiglieri comunali di Cremona nell’intervista pubblicata su Mondo Padano del 1° maggio 2026, il sindaco Andrea Virgilio afferma che sul nuovo ospedale «serve una cosa molto semplice: massima trasparenza. Sul progetto, sui tempi, sulle scelte che verranno fatte e sulla gestione di un cantiere che sarà inevitabilmente complesso. I cittadini hanno il diritto di sapere, di essere informati e di vedere che ogni passaggio viene affrontato con rigore».
Condividiamo ogni parola. È precisamente questa la ragione per cui, da molti mesi, il Movimento per la riqualificazione dell’ospedale di Cremona chiede risposte su fatti documentati, non su opinioni.
Ne riassumiamo tre, a titolo di esempio, invitando chiunque a verificarli direttamente sulle fonti ufficiali citate.
1. Tre cifre di costo ufficiali, nessuna spiegazione. Il Progetto di Fattibilità Tecnico-Economica (PFTE, codice POC24-D-00002) quantifica il costo dell’intervento in 606,7 milioni di euro. Il Piano Triennale delle Opere Pubbliche di ASST Cremona riporta, per lo stesso CUP (I18I22000610003), 250,7 milioni di euro — che corrispondono alle sole risorse statali vincolate ex art. 20 L. 67/1988, non incrementabili. Un terzo importo, 438,2 milioni di euro, è quello trasmesso ai ministeri competenti. Tre cifre ufficiali, tre valori diversi, nessuna riconciliazione pubblica. Lo scarto tra costo del PFTE e finanziamento certo supera 356 milioni di euro, senza copertura identificata in alcun atto. La trasparenza che il sindaco invoca richiede, come primo atto, che ASST Cremona spieghi pubblicamente quale delle tre cifre corrisponda al reale fabbisogno e dove si trovino le risorse mancanti.
2. La procedura ambientale è stata archiviata. Il 26 febbraio 2026, con D.D. n. 74/2026, la Direzione Ambiente della Regione Lombardia ha archiviato la procedura di verifica di assoggettabilità a VIA (fascicolo VER 006537-CR) perché ASST Cremona non ha risposto, nei termini di legge, alla richiesta di integrazione documentale formulata dal Comune stesso. La procedura deve ora ricominciare da zero. Parallelamente, per il sistema geotermico — con prelievo di punta stimato in circa 237–300 litri al secondo, ben oltre la soglia regionale di 100 litri al secondo — non è mai stata avviata la procedura PAUR (Provvedimento Autorizzatorio Unico Regionale) prescritta dalla normativa vigente. Il cantiere, giuridicamente, non può iniziare. Se la trasparenza è la priorità, i cittadini meritano di sapere quanto questi blocchi prolungheranno i tempi rispetto al cronoprogramma dichiarato.
3. L’analisi comparativa non è mai esistita. Il Protocollo d’Intesa che ha avviato formalmente il percorso verso il nuovo ospedale è stato sottoscritto nel 2021. A quella data, e tuttora, non è stato mai pubblicato alcuno studio comparativo tra demolizione-e-ricostruzione e riqualificazione progressiva dell’esistente — il cosiddetto DOCFAP previsto dalla normativa. Il Documento di Indirizzo alla Progettazione (DIP, marzo 2023) liquida l’ipotesi di ristrutturazione in una singola frase assertiva, priva di riferimenti tecnici verificabili. Una scelta da centinaia di milioni di euro di denaro pubblico è stata assunta senza che la comparazione fosse mai messa a disposizione della cittadinanza né delle istituzioni consiliari. Partecipazione e verifica dell’orientamento dei cittadini. Accanto ai profili tecnici, esiste un tema che riguarda il metodo con cui si assumono decisioni pubbliche di questa portata. Nel corso del 2025 il Movimento ha promosso una consultazione civica strutturata sul futuro dell’ospedale di Cremona, condotta secondo criteri propri delle indagini conoscitive, dalla quale è emersa una netta prevalenza (86,5%) di posizioni contrarie alla costruzione di un nuovo ospedale e favorevoli alla riqualificazione dell’esistente. Questo dato non ha valore istituzionale e non pretende di sostituirsi agli strumenti ufficiali. Tuttavia rappresenta, ad oggi, l’unico tentativo concreto e organizzato di rilevare l’orientamento dei cittadini su questo tema. A fronte di ciò, non risulta che le istituzioni abbiano mai promosso una analoga forma di verifica pubblica, né che siano stati attivati percorsi di confronto aperto e strutturato. Gli incontri sinora organizzati solamente da parte dell’Asst si sono configurati prevalentemente come momenti informativi, peraltro concentrati in tempi limitati e senza un reale spazio di discussione e contraddittorio.
In questo quadro, il ruolo del Sindaco assume una particolare rilevanza. In qualità di autorità sanitaria locale, egli è chiamato non solo a garantire la tutela della salute pubblica, ma anche a farsi promotore di un rapporto trasparente e diretto con la propria comunità su scelte che incidono in modo strutturale sull’organizzazione dei servizi sanitari. Per questo riteniamo che l’attivazione di strumenti di ascolto e partecipazione non rappresenti un adempimento formale, ma un dovere istituzionale e politico Perché la trasparenza non riguarda solo i dati tecnici, ma anche il modo in cui si forma il consenso su scelte che incideranno per decenni sulla comunità.
Sul «coraggio del cambiamento». Nell’intervista, il sindaco Virgilio descrive chi solleva dubbi sul nuovo ospedale come portatore di una «retrotopia» — una nostalgia del passato che si rifugia nella difesa dell’esistente e non si misura mai «con la responsabilità di decidere». Ci permettiamo di osservare che questa descrizione fotografa esattamente il contrario di ciò che il Movimento chiede. Il termine, coniato dal sociologo Zygmunt Bauman nel 2017, indica la tendenza a proiettare speranze utopiche non verso il futuro ma verso un passato idealizzato e in larga parte immaginario — il contrario esatto dell’utopia classica. Bauman la considerava un sintomo della disillusione verso il progresso. Vale la pena notarlo, perché nella sua definizione precisa che la retrotopia è nostalgia per qualcosa che non è mai esistito. E viene spontaneo chiedersi chi, tra le parti in causa, stia effettivamente costruendo su qualcosa di inesistente: noi, che chiediamo un’analisi comparativa documentata, o chi ha impegnato istituzioni pubbliche su un’opera da 606,7 milioni di euro senza copertura finanziaria identificata, con procedura ambientale archiviata e cronoprogramma già smentito dai propri atti ufficiali? Vale la pena osservare che, in contesti analoghi, scelte diverse vengono oggi considerate pienamente legittime e moderne. È il caso, ad esempio, dell’ospedale San Paolo di Milano, per il quale — a fronte di iniziali ipotesi di demolizione — si sta procedendo verso un intervento di riqualificazione complessiva. Ci si chiede allora se tale scelta debba essere considerata espressione di “retrotopia”, oppure se non dimostri, più semplicemente, che la valutazione tra nuova costruzione e riqualificazione richiede analisi tecniche approfondite e non può essere ridotta a una contrapposizione ideologica tra passato e futuro. La nostra posizione non è «no al cambiamento»: è «sì al confronto». Chiediamo che si dimostri, con uno studio tecnico comparativo pubblicato e verificabile, che demolire e ricostruire da zero sia effettivamente la scelta migliore rispetto a una riqualificazione progressiva dell’esistente. Questa analisi — prevista dalla normativa come passaggio ordinario prima di qualsiasi impegno istituzionale — non è mai stata prodotta.
Il Protocollo d’Intesa del 2021 fu firmato prima che esistesse. Il Documento di Indirizzo alla Progettazione del marzo 2023 liquida l’alternativa in una riga, senza dati. Chi ha dunque rifiutato il confronto? Chi ha scelto di non misurare le opzioni, di non pubblicare le analisi, di non sottoporre la decisione a un esame comparativo trasparente? Non certo il Movimento. Chiedere che centinaia di milioni di euro di denaro pubblico vengano spesi sulla base di un’analisi documentata non è «rifugiarsi nella difesa dell’esistente». È il metodo con cui ogni decisione seria — moderna, responsabile, orientata al futuro — dovrebbe essere assunta.
L’alternativa, che è quella praticata finora, ha un nome preciso: decidere prima e giustificare poi. Questa sì è un’abitudine antica, che non appartiene al futuro che il sindaco dice di voler costruire. Proprio perché, come afferma Virgilio, «l’ospedale riguarda la qualità del nostro sviluppo e l’idea di futuro che vogliamo dare a Cremona», riteniamo che questa scelta non possa basarsi su affermazioni generali, ma debba essere dimostrata, verificabile e condivisa. Trasparenza, confronto tecnico e partecipazione dei cittadini non sono ostacoli al cambiamento. Sono la condizione perché il cambiamento sia davvero credibile.
Il Movimento per la Riqualificazione dell’Ospedale di Cremona rimane disponibile al confronto pubblico, in qualsiasi sede il Sindaco ritenga opportuno.
Movimento per la riqualificazione dell’ospedale di Cremona
Una risposta
Molto interessante la citazione del “San Paolo” di Milano (q. Barona) ; progettato nel 1964 e costruito dal 1967 al 1978, esso ha molte caratteristiche in comune con l’edificio principale dell’ospedale maggiore di Cremona.