Padania Acque, corsa alle poltrone: vecchia passione, nuovi protagonisti

17 Maggio 2026

 

di Antonio Grassi

Nel 1989 cadde il muro di Berlino, l’ideologia cedette il passo al pragmatismo spesso
avulso dal bene comune. Iniziò un’altra era. La politica ora è liquida. Sopravvive il vizio antico, inossidabile e inaffondabile, patologia endemica dell’assalto alle sedie. E la nomina del collegio sindacale di Padania Acque,
prevista per mercoledì, conferma che la poltronite è viva e vegeta e inquina i partiti.
Come i soldi, gli scranni non hanno odore e nemmeno colore. Immortali e arroganti, se ne
fottono del simbolo di partito marchiato sul sedere dell’ospite, senza preoccuparsi se sodo
o flaccido.

La politica è disinteressata alla qualità delle poltrone. Siano aristocratiche Frau o popolari
Ikea poco importa. Il suo obiettivo è l’occupazione del maggior numero possibile di posti,
attenta a non snobbare sedie e strapuntini, panche comprese. Tutto fa brodo.
Femmine fatali, le poltrone ammaliano generali e attendenti di partito. Disposti ad accordi
anche contro natura per possederle, gli amministratori pubblici non conoscono limiti.
Neppure pudore.

Per la politica Milady non è mai morta e mai verrà impiccata. Dopo avere spezzato il cuore
di Athos nei Tre moschettieri, dilania oggi i partiti di casa nostra e continuerà a sedurli
anche domani. A trascinarli nel baratro. Ad allontanare gli elettori dalle urne.
La scarsa presenza di fuoriclasse nella truppa sgangherata della politica locale esalta
l’importanza delle poltrone e toglie lucidità. Penalizza coerenza e contenuti.
A dicembre dell’anno scorso, la miopia del Pd costrinse i sindaci-soci di Padania Acque a
ritornare nei consigli comunali per modificare una delibera già approvata e aggiungere al
testo il limite di tre mandati per i membri degli organismi societari.
In questi giorni la nomina del collegio sindacale di Padania Acque si è trasformata in un
duello all’arma bianca. Un viaggio indietro nel tempo di settant’anni, quando l’ex
democristiano Silvio Milazzo si candidò presidente della regione Sicilia sostenuto da Pci
e Msi. Vinse e governò l’isola con comunisti e missini in giunta.

Nel nostro territorio il Pd, erede del Pci, e Fratelli d’Italia, con cromosomi missini, si sono
uniti per formare un organismo geneticamente modificato e concorrere alla spartizione dei
tre posti da titolari e due di riserva nel collegio sindacale di Padania Acque. La coalizione
si contrappone a quella più tradizionale di Forza Italia-Lega, che ha denunciato e
stigmatizzato l’Ogm politico cremonese, forse l’unico in Italia. Sicuramente raro.
Le nozze Pd-Fratelli d’Italia appaiono incomprensibili non soltanto ai non addetti ai lavori,
ma probabilmente anche a molti dei militanti dei due partiti e a tanti dei 113 sindaci-soci di
Padania Acque.

Sorprendono e sconcertano le motivazioni addotte da Rosolino Azzali, segretario
provinciale Pd e da Marcello Ventura, coordinatore provinciale di Fratelli d’Italia, per
giustificare l’operazione Poltrona, amore mio. Contraddittorie e ridicole, le spiegazioni di entrambi appaiono una disperata arrampicata sui vetri, con spreco di moralismo da oratorio, fastidioso e inutile.
La politica difetta di chierichetti. Abbonda di filibustieri. E l’incenso è sempre ambiguo.
Il maldestro tentativo di Azzali e Ventura di imbrigliare le proteste e placare i malumori
ha sortito l’effetto opposto. La pezza si è rivelata peggiore del buco. Non ha riscosso il
consenso auspicato, cercato e atteso dai due politici. Ha strappato un sorriso di disincanto
e una scrollata della testa. Azzali ha diffuso un comunicato per contestare una nota al vetriolo contro la lista PD-
Fratelli d’Italia. Nota sottoscritta dai segretari Simone Bossi, Lega Cremona; Tiziano
Filipponi, Lega Crema: Gabriele Gallina, Forza Italia e Giuseppe Trespidi, Udc.
Nella risposta Azzali racconta di un Pd impegnato esclusivamente ad operare per il bene di
Padania Acque, ma forse dimentica che già ora gode di una salute di ferro, dato sul quale
quasi tutti i soci concordano. Il segretario del Pd imputa ai quattro condottieri del centrodestra narrazioni distorte sulla
vicenda. «Fantasiose e strumentali. Totalmente non veritiere». Spiega che l’accordo
contro natura rappresenta la sintesi «della volontà dei sindaci per lo più civici, di
garantire il corretto funzionamento di una società importante per il territorio, nel pieno
rispetto delle regole e delle prerogative dei soci».

Nessuno lo dubita, ma sorge un problema. Azzali dovrebbe chiarire la presenza di Andrea
Virgilio, sindaco di Cremona, Pd certificato, tra i sottoscrittori della lista a sostegno di
Matteo Romagnoli alla presidenza del collegio sindacale di Padania Acque. Una firma
bollente che pone il Pd sulla graticola e toglie ogni alibi alla verginità del partito
rivendicata da Azzali. Con buona pace del segretario piddino, Romagnoli è iscritto a
Fratelli d’Italia. Non è un semplice militante. È membro del coordinamento cittadino del
partito. Chiara Capelletti ha evidenziato con efficacia la contraddizione tra le affermazioni di
Azzali e la realtà dei fatti. Meloniana, consigliera comunale di Cremona, con toni pacati si è
dissociata dall’operazione e ha impartito una lezione di logica al segretario piddino. «Basta
una firma su quella lista per certificare che FDI e PD si stanno candidando insieme» (Vittorianozanolli.it, 16 maggio). E il riferimento è all’autografo di Virgilio a sostegno dell lista pro Romagnoli.

Poi c’è il rinnovamento. Un’ossessione per Azzali. Lancia in resta, si è scagliato contro le
polemiche ideologiche che «impediscono un salutare rinnovamento della società».
Il segretario del Pd che «dopo quindici anni da sindaco e altri quindici di impegno
amministrativo come assessore e vicesindaco, torna in campo con la lista Uniti per Corte
de’ Frati» (La Provincia, 8 maggio 2026) sa che il rinnovamento di Padania Acque non
transita dal collegio sindacale. Sa che è un organismo di controllo e vigilanza. Sa che
riferisce ai soci e, nei casi più gravi, al Tribunale. Sa che non gestisce la società. Sa anche
che nella sostanza il collegio sindacale svolge una funzione analoga al revisore dei conti
dei comuni, organo tecnico e non politico, estratto a sorte da un elenco dei revisori degli
enti locali.
Azzali non è un giovane virgulto della politica e gli fa onore la foga di cambiamento che
dimostra, però dovrebbe ricordare che non vale solo per Padania Acque.
Infine sa anche che quattro dei cinque candidati presentati dalla lista Forza Italia-Lega
sono nuovi. Uno solo rappresenta la continuità con il passato ed è noto a tutti che è questo
lupo solitario a infastidire i falsi rinnovatori e ad agitare il sonno dei suoi cecchini. In
verità tiratori da luna park che hanno provato in tutti i modi a centrare il bersaglio senza
riuscirci.

Il suo nome è Andrea Bignami. Leghista, in corsa per la presidenza, è un professionista
di grande esperienza. Curriculum da primo della classe, plus che infastidisce qualche
marchese del Grillo del centrosinistra locale, che è tale grazie alla mancanza di concorrenti.
Tra gli incarichi attualmente ricoperti da Bignami, oltre quello di sindaco effettivo nel
collegio sindacale di Padania Acque, spiccano quelli di sindaco effettivo della Fondazione
Cassa di risparmio delle Province lombarde e di presidente del collegio sindacale della
Fondazione Fiera Milano. Anche Matteo Romagnoli, il suo antagonista alla presidenza è un cavallo di razza. Un fuoriclasse che presiede il collegio sindacale dell’Asst di Cremona ed è sindaco revisore unico dell’Istituto ospedaliero Sospiro E.T.S.

In questa colata di polemiche è d’obbligo citare la presa di posizione di Renato
Ancorotti, senatore di Fratelli d’Italia. Il parlamentare entra a piedi giunti sulla
questione. La tocca piano. Fa saltare il banco. Manda un messaggio al partito. Definisce
opaco l’accordo Pd-Fratelli d’Italia. «Lo respingo con forza e aggiungo che lo trovo
repellente. La stessa porcheria che era successa durante le elezioni per il presidente della
Provincia: gli stessi attori, lo stesso film inguardabile e orribile».Bocciatura in filigrana del segretario provinciale del partito, il documento scatena uno tsunami in Fratelli d’Italia. Ventura replica con un comunicato non dei migliori.

Miscellanea di frasi fatte, è un boomerang. Ammette il patto con il Pd per formare la lista.
Difende la scelta. Conclude: «Proponiamo a Padania Acque un Collegio Sindacale
d’eccellenza, pronto a lavorare nell’esclusivo interesse dei cittadini cremonesi». Quello di Forza Italia e Lega è scadente?

Risultato: venerdì sera si è riunito l’organismo dirigente provinciale del partito. È stato
approvato con 8 voti favorevoli e 2 astenuti un documento che i rumors definiscono vicino posizioni di Ancorotti. Pare non venga reso pubblico. Perché? Gli iscritti al partito
hanno diritto di sapere. Pazienza, spesso una fesseria tira l’altra. Come le ciliegie.
In questo rumore, spicca il silenzio del Pd. Già, zitto e mosca.

L’appuntamento per la resa dei conti è mercoledì prossimo, durante l’assemblea dei
sindaci-soci di Padania Acque. Si affronteranno da una parte la lista Pd-Fratelli d’Italia,
dall’altra Forza Italia e Lega. Ma non sarà così e non sarà una sfida epica. Ma una battaglia
di piccolo cabotaggio. Una rissa di quartiere.

Comunque sia verrebbe da dire: vinca il migliore. Di migliori non ce ne sono in questa storia. Solo dei Giovanni Vivaldi, travet, borghesi piccoli piccoli della politica, ma che si reputano fenomeni. E non sono i sindaci-soci di Padania Acque. Povera provincia. Mala tempora currunt. Purtroppo se ne preparano di peggiori.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *