Padania Acque e l’accordo ‘incestuoso’ tra FdI e Pd, c’è un convitato di pietra

9 Giugno 2026

di Ghino di Tacco

In tutto il guazzabuglio politico che è esploso nella complicata storia delle nomine in Padania Acque c’è un convitato di pietra. Silente e statuario. Immobile in una bufera che in settimana rischia di stravolgere il partito di maggioranza nel Paese, in sede locale. E’ la pietra dello scandalo dell’accordo tra Pd e FdI; Matteo Romagnoli l’eletto presidente del Collegio dei revisori. Si direbbe è un tecnico quindi giusto che resti assiso sulla poltrona assegnatagli dall’incestuoso accordo. Ma così non è perché Romagnoli non è un semplice iscritto al partito di Giorgia Meloni. Porta dunque una responsabilità politica checché se ne dica dalle parti della Presidenza del Consiglio Comunale. Detto questo la vecchia politica avrebbe chiesto, viste le profonde lacerazioni provocate, di fare un passo indietro. Rimettere il mandato per riportare la pace proprio in quel partito che lo ha fatto ascendere alla poltronissima di Padania Acque. Lo vorrebbe anche una sensibilità istituzionale che sarebbe gradita a chi governa la cosa pubblica.

Romagnoli invece no. Preferisce osservare il suo partito ridotto ormai a una guerra per bande. Nulla lo scalfisce. Come nulla dice su di lui tutto il centrodestra che si è stracciato le vesti, per settimane, onde evitarne la nomina.

Ghino vox clamans in deserto.

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