Gentile Direttore,
desidero offrire, attraverso il suo spazio che da sempre dà voce ai Soci, un contributo di riflessione rivolto alla base sociale della Canottieri Baldesio.
Oggi è già giovedì: sono trascorsi cinque giorni dall’assemblea di sabato 6 giugno, e l’unico dato certo è che il Consiglio Direttivo non ha rimesso il proprio mandato, senza che dai consiglieri sia giunta alcuna dichiarazione. Della vicenda si è occupato in questi giorni un quotidiano online, con un articolo che — a mio giudizio — ne ha dato una rappresentazione lontana dai fatti tanto da indurmi a chiederne la rettifica, che è stata pubblicata. Anche per questo conviene ripartire da ciò che è certo, e ciò che è certo ci consegna un compito: tocca ora a noi soci agire, nell’unico interesse che conti — quello della Baldesio — convocando l’assemblea straordinaria con un ordine del giorno chiaro: la revoca del Consiglio Direttivo e l’indizione di nuove elezioni.
La ragione è semplice: la Baldesio non può restare paralizzata per un altro anno, nelle mani di un Consiglio che — bocciato a larga maggioranza sia sul bilancio consuntivo sia sul preventivo — dovrebbe ormai limitarsi all’ordinaria amministrazione.
So bene che molti woci si interrogano, con sincera preoccupazione: «E se convochiamo l’assemblea e la revoca non passa? Non rischiamo di consegnare loro, proprio noi, una rinnovata fiducia?». È una domanda seria e merita una risposta seria. Provo a darla qui: prima le regole, poi i numeri, infine una riflessione su che cosa significhi, oggi, essere soci di questa Associazione.
Le regole, in breve
L’assemblea straordinaria si convoca, ai sensi dell’art. 11 dello Statuto, con la richiesta di un decimo dei Soci e firme autenticate; il Presidente deve convocarla entro trenta giorni. In prima convocazione è valida con la metà dei soci; in seconda convocazione — come sempre accade, e come è accaduto il 6 giugno — è valida qualunque sia il numero dei presenti. Si decide a maggioranza semplice.
Il voto si svolgerà a scrutinio segreto: l’elezione delle cariche lo impone per Statuto (art. 18), e a scrutinio segreto si terrà anche la votazione sulla revoca. Ciascun socio voterà liberamente, al riparo da ogni pressione, senza che alcuno possa vedere come ha votato. Ogni socio dispone di un voto e può portare una delega, esattamente come per i bilanci.
Chiederemo infine che, tra gli scrutatori, vi siano persone di nostra fiducia perché ogni conteggio sia trasparente e verificabile, e perché il voto di ciascun socio sia rispettato fino in fondo. Non è diffidenza verso alcuno: è il rispetto che si deve a un’elezione.
I numeri raccontano una storia precisa
Negli ultimi tre anni il giudizio dei Soci sul bilancio consuntivo è cambiato in modo netto e costante.
Nel 2024 i contrari al consuntivo erano appena 133, contro 408 favorevoli, e il bilancio passò largamente. Nel 2025 quasi triplicarono, salendo a 369 contro 482 favorevoli: il bilancio passò ancora, ma il consenso andava calando. Nel 2026 il sorpasso — 467 contrari contro 377 favorevoli — e il consuntivo è stato respinto, come del resto il preventivo (respinto con 473 contrari contro 369 favorevoli). In due anni i contrari sono passati da 133 a 467 e la maggioranza si è rovesciata. Non è un sussulto isolato, ma una tendenza; e le tendenze, quando sono così marcate, non si fermano da sole.
| Assemblea | Consuntivo | Favor. | Contr. | Esito |
| 25 maggio 2024 | esercizio 2023 | 408 | 133 | Approvato |
| 21 giugno 2025 | esercizio 2024 | 482 | 369 | Approvato |
| 6 giugno 2026 | esercizio 2025 | 377 | 467 | Respinto |
Il falso problema della «fiducia rinnovata»
Torniamo alla domanda iniziale. Il timore è comprensibile, ma poggia su un equivoco. I due bilanci — consuntivo e preventivo — sono già stati respinti dall’Assemblea. Quella è la fotografia, nitida e verbalizzata, del giudizio dei soci sulla gestione: nessuna parola e nessuna interpretazione potranno cancellarla.
Proviamo allora a guardare con freddezza i tre soli esiti possibili.
- Se non facciamo nulla, i consiglieri restano e proseguono la gestione per un altro anno.
- Se convochiamo l’assemblea e la revoca non passa, ci ritroviamo esattamente nella stessa situazione: restavano prima, restano dopo. Anche qualora dichiarassero di aver «riavuto la fiducia», nei fatti non cambierebbe nulla — e nulla avremmo perduto che già non fosse perduto, perché i bilanci restano bocciati.
- Se la revoca passa, gli organi devono lasciare e si torna alle urne.
La conclusione è semplice e va detta con chiarezza: nei primi due casi l’esito pratico è identico. Solo il terzo caso cambia le cose. L’assemblea straordinaria, dunque, non ci espone ad alcun rischio nuovo: o non cambia nulla rispetto a oggi, o cambia tutto. È un’opzione, non un azzardo.
L’opportunità: lo strumento, i numeri, l’informazione
Compreso che non vi è un rischio aggiuntivo, restano le opportunità, e sono concrete.
La prima è che lo strumento è nelle nostre mani. Lo Statuto ci riconosce il diritto di chiedere la convocazione; ma siamo noi a decidere se e quando esercitarlo. Possiamo raccogliere le firme e tenere il diritto pronto, scegliendo il momento opportuno; e possiamo raccoglierne ben più del minimo necessario.
La seconda è nei numeri. Per chiedere la convocazione bastano circa 320 firme autenticate. Ma ogni Socio che firma davanti al notaio non è un numero: è un voto convinto, e in assemblea può portarne con sé un secondo per delega. Quelle 320 firme sono perciò il nucleo di circa 640 voti — e nulla ci vieta di raccoglierne di più.
La terza riguarda l’informazione ai soci. Noi non disponiamo degli strumenti con cui il Consiglio comunica con la base — newsletter, email, spazi sociali -. Per noi l’unico modo concreto di raggiungere i circa 3.200 Soci, e di metterli in condizione di partecipare con consapevolezza, è la pubblicazione su un quotidiano come «La Provincia», sul blog del direttore Zanolli o su altre testate locali. Non si tratta di esporre nessuno al giudizio degli estranei: a noi non interessa l’opinione di chi è fuori dall’Associazione, ci interessa che l’informazione arrivi a ogni socio. La trasparenza verso i propri Soci non è un’arma: è un dovere.
E qui emerge una differenza di fondo e a dirlo è la stessa Baldesio. Con delibera del Consiglio del 22 gennaio 2024 è stata sospesa la spedizione postale del giornalino ai soci; e in una propria comunicazione ufficiale il Consiglio ha spiegato di pubblicare ormai tutte le informazioni, comprese quelle relative alle assemblee, soltanto sul sito e tramite newsletter, raggiungendo in questo modo circa il 70% dei Soci. Va detto con esattezza: soppressa la spedizione postale, la convocazione non arriva più a casa di nessun socio; e poiché la newsletter raggiunge soltanto circa il 70%, quasi un terzo della base — circa mille persone — non è raggiunto da alcun canale. La domanda, allora, è inevitabile: un socio che non riceve nulla a casa e non è iscritto alla newsletter, come può sapere che è stata convocata un’assemblea? Non a caso, per l’ultima approvazione dei bilanci, alcuni soci sono stati costretti a pubblicare, a proprie spese, tre inserzioni su «La Provincia» pur di avvertire la base che si teneva un’assemblea.
Noi vogliamo l’esatto contrario: la partecipazione più ampia possibile. È per questo che useremo con scrupolo anche i tempi. Poiché, depositata la richiesta, il Presidente deve convocare l’assemblea entro trenta giorni, presenteremo la nostra domanda non prima del 31 agosto: così l’assemblea cadrà a settembre, e non in pieno agosto, quando la sede è semivuota e nessuno potrebbe davvero partecipare. Non cerchiamo la scorciatoia di un’assemblea deserta, ma un’assemblea piena, in cui ogni socio possa esserci.
E quando i fatti saranno noti a tutti, dopo due bilanci respinti, ciascuno — anche chi aveva sostenuto il Consiglio — potrà chiedersi con serenità se non sia giunto il momento di trarne le naturali conseguenze.
C’è infine una ragione che guarda avanti, ed è forse la più importante. La base — lo mostrano con chiarezza i numeri — continua a dividersi e il malcontento a crescere, fino a diventare maggioranza: oggi, tra i soci che hanno votato, è la maggioranza a chiedere un cambiamento. È una frattura che nessuna gestione può ignorare, e che assegna a chi verrà un compito preciso: riportare serenità nella Baldesio.
Qui un Consiglio rinnovato avrà una possibilità preziosa, proprio perché non coinvolto in prima persona. Di fronte alle vertenze, ormai di dominio pubblico, tra la Società e un suo socio, avrà la facoltà di cercarne una composizione amichevole, fuori dalle aule di tribunale: chiudere una stagione di contenziosi onerosi, risparmiare alla Baldesio ulteriore esposizione pubblica e tutelarne l’immagine. Non si tratterà di vincere o di perdere una causa, ma di ricucire.
L’armonia, in fondo, non si ricostruisce ignorando chi dissente, ma riconoscendo le ragioni di chi chiede di voltare pagina. E prenderne atto non è una sconfitta: è un dovuto atto di rispetto verso l’Associazione e verso i suoi soci.
Perché è qui che si misura che cosa significhi essere soci di una società nata nel 1887. Un socio non è un cliente che paga per un servizio e se ne lava le mani: è il custode di un patrimonio, di una storia e, soprattutto, di coloro che verranno dopo di noi ed erediteranno la Baldesio che avremo saputo lasciare.
La domanda che ciascuno dovrebbe porsi è allora semplice: vogliamo essere soci che subiscono in silenzio ciò che altri decidono, o soci che, con rispetto e con fermezza, decidono della propria casa? Restare fermi, del resto, è già una scelta: la scelta di accettare. Noi scegliamo di non accettare, e di farlo nel modo che ci appartiene: con calma, con metodo, nel rispetto delle persone e delle regole. Perché di questa storia i soci sono i custodi, non gli spettatori.
La ringrazio per l’ospitalità e per l’attenzione che vorrà riservare a queste parole.
Alberto Corazzi
Socio ASD Baldesio
