A proposito del diritto alla vita dei non nati e di chi dimentica quella di chi è già nato

23 Giugno 2026

Il ‘caso manifesto Pro Vita’, diventato quello che Antonio Grassi definisce “uno tsunami politico che ha rianimato la morta gora cremonese”, ci ripropone la scelta di chi ha affidato un preciso messaggio a un manifesto collocandolo in uno spazio non neutro e, per contro mediatico, quella di chi, in ragione di questa collocazione, ne ha disposto dopo anni la rimozione provocando reazioni a catena. 

Non entro in questo agone mediatico che non mi stupisce. Ma a latere del caso e comunque in tema di difesa del diritto alla vita s’impone qualche rilievo.  

Da sempre mi stupisce e scandalizza chi difende la vita non nata ma non sa dire no a tutto ciò che condanna a morte precoce chi è già nato cittadino di un distretto col primato mondiale di inquinamento ambientale.

Mi scandalizza chi difende la vita non nata e non dice che la vocazione di questo territorio non è quella di ospitare cementificazioni senza ritorno per allocare poli logistici e centri commerciali avamposti della politica neocolonialistica made in China, che tradendo i principi della giusta retribuzione, i diritti dei lavoratori e la dignità del lavoro ci trasforma in consumatori seriali di prodotti sottocosto facendoci complici del sotteso dumping commerciale come della dilapidazione delle risorse del Pianeta e della riduzione dello stesso a discarica di un’ inutile sovrapproduzione che ci fa morire di inquinamento oggi e di penuria di risorse domani.

Mi scandalizza chi difende la vita non nata e non condanna la scelta di usare la terra non per nutrire la vita ma per foraggiare quell’ibrido di agricoltura industriale fatto di inquinanti impianti di biogas/metano di cui il Cremonese ha il primato europeo, pseudo agricoltura che ha il suo eldorado negli incentivi pubblici perché da sé non potrebbe stare sul mercato e che si regge su due preoccupanti postulati che sono l’ implementazione di allevamenti intensivi di grandi dimensioni e di sempre maggiori superfici di terreni dedicati, spie di un neolatifondismo che torna a dividere sociologicamente la campagna tra pochi grandi proprietari con alto potere di controllo della politica locale e la manovalanza, meglio se d’importazione perché più duttile e meno sindacalizzata. 

Nel merito non salvano la faccia sia la politica di destra e sinistra sia le troppe associazioni della società civile dedite a buone cause ma che rinunciano a difendere il diritto alla vita e alla salute di chi è già nato. Sono 30/40.000 ogni anno nella Padania i decessi precoci in assenza di malattia per inquinamento da polveri sottili prodotte da una gestione sconsiderata del territorio cui la nuova pseudo agricoltura dà un pesante contributo.

E sul tema c’è anche il colpevole silenzio della Chiesa, quella che in difesa dei non nati scomunica chi fa scelte difficili, ma che non sa dire no a ciò che pregiudica il diritto alla vita di chi è già nato, quella Chiesa che in provincia presta le proprietà fondiarie di cui è custode alle nuove forme di latifondismo. Non è dato capire come simili scelte si concilino con il cogente mandato del Papa alla Cei di farsi carico dei problemi dei territori, declinato dai vescovi lombardi in percorsi di salvaguardia dell’ambiente e che ha portato Diocesi e Caritas ad attivare ad esempio per il Casalasco (una delle 14 zone fragili lombarde) il Progetto “Area natura e ambiente” per “rispondere alle nuove povertà causate dalla crisi ambientale e dalla carenza di servizi nelle zone rurali promuovendo stili di vita sostenibili e un’agricoltura di prossimità per ridare valore economico e vivibilità a questo territorio”. 

Non è dato capire nemmeno come l’appello di tutti i vescovi italiani al Governo contro la chiusura dei servizi essenziali/ospedali nelle aree fragili e periferiche si concili col silenzio della Chiesa cremonese sul progetto del nuovo ospedale che taglia 25.000 giornate di degenza per acuti dell’area medica e chirurgica insieme alla prevenzione e alla cronicità e che di fatto è solo un assist alla sanità privata in un territorio sguarnito di presidi a partire dai medici di base. 

Il nuovo ospedale non c’è ancora ma i tagli previsti dal progetto sono già cronaca all’Oglio Po dove i posti letto per acuti sono passati da 48 a 30 (oglioponew.it-21 giugno 26).

Su questi temi (che non vedono veglie di preghiera) mi sono permessa un confronto poco incoraggiato e deludente con il vescovo Napolioni

Forse “l’ascolto profondo dei territori” auspicato dal Papa (discorso alla Cei-maggio 26) implica anche il coraggio di un confronto paziente con chi vive nei territori. 

E comunque sono sempre dovuti rigore e coerenza da chi si erge a difensore del diritto alla vita, una coerenza che non c’è in chi difende la vita dei non nati e dimentica quella di chi è già nato.                                                    

 

Rosella Vacchelli

Comitato perla  difesa della sanità pubblica e dell’ospedale di Cremona

2 risposte

  1. Tira in ballo tutto! Perché non ci fermiamo al fatto in sé. Il manifesto era lì da anni e non credo possa aver fatto danni, infatti nessuno se ne è mai lamentato fintanto che un autorevole e potente cittadino anonimo non ha suscitato l’interesse del sindaco. Il manifesto è garbato e offre alternative a una scelta presumibilmente già operata. Non si oppone a una legge esistente e che tutti dobbiamo accettare e, per chi è competente, applicare. Bisognerebbe entrare nel merito: chi sono le donne che scelgono di abortire? Perché lo fanno? Sentiamo chi nei consultori pubblici entra in contatto con loro! Non si può. Davvero. La cosa grave è che la politica si sia messa così tanto in moto per questo, con tutti i problemi che lei stessa elenca e che al contrario passano sopra le teste dei nostri politici e purtroppo anche di noi cittadini! Due pesi e due misure! Anzi ….moltissime misure. Basta non toccare interessi economici di nessuno degli intoccabili. E qui invece parliamo di “tsunami politico”?

  2. Che cosa si aspettava dal vescovo? Mentre il papa va in una direzione restando pur sempre in un ambito teorico e ideologico, il vescovo a Cremona è, e anche lui si deve rapportare con i politici nostrani e con i notabili cremonesi ( che non sono solo agricoltori e allevatori, magari sono anche quello …) e i loro interessi.

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