“La donna è imprevedibile”. Mario concludeva così le discussioni che spesso animavano il bar del Moro, in via San Francesco a Cremona, dove, il martedì e il venerdì, all’imbrunire, incontrava amici come lui sulla soglia della settantina. Ma c’era sempre qualcuno che, convinto di essere lui il depositario del comportamento femminile, non era d’accordo. E Mario, ogni volta, per avvalorare la sua tesi, ripeteva di essersi dedicato per anni, nel corso della gioventù, a studiare il comportamento di decine e decine di donne. Per la serietà della sua analisi dichiarava: “La mia conclusione è che, delle donne, non ho capito niente”. Poi, a dimostrazione della sua tesi, raccontava episodi che confermavano l’impossibilità di arrivare a una conclusione sul comportamento delle donne.
Anno 1972, Università Statale di Milano, Facoltà di Lettere e Filosofia. Seguivano le lezioni del primo anno 60 studentesse e tre maschi, di cui un seminarista, un omosessuale e Mario. Quest’ultimo, frequentando le lezioni di latino, strinse amicizia con due ragazze di Asti, Grazia e Chiara, che vivevano insieme in un appartamentino non lontano dal suo alloggio. Grazia, una bruna dalla bellezza mediterranea, di moda in quell’epoca, aveva colpito la sua anima concupiscente e spesso, di pomeriggio o di sera, le faceva visita, affrontando argomenti che miravano ad approfondirne la conoscenza, primo atto del suo piano amoroso. Venne a sapere che da qualche anno era fidanzata con Luca, un ragazzo della sua città, con cui faceva progetti di una vita insieme. La delusione fu grande, ma Mario, ormai preso dal desiderio, non desistette. Avvisato, nelle sere in cui il fidanzato la veniva a trovare, lui, seduto su una panchina illuminata da un lampione, aspettava paziente che ripartisse la Fulvia coupé rossa e quando il rumore si perdeva nel silenzio della notte, suonava il campanello e saliva al primo piano. Con la naturalezza con cui si riceve un amico, lei lo ascoltava, faceva domande e otteneva risposte. Con il trascorrere dei mesi si intensificarono le visite. Grazia a poco a poco lasciava trapelare di essere preda di una certa insicurezza che stava inisnuandosi nel suo rapporto con Luca. Questa confessione venne interpretate da Mario come segnale di disponibilità nei suoi confronti. Nonosante i frequenti incontri e la confidenza che si era instaurata, non si creava l’atmosfera favorevole per palesare la voglia di un incontro ravvicinato. Mario non trovava il momento per dichiararsi anche per la timidezza che lo assaliva nei momenti decisivi. Dal canto suo, Grazia continuava a comportarsi come fedeltà voleva. Con il passare delle settimane e dei mesi, visto che niente di favorevole si preannunciava, Mario incominciò a diradare le visite, accettando l’idea che non c’era niente da fare con Grazia.
Dopo qualche tempo, mentre scoccava mezzogiorno di un martedì di maggio, un prolungato squillo del campanello lo fece trasalire. Aperse la porta e si vide davanti Grazia. “Sono venuta a trovarti, passavo di qui…”. Fu fatta sedere sulla brandina ricoperta da una coperta verde che fungeva da divano. Lei sedette e, senza dire parola, incominciò a spogliarsi. Riavutosi dalla sorpresa ebbe appena il tempo di rendersi conto della sua carnagione scura e si trovò sopra di lei, ansimante. In breve l’incanto finì. Lei salutò e, come era venuta, disparve. Per sempre.
Sperangelo Bandera