Grand gros e ciula, i fratelli cremaschi vanno per suonare i cremonesi e vengono suonati

28 Giugno 2026

La Banda Bassotti di Topolino e i Fratelli d’Italia cremaschi hanno molto in comune. Perdenti nati, però sono simpatici.  La Banda Bassotti vuole impossessarsi dei fantastiliardi di Zio Paperone.  I Fratelli del tortello puntano a conquistare un posto al sole nel partito provinciale, egemonizzato dai colleghi del marubino. Goffi, sfigati quanto basta, arruffoni, ma con alcune frecce nella faretra, i meloniani in riva al Serio s’illudono di essere forti, anche per la presenza di un senatore nel loro esercito.  Provano a fare l’impresa, ma ci riescono ogni morte di papa. Al contrario, spesso partono per suonare e vengono suonati. 

Si credono Superman, ma da alcuni mesi sono commissariati dal coordinatore regionale del partito, che a Crema non viene ricordato per l’assiduità della sua presenza.  Se qualche volta c’è stato, in pochi l’hanno visto. Ancora più esiguo il numero di chi gli ha parlato.

Si reputano degli strateghi, ma l’unica tattica che conoscono è la dilatazione dei tempi. Il rinvio. Aspettano Godot. 

Sperano che gli eventi impongano la soluzione, ma quando arriva, il più delle volte non è quella da loro auspicata. 

Si considerano dei Navy Seals della politica, ma faticano a sopravvivere nell’oceano burrascoso degli accordi sottobanco e delle camarille. In alcune circostanze non reggono nemmeno un mare leggermente increspato. Fratelli d’Italia sostiene l’ordine. A Crema il partito si arrabatta nel caos. Troppo facile citare l’evangelico medico, cura te stesso. Assai più difficile trovare la cura.

Guglielmo Tell non rientra nei loro modelli di riferimento. Non centrano una mela a pochi metri, ma neppure un’anguria. La cattiva mira si accompagna alla mancanza di nervi saldi.  

Brave persone, i meloniani cremaschi hanno un concetto assai personale della politica. Preferiscono litigare con un militante della propria squadra, invece che con un esponente della formazione avversaria. L’unione fa la forza è un concetto sconosciuto per i cremaschi, ma anche per i cremonesi. 

I leader, ammesso che in provincia il partito ne abbia, sono ciclotimici, nel senso che la loro posizione è soggetta a frequenti oscillazioni. Ne esce una curva sinusoidale piuttosto che una linea retta. Si potrebbe obiettare che sia preferibile un diagramma mosso a uno piatto. Giusto, se il movimento non fosse causato dalle idee confuse. 

Maestri nelle dichiarazioni roboanti, i fratelli del tortello non lesinano sceneggiate da manuale. L’ultima risale al febbraio 2025, al congresso del circolo di Crema, con repliche nei mesi successivi. 

Le rare volte che battono un colpo lasciano presagire un terremoto politico. Ogni volta che questo succede, i cittadini si preparano all’apocalisse, ma poi arriva l’innocua scoreggina di un bambino. 

Un gruppo di militanti cremaschi, compresi alcuni calibri da novanta, scrive un documento di dissenso sulla linea del coordinatore provinciale. Lo invia ai vertici lombardi e nazionali del partito. I destinatari non si stracciano le vesti. Probabilmente ridimensionano la querelle a una bega da comari provinciali. Se ne fottono. Non arricciano nemmeno il naso. Non succede nulla. Ma proprio nulla. Silenzio quasi tombale sulla questione.  Chi parla è perduto: anche quelli nell’empireo del partito tengono molto alla sedia. 

I bene informati di Fratelli d’Italia avevano lasciato intendere che il coordinamento provinciale sarebbe stato commissariato. Avevano indicato il nome del capoclasse incaricato di mettere in riga i discoli. Invece nulla. E la questione pare sia stata rinviata a dopo l’estate (Cremonaoggi, 23 giugno). Neanche la flatulenza di un angelo. 

In riva al Po, invece non si è perso tempo. In un battibaleno il coordinatore provinciale ha già pensionato due membri del suo direttivo. Due, manco a dirlo, che avevano sottoscritto il documento di protesta. La lenta Cremona ha superato la veloce Crema. La tartaruga ha battuto Achille.  È il mondo al contrario, ma non quello del generale Vannacci, anche se dalla confusione di Fratelli d’Italia potrebbe trarne vantaggio alle prossime elezioni.

Il tema dell’incazzatura era tutt’altro che banale.  Si riferiva all’accordo Fratelli d’Italia-Pd e alla nascita dell’FPC (Fratelli Piddini Cremonesi) per l’elezione del collegio sindacale di Padania Acque. Per stare in tema, molto più che acqua fresca. Acqua avvelenata. 

Petardi di pessima qualità, questi episodi non producono danni: tuttalpiù qualche titolo sul giornale dell’establishment al quale è stata anticipata la primizia. Professori del molto rumore per nulla, i meloniani cremaschi inducono i cittadini a ipotizzare ribaltamenti, rivoluzione copernicana nel partito locale, ma non si sposta una virgola. Chi ha creduto nella favola rimane come quelli della mascherpa.

Si dice che un cambiamento sostanzioso potrebbe arrivare dal pokerista della politica provinciale approdato a Fratelli d’Italia. Se son rose fioriranno. 

La cassaforte di zio Paperone e la roccaforte cremonese di Fratelli d’Italia sono blindate come Fort Knox.  Se si aggiunge la furbizia dei Fratelli del Po nel cogliere ogni minimo segnale di pericolo al loro dominio, pari o superiore a quello di Zio Paperone per difendere i suoi dollari, si intuisce come ogni tentativo di incrinare la supremazia cremonese sia una missione velleitaria. Già, impossibile anche per il mitico Ethan Hunt

I Fratelli del tortello sono l’Armada Invencible in salsa cremasca. Se si preferisce, l’esercito di Franceschiello. I cremonesi lo sanno e ne approfittano.  Ma altrettanto preoccupante è il rapporto con gli alleati. Forza Italia non si fila i fratelli tortelli.  Nei giorni scorsi gli azzurri hanno diffuso una nota a sostegno di un possibile candidato sindaco di Crema per le elezioni amministrative del prossimo anno. Encomiabile il tempismo. Discutibile il metodo. Il comunicato non solo non era stato concordato con i partiti della coalizione di centrodestra, ma è stato anche inoltrato alla stampa amica senza avvertire i compagni di viaggio. 

Fratelli d’Italia si è irritata, ma ha evitato la polemica pubblica.  

Ottimisti e ingenui potrebbero ipotizzare l’utilizzo della tecnica del marciare divisi e colpire uniti. E viene da sorridere. 

Pessimisti e velenosi potrebbero ipotizzare che Fratelli d’Italia e Forza Italia abbiano interpretato male il motto vincente dei tre moschettieri: tutti per uno, uno per tutti.  Che l’abbiano tradotto in ognuno per sé e Dio per tutti.  E il centrosinistra ringrazia.

Se non fosse che in politica non esistono sentimenti e le ideologie sono fossili, reperti archeologici, i meloniani cremaschi, ingenui e boccaloni, metterebbero tenerezza.  Hanno voti e consenso, ma per dirla in milanese, rischiano di passare per quelli grand e gros e ciula. O, per restare con la Banda Bassotti, di apparire piscinin e gandula.  

Il tempo, che è galantuomo, scioglierà il dilemma.  Anche se tra ciula e gandula cambia poco.

 

Antonio Grassi

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