IA e ipertecnologia: un futuro tra rischi, opportunità e danni soprattutto ambientali

4 Luglio 2026
Tempo fa Umberto Galimberti ha espresso il concetto sconvolgente secondo cui un progetto tecnologico, una volta definito fattibile,  prima o poi deve essere  attuato, indipendentemente dai risvolti etici, ambientali o economici che il progetto stesso comporti. A conferma della validità della sua osservazione, il filosofo adduceva l’esempio della bomba atomica che è stata costruita nonostante i dubbi del suo creatore Oppenheimer  il quale, ad opera compiuta,  per mondarsi la coscienza, si è profuso in pubbliche scuse. 

L’IA  e la tecnologia in generale fanno parte del nostro presente e del nostro futuro  e per questo ho provato a documentarmi, per colmare, almeno in parte, l’abissale ignoranza sull’argomento che mi accompagna da sempre. 

Ebbene i brividi non sono mancati quando ho letto che il mantenimento e l’implementazione dell’IA richiedono un impatto ambientale dalle proporzioni a dir poco sinistre. In sintesi è emerso che i sistemi di raffreddamento dei data center richiedono consumi quotidiani  di acqua sovrapponibili a quelli di una città di medie dimensioni. Sappiamo bene che l’acqua è una risorsa già oggi limitata! Accanto al problema dell’acqua va considerato anche quello dell’energia elettrica i cui consumi annui equivalgono a quelli di 6.200 famiglie italiane. A tutto questo va aggiunto che i server dell’IA producono CO2 in quantità sovrapponibili alle emissioni derivanti da 300 voli intercontinentali. 

Non vado oltre perché più si legge sull’argomento e più l’allarme cresce. Basti pensare che l’utilizzo continuativo di IA per attività 'semplici' come porre domande e produrre immagini, comporta sprechi energetici esorbitanti, soprattutto quando si fa il paragone con le ricerche sul  web che compiamo quotidianamente. 

Altra nota dolente riguarda gli investimenti che le aziende del settore fanno  sull’uso di energie alternative a basso impatto ambientale, investimenti inadeguati che non porteranno risultati apprezzabili né a breve, né a medio termine. È lecito dunque chiedersi perché nonostante le allarmanti conseguenze appena descritte, continuano gli investimenti massicci in queste tecnologie avanzate. Forse una risposta parziale potrebbe derivare da quanto riportato in un servizio di Federico Rampini: il giornalista spiegava che lo Stato cinese è prodigo di aiuti finanziari alle aziende che impiegano  tecnologia avanzata, senza i quali le aziende stesse sarebbero in perdita. Questo apparente paradosso, in realtà, trova una spiegazione nel fatto che il calo demografico prossimo venturo (si calcola che entro la fine del secolo in Cina la popolazione sarà diminuita di duecento milioni) , calo preoccupante che potrà essere in parte compensato dall’impiego della tecnologia. Una visione in parte condivisibile che tuttavia non sembra tranquillizzare. 

È ormai noto che la tecnologia avanzata, con l’IA a fare da  capofila,  porta con sé una miriade di problemi la cui mancata risoluzione è destinata a sfociare in una catastrofe inimmaginabile, innescata dal degrado ambientale. 

Tutto sembra rimandato al futuro e il presente è un attimo fugace di cui nessuno si cura.

Il futuro, si sa, è gestito da una ristretta cerchia di uomini potenti - gli  'olimpi', come amo definirli -  abituati a prendere decisioni in autonomia, senza considerare i comuni mortali. Ebbene speriamo che sappiano affrontare in modo compiuto un futuro che già oggi  presenta connotati inquietanti. 

Giuseppe Pigoli

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