Il libro. Gotto e la commovente ricerca della salvezza

15 Luglio 2026

Un libro toccante, profondo, fresco. Una spezia come il rosmarino, la pianta per una bara, dentro un lutto che amplifica e risolve il dramma di un giovane uomo, l’amore per una donna gli dà la forza per rivelarsi e infine perdonarsi. Al cuore della nuovissima opera di Gianluca Gotto c’è questo e molto altro.
Ci basterà mangiare il vento”, edito da Mondadori, mi ha commossa alle lacrime. Ho amato tutti i libri dello scrittore torinese perché tutti mi hanno insegnato qualcosa, ma mai prima avevo pianto.

Il libro ruota intorno al tema della salvezza, tramite la ricerca di un equilibrio fra il buddismo e la cultura occidentale. Qui il meccanismo è però capovolto, vivisezionato e analizzato, da ogni angolatura, fino a individuare storture e estremismi.

Christian è un giovane che nasconde un vissuto di violenza familiare. In lui c’è un bambino ferito. La meditazione, la filosofia buddista – conosce a memoria gli insegnamenti del Dhammapada – lo curano, lo anestetizzano. Ma non vive. Finché da un ascensore in un hotel di Singapore non compare Giorgia, una hostess con gli occhi blu e i lunghi capelli biondi. Lei è terribilmente reale. Scardinerà i suoi blocchi, come una chiave che apre tutte le porte. Gli insegnerà che la sofferenza non va sedata ma guardata in faccia perché “un po’ di dolore deve restare dentro per impedirti di commettere gli stessi errori”.

La lotta interiore del protagonista lo conduce a confrontarsi, in specchi yungiani, o karmici, come preferirebbe lo scrittore, con il tema della violenza sulle donne. Scoprire l’atteggiamento predatorio di un datore di lavoro verso la dipendente subordinata, sua amica, scatena la sua rabbia, smuovendo istinti feroci lontani, mai guariti. Il protagonista teme di avere dentro un karma familiare che lo sospinge vero la stessa malata direzione. Si protegge scappando da parenti, continenti, amori, amici. Una fuga da se stesso, fra Torino, Milano e l’Oriente.

Il libro esprime grande raffinatezza psicologica, passa al microscopio emozioni, stati d’animo, traumi interiori con acume e cultura, dalle intelligenze multiple fino alla saggezza monastica zen. Poi ci sono gli scenari, contesti e città descritti con la consueta dovizia di particolari e fascino sincero. Le discipline orientali, cucina e cultura, non ricreano il vuoto, bensì riempiono d’amore, di gentilezza e pace.

È infine un libro pieno di musica, una musica legata a chi è stato giovane nella decade del 2000, senza dimenticare le suggestioni di Einaudi e di un classico intramontabile come Halluljah di Leonardo Cohen.

Alla fine vince il senso della famiglia, quella in cui il cuore trova pace, un approdo finale preceduto da tante lotte per chi cercava di fuggire da un nido che può essere dolcezza, bellezza e amore o violenza, sopruso e abbandono.

Gotto è speciale, il suo successo è meritatissimo. Ai detrattori rinnovo l’invito a provarci: scrivetelo voi un romanzo di 586 pagine così denso e pulito. Non è banale è ricco, non è Harmony zen e no, non è Fabio Volo.Ti costringe a guardarti dentro, a riflettere, a cercare vie originali per capire che la vita non è un nonsense. Ti tira dentro e se resti fuori non lo capisci.

Gotto non è per tutti.

 

Francesca Codazzi

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