Quando il Sindaco evita il confronto e decide di sottrarsi alla Commissione di Vigilanza, viene mortificato il ruolo delle istituzioni e viene meno quel principio di trasparenza che dovrebbe caratterizzare ogni amministrazione pubblica. Questo episodio rappresenta la dimostrazione più evidente dell’atteggiamento assunto dal sindaco Virgilio negli ultimi giorni: quello di chi ritiene di poter amministrare Cremona come un proprio feudo personale, imponendo la propria opinione senza accettare alcun contraddittorio e senza sentire il dovere di rendere conto delle proprie decisioni.
La commissione di Vigilanza non è una concessione della maggioranza all’opposizione. È un organo istituzionale attraverso i quali il Consiglio comunale esercita le proprie funzioni di controllo e di indirizzo. Svuotarle deliberatamente del numero legale significa mancare di rispetto non solo ai consiglieri di minoranza, ma a tutti i cittadini cremonesi.
Ed è tanto più grave perché questa vicenda riguarda una decisione che ha profondamente diviso la città e nasce da una segnalazione di chi non vive il contesto cremonese
In data 16 luglio 2026, Federica Di Martino, candidata al Consiglio comunale di Salerno per il Movimento 5 Stelle, ha pubblicamente rivendicato di essere stata l’autrice della segnalazione agli uffici del Comune di Cremona che ha poi portato alla rimozione del manifesto del Centro di Aiuto alla Vita.
La stessa Di Martino gestisce la pagina Instagram “ivgstobenissimo”, attraverso la quale promuove una precisa visione dell’interruzione volontaria di gravidanza e pubblica contenuti fortemente critici nei confronti delle iniziative di sostegno alla maternità e alla vita nascente.
È un elemento che rende questa vicenda ancora più inquietante.
È infatti legittimo domandarsi come sia possibile che il Sindaco di Cremona abbia assunto una decisione così rilevante sulla base della segnalazione proveniente da una candidata al Consiglio comunale di un’altra città, completamente estranea alla realtà cremonese.
Un Sindaco dovrebbe ascoltare i cittadini, le associazioni e le istituzioni del proprio territorio, non lasciarsi dettare l’agenda politica da attivisti che nulla hanno a che fare con la nostra comunità.
La circostanza assume un rilievo ancora maggiore se si considera il contenuto dell’attività pubblica svolta dalla stessa Di Martino attraverso la pagina “ivgstobenissimo”, nella quale viene proposta una narrazione che finisce per rappresentare l’aborto come la risposta alle difficoltà della maternità, accompagnata da continui attacchi nei confronti di chi raccoglie fondi e offre un sostegno concreto alle donne affinché possano portare avanti la gravidanza.
È una visione profondamente distante dallo spirito della legge n. 194 del 1978.
La legge 194, infatti, non si limita a disciplinare l’interruzione volontaria della gravidanza. Prima ancora, tutela la funzione sociale della maternità e impegna le istituzioni a rimuovere le cause che potrebbero indurre una donna ad abortire. L’interruzione volontaria della gravidanza è configurata dal nostro ordinamento come un’extrema ratio, non come l’unica soluzione possibile.
Per questo motivo considero profondamente inquietante una visione che sembra voler negare perfino la possibilità di proporre un’alternativa.
Ed era proprio questo il significato del manifesto rimosso.
Quel manifesto non conteneva messaggi offensivi, discriminatori o contrari alla legge. Voleva semplicemente ricordare alle donne che stanno pensando di interrompere la gravidanza perché ritengono di non avere alternative che un’alternativa può invece esistere: quella di un sostegno concreto, materiale e umano capace di accompagnarle nella maternità.
Non si tratta di una posizione estranea alla realtà dell’ospedale di Cremona. Lo dimostra la presenza, all’interno della stessa struttura ospedaliera, del Centro di Aiuto alla Vita, che quotidianamente offre supporto alle donne che vivono una gravidanza difficile. La sua stessa esistenza testimonia che offrire un aiuto concreto e prospettare un’alternativa all’aborto rappresenta una possibilità reale presente anche nel contesto ospedaliero cremonese.
È quindi incomprensibile che si sia deciso di rimuovere un messaggio che si limitava a ricordare l’esistenza di questa possibilità.
Ancora più incomprensibile è il tentativo del Sindaco di sottrarsi al confronto istituzionale.
Prima evita di rispondere alle interrogazioni della minoranza, poi la maggioranza fa mancare il numero legale in Commissione di Vigilanza.
Sono due facce della stessa medaglia: quella di un’Amministrazione che non accetta il confronto, che considera il controllo democratico un fastidio e che pretende di imporre le proprie decisioni senza doverne rispondere nelle sedi istituzionali.
Continuerò pertanto a chiedere che il zindaco Andrea Virgilio chiarisca ai cittadini di Cremona perché abbia ritenuto di seguire la segnalazione di una candidata al Consiglio comunale di Salerno, anziché difendere il diritto delle donne a conoscere che esistono anche percorsi di sostegno alternativi all’interruzione della gravidanza.
Cremona merita un’Amministrazione trasparente, capace di confrontarsi con il Consiglio comunale e rispettosa delle istituzioni. Non un Sindaco che governa come se il Comune fosse un feudo personale.
