Manifesto rimosso: l’autogol di Virgilio sveglia la letargica politica cremonese

26 Luglio 2026

Se il battito d’ali di una farfalla scatena un uragano, la rimozione, dopo sei anni, del manifesto SOS Vita, esposto in uno spazio in prossimità dell’ospedale di Cremona, non è da meno. L’opinabile e maldestra censura del sindaco Andrea Virgilio ha provocato una fibrillazione, un sussulto nell’agone politico cittadino. Uno scontro tra maggioranza e minoranza di intensità inusuale per i canoni cremonesi.

Il collaudato sistema del traccheggio, del non facciamoci male, del fingiamo di litigare, è imploso. La minoranza è salita sulle barricate.  Ha picchiato duro con i consiglieri comunali Maria Vittoria Ceraso, Chiara Capelletti, Matteo Carotti, Alessandro Portesani. In un territorio dove al contenzioso si preferisce l’accordo, spesso sottobanco, e non si disdegna un’intesa tra Pd e Fratelli d’Italia (Padania Acque), questa trasgressione all’ordinario tran tran rappresenta un segnale di vitalità.  Manna piovuta dal cielo nel deserto politico provinciale alimenta la speranza in chi crede che non tutto sia perduto. In chi sogna un futuro migliore per il territorio. In chi immagina la provincia fuori dal sottoscala e con un posto ai piani nobili.  In chi crede che il cambiamento non sia un’utopia.

Paradossalmente lo scontro è una flebo di fiducia, un’apertura di credito sulla possibilità degli amministratori pubblici di uscire dalla comfort zone in cui si crogiolano. Un tentativo di rinunciare alla rassicurante coperta di Linus. Di crescere e diventare adulti. Di svolgere il compito per il quale sono stati eletti, diverso dalla tutela della poltrona. Tutela che, da sola, non garantisce l’imperitura memoria. 

Sic transit gloria mundi. Ricordarlo aiuta a non pensarsi onnipotenti. Ottima terapia a costo zero, favorisce il ridimensionamento dell’ego debordante, caratteristico di molti politici e amministratori pubblici locali, soprattutto di serie B. Già, todos caballeros.

Un sasso nello stagno e la morta gora si è rianimata. Dalla calma condivisa, agognata e perseguita si è passati alla tensione conflittuale.  Ben vengano le scintille tra maggioranza e minoranza.  Non è un invito alla rissa, ma un auspicio affinché la dialettica e il confronto siano assunti a metodo e non ridotti a una sceneggiata funzionale al rispetto dei ruoli. Poi, finita la rappresentazione, gli interpreti si siedono allo stesso desco come vecchi amici. 

Una democrazia senza conflittualità è una democrazia malata. Mettere la sordina agli scazzi non la migliora. Non cura la causa, ma i sintomi. Di più, è un placebo.  Contare sulla labilità della memoria degli elettori è un’illusione: non elimina le ragioni del dissenso.

La polemica sul posizionamento del manifesto ha raggiunto picchi imprevedibili per un argomento – l’interruzione di gravidanza – assai delicato e complesso, ma non amministrativo. La querelle si è focalizzata sulla sensibilità personale delle donne potenzialmente interessate a interrompere la gravidanza, non sul mancato rispetto della legge o delle norme comunali, peraltro seguite alla lettera. Un terreno scivoloso, connesso al vissuto profondo di ciascuno.

La censura è sempre una scelta discutibile, comunque divisiva.  A maggior ragione se interferisce con questioni etiche, esclusive e specifiche di ogni individuo.  Se a praticarla è un sindaco che si erge a giudice della coscienza dei cittadini, allora è molto probabile che l’intervento gli si possa ritorcere contro e trasformarsi in un inferno. In una Caporetto, se il motivo dell’oscuramento non viene chiarito in modo convincente con giustificazioni inoppugnabili. E così è avvenuto.  E nemmeno i comunicati del 7° cavalleggeri pro interruzione di gravidanza hanno messo una pezza.  E Virgilio, da parte sua, non ha fornito spiegazioni plausibili per la censura da lui applicata.

Con che diritto un sindaco, qualsiasi sindaco, entra in questo spazio personale e impone la propria decisione, frutto di valutazioni avulse dalla politica? Già, con che diritto? Con il lasciapassare di una mail inoltrata al Comune il 20 marzo scorso.

La piattaforma IVGstobenissimo lo informava di avere ricevuto una segnalazione sul manifesto SOS Vita e invitava il Comune a rimuoverlo immediatamente «al fine di garantire un accesso dignitoso a una pratica della salute garantita dallo stato». 

Il sindaco aveva battuto i tacchi ed eseguito l’ordine in piena autonomia, senza il coinvolgimento diretto della maggioranza. Un uomo solo al comando. Come Fausto Coppi, ma lui non è ancora un fuoriclasse della politica. Potrebbe diventarlo, ma gli servirebbe ancora un po’ di gavetta.

Dopo la rimozione del manifesto, IVGstobenissimo aveva commentato sulla sua piattaforma: «La domanda sorge spontanea: cosa è stato fatto in sei anni? Perché i Dem e Avs, che hanno commentato positivamente la rimozione del manifesto da parte del sindaco Virgilio, non si sono attivati giusto un attimo prima, aspettando, come sempre, che intervenissero i movimenti dal basso?». Chiosa che avrà reso felice Virgilio, piddino ortodosso e convinto, nonché fedelissimo al partito e gratificato con marchio Doc. Un trattamento deluxe: barba e capelli, pelo e contropelo al Pd. Un lavoro a regola d’arte, di quelli degli spot pubblicitari della Proraso. 

IVGstobenissimo è fondata da Federica di Martino, psicoterapeuta, candidata, nel maggio scorso con i 5 stelle per il consiglio comunale di Salerno. Sotto il Torrazzo, Paola Tacchini, consigliera dei pentastellati, siede sui banchi dell’opposizione nel gruppo Cremona cambia musica. Meditate gente, meditate.

In questo trambusto, la consigliera Cappelletti di Fratelli d’Italia ha convocato la Commissione di vigilanza, da lei stessa presieduta. Istruisce un dossier, degno di Jessica Fletcher, la signora in giallo. Per Virgilio e il Pd, la Cappelletti ha esagerato. Ha tracimato e invaso un campo non di sua competenza.  Non una presidente, ma la Torquemada in rosa della neo inquisizione cremonese.  Scoppia il pandemonio.

La commissione è convocata il 20 luglio. Tre quarti d’ora prima dell’inizio, Virgilio annuncia la sua defezione.  Rifiuta il processo con un comunicato fiume che fa apparire Celestino V un dilettante. La commissione, precisa il sindaco, «non può essere trasformata in un tribunale chiamato a confermare una tesi già costruita dai proponenti» (Vittorianozanolli.it, 21 luglio).

I consiglieri di maggioranza Roberto Poli, Paolo La Sala, Andrea Segalini, Rosita Viola, membri della commissione, gli tengono bordone.  Lo seguono a ruota con un niet meno prolisso, ma altrettanto fermo. «Alla Commissione spetta il compito di vigilare sugli atti. Non quello di tribunale politico». Si dicono però disposti a discutere dell’argomento in consiglio comunale.

Questa è la storia. Il finale è triste. Senza happy end e niente affatto consolatorio. La statura di un leader si misura in contesti critici, nella sua capacità di affrontarli e gestirli con freddezza e razionalità. Virgilio ha dimostrato di non essere un gigante. Non un nano, questo no. Un equilibrista, in precario equilibrio su un filo, questo sì. 

È in queste circostanze che si valuta il coraggio di un leader nell’assumersi le proprie responsabilità e nell’affrontare le criticità da lui stesso generate. Il sindaco di Cremona non lo ha fatto. Nessuno gli ha suggerito quando correre e così ha perso lo sparo di partenza (Time, Pink Floyd).

La fuga all’ultimo momento dal confronto in Commissione di vigilanza, con una giustificazione formalmente corretta, non si è rivelata una carta vincente. Foss’anche stato un processo, nessuno gli avrebbe impedito di motivare la sua decisione. Di mettere all’angolo i pubblici ministeri di minoranza. E non sarebbe stato solo. Al suo fianco avrebbe avuto quattro difensori della maggioranza. Senza dimenticare che non era un’imboscata. Virgilio ha preferito evitare il confronto. Non si può considerare una fuga davanti a un plotone di esecuzione, ma così è stata percepita. E chi scappa perde sempre, anche quando ha ragione.

È in queste situazioni, direbbe il poeta, che si parrà la tua nobilitate. È in questi frangenti che si coglie l’intenzione del leader di uscire dal centro della propria enclave, dal cerchio di persone che per amicizia, ideologia e convenienza lo sostengono, lo difendono e lo proteggono. È in questi momenti che si sceglie la gloria o l’oblio.  Virgilio non ha colto tutte queste opportunità. Ha preferito restare nel suo bozzolo e non diventare farfalla. L’uragano si è scatenato ugualmente, anche se lui non ha battuto le ali. L’ha subìto.  Peccato, un’occasione persa, per dimostrare di essere un capo. Ma la leadership non si compra al supermercato.

 

Antonio Grassi

3 risposte

  1. Basta!!! Mi sembra che l’argomento sia stato sviscerato abbastanza. Da ogni punto di vista. Certo che Grassi non può perdere l’occasione di continuare a dare addosso a Virgilio. Ne ha trovate di tutti i colori. Ma battere sullo stesso chiodo ancora mi sembrava troppo. In settimana tutti i colleghi giornalisti hanno dato conto degli sviluppi, delle riunioni, delle fughe e di tutto quanto. Sappiamo ogni particolare. Sembra voler spostare l’attenzione da temi più importanti e che riguardano tutti, non solo le donne che si trovano a dover fare una scelta tremenda, le capriole burocratiche del sindaco e le sue assenze strategiche. Sappiamo tutto. C’è altro di cui parlare.

  2. Il centrodestra non è mai stato così unito! Perché non lo è altrettanto per altri temi anche più importanti per Cremona e per i cittadini? Perché non è battagliero in ugual misura? Perché significherebbe prendere posizioni anche scomode senza alcun ritorno? Perché ci si dovrebbe scontrare sulla salute, sull’ambiente, sull’ospedale, sul Cesio, sulla sicurezza, e certamente ho dimenticato qualcosa. I nostri politici sono quasi tutti estremamente deludenti.

  3. Se fossero coerenti e coraggiosi non si limiterebbero a sollevare il polverone. Chiederebbero le dimissioni del sindaco. Ma… così sarebbe troppo. E su questioni francamente poco significative rispetto ad altre ben più importanti.

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