Ci siamo trovati, coordinati da Marco Pezzoni, come gruppo di cittadini degli Stati Generali Clima Ambiente Salute, del circolo VedoVerde di Legambiente, di Pro Natura e Lipu, rappresentanti dei cittadini di Pozzaglio, Spinadesco, Sospiro, Grumello, donne dei gruppi pacifisti di Cessate il Fuoco Paladine per la Palestina, i firmatari della Diffida depositata da pochi giorni, presente anche per conto della ex sindaca di Vescovato Maria Grazia Bonfante Ferruccio Rizzi con il rappresentante del comitato di lotta a Lacchiarella Enrico Duranti, c’erano esponenti del gruppo Movimento 5 Stelle con la sottoscritta, Francesca Berardi e Simone Antonioli del Partito di Rifondazione Comunista e altri volti noti di attivisti ambientalisti locali, tutti uniti a chiedere la difesa del territorio e delle sue risorse che il mega impianto di Data Center previsto a Pozzaglio dissiperebbe, a cominciare dall’acqua utilizzata per raffreddarne il funzionamento.
Spiega Enrico Durante: “Siamo invasi da oltre 400 progetti su tutto il territorio nazionale, con un consumo prevedibile di 80 gigavat di potenza, mentre ad oggi tutte le rinnovabili insieme possono produrre massimo i 70 gigavat, quindi questo prevede l’utilizzo ulteriore di energia fossile o tornare al nucleare. In Lombardia questo comporterebbe un rincaro a noi utenti nelle bollette.”
Un’altra analisi mi ha colpita nel suo intervento. C’è il progetto di un corridoio economico, digitale che parte dagli Stati Uniti, arriva in Europa, passando dalla Francia, poi in Italia, per l’esattezza dalla Pianura Padana, per proseguire verso l’oriente, Israele, Paesi Arabi, fino a Singapore. Un progetto di cavidotti internazionali per il controllo dell’Intelligenza Artificiale. Tutti i progetti, partendo da quelli limitrofi a Milano, non sono collocati a caso, ma lungo le direttrici delle fibre ottiche già esistenti. Oltretutto, con pochi soldi di compensazioni, che ai datori di questi progetti non mancano, si può procedere alla costruzione in aree verdi e agricole, con un ulteriore massivo consumo di suolo, oltre a un serio aumento delle temperature, comprovato da studi dell’Università di Pavia.
Non c’è da stupirsi se dietro ai mandatari di questi progetti ci sia Amazon…
Aggiungiamo poi, come spiega Pezzoni, che a 600 metri dal gigantesco insediamento esiste la scuola di Brazzuoli con 9 classi elementari e 5 medie. Sarebbe davvero irresponsabile la collocazione nelle vicinanze di un impianto che aumenterebbe la temperatura nel raggio di due chilometri fino a 1,5 o addirittura 2 gradi. L’appello rivolto a tutti i sindaci della zona è di respingere l’assalto al nostro territorio: No alla colonizzazione al servizio di giganteschi e potenti interessi privati.
Non siamo quelli del No a prescindere, perché diciamo Sì alle energie rinnovabili, purché: siano opere che non prevedano un ulteriore consumo di suolo ma che utilizzino aree dismesse già cementificate o pavimentate; che vengano fatti tutti gli studi di fattibilità con approvazione di ATS, ARPA e che non abbiano effetti sulla salute delle persone e dell’ambiente.
E, soprattutto, diciamo Sì alla salvaguardia di salute e ambiente in nome della democrazia e della Costituzione.
Paola Tacchini

2 risposte
Mi piacerebbe sapere se chi si batte contro i data center per motivi ambientali, per l’inquinamento, per il consumo di suolo e l’enorme consumo di acqua e per tanto altro ancora sono disposti a rinunciare i a fare un uso meno intenso di tutti gli utilizzi della tecnologia. Cellulari e computer, fotografie, messaggi e telefonate… Chissà se fotografano i piatti serviti al ristorante…
Ci si lamenta del suolo verde…non ci si lamenta quando si dà la possibilità di costruire continuamente supermercati o ipermercati.non si è fatta quando a s.marino si è fatta la scelta scellerata di un asilo sul rondo dell’ iper.tutti non vogliono in casa loro niente che stravolta.pero tutti vogliono risparmiare e tutti chiedono.