Nel Barnum politico provinciale, tra stregoni, apprendisti e comparse (tutti maschi) svettano sette donne

2 Agosto 2026

Maria Vittoria Ceraso e Chiara Capelletti, consigliere comunali. Valeria Patelli, Orietta Berti e Ilaria Dioli, sindache. Cinzia Fontana e Celestina Villa assessore. Sono alcune delle donne del nostro territorio, che si assomigliano per almeno due caratteristiche: la determinazione e l’autonomia di giudizio. Di diverso orientamento politico, se necessario, non temono di muoversi in quella direzione ostinata e contraria resa popolare da Fabrizio De André.

Negli ultimi mesi hanno agitato i sonni di amministratori pubblici maschi non per motivi di genere, ma per questioni legate alle alleanze e all’etica. L’ultima, non ancora conclusa, riguarda la censura del sindaco di Cremona, Andrea Virgilio al manifesto Sos Vita esposto nelle vicinanze dell’ospedale. Sfociata in un oceano di polemiche, la vicenda si trova ora in un loop dal quale sarà difficile uscire.  In una ipotetica partita a tennis, gli unici due sconfitti sarebbero il sindaco e Roberto Poli, capogruppo Pd in consiglio comunale. Vincitrice 6-0, 6-0, la coppia femminile di minoranza Capelletti-Ceraso, rispettivamente presidente e vicepresidente della commissione di Vigilanza del Comune.  Convocata per discutere della questione, la seduta è saltata per l’assenza dei membri di maggioranza. La circostanza ha indotto la vicepresidente a dimettersi dalla commissione stessa.  

 Poli l’ha presa male.  Con un comunicato poco diplomatico, rivelatore della sua incazzatura al calor bianco, ha accusato la dimissionaria «di avere trasformato la Vigilanza da un organismo di garanzia a organismo di difesa di una parte e di tribunale politico inquisitorio verso il Sindaco».

Maria Vittoria Ceraso esce con la medaglia al petto. Poli con le ossa rotte.  E la vittoria le viene assegnata da un comunicato firmato da Andrea Segalini, Riccardo Merli e Rosita Viola, capigruppo delle altre formazioni di maggioranza.  I tre informano della loro disponibilità a garantire, «nelle corrette sedi istituzionali, un confronto serio, trasparente e rispettoso delle prerogative di tutti i consiglieri». 

Poli sul pero, Segalini, Merli, Viola sul melo. E la maggioranza bisognosa di una seduta di autocoscienza per capire cosa fare e dove andare.  Per evitare la strada dell’inferno.   

Le donne hanno ridimensionato i maschi, che ci tengono tanto a ostentare un piglio da superman extralarge della politica. Li hanno surclassati per grinta e sicurezza, caratteristiche che i loro colleghi sono convinti di possedere per postulato. Esempio di coraggio, senza gridare hanno increspato le acque della morta gora provinciale. Hanno sorpreso e destabilizzato un sistema statico, fossilizzato sul nessun si muova.  Sul tutto va bene, pazienza se niente è in ordine. E avanti così.   

Orietta Berti, sindaca di Chieve, a dispetto del nome, non ha lasciato andare la barca.  Senza esitazioni, ha preso il timone e deciso la rotta.  Ha vietato a trattori e altri mezzi agricoli di transitare nel centro storico del paese (Cremaonline, 29 luglio). Scelta audace, si avvicina al temerario per una piccola realtà rurale dove gli agricoltori contano quanto il parroco. Decisione non semplice e foriera di rogne, ma assunta con consapevole fermezza, certifica che gli attributi non sono una prerogativa esclusiva dei maschi. 

Nessuna delle amministratrici citate è una pasionaria. Nessuna è una Sarah Connor o una Lara Croft in sedicesimo. Non servono. La provincia non pullula di terminator.

Non mancano, invece, i trombettieri del re, eredità del tempo che fu e caratteristica congenita del nostro territorio.  Per silenziarli non occorrono fenomeni ma amministratori capaci di abbandonare il mainstream politico imposto dalle segreterie di partito, più interessate alle esigenze degli stakeholder che alle istanze dei cittadini. Impresa non semplice, in una terra del vai avanti tu che mi vien da ridere e dello stum schiss. Del calma, ora vediamo. Con quell’ora che si prolunga per mesi e può raggiungere anche gli anni. 

Valeria Patelli, sindaca di Calvatone e consigliera provinciale, non è un’amazzone. Neppure un’Erin Brockovich di provincia.  È la prima presidente dell’Area omogenea casalasca eletta con il doppio dei voti del competitor Roberto Oliva, sindaco di Scandolara Ravara.  Femminile e sorridente, connubio tra donna in carriera e insegnante del liceo shakerato in modo equilibrato, la sindaca non urla. Se però è necessario dare la birra a qualche politico o collega sindaco, sa alzare la voce. Senza esagerare, non si tira indietro.  L’hanno sperimentato gli amministratori e i soci di Centro Padane Engineering S.r.l. Qualche mese fa, grazie anche ai suoi interventi, sono stati costretti a rivoltare la società come un calzino. Ora lei attende i dati di bilancio del 2025.  A tutt’oggi non sono ancora stati comunicati. Il ritardo l’ha innervosita.

Una caratteristica antropologica del nostro territorio è la presenza eccessiva di supponenti e insopportabili marchesi del Grillo. Maschi di cristallo, si scheggiano al primo urto leggero. Per evitare di frantumarsi chiedono soccorso ai loro mentori. Se costoro tergiversano o non intervengono, sono fregati. Crollano. Allora tutti i componenti del Barnum politico, stregoni, apprendisti e comparse rimangono basiti.  Come quelli della mascherpa. Come chi ha acceso un mutuo, forte di uno stipendio sicuro e si trova senza lavoro. «Come Cristo che chiama Papà e la linea è interrotta» (Charles Bukowski, Storie di ordinaria follia).   Ma questa è la politica di casa nostra.

Cinzia Fontana, attuale vice sindaca di Crema è tra i migliori amministratori pubblici provinciali, intesi in senso omnicomprensivo di uomini e donne. Curriculum da prima della classe, è stata parlamentare per più legislature. Piddina convinta, ma non dogmatica, può impartire lezioni di diplomazia e comunicazione ai suoi compagni di partito, nessuno escluso, compresi anche alcuni che si sopravvalutano. Sono quei giovani adulti cresciuti con il mito delle start up, ignari della politica e della lotta di classe, che intendono la caduta delle ideologie un «Tana, libera tutti».  Si reputano degli Elon Musk in miniatura. Ingenui, credono che l’intelligenza artificiale aiuti a muoversi nella giungla politica. Non sono pochi ed è un guaio per il Pd. Per Crema e il Cremasco. Per il territorio provinciale. Cinzia Fontana possiede la qualità rara di criticare senza irritare, apprezzata con diffidenza dai maschi rampanti del Pd locale, con qualcuno già stagionato. La gratificano con elogi e sorrisi,  sulla cui genuinità sia concesso nutrire dubbi. È la Nilde Iotti locale, ma in troppi non lo sanno o fingono di non saperlo. È probabile che abbiano idee confuse sia su Nilde Iotti, sia sulla stessa Fontana. Lei sorride e continua il proprio cammino. Con classe.

Tra gli uomini non mancano le eccezioni e occorre fare attenzione a non buttare via l’acqua con il bambino. Alcuni si sono fatti valere anche oltre i confini provinciali, eccezioni che confermano la regola. Tornati però all’ovile, si sono adeguati alla gnagnera di casa. Vivono di rendita sulla fama acquisita. E un po’ alla volta perdono fama e credibilità.

Poi ci sono amministratori fichissimi, camicie azzurre o bianche, slacciate sul collo, maniche arrotolate fino al gomito, abbronzatura d’ordinanza e aria ispirata. Tutto outfit e pubbliche relazioni. Funzionano se tagliano un nastro. Se portano un saluto a un convegno. Se concionano sui diritti del mondo tutto senza addentrarsi in quelli dei cittadini che li hanno eletti.  Un po’ come schierarsi contro la guerra e terminata l’arringa chiedere: «Come sono andato?». E fine della storia. Attenti allo storytelling, non sempre di qualità eccelsa, risultano un po’ meno ganzi quando spiegano la necessità di un nuovo ospedale per la città. Quando giustificano il matrimonio contro natura tra Pd e Fratelli d’Italia sostenuto per il bene di Padania Acque, quando la società gode di ottima salute.

Meno preoccupate della narrazione e più interessate alla sostanza sono Ilaria Dioli e Celestina Villa. La prima, sindaca di Casaletto Vaprio. La seconda, assessora di Casale Cremasco Vidolasco. Medesimo stile: profilo basso e molta preparazione. Identico credo: prima i cittadini, il bene comune, i servizi. Poi il resto.  E un metodo di lavoro inappuntabile: capire e poi agire.  Se necessario, protestare con garbo. Ma senza indietreggiare.  

Maria Vittoria Ceraso, Chiara Capelletti, Valeria Patelli, Orietta Berti, Ilaria Dioli, Cinzia Fontana, Celestina Villa. Sette donne in politica, una battuta le riassume. «Nessuno può mettere Baby in un angolo» (Dirty Dancing). E a riconoscerlo è un uomo.  Al termine della storia.

 

Antonio Grassi

 

2 risposte

  1. Perché non inserire nell’ elenco Silvana Comaroli? Le avrebbe fatto gioco visto che si è rivolta pubblicamente al sindaco di Cremona che è uno dei bersagli preferiti. Ma forse la Lega non merita, mai, di essere citata. Uomini o donne, maschi o femmine, perché continuare con questa sterile contrapposizione? Il valore e gli attributi non si valutano in base al sesso, ma alle capacità e al merito, all’impegno e alla indipendenza di pensiero e di ragionamento.

  2. Trovo irritante la sottolineatura che riguarda il sesso delle politiche in questione. Gli uomini…le donne… Come dire :”guarda queste che nonostante siano femmine sanno combattere e dire la loro.” Le donne da sempre sanno lottare, nella vita molto più degli uomini che hanno sempre avuto la strada più spianata. Perché stupirsi? Perché osservarlo? Irritante il riferimento agli attributi, come se averli fisicamente fosse segno di intraprendenza e forza non muscolare. Ma questo si sa è un modo di dire. Un utilizzo che anche se non appropriato è da sopportare. Come tanti altri riferimenti sessisti.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *