Nei giorni scorsi si sono tenute le assemblee dell’Ato e di Padania Acque. Hanno prevalso l’unanimità e la pace. La love story tra Fratelli d’Italia e Pd, che il 20 maggio scorso aveva infiammato l’assise della società per la spartizione dei posti nel collegio sindacale, non ha prodotto altri scontri. Relegata la querelle tra i ricordi, la riunione è filata via tranquilla e serena. Da tempo non succedeva ed è stata una sorpresa. Mancava la contessa Pia Serbelloni Mazzanti Vien dal Mare per rendere la seduta più eccitante. Ma non si può avere tutto.
Andrea Bignami, il commercialista che i due amanti avevano provato invano a estromettere dall’organismo di controllo con tutti i modi legalmente possibili, era seduto in prima fila, rilassato. Soddisfatto. Un pascià, con quell’espressione un po’ così, di chi, con nonchalance, ride anche con una parte posteriore del corpo. La pace durerà fino alla primavera del 2027, quando i soci voteranno il rinnovo dei vertici della società.
Il ferreo controllo dei partiti sul consiglio di amministrazione di Padania Acque vale, mutatis mutandis, quanto quello sullo stretto di Hormuz. I mesi a venire diranno se il conflitto per la poltrona troverà una soluzione. Oppure proseguirà. Chi vivrà vedrà.
In settimana, il centrodestra di Crema pare abbia trovato l’accordo per candidare sindaco Daniel Segre alle elezioni amministrative del prossimo anno. E il pare può essere letto come un eccesso di prudenza giornalistica. È vero. È l’assicurazione contro i danni da terremoto. Le candidature sono tali solo con l’inizio della campagna elettorale. Soprattutto nella terra dell’arte organaria.
Era il 2002. Augusto Galli aveva già ottenuto il nulla osta dagli organismi di partito per partecipare alla corsa a sindaco della Casa delle libertà. Aveva già rilasciato l’intervista al quotidiano La Provincia. Il testo era già pronto per andare in stampa. È tutto un già. Sul filo di lana saltano i già e il banco. È domenica. Galli telefona in redazione, dopo una riunione di lunghi coltelli con i maggiorenti del suo partito. È lapidario. «Non sono più io il candidato». L’intervista dal menabò finisce nel cestino. Pierfranco Campari subentra a Galli. Viene sconfitto al primo turno da Claudio Ceravolo dell’Ulivo.
Giovanni Trapattoni insegna: non dire gatto se non l’hai nel sacco. Memore di tutto questo, con saggia prudenza, Segre è cauto e avverte che l’ufficializzazione della candidatura è prevista dopo l’estate. Pertanto, il condizionale è d’obbligo. Ne deriva che, per il rinnovo dell’amministrazione comunale, Segre dovrebbe sfidare Fabio Bergamaschi, centrosinistra, sindaco uscente. Nell’attesa dell’imprimatur, la maggioranza dei giornali locali cartacei e online ha pubblicato un’overdose del suo pensiero politico-amministrativo. Lui è un poliziotto. La città lo conosce assai bene in questo ruolo: dal 2004 al 2020 è stato responsabile del commissariato cittadino. Al di là del curriculum, il valore aggiunto è il suo profilo umano, che lo distingue dagli stereotipi che pesano sulla sua categoria. Insomma non è l’ispettore Harry Callaghan. Predilige il dialogo alla repressione. Preferisce evitare la formazione del buco, piuttosto che chiuderlo con una pezza. Con il sostituto commissario Michele Bulloni ha attivato la Rete Con-Tatto per la prevenzione della violenza di genere nel Cremasco.
Primo dirigente, due lauree, una in scienze politiche e l’altra in giurisprudenza, in Polizia dal 1988, oltre all’esperienza in riva al Serio, ha diretto le divisioni anticrimine a Pavia e a Sondrio. Attualmente è questore vicario a Lodi. Per non farsi mancare nulla, è esperto di immigrazione, competenza acquisita sul campo, prima di arrivare a Crema. Di questi tempi è tanta roba. Attende la pensione, che è dietro l’angolo, intanto ascolta musica heavy metal: dai Metallica agli Slipknot. Si prepara alla campagna elettorale. Se parteciperà, correrà con una lista propria, non targata con un simbolo di partito. Esperto di arti marziali, se serve lottare non si tirerà indietro. È un cultore delle moto: ieri circolava con una Yamaha FZ 600, oggi con Triumph Tiger 900. Ha una figlia alla quale ha trasmesso queste sue passioni. Ha ispirato il commissario Daniele Segretari, protagonista di alcuni romanzi polizieschi, ambientati in provincia, l’ultimo Scarpe Scarlatte.
Nel frattempo i fratelli siamesi della politica locale, nonché consiglieri regionali Matteo Piloni (Pd) e Riccardo Vitari (Lega), hanno applaudito al nuovo ospedale di Cremona. Quasi una standing ovation che ha lasciato perplessi molti cittadini della Repubblica del Tortello. Piloni rassicura che l’astronave della sanità cremonese non costituirà una minaccia per l’autonomia dell’Asst di Crema: l’autonomia è prevista, sottolinea, dalla normativa. Ma è il direttore d’orchestra che decide come applicarla. Le norme non sono eterne. L’ottava meraviglia del mondo sarà pronta fra non pochi anni. I cremaschi possono dormire tranquilli e svegliarsi rintronati.
Poi, nel ruolo di Nostradamus, il consigliere piddino prevede che lo splendore del nuovo ospedale riverbererà anche sul satellite cremasco. Sarà una grande opportunità «se saprà accoglierla come tale». Significa mettersi proni a Cremona? Memorabile la conclusione: «Se il nuovo ospedale cremonese dovesse essere riconosciuto come Dea di II livello, questo consentirebbe di rafforzare l’erogazione dei servizi anche dell’Asst di Crema» (Cremaonline, 31 luglio). Per quale motivo?
Ventiquattro ore dopo Vitari lo segue a ruota. Il nuovo ospedale di Cremona? «Innovativo, ma desideroso di rispondere concretamente ai bisogni di salute del territorio in ottica One health» (Cremaonline, 1 agosto).
Minchia, ottica One health. Però, forte. Davvero, okkei. Ma che cavolo è ottica One health? Elementare Watson: è l’approccio integrato e unificante per equilibrare e ottimizzare in modo sostenibile la salute delle persone, degli animali e degli ecosistemi. Ahh, figo, molto figo. Intanto mancano i medici sul territorio, gli appuntamenti per accertamenti diagnostici e le visite specialistiche nelle strutture pubbliche sono un calvario. Bene l’ottica One health, ma il primum vivere, deinde philosophari è inderogabile. Soprattutto non rinviabile.
Nei tempi andati non era raro sentire questo suggerimento. «Parla come mangi». Oggi è in disuso. Come il fratello siamese Piloni, anche Vitari cavalca il mantra del mantenimento dell’autonomia dell’Asst di Crema. «Può essere solo una grande opportunità». Perché? Ma questo peana per Cremona è comprensibile. Se nei loro programmi è prevista infatti la ricandidatura in Regione nel 2028, è quasi un obbligo non inimicarsi i cremonesi. Si dice, tengo famiglia, senza distinzione di colore e fede politica. Attenzione a non perdere il consenso della Repubblica del Tortello.
Comunque cambiare idea non costa nulla. Non si paga pegno. E poi Piloni e Vitari possono avvalersi di un precedente illustre. Luciano Pizzetti, il politico più rappresentativo del Pd provinciale, alcuni anni fa sosteneva che la proposta di Forza Italia di realizzare un nuovo ospedale fosse una boutade. «Perché insegue lo stesso modus operandi che ha generato le inefficienze riscontrate. Perché è un’operazione costosa che porterà con sé la chiusura degli ospedali di Crema e Oglio Po. Perché non investe sulla territorialità» (Eco del Popolo, 2 maggio 2020). Poi è diventato uno dei più accaniti sostenitori del progetto. Ma così funziona la politica nel nostro territorio.
Poi è morto Francesco Guccini. All’inizio di questo secolo cantava «I compagni di un giorno o partiti o venduti. Sembra si giri attorno a pochi sopravvissuti» (Stagioni). Da allora poco è cambiato. Al contrario, molto è peggiorato. Sono scomparsi anche i sopravvissuti.
L’odissea di Padania Acque, senza Ulisse, il gioco a scacchi per le candidature alle elezioni, la manfrina di Piloni e Vitari sul nuovo ospedale non sono un buon segnale di cambiamento. Non un buon viatico per un futuro splendente. E anche la Piccola città, sia essa Cremona, Crema o Casalmaggiore, non è più la stessa. È sempre piccola, ma più incarognita e inospitale. Non ispira nostalgia. Degrado, risse e omicidi fomentano rabbia e rancore. «Piccola città così diversa sei adesso, io son sempre lo stesso».
Questo è il problema: siamo rimasti cocciutamente gli stessi. Nel frattempo sono cambiati il mondo, la società, la tecnologia. E non ce ne siamo accorti.
Forse è il momento di riprendere la ricerca dell’Isola non trovata. Quella che «nessuno sa se c’è davvero od è un pensiero, se, a volte, il vento ne ha il profumo è come il fumo che non prendi mai!».
Antonio Grassi


4 risposte
Mai sentito nulla di Daniele Segretari, auguro al possibile candidato quello che egli stesso davvero desidera. A Cremona tanti papabili sono stati dati prima per certi, poi inesorabilmente sono scomparsi: bruciati. E con la penuria di persone che sarebbero in grado di rivestire i panni del sindaco ma se ne guardano bene dal prendersi una gatta da pelare simile, sarebbe davvero grave perdere un candidato così interessante. Chi vivrà vedrà!
Vuoi che due consiglieri regionali si mettano contro il loro datore di lavoro ed erogatore di lauto stipendio? Inimicandosi anche Pizzetti che ha abbandonato il suo primo pensiero per sposare la causa della costruzione dell’ospedale a Cremona? Tra l’altro non dimentichiamo che anche in questo caso trattasi di unione con parti che normalmente stanno in posizione diametralmente opposta. Ci provo’ Ventura all’ inizio a esprimere un parere in dissenso, ma subito venne zittito e non ha mai più proferito parola. Stessa situazione dei due di cui sopra. Meglio non discutere gli ordini di scuderia, non si sa mai! La questione è vergognosa, come tante altre faccende. Meglio occuparsi dei manifesti e delle mancate presenze in commissione vigilanza. Ai piani alti di queste storie non frega niente, e ai piani bassi si fa bella figura senza stuzzicare il cane che dorme.
PS il DEA di secondo livello è e resterà un miraggio, una promessa venuta dallo stesso Pizzetti e dalla sempre verde Moratti che molto difficilmente sarà mantenuta: altro matrimonio politico, altra vergogna. E noi ancora ci crediamo? Siamo così fessi?
Come sempre bravissimo e ineccepibile Antonio, vera stella brillante e colta nella Galassia della politica Cremonese !!!
L’unico consigliere regionale che ha sempre dimostrato di spendersi e lottare per il bene del territorio è stato Marco Degli Angeli. Infatti è durato pochissimo. Poi se n’è andato. Non ho simpatia per quella parte politica, soprattutto a livello nazionale, ma come persona tanto di cappello per l’impegno e la coerenza. Ma tanto…non c’è più! A proposito: cremasco, Degli Angeli era sempre presente anche a Cremona quando era importante esserci e dire la sua. Una dimostrazione che cremaschi e cremonesi se sono intelligenti non sono in contrapposizione. Checché ne pensi Grassi che sembra che li veda gli uni contro gli altri armati: ma non è vero!