Uno spettro s’aggira per la provincia di Cremona. Anzi, due: il partito di Futuro Nazionale del generale Roberto Vannacci e l’associazione Schierarsi guidata da Alessandro Di Battista, già figura di spicco del Movimento 5 Stelle.
L’associazione oggi non dispone ancora di un’organizzazione strutturata sul nostro territorio. L’adesione di Marco Degli Angeli, ex consigliere regionale cremasco del Movimento 5 stelle, è un buon inizio. Piaccia o no, è un bravo politico, coerente e preparato sui temi che tratta, giudizio che pochi confutano. Lo ha dimostrato nei cinque anni passati a Milano. È quello fuori dal coro: un po’ primo della classe e un po’ tostissimo scassa maroni. Un caterpillar. Chi lo conosce sa che non teme né le sfide, né gli ostacoli. Se ha iniziato un percorso, difficilmente si ferma. Per ora, su Schierarsi non c’è altro da aggiungere. Ma la sua presenza in provincia non è da sottovalutare, soprattutto se si considera che l’anno prossimo si vota per il sindaco e l’Amministrazione di Crema.
Merita maggiore attenzione e più spazio la costituzione, sia sotto il Torrazzo, sia in riva al Serio, degli organismi direttivi di Futuro Nazionale.
A Cremona il referente del partito è Paolo Italia, la cui campagna acquisti ha già portato in squadra due nomi con un curriculum politico non da scartine.
Simona Sommi è stata capogruppo della Lega in consiglio comunale durante il secondo mandato di Gianluca Galimberti. Già nel direttivo cittadino del capoluogo provinciale, la leghista pentita è stata responsabile regionale del dipartimento istruzione del Carroccio. Luca Girelli, ex assessore al bilancio e consigliere comunale di Ostiano, sedeva nel direttivo provinciale della Lega di Cremona, nonché in quello cittadino.
Entrambi hanno motivato la loro scelta con un preciso j’accuse: il partito li avrebbe messi in naftalina. Poi il carico da novanta con l’immancabile rilievo della mancanza di democrazia interna (Vittorianozanolli.it,27 luglio). Non una novità: è un classico delle strazianti separazioni dal partito e dei cambi di casacca. Partito nel quale si è stati svezzati e cresciuti.
Democrazia, cinica e bara come il destino. Sempre invocata quando si perde la poltrona e la prebenda. Sempre dimenticata quando si sta nella stanza dei bottoni. Così va il mondo.
Come da copione, il segretario cremonese della Lega Simone Bossi ha contestato e rispedito al mittente le accuse (Cremonaoggi, 25 luglio). In tutte le storie di divorzio la causa del patatrac è sempre l’altro.
Intanto Guido Guidesi, lodigiano e assessore regionale leghista allo Sviluppo economico, presenza assidua sui media dell’establishment cremonese, avverte che la situazione è più grave rispetto a ciò che si legge sui giornali. «Credo sia a rischio la sopravvivenza della Lega e non mi baso solo sui sondaggi ma anche sui dati del tesseramento e della presenza di eventi e assemblee» (Il Cittadino, 13 agosto). Superfluo aggiungere altro.
A Crema il padre fondatore dei Vannacci boys è Ciro Ancorotti, più senior che boy. Avvocato, candidato alle ultime elezioni amministrative nella lista Borghetti sindaco, aveva raccolto 23 preferenze. Cromosomi democristiani, pacato, abbigliamento e modi da dirigente di banca o da manager di un fondo di investimento, non ha l’aspetto da generale. Neppure da condottiero che il nome richiama. È uno dei casi in cui nomen omen non ha funzionato. Non è Ciro il Grande, ma Ciro Ancorotti, il fratello di Renato. Sì, lui, il senatore di Fratelli d’Italia e potente industriale della cosmesi. Un valore aggiunto: il make-up entra di diritto nella valigetta degli attrezzi di tutti i politici, dai top ai gregari. Con mascara, fondotinta e il resto della compagnia briscola, i rossi diventano neri e viceversa.
Gloria Gaiotto, anche lei nella scuderia di Borghetti con 4 preferenze, è nota per avere donato al Comune di Vaiano Cremasco due cippi in granito, presenti da 350 anni. Delimitavano il confine tra lo Stato di Milano e la Repubblica di Venezia. Ora si attende il cippo che segna la Repubblica del Tortello. Intanto è la vice di Ancorotti.
Nel direttivo cremonese di Futuro Nazionale anche due ex leghisti. Raffaele Volpini, un tempo vicesindaco di Ripalta Cremasca, è stato segretario della Lega in riva al Serio. Contava molto. Sgaggio, sa galleggiare. Di sughero, è inaffondabile. Il più politico tra i vannacciani cremaschi. Giustappunto un volpino.
Poi c’è Barbara Bettinelli, anche lei ex leghista ed ex consigliera comunale a Ripalta Cremasca. Pasionaria, la grinta non le manca. A lei è stata affidata la responsabilità del tesseramento e delle pari opportunità, con il rischio che a rimetterci saranno gli uomini. Giustappunto una peperina.
Lo sbarco degli alieni in terra cremonese non ha disturbato i sonni della vecchia politica locale, fors’anche obsoleta e fuori produzione. Non si è agitata. Se lo ha fatto, pochi se ne sono accorti.
Elly Schlein, quando ha preso la guida del Pd, aveva trionfalmente annunciato che non era stata vista arrivare. Aveva indicato un futuro, che è stato rinviato. E in molti hanno smesso di attenderlo.
Ora c’è Futuro Nazionale che è sulla sponda opposta. Poi c’è Schierarsi che sta in mezzo. Questa volta entrambi gli intrusi sono stati adocchiati, ma pochi politici del nostro territorio se li sono filati. Promettono una rivoluzione, un cambiamento, un giro di boa. Un delete con il passato. Non la colonizzazione di Marte. Il refrain è stantio e il finale è abbastanza prevedibile.
È il Gioco dell’oca della politica: quasi sempre si giunge in una casella che riporta alla partenza e addio sogni di gloria. Lo spiega in modo magistrale Juan Miranda in Giù la testa. I poveracci fanno il cambiamento. I più furbi di quelli che sanno leggere si siedono intorno a un tavolo. Parlano, mangiano e governano. I poveracci sono fregati un’altra volta. «E poi sai che succede? Tutto torna come prima».
Attenzione però. Vannacci è un generale. Ha un curriculum militare mostruoso. È stato nei posti caldi del mondo. Ha tre lauree. Parla sette lingue. Vanta un chilo di medaglie (robertovannacci.com). Approdato al parlamento europeo con i voti della Lega, l’esortazione Giù la testa con lui non funziona. Per informazioni chiedere a Matteo Salvini, il suo pigmalione politico. Soprattutto un boccalone, un ingenuo a credere che bastasse la spada spuntata di Alberto da Giussano per dare ordini a un generale.
Due spettri s’aggirano indisturbati per la provincia. I ghostbusters sono inefficaci. La politica, che può contrastarli, latita. Chiacchiera. S’accapiglia per la spartizione dei posti nelle società partecipate e per lo strapuntino anche nel club delle giovani marmotte. Spara minchiate: della serie le compensazioni per l’insediamento artigianale-commerciale in località Picenengo porteranno vantaggi per le attività del centro storico. Chiusa nella propria monade, guarda il proprio ombelico. Si autoincensa. Si accontenta. A Milano e Roma, conta come il due di coppe Commenta ogni pisciatina di gatto che la vede protagonista. Non spiccica una parola sulla sanzione di 5 milioni di euro inflitta ad A2A dall’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente (Arera) per la violazione delle norme europee REMIT sull’integrità e la trasparenza del mercato all’ingrosso dell’energia elettrica (Vittorianozanolli.it, 14 agosto). Non ha coraggio. Media e cincischia. È tanta immagine, ma non l’immaginazione al potere. Vannacci e Di Battista incombono. Stum schis.
Antonio Grassi
