E’ stata inviata la seguente proposta al Sindaco di Cremona e a tutto il Consiglio comunale, riguardante l’area Cardaminopsis di Picenengo, ecco il testo.
Premessa
La seguente proposta non vuole essere semplicemente un’alternativa ad un eccessivo consumo di suolo e ad una selvaggia proliferazione di supermercati sul territorio, a cui riteniamo si debba mettere un deciso stop alle autorizzazioni vista la sofferenza di tutto il commercio locale, ma vuole essere vista come la “minimizzazione del danno”.
Vuole essere un rimedio parziale a un errore con cui fare i conti per riaprire un confronto sulla pianificazione del territorio che non sia sempre luogo appannaggio di profitti e speculazioni private, ma un laboratorio in cui i cittadini siano al centro delle scelte.
Escludendo a priori che possano essere ambite per la città offerte puramente speculative, gli strumenti per attualizzare e ripensare una pianificazione superata nel tempo affinché risponda ai nuovi bisogni, oggi esistono. Diversamente il rischio di investimenti improduttivi e’ sia per il pubblico che per il privato.
Proposta
La proposta che sottoponiamo alla valutazione del Sindaco e del Consiglio comunale, ai quali spetta la potestà pianificatoria, verte sul trasferimento dei diritti edificatori, cioé la possibilità di separare il diritto a costruire dal terreno d’origine e di usarlo su un’altra area.
La costruzione del supermercato ‘Tosano’ in fregio alla via Castelleone, area Cardaminopsis, tiene in scacco da anni il Comune, che si trova a gestire scelte del passato per evitare ulteriori contenziosi e ipotesi di danno erariale. Contemporaneamente la notizia, di qualche giorno fa, della manifestazione di interesse di AEM, la multiutility controllata dal Comune di Cremona, per la vendita dell’area annonaria dietro lo stadio Zini, oggi in disuso, servita a pochi passi da un ampio parcheggio utilizzato solo nelle giornate di campionato.
Due aree opposte della città: la prima di 60 mila mq, di cui edificabili 30 mila mq, con annesse opere di riqualificazione della viabilità, la seconda 45 mila mq edificabili, di cui 9 mila mq non cementificati.
Può un uso proficuo della perequazione attraverso lo spostamento dei diritti edificatori dall’area Cardaminopsis all’area annonaria essere un’ipotesi su cui gli amministratori della città, intendendo in primis il Consiglio comunale, possono immaginare una soluzione per azzerare nuova cementificazione a Picenengo?
E ancora, l’area Cardaminopsis non può forse essere valorizzata come bosco urbano di ben sei ettari?
L’operazione è appetibile sia dal punto di vista politico che di economia locale.
Oggi congestionare ancora l’area urbana di Picenengo significa ignorare le richieste dei cittadini di una maggiore vivibilità, sicurezza, salute. Ma anche sottovalutare i costi vivi di viabilità e saturazione del mercato. E dimenticarsi dell’obbligo imposto dal Regolamento europeo, recentemente approvato, Piano di Ripristino Natura, che colloca Cremona a rischio elevato e indice di pressione molto alto, con 2,5 ha di suolo consumati all’anno. Cemento che cresce, non a fronte di nuova popolazione. Un surriscaldamento stimato a più 1,5 gradi. Acqua piovana non assorbita pari a 4,6 piscine olimpioniche di pioggia che non penetrano nel terreno.
Una capacità di assorbimento di CO2 persa pari a 2300 alberi. (Fonte https://suolodata.it/)
Un bosco urbano sarebbe un polmone di mitigazione significativo, ma anche un valore finanziario di crediti liquidi. Gli oneri di urbanizzazione non diventano l’unica contropartita su cui costruire il bilancio comunale.
Per il Comune una svolta ecologica “a costo zero”
Per la giunta comunale di Cremona, 6 ettari di nuovo bosco urbano sono il “sogno” di ogni bilancio pubblico.
Sei ettari non sono un semplice parchetto di quartiere, ma un vero biotopo forestale urbano. Un’estensione simile garantisce un abbattimento reale delle isole di calore nella zona commerciale nord (una delle più cementificate della città) e lo stoccaggio di ben oltre le 60 tonnellate di CO₂ stimate, migliorando i parametri della qualità dell’aria (fondamentale nella pianura padana cremonese e nella provincia più inquinata d’Italia).
Una scelta politica ed economica. Il Comune acquisisce 60.000 mq di parco pubblico senza sborsare un solo euro per l’esproprio dei terreni. Centra gli obiettivi del Nuovo PGT vigente (che punta a ridurre la superficie urbanizzabile residua) e risponde alle fortissime pressioni dei comitati ambientali locali, pacificando il territorio.
La convenzione con il privato può mantenere le opere previste di viabilità a Picenengo e mitigazione al Parco del Morbasco a Gerre de’ Caprioli.
Perché il privato potrebbe accettare l’accordo sul bosco a Cremona?
L’operazione di perequazione e rigenerazione sociale resta molto attraente per ragioni di costo opportunità.
Un’allocazione efficiente del capitale. Anche un’azienda finanziariamente solida non ama sprecare soldi. Costruire un centro commerciale tradizionale in un’area già satura (CremonaPo) significa immobilizzare decine di milioni di euro in un progetto ad alto rischio di perdite operative o bassi margini. Recuperare aree dimesse riduce il costo degli oneri di urbanizzazione.
Si realizzerebbe il trapasso dalla lotta alla rendita, al concorde e obiettivo contributo tra pubblico e privato con cui fermare nuovo consumo di suolo e porre le basi per sviluppare, se non la città ideale, una città migliore.
Maria Grazia Bonfante
coordinatrice provinciale Salviamo il paesaggio cremonese, cremasco e casalasco
Ferruccio Rizzi
membro Attac Italia