Il calendario è già fissato.
- 4 settembre si terrà la riunione tra gli investitori per definire il piano negoziato con Arvedi
- 9 settembre il programma degli adempimenti sarà sottoposto ai creditori finanziari
- 11 settembre, toccherà alle organizzazioni sindacali.
L’offerta di Arvedi, hanno fatto sapere Fiom-Cgil e Fim-Cisl, prevede un aumento di capitale, in parte attraverso la conversione di crediti e in parte con nuova liquidità, oltre a un contratto di “tolling”, la lavorazione di materie prime o semilavorati per conto di un altro soggetto, per garantire la continuità operativa. Resterebbero inoltre accordi commerciali con ArcelorMittal: sfumata l’ipotesi di ingresso nel capitale, il gruppo continuerebbe dunque a essere presente nella partita come partner commerciale.
Il nodo più delicato riguarda però lo stabilimento di Alpignano. La condizione principale inserita nell’offerta è che, prima della conclusione della trattativa, il ramo d’azienda relativo allo stabilimento, dove lavorano circa 40 persone, venga scorporato in una Newco destinata successivamente alla cessione. Il cuore dell’attività resta invece a Caselette. È su questo punto che si concentrerà il confronto con Fim e Fiom, che chiedono di conoscere il piano industriale non appena sarà disponibile e pongono come priorità la salvaguardia della tenuta occupazionale.
Cln Distribuzione, attiva nella lavorazione e commercializzazione dell’acciaio, conta circa 400 addetti e circa 500 milioni di ricavi. Negli ultimi anni è stata colpita dalla crisi dell’auto, fino al ricorso alla procedura di composizione negoziata. Il passaggio ad Arvedi rappresenterebbe così non soltanto un cambio di azionista, ma il tentativo di mettere in sicurezza attività e occupazione in una delle filiere industriali piemontesi più esposte alla frenata dell’auto. E segnerebbe anche un cambio di scenario rispetto al piano precedente: non più l’ingresso diretto di ArcelorMittal nel capitale, ma un investitore italiano con cui il gruppo continuerà comunque ad avere rapporti commerciali.
Per i sindacati il punto resta il lavoro. Fim e Fiom hanno ribadito che «la salvaguardia e tutela del perimetro occupazionale nel suo totale debbano essere la priorità» e che lo scorporo di Alpignano, così come qualsiasi ipotesi di riassetto, «dovrà essere oggetto di un confronto preventivo e trasparente».
Nella foto centrale l’acciaieria Arvedi