Forza Italia: Ercolino sempre in piedi della politica locale, è il partito più educato, non il più ingenuo

13 Settembre 2026

Specializzata nel taglia e cuci, Forza Italia con livrea cremonese è inaffondabile. È l’Ercolino sempre in piedi della politica provinciale. Quello del Carosello Galbani degli anni sessanta. Come Ercolino, la spingono, la strattonano, la trattano male, ma lei non cade mai. È sempre lì, in piedi, nel mezzo. Ma la sua non è una vita da mediano. Non è l’Oriali consacrato da Luciano Ligabue, che segna sempre poco e si sacrifica per la squadra di centrodestra. 

Quando gli altri partiti si agitano più del dovuto, lei s’inalbera senza stracciarsi le vesti.  Quanto basta per non essere esclusa e affermare: ci sono anch’io.  S’incazza con parsimonia, con educazione, senza urlare.  Poco, poco, piano piano, come promette Gigi Marzullo

E il partito più understatement e il meno glamour del territorio, ma non il più anonimo o il più insignificante. Questione di stile. Di classe.  Preferisce la grisaglia al casual, con un tocco snobistico di paraculismo e un filo di puzza sotto il naso. Sintesi tra populismo e altezzosa superiorità, mantiene viva una caratteristica ereditata da Silvio Berlusconi, padre fondatore del partito.

Se si escludono immancabili e fisiologiche eccezioni, Forza Italia raramente polemizza con gli alleati.  Alle entrate assassine a gamba tesa, preferisce quelle consentite. Non disdegna l’uso di lenimenti specifici per attenuare gli impatti troppo testosteronici. Se dissente, non lo dice con un fiore, ma neppure con la Magnum 44, dell’ispettore Callaghan.

In quest’opera di caritatevole mediazione, il segretario provinciale, nonché sindaco di Soncino, Gabriele Gallina è un riconosciuto professionista nell’uso di creme emollienti da utilizzare nei momenti topici della discussione, ma non è una mammoletta e se la cava a meraviglia nel corpo a corpo. Quando il gioco si fa duro i duri cominciano a giocare. Presenza discreta, quasi felpata, Forza Italia è la pantera rosa della politica locale. È il partito più educato del territorio. Non il più ingenuo. Nemmeno il più accondiscendente. 

Sicuramente è meno creativo del suo segretario nazionale ed ex monarchico, Antonio Tajani, più portato a scrivere battute per Zelig o per Crozza che a guidare un partito e occupare il posto di ministro degli Esteri. Già, Tajani, quello della perla di saggezza suggerita ai cittadini italiani in Medio Oriente per tutelarsi dai droni: non affacciatevi alle finestre e non andate per strada. Però!

Al netto di tutto questo, Forza Italia in salsa cremonese abbonda di pragmatismo, che persegue con costanza e comunica con labirintiche circonvoluzioni, soprattutto se i partiti alleati sono coinvolti. Con lei quasi mai il pane è pane e il vino è vino. Quasi mai il bianco è bianco e il nero è nero.  Quasi sempre è melange.

È altrettanto vero che in alcune circostanze, il partito toglie dal congelatore la fermezza. Depone la prudenza extralarge. Imbraccia l’M16. Se ne fotte sia della realpolitik, sia della fedeltà alla coalizione di centrodestra. Spara ad alzo zero. È accaduto in più occasioni per Padania Acque e per Centro Padane Engineering srl e in entrambi i casi ha mostrato muscoli da palestrato. In consiglio provinciale non ha opposto grande resistenza alla spaccatura del gruppo di centrodestra imposta da Fratelli d’Italia, con il conseguente passaggio dal tutti per uno a ognuno per sé e dio per tutti.  Scissione che ha giovato più a forzisti e leghisti che ai meloniani nel solco del vecchio adagio: gira e rigira, il siluro torna in culo a chi lo tira

Il divorzio in consiglio provinciale non voluto, ma subìto e accettato con cristiana rassegnazione si è rivelato per Forza Italia uno spottone propagandistico, ma soprattutto un atto politico e amministrativo di sostanza. Da ripudiati, i forzisti si sono ritrovati all’improvviso cavalieri della Tavola Rotonda senza macchia e senza paura. Da equilibristi sulla fune a rappresentanti di Camelot.  Un ossimoro.

Gallina è il testimonial perfetto di un partito moderato, di centro e borghese. Sempre con giacca e cravatta, il segretario non disdegna l’ironia e motiva le posizioni di Forza Italia con la precisione dell’amministratore delegato, la pedanteria del professore di liceo dell’ancien régime e il lessico di chi vuole parlare in modo acconcio senza scadere nel politichese. Un amalgama di commercialista, filosofo, negoziatore, il tutto condito con una spruzzatina di disincanto.  Nelle ricorrenze canoniche religiose più significative, raffinato fighetta, manda auguri con una frase con la citazione di autori sconosciuti ai leoni di tastiera. Un anno ha stupito con Slavoj Žižek, filosofo, psicoanalista marxista, più noto agli intellettuali di sinistra che al popolo forzista.  Giano bifronte, Gallina si è dimostrato perspicace e coraggioso nel guidare l’uscita di nove sindaci cremaschi da Scrp, operazione vincente.  Al contrario si è rivelato conservatore nel candidare alla presidenza della provincia il suo fedelissimo Alberto Sisti, scelta perdente.  Nel 2019 ha toppato nell’intricata vicenda per la candidatura di Mirko Signoroni (centrodestra) alla presidenza della Provincia, poi eletto grazie al sostegno del centrosinistra e di alcuni elettori del centrodestra nella squadra del pokerista meloniano Fabio Bertusi. Forza Italia e Lega avevano puntato su Rosolino Bertoni. Storia datata, ma non totalmente archiviata, se ancora oggi a distanza di anni, tra i protagonisti permangono residui di ruggine difficili da togliere. 

Se Gallina è il segretario, la volpe e il più alto in grado dell’esercito provinciale di Forza Italia è l’europarlamentare Massimiliano Salini, vicepresidente del Ppe. Una leggenda. Qualcuno mette in dubbio la sua esistenza. Altri ipotizzano sia un avatar. Compare in provincia in occasione della campagna elettorale, ma con parsimonia. Dopo l’elezione, sparisce e si rivede nelle rare occasioni da lui ritenute meritevoli della sua presenza, soprattutto utili per la sua immagine. Ma anche in queste apparizioni, degne della Madonna di Caravaggio, aleggia   il sospetto che sia un ologramma. Cresciuto all’ombra di Roberto Formigoni, sostenuto da Cielle, scudiero di Tajani, al quale in più momenti pubblici ha dedicato parole al miele, Salini è stato presidente della Provincia. In questo ruolo si è distinto per il suo impegno nella privatizzazione dell’acqua, stoppato sul filo di lana dalla Lega, quando la spada di Alberto da Giussano non era ancora spuntata. È sua la prima proposta (aprile 2020) per la costruzione di un nuovo ospedale a Cremona. Ha anticipato Donald Trump e, nel 2023, ha dichiarato guerra a Cuba. Lungimirante ha presentato un’interrogazione europea contro il riconoscimento del marchio Igp al rum cubano. La denominazione «comporterebbe una situazione di concorrenza sleale».  Ma soprattutto «danneggerebbe tutte le realtà produttive e commerciali presenti nell’Unione Europea che non hanno creato joint venture con il regime dittatoriale di Cuba». Come no?  C’est l’argent qui fait la guerre.

Il valore aggiunto di Forza Italia arriva dalle donne.  Nel Casalasco, Valeria Patelli nel Cremasco, Laura Zanibelli.  La Patelli, sindaca di Calvatone, teneva i numeri e l’appeal per essere candidata alla presidenza della Provincia, ma a Forza Italia è mancata la spinta per cambiare. È rimasta tra le possibilità non sfruttate.  Il coraggio non si può dare a chi non l’ha ed è una verità vecchia come il cucco.  Se si preferisce una versione più democristiana, Forza Italia ha peccato di eccessiva prudenza.  Il partito non ha osato e la fortuna, che aiuta gli audaci, non i cacasotto, ha guardato da un’altra parte.  Era il 2024.  Nel dicembre dello scorso anno, la sindaca ha recuperato parte del credito acquisito e non riconosciuto ed è stata eletta presidente dell’Area Omogenea Casalasca e ha dimostrato che i numeri e l’appeal di leader sono rimasti intatti.

La Zanibelli, consigliera comunale a Crema, entra di diritto tra i più preparati amministratori pubblici della Repubblica del Tortello e pochi, anche tra avversari politici, contestano questa affermazione. Stare seduti sulla sedia di assessore dal 2007 al 2012 e poi occupare quella di consigliere comunale e starci ancora oggi non è da tutti. È tanta roba. Altri avrebbero preteso e ottenuto un riconoscimento maggiore. È rimasta al palo.  Ma lei non ha mai contribuito molto affinché questo accadesse. Poca empatia, atteggiamento da professoressa rigida e poco dialogante, comunicazione troppo asettica e manageriale non sono stati un buon viatico per andare oltre la sala degli Ostaggi. Vicina a Cielle, la bufera che nel Cremasco ha investito il movimento non le ha giovato.  Resta però una figura di spicco di Forza Italia in riva al Serio. 

Nella cartolina forzista entrano di diritto lo scazzo con Giorgio Everet, e il suo addio al partito. Della serie: la politica è guerra senza spargimento di sangue (Mao Tse Tung). 

Poi c’è posto anche per l’elezione di Luca Ghidini a segretario di Cremona. Riconoscimento ottenuto dopo avere svolto il compito di commissario cittadino.

Un accenno merita, il consigliere comunale di Cremona, Andrea Carassai, puntuale a marcare a uomo e senza sconti o a tariffe agevolate l’Amministrazione comunale. Nel contempo attento a non commettere falli da espulsione e prendersi un cartellino rosso. E la sua critica rigorosa, ma senza eccessi, alla vicenda del manifesto Pro-vita è un esempio paradigmatico di pugno duro in guanti bianchi.  Infine c’è Gianni Rossoni, ma è un pianeta autonomo.

Forza Italia è Ercolino sempre in piedi, ma attenzione: nulla è per sempre. E in politica non c’è posto per le battute. Non c’è spazio per le Norma Desmond di Viale del tramonto: «Io sono sempre grande, è il cinema che è diventato piccolo». E la nostra provincia non fa eccezione. Ma un tramonto presuppone un’alba. Questo il problema. 

 

Antonio Grassi

Una risposta

  1. Che strano: quella vecchia volpe argentata di Gianni Rossoni con la sua presenza quarantennale sul territorio non merita nel lungo e articolato pezzo che due scarne e insipide righe. Possibile che Grassi, che parla dei più rappresentativi forzisti della provincia non avesse nulla da dire? Fino a qualche tempo fa sembrava che Rossoni fosse una figura di primissimo piano della politica nostrana. Sembrava che Grassi lo avesse messo sull’altare profano del territorio cremasco in particolare come condottiero dell’area omogenea. Ora viene quasi del tutto ignorato. Eppure ce n’erano di imprese da ricordare! È stato anche vice presidente della Regione Lombardia. Che cosa ci sta sotto? Non si può toccare o meglio lasciar perdere? Mah

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