Fonti rinnovabili ferme al 36% in Lombardia e i costi dell’energia esplodono

18 Settembre 2026

Legambiente interviene sulle dichiarazioni rilasciate dall’assessore regionale Guidesi con un sarcastico: “benvenuto nell’era della scarsità energetica…”, ma anche ricordando che la Lombardia ha accumulato un grave ritardo nello sviluppo della fonte rinnovabile oggi più pronta ad affrontare la sfida del mercato, il fotovoltaico.

La Lombardia era partita bene, ma ha rallentato nelle installazioni di impianti rinnovabili: tanto che oggi la produzione rinnovabile della nostra regione è ferma al 36% della produzione elettrica complessiva: continuiamo a dipendere in larga misura dalle importazioni di combustibili fossili, oltre che di elettricità da oltralpe, per un sistema energetico regionale che deve far fronte alla domanda della prima regione italiana quanto a densità di popolazione e di imprese industriali.

Nonostante la storica dotazione di impianti idroelettrici sulle nostre Alpi, la quota di produzione rinnovabile della Lombardia è la più bassa sia del dato del Nord Italia, dove le rinnovabili coprono il 45,2% della generazione elettrica, sia del dato nazionale, con un peso della generazione rinnovabile che – secondo i dati di Terna – rappresenta (Lombardia esclusa) oltre il 50% della produzione.

Questi numeri ci dicono che, in un’Italia che dipende ancora troppo dalle fonti fossili, la Lombardia ne è ancor più dipendente, rappresentando una vera e propria zavorra energetica per il Paese – dunque un fattore di aumento del costo dell’energia – visto che quasi il 20% della produzione termoelettrica nazionale viene da centrali lombarde che funzionano a metano: chi è causa del suo male, pianga se stesso!

“L’assessore fa bene a parlare di idroelettrico, un settore in cui da troppo tempo gli investimenti latitano – commenta Damiano di Simine, responsabile scientifico di Legambiente Lombardia -. L’idroelettrico non può però essere la risposta alla domanda energetica della regione, perché non offre margini di aumento della potenza installata. È doveroso mettere in sicurezza questa fonte, ma la risorsa su cui occorre puntare è il fotovoltaico che, insieme all’efficienza energetica e ai sistemi di accumulo, rappresenta il settore più maturo e competitivo per produrre energia a costi inferiori di quella da fonti fossili, liberandosi dalla dipendenza dall’estero.”

Secondo l’associazione ambientalista, la Lombardia deve rivedere i propri obiettivi e, soprattutto, accelerare le pratiche autorizzative di nuovi impianti. In altre parole, serve un avanzamento delle politiche energetiche sia per consolidare la crescita delle rinnovabili, sia per integrarle meglio nel territorio, rispetto a quanto fatto in passato.

“Ci auguriamo che il dibattito sull’autonomia energetica della Lombardia sia sviluppato in modo serio, tempestivo e consapevole – chiede Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia -. Senza prestare il fianco alle lobby fossili che si mettono di traverso rispetto alla transizione energetica, ma anche evitando di indugiare in tentennamenti e discussioni inutili su risorse come il nucleare, che non possono offrire risposte al sistema produttivo, se non in tempi lunghissimi e incompatibili con la sopravvivenza delle imprese lombarde che oggi soffrono l’impatto crescente dei costi dell’energia”.

Nella foto centrale un parco fotovoltaico

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