Il Giappone fa scuola: un software sulle auto valuta in centesimi lo stile di guida e sconta il premio assicurativo

26 Settembre 2026

Punti, punti e ancora tantissimi punti, punti per tutti e per tutto, tocca a voi scegliere di quale natura debbano essere, dai punti fedeltà di una catena di supermercati a quelli della patente, da quelli di sutura per piccoli tagli passando ai punti ottenuti da un esame o in una prova. Una vita che si accompagna ai punti, che siano raccolti o persi a seconda della situazione, una vita scandita da quali punti conviene raccogliere o perdere lungo la strada.

In quel piccolo mondo che è la Terra, siamo quasi agli antipodi dell’Italia, in Giappone, Paese moderno dove l’obbligatorio contratto di assicurazione per chi guida ha trovato  una nuova modalità di applicazione con punti dai quali dipende l’entita del premio da pagare. Il concetto di base è semplice: come ogni raccolta punti che si rispetti, più punti accumuli, meno costerà il tuo premio assicurativo. Niente omaggi colorati con pentole o pantaloni estivi da ritirare in inverno, ma una riduzione del premio. In pratica, alcune compagnie propongono ai loro clienti, quindi su base volontaria, di installare un software sulle macchine più moderne che valuterà, a insindacabile giudizio del software, se lo stile di guida è coerente o meno con il contratto assicurativo stipulato. Ogni volta che l’automobile viene utilizzata, il software valuta come viene guidata in relazione alle direttive della compagnia assicuratrice e alle norme del codice della strada, dando un voto compreso tra zero e cento che appare sul display della vettura. Se a fine anno la media aritmetica sarà compresa tra 90 e 100 centesimi il fortunato e abile guidatore otterrà una riduzione del premio annuale, mentre sotto i 60 centesimi cominciano i problemi, dall’aumento del premio fino all’impossibilità di stipulare una polizza.

Semplice e lineare come contratto, del resto lavorare sulla sicurezza stradale è fondamentale e, verosimilmente, è uno dei pochi criteri condivisi da chiunque. Ma l’idea di raccogliere punti per una media aritmetica da assicurazione non è così immediata. Applicare la stessa logica in Italia sarebbe problematico: le variabili da
considerare sono moltissime. Dalle condizioni delle strade e della segnaletica, passando per un parco macchine mediamente più vetusto di quello giapponese, una qualsiasi compagnia assicurativa che decida di proporre un prodotto di questo tipo difficilmente troverebbe consensi.

Il problema non è quello della media annuale, ma il bagaglio di scelte e incognite su cui riflettere. Spesso in Italia ciò che viene proposto su base volontaria tende poi a diventare obbligatorio. Se la sicurezza stradale è il fondamentale punto di partenza, contratti del genere sembrano più rivolti a un interesse che sta più tra le pieghe – e gli algoritmi – assicurativi che nel rispetto del Codice della Strada. Basta che un programmatore cambi qualche parametro del software e anche i guidatori più rigorosi potrebbero passare da 95 a 88 senza capirne il motivo, con tanti saluti allo sconto e alla medaglia simil oro in omaggio.

Sempre più legati a software e a comportamenti socialmente impeccabili, nella forma più che nella sostanza, la valutazione con modalità sempre più invasive di scelte personali è legata l’immagine social che molti vorrebbero avere: l’importante non è ciò che si fa ma come si appare.

Ben venga la guida virtuosa, cosa di certo da valorizzare in ogni suo risvolto, ma se il futuro parte dalle piccole cose bisognerà vedere in quali altri ambiti valutazioni in centesimi verranno introdotte nel tempo. Del resto è solo una questione di software, non di persone.

 

Marco Bragazzi

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