Avevo visto sul profilo Instagram dell’Eliseo una lunghissima passatoia rossa attraversare tutto il cortile d’onore, ai due capi della quale stavano il presidente Macron con la moglie e in fondo, rigorosamente solo, papa Leone in corale bianca e mozzetta rossa che si avviava ad incontrare i due. Forse per la scarsa stima che ho di Macron, ho nettamente sottovalutato quanto in realtà stava per accadere a Parigi, qualcosa di straordinario e forse epocale.
Poche ore dopo, improvvisamente, sono apparse le immagini incredibili degli Champs Elysées gremiti di centinaia di migliaia di francesi inneggianti al Papa in corteo con un entusiasmo straordinario: davvero un accadimento di portata storica, che credo abbia decisamente superato ogni previsione. Lo dico perché la Francia degli ultimi trent’anni è ascesa ripetutamente alle cronache come il Paese più laicizzato d’Europa, dove la scristianizzazione era ai massimi livelli e dove l’islamizzazione al contrario galoppava. Il Paese dove si appiccavano roghi alle chiese e si accoltellavano i preti, e dove la legislazione era stata storicamente la più laica di tutto l’Occidente.
Vedere quella folla di quasi un milione di persone inneggiare al Papa è dunque un segnale fortissimo che deve destare straordinaria attenzione.
Quali siano i motivi è al contempo facile e difficile dirlo: sicuramente incide la grandissima difficoltà di rapporto con le varie etnie musulmane che, sopratutto a causa del passato coloniale francese, costituiscono ormai una quota rilevantissima ed estremamente problematica della Francia. Probabilmente incide anche un certo ruolo di anti-Trump che in qualche modo Papa Leone interpreta più o meno volutamente, ma che è del resto in buona parte la ragione della sua elezione, è cioè di contrapporre allo strapotere americano di Trump quello di un altro americano di livello globale.
Tuttavia credo che questi due elementi siano secondari rispetto a quello che in realtà pare davvero il primo motivo: uno straordinario ritorno alla fede cattolica, già anticipato negli ultimissimi anni da una esplosione di matrimoni e battesimi cattolici in tutto il Paese.
Il rapporto della Francia con la Chiesa cattolica del resto è sempre stato un rapporto complesso e contraddittorio, caratterizzato da continui estremi opposti. La Francia è stata la culla del monachesimo occidentale, il Paese che più di tutti ha contribuito con Carlo Magno e i suoi abati alla rinascita sociale e culturale dell’Europa devastata dai barbari. La casa regnante, la stirpe di San Luigi come è addirittura chiamata, è stata per secoli la più fedele custode del papa e dello Stato Pontificio e ha addirittura ospitato per alcuni secoli la sede del papato in quella che viene chiamata, non a caso, la cattività avignonese. Vanta addirittura un re santo, Luigi IX, e i suoi cavalieri andavano in battaglia al grido di Mont Joye Saint Denis! inneggiando al primo vescovo di Francia e al monte del calvario, protagonisti assoluti di tutte le guerre crociate in Terra Santa.
Nessuno in Francia diventava re senza la benedizione degli abati di Cluny, la più grande abbazia del mondo, e perfino Napoleone, figlio della Rivoluzione, per legittimare il proprio Impero dovette ricorrere alla presenza del papa e alla riconciliazione con la Chiesa.
Quello stesso Napoleone che aveva però conquistato il Vaticano e fatto arrestare papa Pio VII. Quel Napoleone che tutto doveva della sua carriera a quella rivoluzione francese che aveva fatto scempio di chiese, cattedrali e abbazie, che aveva trucidato preti, suore e vescovi e molto prima della rivoluzione bolscevica aveva visto nella religione cristiana il nemico da abbattere con crudeltà inaudita. Tanto da far addirittura morire in una prigione francese un papa, Pio VI, e decretare pubblicamente che lì era morto l’ultimo papa.
Quella stessa Francia però che aveva delegato la gestione di tutto il proprio potere statale per ben tre volte a tre cardinali primi ministri: il fondatore della Francia moderna, Armand Jean du Plessis duca di Richelieu, il suo consolidatore Giulio Mazzarino e André Hercule de Fleury, protettore per oltre 20 anni del più amato dei re, Luigi XV. Quella Francia in cui la eroica resistenza dei cattolici contro i protestanti è divenuta addirittura proverbiale, la Vandea.
Quella Francia tuttavia i cui presidenti-monarchi socialisti avevano fatto della indipendenza dal cattolicesimo una bandiera, ma ottenendo al contempo dal Vaticano il privilegio di co-nominare i vescovi gallicani e addirittura di poter imporre la berretta rossa ai propri cardinali, tanto che perfino Giovanni XXIII, nominato cardinale mentre era nunzio apostolico a Parigi, ricevette il tricorno rosso dall’allora presidente socialista Auriol.
Sia come sia, questa revanche cattolica francese è un segnale di assoluto rilievo per tutta l’Europa in questo momento di grandi tensioni belliche, di grande messa in discussione di una classe dirigente europea sempre meno adeguata alle sfide, di grande difficoltà di rapporto col mondo musulmano tra pro Pal e fondamentalismo islamico crescente, di crisi di consenso delle sinistre e rivitalizzazione delle destre estreme.
sovrintendente agli Archivi del Comune di Milano
docente di archivistica all’Università degli studi di Milano