Intelligenza Artificiale (IA) perché maiuscola? L’imponderabilità della vita umana la ridurrà così: ia

10 Ottobre 2026

Algoritmi e software ormai fanno parte della nostra vita e la regolano sotto molti aspetti. Fino a pochi anni fa si chiedeva a Google di selezionare bibliografie, di consultare enciclopedie, di conoscere le ultime notizie o di essere aggiornati nel nostro campo di interesse. Un lavoro di ricerca che sfociava nella sintesi che noi stessi operavamo. Oggigiorno le cose sono  molto cambiate; chiediamo al computer (cioè alla IA) di fare sintesi in vece nostra. Una Intelligenza Artificiale Rigenerativa è in grado di proporre idee, progetti e di ottimizzare il nostro tempo, in altre parole di migliorare la nostra efficienza in tanti (troppi) aspetti della nostra esistenza, salute e tempo libero compresi, come vedremo più avanti. Il termine Intelligenza Artificiale (IA) viene scritta con le iniziali maiuscole a denotarne la straordinarietà, a conferma che la tecnologia digitale sta stravolgendo le nostre vite. 

La IA rappresenta un uso sofisticato di masse enormi di dati elaborati da macchine che in parte sono programmate per farlo e in parte stanno imparando a farlo da sole. E qui scatta l’inquietudine!

Per la salute nessuno si lamenta se il computer ci dà una mano. Per il tempo libero dovremmo invece lamentarci o almeno cominciare a riflettere.

Ora, se consideriamo che da tempo sono comparsi robot in grado di fare sport, svolgere attività assistenziali o “scomode” che nessuno vuole più fare e siamo ancora agli albori del loro impiego, viene spontaneo sospettare che noi umani siamo destinati a diventare un po’ robot a nostra volta per non farci superare dalle macchine.  

Riguardo all’uomo, si parla di un progetto computerizzato di efficenza totale che considera gli aspetti fondamentali dell’esistenza: la salute e il tempo libero, come si diceva, la progettualità (guidata da algoritmi, immagino), la resa sul lavoro, fino all’ottimizzazione del sonno. 

In altre parole la nostra vita potrebbe diventare un problema bio-ingegneristico. Già tutto questo inquieta, ma ciò che destabilizza è il sospetto che tutto questo “miglioramento” non sia dettato da un profondo amore, ma possa diventare una sorta di obbligo cui sarà difficile sottrarsi. A questo primo sospetto se ne aggiunge un altro: che questo tanto caldeggiato efficientismo possa stimolare una competizione esasperata, anche con noi stessi (già in parte esiste, per la verità), al punto da trasformare persino il tempo libero e il riposo in prestazione. Saremo così impegnati a ottimizzare riposo  e svago al punto che non avremo modo di pensare troppo. Chi scrive è un contadino della Bassa, diffidente per natura. 

L’idea che la nostra vita, al pari di quella dei robot, possa essere regolata da  algoritmi, come nei libri di Huxley, mette i brividi poiché abbiamo superato la soglia di comprensione dei complessi algoritmi delle macchine  che potrebbero così sfuggire al controllo. 

Tuttavia le diffidenza non mi impedisce di pensare che gli algoritmi rappresentano la logica del calcolo e della previsione esatta di eventi o risultati preconcetti, ma non contemplano l’imponderabile, cioè quella variabile imprevedibile che solo l’esperienza umana  può affrontare. E quando ciò avviene (avviene, eccome se avviene!) la IA può essere scritta in lettere minuscole. 

 

Giuseppe Pigoli

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