A 79 anni l’avvocato Guido Calatroni si è arreso ieri alla malattia contro la quale lottava da anni. Gli era stato diagnosticato un tumore e aveva subito diversi interventi chirurgici che sembravano risolutivi ma una recidiva è risultata fatale. Nonostante le precarie condizioni di salute, aveva continuato l’attività professionale alla quale aveva affiancato, fino alla pensione, l’insegnamento del diritto all’Istituto Beltrami. Generazioni di studenti ne ricordano la competenza, la brillantezza dell’esposizione e l’amore per la sua materia, una passione che riusciva a trasmettere ai ragazzi. Calatroni ha profuso altrettanta dedizione nell’attività forense, un interesse mutuato dal padre Bruno, partigiano, socialista primo sindaco di Cremona nel dopoguerra dopo la dittatura fascista, persona integerrima morta tragicamente insieme con la moglie Nerina il 16 agosto 1966. Nel corso di una gita sul lago di Garda vennero colti di sorpresa da una tromba d’aria. La barca sulla quale entrambi si trovavano col figlio Guido si capovolse. Caddero in acqua. Bruno scomparve in un gorgo. Nerina riuscì a trarre in salvo Guido, ma giunta a riva fu colta da malore e morì. La notizia della morte dei coniugi Calatroni in circostanze così drammatiche sconvolse Cremona.
Conseguita la laurea in giurisprudenza, Guido si specializzò in diritto del lavoro e della famiglia. ”Era colto, preparato e tenace”: così lo ricorda Alessio Romanelli, presidente dell’ordine degli avvocati di Cremona. Ironico e riservato, dedicava il tempo libero alla lettura, alla musica lirica e in estate alla barca, un’altra sua passione ereditata dal padre. Superata la malattia era tornato a navigare. Lascia la moglie Emanuela Radice, già docente di lettere.