‘Cime tempestose’ torna nelle sale, spiazza e fa discutere

19 Febbraio 2026

“Le rondini a volte si perdono quando cambia il vento”. Cathy non sa che dopo questa frase la perdizione sarà totale, un’escalation di vendetta, odio e disperazione, tutti trascinati in una spirale di violenza e morbosità da Heathcliff, di cui lei è in fondo lo spirito. La consistenza delle loro anime è uguale. “Lui è più me di me stessa” dice Cathy per spiegare il suo amore gotico e distruttivo per quel trovatello, segnato dalla vita, che mastica offese e frustate, accumulando energie negative che solo lei sembra sopire. O con lei, pronto a difenderla, come un vero cuore romantico che si lascia domare, o senza di lei, spietato, psichiatrico e pronto a uccidere.

Davanti all’efferatezza, sarà lei, in uno scatto di dignità, a lasciare la presa, per sprofondare nella depressione più devastante.

Cime tempestose torna al cinema, dopo innumerevoli trasposizioni televisive e per le sale, musical e opere e persino una canzone, Wuthering Heights. Cathy ha il volto di Margot Robbie (brava e bella) e Heathcliff quello di Jacob Elordi con lo sguardo sempre sfuggente, da animale ferito: non ho capito se mi è piaciuto.

Il capolavoro di Emily Brontë non smette di ispirare. Sceneggiato, diretto e co-prodotto da Emerald Fennell, il film è molto glamour, ambientazioni, luoghi, vestiti, case e dialoghi sono stilosissimi. E’ moderno, reinterpretato, adattato, ridotto. Rispetto al libro la trama del film sembra la riduzione fatta dall’intelligenza artificiale: è rimasto lo scheletro, adornato da un’architettura scintillante, molto scenografica, dominata dal paesaggio dello Yorkshire, la brughiera, la pioggia, gli abiti inzuppati e varie scene di sesso.

Emily si rivolta nella tomba. Insieme alle sorelle.

La concessione alla modernità è curiosa, spunta qua e là: il cellophane, occhiali da sole, script stampati sulla coperta, cenni di contemporaneità, seminati random, che ai puristi della letteratura romantica dell’800 inglese fanno venire la mosca al naso.

Gli abiti e i gioielli, tanti lustrini, strass, bigiotteria sono volgari. Del resto lo è la guerra delle convenzioni sociali di quell’epoca.

In poco tempo e poco spazio narrativo si riesce tuttavia a cogliere la psicologia dei personaggi, anche se a tratti sembrano macchiette, deformate dalla loro follia, soprattutto la cognata di Cathy, la sorella del marito Edgar. Una figura tragica, supina alla violenza che riceve: dovrebbe far piangere e invece fa ridere.

L’unico personaggio davvero potente è Nelly, la dama di compagnia e governante. E’ asiatica, anche qui chissà se Emily approverebbe. Ma tutto ruota intorno alla volontà di ridare nuova vita al classico. Da voce narrante diventa un elemento chiave perché è strettamente coinvolta nell’intrigo e nei malintesi.

Sono uscita dal cinema un po’ sbigottita. Cime tempestose è un film spiazzante, dove i confini fra bello e brutto si incontrano. L’estetica è il suo punto forte e al contempo il suo punto debole.

È un film che fa diventare pop l’eterna abbinata amore e morte.

 

Francesca Codazzi

2 risposte

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *