La ricorrenza di San Valentino si colloca oggi in un contesto demografico e sociale in Italia, ma anche nella nostra città, caratterizzato da una profonda trasformazione della coppia, segnata dal calo dei matrimoni, da un significativo numero delle separazioni e dei divorzi in un contesto di alta instabilità relazionale.
Le statistiche del Comune di Cremona evidenziano un calo dei matrimoni che da 304 nel 2001 sono passati a 181 nel 2023. Una diminuzione nettissima (-123 unità, pari al 40%) che peraltro riguarda il solo comparto religioso: i matrimoni religiosi sono infatti scesi da 198 a 55 mentre quelli civili sono saliti da 106 a 121.
La crisi del matrimonio è ampiamente riconosciuta come un fenomeno che travalica la sfera privata delle coppie, costituendo un vero e proprio affare di interesse per la società civile e la tenuta del tessuto sociale. Ecco perché ritengo particolarmente lungimirante l’iniziativa promossa dal Comune di Milano in collaborazione con l’Ordine degli avvocati di Milano e con l’Ordine degli psicologi della Lombardia che, proprio nella ricorrenza della festa degli innamorati, ha lanciato la seconda edizione del corso prematrimoniale laico e gratuito per coloro che si apprestano a contrarre matrimonio o unione civile.
Attraverso una serie di incontri con avvocati esperti di diritto di famiglia, i partecipanti approfondiscono tematiche fondamentali come il regime patrimoniale, la responsabilità genitoriale e gli strumenti di risoluzione delle controversie, al fine di affrontare con maggiore consapevolezza la scelta giuridica. Il corso prevede anche l’intervento di psicologi esperti per affrontare le dinamiche relazionali e la prevenzione e gestione dei conflitti.
Nei cicli organizzati nel corso del 2025 hanno partecipato a Milano circa 900 persone e tenuto conto che sono stati celebrati 2.191 matrimoni e 138 unioni civili, si può stimare che circa una coppia su cinque abbia frequentato il corso. Questi dati dimostrano che è stato intercettato un bisogno reale. A Milano l’iniziativa è nata attraverso la presentazione di un ordine del giorno di Roberta Osculati, vice presidente del Consiglio comunale e responsabile per la Lombardia della Rete di Trieste costituita da amministratori cattolici alla quale ho recentemente aderito.
Il fatto che altri Comuni, come Firenze e Torino, stiano seguendo questo percorso implementa la creazione di una rete fra amministrazioni locali su temi che possono assumere una dimensione nazionale. Proprio per questo ho deciso di presentare un ordine del giorno per chiedere al Comune di Cremona di attivare la stessa iniziativa offrendo ai futuri coniugi cremonesi un’opportunità preziosa per comprendere a fondo i diritti e i doveri connessi al matrimonio e all’unione civile e strumenti per affrontare con consapevolezza e responsabilità la vita coniugale accompagnando le coppie in un percorso che rafforzi la qualità e la stabilità del loro progetto di vita comune. Dare spazio, accanto alle informazioni giuridiche, anche alla dimensione psicologica e relazionale delle coppie non può che contribuire a diffondere maggiore consapevolezza sull’importanza dell’attenzione alla salute mentale, andando oltre pregiudizi e stigma ancora troppo presenti.
Si tratta di un’iniziativa innovativa e necessaria. La scelta di sposarsi o unirsi civilmente non è solo una scelta d’amore, ma anche un impegno giuridico. Conoscere le tante sfaccettature che accompagnano quella scelta è un atto di responsabilità verso sé stessi e verso l’altra persona: un gesto di consapevolezza che tutela la relazione e contribuisce a costruire una comunità più libera e informata.
Allo stesso tempo, credo sia importante cogliere il messaggio lanciato da un’istituzione così importante come il Comune di Milano che parla di responsabilità nell’accompagnamento delle giovani coppie, sottolineando come il valore sociale di una scelta privata come il matrimonio investe anche la sfera pubblica.
Maria Vittoria Ceraso
Lista Civica Oggi per Domani
8 risposte
Il matrimonio, leggendolo attraverso le categorie di Michel Foucault ne “La volontà di sapere” mostra come le istituzioni che sembrano più naturali siano in realtà dispositivi attraverso cui la società organizza, regola e normalizza i comportamenti. Il potere, dice Foucault, non è solo repressione ma produzione di soggettività, definizione di ciò che è normale e di ciò che non lo è.
In questo senso il matrimonio non è solo come una scelta affettiva, ma come uno strumento di controllo sociale. Incasella i rapporti, legittima alcune forme di desiderio e ne delegittima altre, assegna ruoli precisi di marito, moglie, genitore e li carica di aspettative morali e giuridiche. È un dispositivo che collega intimità e ordine pubblico, vita privata e norma sociale. Non è tanto il divieto a essere centrale, quanto la normalizzazione a modello di vita “giusta” a cui conformarsi.
Per questo mi sento particolarmente critica nei confronti del matrimonio e per di più cattolico. L’idea di un vincolo indissolubile, fondato su una verità morale unica e universale, mi sembra rafforzare ulteriormente quella logica disciplinare di cui parla Foucault. Lì il controllo non è solo giuridico o sociale, ma anche simbolico e spirituale: la coppia diventa parte di un ordine che pretende di definire il bene, la sessualità legittima, il ruolo dei generi e persino il senso della famiglia.
Non metto in discussione il valore che può avere per chi lo sceglie liberamente, ma rifiuto l’idea che debba essere considerato il modello “naturale” o superiore. Proprio seguendo Foucault, credo sia importante smascherare questi meccanismi e rivendicare la possibilità di forme di relazione che non siano automaticamente ricondotte a un unico schema normativo.
E quindi qual’e’ il matrimonio che preferisce rispetto a quello cattolico, stando nell’ambito religioso?
Commento del tutto provocatorio che non entra nel merito di quanto scritto. Margaritas ante porcos.
Perché provocatorio? Visto che parla di ” soprattutto la religione cattolica ” . Quindi si deduce, che altre sono migliori e quindi chiedere quali è una domanda assolutamente legittima. Ma spieghi perché la vede provocatoria la domanda. Una domanda che x me è banalissima anzi ovvia in relazione al suo commento. Direi quasi inevitabile.
Perché trincerarsi nel silenzio dopo aver lanciato l’obiezione, equivale a lanciare il sasso e poi nascondere la mano. Altra cosa dire che fa fatica ad esporsi ma il fatto che lasci intendere che la religione cattolica è peggio di altre riguardo al matrimonio non mi pare chissà quale problemone a dire quali religioni a suo avviso sono migliori. In definitiva ciascuno è libero di scegliere la propria religione. O no?
Nessun silenzio, ma lei rilegga bene senza preconcetto. Il focus è altro
“Per questo mi sento particolarmente critica nei confronti del matrimonio e per di più cattolico. ” È una frase sua. Dunque ci sta la mia domanda.
Ho atteso invano la risposta della signora Ginevra, e allora traggo le mie conclusioni. “Il focus è altro ” lei dice. Ottimo e sinistrorso escamotage per evitare il confronto sulla sua questa si, in un’equivoca inversione di senso, provocazione contro il matrimonio cattolico. Ma allora se il focus era altro, perché ne parla? Semplice, perché l’importante è attaccare sempre e comunque il Cristianesimo, ma in questo caso in maniera sottile, un po ‘ defilato, marginale come vuol far intendere, quasi subliminale, così da avere un buon pretesto per eludere eventuali obiezioni o domande sull’argomento. Dunque: “Io attacco” si può dedurre il suo ragionamento, ” ma nessuno deve avere diritto di replica, perché il focus è altro.” Ed infatti, coerente con la sua impostazione presunta, non risponde alle domande. Vuoi perché il suo fine quello di colpire è già stato soddisfatto, vuoi perché non avendo altri fini, non saprebbe reggere un confronto dialettico.
È singolare poi che in un crescendo di contraddizioni, di quel cattolicesimo che maltratta venga a prendere in prestito una citazione evangelica (Matteo 7,6) da usare contro di me. “Margaritas ante porcos ” , ossia non date le perle ai porci. Sorvoliamo sul porco che per pura coincidenza è anche uno dei modi gentili con cui la religione della pace definisce gli ebrei, ma è sul definire “perle ” le parole del filosofo francese Michael Foucault che nutro forti perplessità, quanto meno per la banalità di un concetto , quello per cui le religioni ciascuna a modo suo, possono diventare strumento di potere e di controllo, che anche a un lattante sembra ovvio. E volendo infine apparire, la signora, laica al massimo grado, è proprio nella scelta del personaggio citato, il filosofo Foucault, che raggiunge l’apoteosi della contraddizione. Il filosofo infatti, come buona parte della controcultura dell ‘epoca, si innamorò perdutamente di un tal Khomeini, sostenendo apertamente la sua ascesa politica in Iran, al posto dello scià corrotto, andando persino a trovarlo e ritenendolo faro di una rinnovata umanità. Proprio lui che avrebbe rappresentato il più rigido e intollerante controllo religioso non solo sulla vita matrimoniale, ma su ogni espressione della vita quotidiana. Esempio peggiore dunque, meno coerente, meno credibile sui valori della sacra laicità non poteva trovare. Un vero e proprio cortocircuito fantozziano e tafazziano.