Crema, il Sindaco: questa piazza è per l’Iran e il popolo

18 Gennaio 2026

Care concittadine e cari concittadini di Crema,

siamo di nuovo in piazza. La piazza, cuore delle città. Il luogo dell’incontro e dell’interazione tra le persone, tra le loro energie, aspirazioni ed emozioni. Il luogo principe in cui le individualità diventano corpo collettivo, il pensiero si fa coscienza comune. E si crea la comunità. 

Le piazze non sono mai solo uno spazio fisico. La piazza è un osservatorio, è una voce, è una scelta. E’ la casa della comunità, dei bisogni che esprime, delle emozioni che la attraversano. E’, quindi, la casa della Politica. Quella con la maiuscola. E tante considerazioni mi sovvengono rispetto a questo concetto, a quanto sia stato sminuito nella sua importanza, al contrario coessenziale alla stessa vita in società. Ma mi limiterò a dire in questa sede solo un grazie, sincero, a tutte le realtà presenti. Che siate militanti di partito, iscritti alle organizzazioni sindacati, membri di associazioni o singoli cittadini consapevoli e attenti alle cose del mondo, oggi tutti voi siete la bella politica che, al netto delle appartenenze e delle sensibilità che si confrontano nell’ambito dello spettro democratico  – ed anzi proprio grazie a tale dialettica – fa respirare la comunità cittadina e rende questo luogo una piazza. 

La piazza di una città, Crema, che tante volte ha dimostrato di non voltarsi dall’altra parte. È stata ed è ancora vicina alla sofferenza del popolo ucraino, ha espresso ed esprime solidarietà di fronte al dramma umanitario di Gaza e alle sofferenze delle comunità palestinesi di Cisgiordania, così come a quella del popolo israeliano per le brutalità terroristiche del 7 ottobre e per ogni altro episodio di crescente antisemitismo. E oggi, con quel medesimo sentimento di empatia, vuole dare il proprio fraterno abbraccio al popolo iraniano calpestato, schiacciato, oppresso con violenza dal regime teocratico degli ayatollah. 

ll valore della vita di chi protesta, di chi scende in piazza, di chi manifesta in ogni luogo del mondo per chiedere libertà, democrazia, rispetto dei diritti umani e migliori prospettive sociali è identico in ogni parte del mondo. Ovunque questo avvenga esiste una dignità umana da tutelare e in cui riconoscersi, con cui empatizzare, da sentire nostra. 

Non contano gli oltre 4000 chilomentri che ci separano da Teheran. Non esiste distanza geografica che possa superare la vicinanza umana tra i popoli. Non possiamo chiamare “lontano” ciò che è profondamente umano. E se non mi sembrasse quasi oltraggioso nei confronti delle migliaia di persone che in Iran, alle manifestazioni di piazza, perdono la vita falciate dalla sanguinaria repressione del regime, direi che tra questa nostra piazza, quella di Teheran, di Esfahan e di ogni altra città a noi probabilmente sconosciuta di quello storico, grande ed oggi martoriato Paese, esiste un idem sentire. Perché se non possiamo pienamente comprendere cosa significhi realmente vivere in un Paese soffocato dalla repressione di un brutale regime teocratico – in quanto protetti dall’architettura costituzionale di cui i nostri avi ci hanno dotati proprio al fine di tutelarci dalle oppressioni di regime che non ci sono state affatto estranee nell’esperienza fascista – certamente possiamo e dobbiamo comunque avvertire in coscienza un moto di vicinanza che non ci lasci indifferenti. 

Oggi siamo qui per questo. 

Siamo qui per dire che anche se il regime oscura ogni possibile canale di comunicazione, vediamo quello che sta accadendo.
Siamo qui per dire ad ogni iraniano che sentiamo il dolore, la rabbia, la speranza del suo popolo.
Siamo qui per dire che non siamo indifferenti.

In Iran, in queste settimane, a guidare la richiesta di libertà sono soprattutto le donne.
Donne che hanno trasformato il proprio corpo, la propria voce, la propria vita in un atto di resistenza.
Donne che hanno detto “basta” alla paura.
Donne che sanno di rischiare tutto, e lo fanno lo stesso. Per quel principio, ripreso anche da Giovanni Falcone nei confronti della ribellione al giogo mafioso, per cui “chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola”. 

Il loro coraggio ci riguarda.
Ci interpella.
Ci obbliga a guardare in faccia il significato profondo della parola libertà. A riconoscerlo ed onorarlo, come abbiamo fatto intitolando a Masha Amini il nuovo parco sorto all’angolo tra viale Europa e via Milano. Masha, una donna, una ragazza, pestata a morte dalla polizia morale per aver indossato in modo non corretto il velo. Un crimine abietto. 

Accanto a loro ci sono i giovani.
Ragazze e ragazzi che non accettano un futuro di repressione, il silenzio imposto e la cieca obbedienza ai principi dell’oscurantismo.
Giovani che scendono in strada con la consapevolezza che ogni passo può essere l’ultimo, ma anche che restare fermi sarebbe una sconfitta ancora più grande, insopportabile. 

Sono loro che stanno pagando il prezzo più alto.
Sono loro che vengono colpiti, arrestati, uccisi.
Eppure continuano. Continuano a gridare. Continuano a camminare e lottare insieme. 

A tutte le donne iraniane vogliamo dire: vi vediamo ed ammiriamo.
Ai giovani che riempiono le strade vogliamo dire: non siete soli.
Alle famiglie che vivono nell’angoscia e nella disperazione vogliamo dire: sentiamo la vostra sofferenza.

Da questa piazza parte un messaggio chiaro.
Un messaggio che attraversa confini e mura.
Un messaggio che dice: il vostro coraggio è anche una responsabilità nostra. La vostra libertà è sorella della nostra. 

Lo ammettiamo: non sappiamo ancora come fare per darvi sostegno, ma vogliamo trasformare l’indignazione in partecipazione, il dolore in presenza, la solidarietà in azione. 

Questa piazza è per l’Iran. Ci mettiamo in piedi di fronte al coraggio del vostro popolo e proviamo a dare voce a chi oggi non può parlare. 

La speranza di un futuro migliore non può essere repressa: è una forza che attraversa i confini, unisce i popoli e richiama tutti noi al dovere di difendere la comune umanità. 

Sogniamo un Iran libero e democratico. Sogniamo piazze a Teheran come a Crema.  

Grazie per essere stati presenti a questo momento. 

 

Fabio Bergamaschi

sindaco di Crema

 

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