Le discoteche negli anni ‘80 erano interrate e raggiungibili da scalette ripide e anguste, come cercare la stanza del faraone nella piramide di Giza. Ne ricordo una che mi piaceva da matti alla barriera Po, non ne ricordo il nome, forse perché ha cambiato pelle mille volte, ma non la logistica. Fumavamo come ciminiere e l’aria era densa, polverosa e appiccicaticcia. I pavimenti suonavano sotto le suole in un cik ciak sinistro. L’atmosfera era impregnata di Merit, Lucky Strike, per i più fighi le Marlboro rosse, e Ceres, a fiumi bevuta dalla bottiglietta, o vodka alla pesca, effluvi mischiati a deodoranti cheap del supermercato e Opium e Drakkar noir.
La parola sobrietà era bandita. Tutto era opulenza ed edonismo. Ma non ne eravamo consapevoli.
Indossavamo giacche con spalline aerodinamiche, accessori ispirati a Flashdance, come gli scalda muscoli in lana alle caviglie, i capelli erano rigorosamente permanentati, scalati, con ciuffi improbabili. I cappotti, loden, giacconi in jeans con una lanugine bianca all’interno, bomber da sci blu elettrico, erano ammonticchiati sui divanetti, come dolmen postmoderni. Ogni tanto ci scappava una bruciatura di sigaretta: un trofeo di guerra. La mamma ci cuciva sopra uno stemmino e finiva lì. Erano incidenti di percorso.
Ho pensato con nostalgia in queste ore a quei momenti spensierati come sotto l’effetto di uno scampato pericolo, con le lacrime agli occhi per la mattanza di capodanno in Svizzera (foto centrale), l’ultimo posto al mondo dal quale aspettarsi una simile tragedia.
Ragazzi e ragazze giovanissimi, pieni di sogni e di energia bruciati in una trappola mortale.
Ci siamo stati anche noi in quelle tane a ballare allo sfinimento, pieni di felicità negli occhi. Siamo solo stati fortunati. Tutto qui.
Francesca Codazzi
9 risposte
A barriera Po era nei sotterranei dell’ex Hotel Este.
Un’altra si trovava sotto alla galleria Kennedy.
Chi, essendo genitore, riesce a non mettersi nei panni dei genitori dei ragazzi presenti nel locale? Lo sgomento e lo smarrimento si impadroniscono degli adulti, e non solo quelli direttamente coinvolti. Tanto più che una tragedia del genere si è verificata in Svizzera, un Paese che per definizione dovrebbe essere esempio di rigore e sicurezza. Invece anche nella civilissima Confederazione Elvetica non si è al sicuro, per le gravi mancanze nel controllo e per l’avidità umana. Fosse successo nel sud Italia forse non saremmo tutti così increduli. È inaccettabile che non esista un adeguato rispetto di regole e disposizioni che proteggano la vita. Fare rispettare i limiti di velocità in modo ferreo aiuta a proteggere gli utenti della strada e soprattutto a fare cassa. Anche in Svizzera.
Ci saranno stati anche degli ignobili avvoltoi che “speravano” in un ennesimo attentato terroristico per scagliarsi contro gli islamici. Saranno delusi di dover riconoscere che questa strage è frutto di mancato rispetto delle norme antincendio, sia per la mancanza di prudenza da parte di gestori e giovani clienti. La Svizzera sotto accusa, non la Palestina.
In realtà la matrice terroristica non può essere esclusa totalmente per diversi motivi. 1) fino a poco fa gli inquirenti hanno detto che nessuna pista era esclusa 2) benché nel 2020 fu segnalato da un cameriere di non avvicinarsi troppo con le candele accese sulle bottiglie al soffitto, in realtà si vede una ragazza, dal casco si penserebbe a una cameriera, in groppa ad un individuo con la candela puntata verso il soffitto da cui verrà la fiammata fatale 3) nessun’altra ragazza viene vista in groppa a qualcun altro a fare una cosa del genere 4) chi la porta in groppa ha la maschera, ed è l’unica persona a vedersi con una maschera e 5) quale maschera? Quella di Anonymus, che rappresenta il volto di Guy Fawkes che nel 1605 cercò di incendiare la Camera dei Lord a Londra…
Storie vecchie che non giustificano il presente nella sua drammatica tragicità. Dobbiamo essere più consapevoli del presente e non voltarci continuamente guardando quel che c’era di sbagliato in passato. Ce lo impone la coscienza di Padri Madri Fratelli Amici e Politici per un futuro sempre più all’insegna della sicurezza e tranquillità.
Ciao gente, mi sento coinvolto, quando parlate del locale in viale Po! Preciso che l’ho rilevato anni 90, chiamandolo Mr Time, ho fatto serate Notte Praga, e posso garantire che la sicurezza è stata in primo piano, controllato più volte dalla commissione di vigilanza, ha sempre superato i vari controlli, abbiamo usato materiale ignifugo certificato, con 3 uscite di sicurezza e un cortile per eventuale fuga. Sentire che siamo stati fortunati in viale Po, non è giusto. Il Mr Time e Notte Praga erano a norma al 100%, ora gestisco il No Name: stessa situazione, con la sicurezza in primo piano. Il tutto per garantire divertimento in sicurezza. Rosario
Buongiorno Rosario, ho frequentato per un breve periodo con i miei compagni di scuola quel locale negli anni 80. Non si chiamava Mr Time. Ma poco importa. Ne ho un ricordo pieno di affettuosa nostalgia, perché ho ballato tanto. Nel mio ricordo c’è anche ironia e c’è gioco per quegli anni perché c’era da parte nostra molta incoscienza, si fumava, e, in generale, in quella come in tutti i locali, il pericolo “incendio” era tutt’altro che remoto, con tutti gli aggravanti considerando che parliamo di locali interrati, pur nel rispetto di ogni possibile regola i rischi di restare intrappolati erano alti. Ma noi non ci siamo mai posti questi problemi. Eravamo del tutto inconsapevoli e un po’ stupidi.
Nella nostra giovinezza, la mia più di 40 anni fa, abbiamo frequentato anche dei “postacci” per il piacere di stare insieme e ballare. Non ci è mai successo niente. Certamente c’era il rispetto delle regole, nessuno lo mette in dubbio. Ma negli anni sono cambiate anche delle norme: ad esempio non si fuma più. In questo senso siamo stati fortunati. Certamente siete stati bravi voi a gestire i locali in sicurezza, ma con il senno di poi, la sensazione è che un pizzico di fortuna abbia aiutato. Mi limito superficialmente alla mia esperienza, non giustifico, non assolvo, non giudico. Non sono un’esperta di sicurezza e me ne guardo bene dal tracciare paragoni, soprattutto al cospetto di una tragedia immane come quella appena trascorsa. Come suggerisce un altro lettore: guardiamo al presente.
Brava . Concordo pienamente. Rispetto all’incoscienza solo la fortuna salva.
Il jungle….ognuno poi tira l’acqua al suo mulino ovviamente.