Qualità della vita: Cremona scende in classifica. E nasconde la polvere sotto il tappeto

7 Dicembre 2025

La classifica 2025 della Qualità della vita nelle province italiane, redatta da Il Sole 24 Ore e pubblicata nei giorni scorsi, vede il nostro territorio al quattordicesimo posto su centosette province, con un peggioramento di 9 posizioni rispetto all’anno precedente. Non un trionfo e nemmeno un disastro. Ma un segnale d’allarme da non archiviare con un’alzata di spalle e un immediato trasferimento nella cartella delle cose fastidiose, antipatiche e potenzialmente foriere di discussioni e polemiche. 

Numeri e statistiche raccontano di una provincia che si barcamena in un limbo anonimo che contrasta con lo storytelling dominante dell’informazione locale plaudente, celebrativa e acritica. Un’informazione più cane da compagnia che da guardia.  Più carlino che mastino. 

Il report restituisce la fotografia di una terra di mezzo che non è isola felice, ma neppure disperata. È un piatto senza personalità, insipido, con qualche pericolosa lisca di troppo, inadatto per una tavola di accademici della cucina. 

La nostra provincia risulta prima in classifica nella sezione Popolazione in aree a rischio di frane.  Una vittoria da due soldi in un territorio dove gli unici dislivelli preoccupanti per i cittadini sono i dossi stradali per rallentare il traffico.

Il dato contribuisce a migliorare la posizione nella graduatoria generale, ma un brindisi per questo dettaglio sarebbe eccessivo.  Nella sostanza non significa molto. Certo, è meglio di niente, ma è consolazione dei perdenti. Di coloro che si accontentano. Dei cacadubbi timorosi del cambiamento.

Secondo nella classifica per Sfruttamento della prostituzione e pornografia giovanile, con un indice di 5,6 per centomila abitanti, il nostro territorio è superato da Trieste con 7,9 e si colloca davanti a tutte le altre province metropolitane, all’apparenza più esposte a questi reati, con Milano sedicesima e un indice di 3,3.

Per questa stessa voce, nella classifica del 2020 la provincia di Cremona figurava al 64° posto con un indice di 1,6. In cinque anni è passata da 5 casi conclamati a 20 ed è salita sul podio nazionale e si è appuntata al petto la poco onorevole medaglia d’argento. 

La scalata sull’Everest del degrado morale non è motivo di orgoglio, però la storia ha insegnato che una circostanza negativa può trasformarsi in opportunità. Se questo è vero, accantonate le riflessioni amare e lo scoramento, nulla vieta di abbandonare il rito delle solite, generiche e sempre monotonamente uguali dichiarazioni di biasimo e di autocommiserazione per sostituirle con proposte concrete e percorribili, utili per invertire la rotta. 

Al posto di lamentose e piangenti prefiche servirebbero leader convinti e vincenti, figure rare nella nostra provincia, difficili da trovare. Un terno al lotto.  Un quadrifoglio in un campo di trifoglio. 

L’indagine evidenzia che sotto il pacioso e tranquillo vestito indossato dal nostro territorio c’è molta, troppa polvere.  Inutile stracciarsi le vesti e gridare allo scandalo. Tutto il mondo è paese.  Succede in ogni provincia e in qualsiasi parte d’Italia. Cinema e letteratura abbondano di racconti di prostituzione e pornografia giovanile mascherati dal perbenismo in realtà analoghe alla nostra. 

Il dossier del Sole 24 Ore però non è fantasia. Non è una sceneggiatura.  È un j’accuse preciso che certifica un primato da non pubblicizzare.  È il ritratto di una provincia distante dalle pellicole buoniste di Frank Capra, più vicina a quelle spietate di Quentin Tarantino e assai simile alla città del Commissario PepeFilm del 1969, ma attuale, è un classico del filone sull’ipocrisia dei borghi provinciali. Dietro alla facciata immacolata di un’imprecisata cittadina del nord est, il commissario Ugo Tognazzi scopre un’insospettabile rete di tradimenti, prostituzione giovanile e orge con il coinvolgimento di tutti i ceti sociali, nessuno escluso. Prova a fare pulizia, la città si oppone. Sarà sconfitto.  

Affrontare il problema e non nascondere la verità, se è amara, non è semplice. È doloroso e provoca divisioni.  Infastidisce politici e pubblici amministratori. Ma è uno dei modi per favorire la discesa nella classifica della sezione Sfruttamento della prostituzione e pornografia giovanile. Chiuso questo capitolo, meritano qualche riga di commento i dati sulle start-up innovative. Non sono rose e fiori.  Il nostro territorio occupa la casella 79 della graduatoria. Non una posizione da primi della classe. Non un biglietto da visita dei migliori e se si legge il trend degli ultimi anni si capisce che è una carta d’imbarco, destinazione la marginalità. 

Dopo il picco massimo raggiunto nel 2022 con un indice del 6,3 per mille società di capitale, la curva è progressivamente scesa. È calata al 5,5 nel 2023.  Ha continuato nella caduta con il 4,5 nel 2024 e ha raggiunto il minimo di 3,6 nel report di quest’anno. Viene il dubbio che il futuro non abiti qui.

Ma il dato peggiore è la penultima posizione (106) relativa al numero delle aree protette provinciali: 3. La metà di Mantova che ne conta 6, il doppio.  

Scrivere della qualità della vita del nostro territorio e non citare i senza dimora che di notte bivaccano negli spazi interni dell’ospedale cittadino (Cremonasera, 4 e 6 dicembre), sarebbe sciatteria giornalistica e poco rispettosa verso i lettori.  Nel lavoro del Sole 24 Ore manca un capitolo dedicato a loro, ai clochard, chiamati così per ammorbidire e rendere meno impattanti le vicende che li riguardano.  Per etichettare come romantica la loro scelta. Per tacitare i sensi di colpa della società. Più realisticamente e con un pizzico di cinismo, scegliere la strada per casa è un adattamento sofferto a un’emergenza esistenziale, ultima spiaggia per sopravvivere. Ci sono le eccezioni, ma per la statistica non fanno testo.

I clochard non sono una delle novità da sperimentare per testare le innovazioni previste per il futuro ospedale galattico. Le meraviglie decantate da politici, amministratori pubblici e sanitari, da sempre uniti nella celebrazione della messa cantata in onore del messia in arrivo.  Non sono compresi nell’ospedale rivoluzionario e innovativo, attento al benessere olistico del paziente, low carbon, aperto alla città, gradiente tra spazio pubblico e privato, luogo d’incontro per l’integrazione sociale. Integrazione che però non li contempla.  I clochard che occupano l’ospedale sono un problema sociale aperto. Sono un indicatore non rilevato della qualità della vita in provincia.  Punto a capo. Woody Guthrie in Hobo’s Lullaby li invita a rialzare la testa e sorridere ai guai. Li rassicura perché un giorno anche loro troveranno pace e riposo. È una ballata triste e malinconica. Titilla le corde del cuore, emoziona ed è un messaggio di speranza: «Se tua madre è ancora viva lei ti ama. E allora sei anche tu figlio di una madre».  

I senza tetto sono uno schiaffo alla retorica dell’ospedale nuovo, supertecnologico, proiettato nel futuro. La risata amara che seppellisce proclami e sogni di gloria, più affilata e incisiva della classifica 2025 della Qualità della vita del Sole 24 Ore. Sono un monito.  

Meditate gente, meditate consigliava Renzo Arbore. Già, meditate.

 

Antonio Grassi

13 risposte

  1. Il problema dei cd clochard, al di là delle presunte scelte di vita, è una vergogna per uno Stato che vuol dirsi civile e che dovrebbe rientrare tra le priorità da risolvere. Ma volevo tornare alla natura. Ha parlato di aree protette ,ma c’è un verde,quello pubblico, che andrebbe protetto e rispettato anche se cd aree protette non sono. Ora si parla di nuove piantumazioni a Cremona, ma questo fa a pugni con la devastazione pressoché totale a cui ho assistito l’altro giorno, e che non ho trovato motivata o segnalata da nessuna parte, del boschetto tra via Ciria e via Trebbia. Meno male che almeno abbiamo poche frane. Sarebbe un bel guaio ma anche una bella sorpresa se ce ne fossero più da noi che in montagna.

    1. I clochard non bivaccano solo in ospedale ma pure nelle sale d’aspetto della nostra stazione e sotto i portici del Cittanova. Nella fattispecie, quest’ultimo personaggio versa i suoi escrementi, liquidi e solidi, presso il parcheggio La Marmora. Ci preoccupiamo solo della qualità dell’aria?

      1. La realtà dei senzatetto non è solo cremonese, dappertutto si trovano ormai persone che vivono così! Certo sarebbe doveroso dar loro modo di vivere in modo dignitoso. Ha ragione a lamentarsi per il comportamento “incivile” dell’ormai famoso uomo di strada che ha trasferito la sua presenza in varie zone della città. Ma anche i clochard hanno certe esigenze. Chiedo, perché non lo so, se sia stato messo a disposizione un luogo dove potersi lavare e dedicare ai propri bisogni senza doverlo fare sotto gli occhi di tutti. Ricordo che i turisti che arrivano in città possono usufruire di un unico misero luogo pubblico spesso, per non dire sempre, in condizioni pessime. All’ospedale c’è la possibilità di espletare certe pratiche. La cosa grave è che sia un ospedale dove ci sono persone con fragilità che avrebbero diritto al massimo controllo degli accessi per non correre rischi.

      2. Mi stupisce che uno stimato medico banalizzi l’annoso gravissimo problema della qualità dell’aria che influisce pesantemente sulla salute dei cremonesi, e che porta malattie cronico degenerative con incidenza ben al di là della media. Tutti lo sappiamo, anche questo va a incrementare il cumulo di polvere che finisce sotto il tappeto, visto che gli studi condotti in proposito sono stati bloccati, o passati sotto silenzio, o resi pubblici in modo parziale. Per non allarmare la cittadinanza o per non colpire coloro che ne sono principali responsabili?
        Mi stupisce anche aver infilato, con tanto di citazione del presunto scoop, la triste storia del senzatetto nell’articolo che commenta la qualità della vita a Cremona: i senzatetto sono ormai ovunque attrezzati con i loro cartoni sotto i portici delle città, influiscono sulla qualità della vita ovunque e spesso molto più che a Cremona. La cosa grave è che la dirigenza dell’ospedale non si sia accorta e non abbia preso decisioni in proposito. L’ospedale non è un luogo qualsiasi, ma un luogo che va tutelato. Chiunque può entrare? Evidentemente i controlli non sono adeguati, ammesso che ci siano. Una volta c’erano le guardie giurate, ora non ci sono più? E se ci sono, non hanno visto? Un clochard non passa inosservato, si distingue a occhio nudo. Una provocazione: perché la Curia non mette a disposizione luoghi di riparo con tutti gli spazi liberi che ha e vista la sensibilità che dovrebbe dimostrare al di là degli ambienti della Casa dell’accoglienza di viale Trento Trieste?

        1. Condivido pienamente il suo disappunto. L’inquinamento ambientale non è solo legato al marciume che naviga nell’aria ma pure a quello del suolo e del sottosuolo. Senza banalizzazioni. Quanto al ricovero dei senzatetto in ospedale concordo riguardo a una maggiore attenzione da parte dei responsabili agli accessi nel nostro nosocomio per la tutela di tutti i pazienti, in particolare dei più fragili.

  2. E la qualità dell’aria in rapporto agli indici di salute pubblica quanto incide? Sorprende non trovare traccia dell’argomento. Argomento che potrebbe avere qualche correlazione con la scarsità di aree protette. Sul tema proposto dall’articolo del Sole 24ore sarebbe comunque interessante una intervista serena e significativa all’autorità Comunale interessata.

  3. Grazie Vittoriano!
    Sempre aiutano le parole precise, che aiutano a riflettere…anche a metterci del nostro.

  4. Queste statistiche sono molto discutibili: per fare un esempio: se Cremona è tra le peggiori città come qualità dell’ aria ( e questo è un fatto), ammesso pure che fosse prima nelle altre voci, come fa a ottenere il 14 posto in tutta Italia? È una questione di media aritmetica: secondo me siamo al 50-60 posto in un’area di piena mediocrità, nel senso originario della parola: senza infamia e senza lode, per dirla con il gergo della valutazione scolastica di un tempo: 5/6

    1. Il giudizio di consolante mediocrità che lei pronuncia per Cremona è una promozione assolutamente non meritata perché “l’infamia” che vale per Cremona (e la sua provincia) è data dal fatto che è la prima in Europa per morti precoci da inquinanti, dunque una bocciatura senza appello. Quando mancano i fondamentali come il diritto alla vita e alla vita in salute quale margine resta per la “lode”?

  5. Con grande gioia dei nostri politici, che non hanno facoltà di esprimersi sull’argomento, di qualità dell’aria non si parla. Come se respirare quello che siamo obbligati a respirare a Cremona non incidesse sulla salute dei cremonesi: altro argomento da evitare. Per fare una battuta di pessimo gusto: forse grazie alla situazione disastrosa della salute dei cremonesi la città merita un ospedale come Dio comanda…e non solo Lui. Respirate l’aria pestilenziale, vi ammalate, noi vi curiamo anziché cercare di cambiare la situazione perché questo non si può fare, né tentare di migliorare la realtà, ma soprattutto non si deve fare. Troppi interessi in ballo, piccoli e grandi. Quindi ci si deve accontentare delle dichiarazioni secondo cui la qualità dell’ aria è migliorata dei nostri politici che ora hanno ben altro cui pensare: la candidatura della città a Capitale della cultura. Devono raggranellare i fondi per questo obiettivo, non hanno tempo di perdersi in chiacchiere. La qualità dell’aria cremonese… rimandiamo al 2030.

  6. Tommasi di Lampedusa definiva la Sicilia irredimibile…noi, visto il ritorno degli eterni problemi ( trasporti, aria, chiusura di imprese, degrado ingravescente….), nel nostro piccolo potremmo definire allo stesso modo la nostra città (cioè noi)?

  7. Il 2030 posso aspettarlo, bronchiti permettendo e visto che sono del ’35, ma ci deve preoccupare la irresponsabilità che i cosiddetti “responsabili” ci hanno abituato a constatare nulla facendo per tacciarla di reato.

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