Rischi della AI sul lavoro: italiani inconsapevoli

27 Gennaio 2026

Il 93% degli italiani non è consapevole dei rischi per la privacy legati all’uso dell’intelligenza artificiale sul posto di lavoro. Intanto, più di un utente su due fatica a distinguere le truffe generate dall’AI, esponendosi al rischio di esserne colpito.

In vista del Data Privacy Day, che si celebra il 28 gennaio, la società di cybersecurity NordVPN ha diffuso nuove informazioni sui rischi per la privacy legati all’uso degli strumenti di intelligenza artificiale nella routine lavorativa quotidiana degli italiani.

Secondo i dati del National Privacy Test (NPT) 2025, il 93% degli italiani non comprende quali aspetti della privacy debbano essere presi in considerazione quando utilizza strumenti di intelligenza artificiale sul lavoro. Milioni di lavoratori si affidano ad assistenti AI come ChatGPT, Copilot e altri strumenti generativi per aumentare la produttività, ma rischiano così di esporre inconsapevolmente dati sensibili, sia personali che aziendali.

“La rapida adozione dell’AI nei luoghi di lavoro ha superato la nostra capacità di comprenderne i rischi. Molte persone inseriscono informazioni riservate negli strumenti di AI senza sapere dove andranno a finire, come verranno archiviate o chi potrà accedervi”, afferma Marijus Briedis, chief technology officer di NordVPN.

“A differenza di una chiacchierata con un collega, le interazioni con gli strumenti di AI possono essere registrate, analizzate e persino usate per addestrare modelli futuri. Quando i dipendenti condividono dettagli su clienti, strategie interne o dati personali con un assistente AI, rischiano di compromettere la privacy propria e dell’azienda”, sostiene ancora Briedis.

I rischi dell’AI, oltre il lavoro

Mentre gli italiani faticano a proteggere i propri dati usando strumenti di intelligenza artificiale, diventano sempre più spesso il bersaglio di attacchi che sfruttano la stessa tecnologia. Ciò che aumenta la produttività in ufficio viene impiegato dai cybercriminali per orchestrare truffe sempre più credibili e sofisticate

Secondo il National Privacy Test, più della metà degli italiani (59%) non riesce a riconoscere le truffe più comuni generate dall’AI, come deepfake e clonazione vocale. Con l’evoluzione dell’AI, la clonazione non si ferma più alla voce: oggi può generare video completi con movimenti realistici di personaggi digitali che sembrano persone reali. Questo rende le truffe sempre più difficili da individuare.

Le conseguenze per i singoli utenti sono già serie. Secondo una precedente ricerca di NordVPN, una persona su tre a livello globale ha subito truffe online negli ultimi due anni. Quasi la metà (49%) di coloro che sono stati truffati ha dichiarato di aver perso denaro e, per il 20% di loro, le perdite sono state superiori a 100 dollari.

“L’intelligenza artificiale ha reso più semplice il crimine informatico. Non servono più competenze tecniche per scrivere un’email di phishing convincente, clonare una voce o replicare un sito di e‑commerce quasi identico all’originale”, afferma Briedis. “I truffatori usano l’AI per creare copie quasi perfette di popolari siti retail: per i cybercriminali entrare in azione oggi è più facile che mai”.

Gli esperti prevedono che la minaccia continuerà a crescere e che gli attacchi basati sull’intelligenza artificiale saranno tra i principali rischi per la sicurezza informatica nel 2026, con i criminali informatici che utilizzeranno metodi sempre più sofisticati per sfruttare le vulnerabilità.

Consigli degli esperti su come proteggersi nell’era dell’AI

Per aiutare gli italiani a ridurre il crescente divario di vulnerabilità legate all’intelligenza artificiale, Marijus Briedis propone alcune misure pratiche di prevenzione dei rischi.

Quando si utilizzano strumenti di intelligenza artificiale sul lavoro:

●       Non inserire mai dati aziendali riservati, informazioni sui clienti o dettagli personali negli assistenti AI.

●       È importante comprendere che le conversazioni con gli strumenti di AI potrebbero essere registrate, archiviate e potenzialmente utilizzate per addestrare modelli futuri.

●       Verificare le politiche di utilizzo dell’AI della propria organizzazione prima di utilizzarla per attività lavorative.

Per proteggersi dalle truffe legate all’AI:

●       Essere sempre scettici nei confronti di chiamate o messaggi inaspettati, anche se la voce sembra familiare: stabilire una parola in codice per le emergenze.

●       Verificare le richieste di denaro o di informazioni sensibili attraverso un canale di comunicazione separato e affidabile.

●       Ricordare che l’AI è ora in grado di creare video e immagini falsi convincenti: vedere, quindi, non è più credere.

●       Utilizzare correttamente gli strumenti di sicurezza e mantenere aggiornato il software per proteggersi dalle minacce emergenti.

Metodologia: Il National Privacy Test è un sondaggio ad accesso libero, aperto a chiunque nel mondo, che permette di confrontare i propri risultati con quelli globali. Nel 2025, 36.667 partecipanti provenienti da 192 Paesi hanno risposto a 22 domande volte a valutare le loro competenze e conoscenze sulla privacy online.

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