Qualità dell’aria nel bacino padano, Legambiente predica bene ma razzola male

6 Dicembre 2025

La scelta del Governo di ridurre drasticamente, già dal 2026 e per tutto il prossimo triennio, le risorse destinate al Fondo per il miglioramento della qualità dell’aria nel bacino padano, è una decisione grave e incomprensibile, soprattutto perché arriva nel momento in cui i territori più esposti all’inquinamento atmosferico stanno mostrando i primi segnali concreti di miglioramento grazie agli sforzi dei territori degli ultimi anni”. È questo il commento di Legambiente e dei suoi comitati regionali del Nord Italia, rispetto ai contenuti del disegno di legge di bilancio attualmente in esame al Senato, in relazione al taglio delle risorse previste per il “Fondo per il finanziamento di specifiche strategie di intervento volte al miglioramento della qualità dell’aria nell’area della pianura padana” (capitolo 8404), che risultano quasi interamente ridotte per gli anni 2026, 2027 e 2028, con un incremento rimandato ai successivi 2029, 2030 e 2031.

Il fatto è che Legambiente predica bene e razzola male. Giustissima l’ alzata di scudi rispetto alla scelta del Governo di tagliare i fondi destinati a finanziare il miglioramento della qualità dell’aria della Pianura Padana che risultano quasi azzerati per gli anni 2026/2028. Si lasciano senza risorse i territori che Legambiente riconosce come i più complicati del Paese dal punto di vista ambientale e che per questo pagano in anni di vita e di vita in salute un prezzo altissimo che l’Agenzia Europea per l’Ambiente calcola in 43.000 morti/anno collocati prevalentemente in Pianura Padana. “Una triste conta che porta l’Italia ad essere ancora maglia nera europea per i decessi causati dall’esposizione al PM2,5”.

E’ così che parla Legambiente che però è la stessa che ha detto il suo sì agli impianti di biometano che stanno proliferando su tutto il territorio italiano al punto che l’Italia è prima in Europa per numero di impianti e la provincia di Cremona è prima in Italia con 180 impianti funzionanti, impianti che sono fonte certa d’inquinamento non solo da particolato PM2,5 ma da moltissimi altri elementi contaminanti dell’aria e dell’acqua e dello stesso suolo destinato alla produzione agricola perché su questo viene sparso il digestato vale a dire il prodotto residuale degli impianti di biometano promosso a gran voce dalla stampa amica a “fertilizzante di qualità” e che di fatto è solo veicolo di contaminazione senza ritorno per il terreno, le colture, l’acqua di falda.

 

Rosella Vacchelli

 

4 risposte

  1. Quando si discute delle PM 2,5 nessuno parla della combustione del “pellet” e in particolare di quello di scarsa qualità ottenuto con sostanze discutibili ; come mai ? Non lontano da noi, in provincia di Brescia e di Mantova, le Amministrazioni competenti hanno iniziato a fare i controlli. E di stufe a norma con le emissioni ne hanno trovate poche. Come andrà a finire ?

  2. Perché la gente comune ha il diritto di scrivere articoli? perché non si riporta il confronto dell’impatto ambientale tra la produzione del biometano o l’estrazione del metano fossile o comunque surrogati del biometano? non vedo nessun confronto tra cicli di vita in questo articolo. Le informazioni o le riportate bene o fate a meno di predicare. disinformatori.

    1. il disprezzo della “gente comune” : che tristezza. Lei stesso parla di estrazione del metano fossile (cioè lo “shale gas”) mentre da Alessandria d’Egitto alla striscia di Gaza fanno i sondaggi per il più grande giacimento di metano in pressione mai trovato nel Mediterraneo. Stesso discorso per il giacimento Vaca Muerta nelle acque territoriali dell’Argentina. Si parla di miliardi di metri cubi, non bruscolini. Controlli di avere in casa il pop-corn.

    2. Rispondo con nome e cognome e anche con la mia faccia a un generico signor Andrea.
      Mi annovero sicuramente tra la gente comune, quella parte della gente comune che cerca di informarsi a difesa del proprio diritto alla vita e alla vita in salute e insieme alla difesa dello stesso diritto per tutti gli altri che magari non riescono o non sanno come e dove informarsi.
      Le cito l’informativa inviata ai Comuni e alle Amministrazioni Provinciali di Cremona e Mantova il 27 maggio 25 da parte della Struttura Complessa e Igiene Sanità Pubblica Salute-Ambiente di ATS Val Padana in cui si legge che in materia di procedimenti di FERPAS ATS, in ragione delle risorse disponibili, non è in grado di intervenire in tutte le Conferenze di Servizi relative a FERPAS e tuttavia “si rende disponibile a valutare queste istanze quando accompagnate da una richiesta da parte dei Comuni di parere specifico per gli aspetti di salute della popolazione qualora il progetto dovesse determinare fattori di rischio ambientale che comportano potenziali rischi per la salute pubblica in relazione all’esposizione della popolazione (vicinanza edifici residenziali e/o recettori sensibili, zona oggetto di indagine epidemiologiche di ATS Val Padana ecc). In tal caso per quanto concerne gli impianti di BIOGAS/BIOMETANO si evidenzia che l’istanza dovrà essere corredata dalla seguente documentazione:
      PER IMPIANTI ESISTENTI
      1) in relazione alle distanze minime dall’abitato va valutata la possibilità di pervenire al rispetto delle distanze minime e se ciò non fosse possibile non vanno ulteriormente ridotte le distanze già in essere soprattutto in relazione a recettori quali scuole, ospedali, RSA eccetera, caso in cui va anche evidenziato il miglioramento dello scenario emissivo rispetto alla fase anteopera
      2) indicare i percorsi dei mezzi di approvvigionamento e dei mezzi per la movimentazione del digestato e le cautele predisposte per evitare eventuali dispersioni del prodotto su strade pubbliche o dispersioni di odori e tali percorsi dovranno evitare il più possibile i centri abitati
      3) ATS potrebbe richiedere anche uno studio di ricaduta degli inquinanti ; lo studio deve includere le emissioni in atmosfera, le emissioni odorigene, le emissioni diffuse e le emissioni da traffico indotto in area locale (ammoniaca, odori, H2S, COV, NOx, polveri sottili) e dovranno essere inoltre considerati i valori del fondo ambientale.
      Lo studio andrà redatto considerando le seguenti indicazioni:
      – copertura del digestato liquido con tecniche ad alta o medio-alta efficienza per tutte le strutture di stoccaggio o sosta o trattamento dello stesso;
      – copertura del digestato solido con adeguato telo tettoia al fine di evitare l’innesco di eventuali fenomeni fermentativi dovuti agli eventi meteorologici;
      – copertura degli stoccaggi della pollina da broilers in struttura semi confinata (trincea con tettoia);
      – stoccaggio della pollina proveniente da allevamenti di galline ovaiole in capannone chiuso dotato di aspirazione alla sorgente e trattamento dell’aria con idonei impianti (esempio scrubber più biofiltro)
      – utilizzo agronomico del digestato liquido da parte dei consorziati o da parte del proponente (se dispone di terreni ad uso agricolo) con modalità di interramento immediato o contestuale allo spandimento;
      – nel caso in cui il digestato o parte di esso sia restituito per lo stoccaggio ai consorziati si chiede che tali stoccaggi siano dotati di copertura con tecniche ad alta o medio-alta efficienza;
      – eventuale processo di compostaggio del digestato solido da effettuare in struttura chiusa, con le arie adeguatamente captate, al fine di evitare l’instaurarsi di condizioni potenzialmente insalubri del luogo di lavoro e opportunamente abbattute prima di confluire in atmosfera.
      In contesti altamente impattati ATS potrebbe richiedere oltre a quanto sopra anche una valutazione sanitaria riferita alla popolazione potenzialmente esposta con approccio tossicologico-epidemiologico.
      PER NUOVI IMPIANTI
      Stesse richieste per i nuovi impianti. Si ribadisce che “in aree altamente impattate ATS potrebbe richiedere anche una valutazione sanitaria riferita alla popolazione potenzialmente esposta con approccio tossicologico-epidemiologico anche in relazione ad un eventuale cumulo di impatti.”
      Da tutto ciò si ricavano alcune considerazioni e alcune domande:
      – gli impianti di biogas e biometano non sono a impatto zero sull’ambiente e sulla salute della cittadinanza, mentre lascio comunque a lei che è certo meglio informato di me” il confronto dell’impatto ambientale tra la produzione del biometano e l’estrazione del metano fossile o comunque surrogati del biometano”
      – tutta la provincia di Cremona rientra purtroppo a pieno titolo in quelle che vengono definite “aree altamente impattate” dal punto di vista ambientale come documentato dalle plurime rilevazioni Ispra e Agenzia Europea dell’Ambiente
      – perché i sindaci il cui primo compito è quello di tutelare la salute pubblica non procedono a presentare richieste di parere specifico per gli aspetti di salute della popolazione anche quando i progetti ricadono nelle condizioni previste da ATS per queste valutazioni, quali la vicinanza agli edifici residenziali o ai recettori sensibili come scuole, ospedali, RSA o zone già oggetto di indagini epidemiologiche di ATS Val Padana o aree altamente impattate dal punto di vista ambientale?
      – perché i sindaci non fanno assemblee pubbliche di presentazione di questi progetti, non accettano quel confronto con la cittadinanza che sono tenuti per legge a promuovere e non rendono disponibili le informazioni e l’accesso alla documentazione come peraltro previsto dalla normativa regionale nazionale ed europea?
      – perchè questi progetti viaggiano armati da una protezione della stampa amica che censura ogni contraddittorio pubblico o la semplice richiesta di informazioni più dettagliate?
      Se c’è bisogno di blindare a 360 ° un progetto è chiaro che qualche cosa non torna e questa è la ragione per cui gente comune come me si prende la briga di fare lunghi e molto ostacolati percorsi di ricerca e approfondimento nel merito e soprattutto si armi di pazienza per bussare alla porta delle amministrazioni e dei sindaci che hanno fatto o stanno facendo queste scelte, percorsi naturalmente assolutamente gratuiti da parte mia perché non ho ambizioni o mire di candidature, gratuiti e destinati all’insuccesso magari col viatico di affermazioni tronfie del genere ” Sono qui per 5 anni, mi hanno votato e scelto per 5 anni”. È questa la politica come servizio in democrazia?

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