Le spese militari aumentano ogni anno ad ogni bilancio dello Stato, come richiesto dalla Nato agli Stati ormai sudditi più che alleati. La guerra è diventato lo strumento “normale” che “regola” i rapporti tra i Paesi e sta sostituendo progressivamente la politica e la diplomazia; il diritto internazionale rischia di diventare carta straccia e l’unica legge che sembra valere è quella del più forte. I popoli subiscono tutti gli effetti delle guerre: stragi, morte, povertà, malattie, sfruttamento, distruzione delle condizioni minime di sopravvivenza. Ma anche nei Paesi che non sono teatro diretto di operazioni militari la popolazione subisce gli effetti delle scelte politiche di guerra sempre più intrecciate alle scelte neoliberiste che hanno caratterizzato l’economia degli ultimi decenni: i Governi, a partire dal nostro, tagliano la spesa sociale e i servizi pubblici per sostenere l’aumento delle spese militari e per tentare di rispettare i famigerati parametri di Maastricht; il sistema di guerra fa schizzare in alto i prezzi delle materie prime e dell’energia, prezzi impossibili per le aziende e per le tasche vuote dei lavoratori, prezzi che invece garantiscono immensi profitti alle società e ai potentati economici che vivono di speculazione finanziaria e di privatizzazioni di comparti pubblici. Chi governa si guarda bene dall’investire sull’economia reale – eppure sono decine le crisi aziendali e la cassa integrazione è in forte aumento – e sul welfare per sostenere tessuto produttivo e lavoratori. L’inflazione colpisce pesantemente la capacità di spesa delle famiglie impoverite. Si continuano a colpire le pensioni e i redditi da lavoro a fronte di speculazioni ed evasioni fiscali sanate dai condoni. Non si tassano gli extraprofitti delle aziende energetiche e di una sacrosanta patrimoniale non si vede nemmeno l’ombra. La divaricazione sociale tra i pochissimi straricchi e il crescente numero di famiglie e lavoratori in difficoltà è sempre più forte e netta. Il lavoro negli anni si è precarizzato, parcellizzato, privato (a causa di riforme infami) dei diritti conquistati dalla classe lavoratrice con le lotte passate.
Troppo spesso il lavoro è sinonimo di rischio, pericolo, infortunio. In questo I maggio poniamo l’accento ancora più forte alla guerra continua e silenziosa che si combatte nei cantieri, nei campi, nelle fabbriche, sulle strade: è una guerra che uccide più di tre lavoratori al giorno in Italia e che vede la nostra provincia in alto nella dolorosa classifica. Oltre alle morti anche gli infortuni e le malattie professionali sono in aumento. Non si investe in sicurezza e lavorare in sicurezza è un diritto fondamentale di ogni lavoratrice e di ogni lavoratore.
Per far conoscere questi dati allarmanti e la situazione di tanti lavoratori e lavoratrici saremo presenti con presidi e volantinaggi in più comuni il giorno del Primo Maggio e il giorno seguente. Il volantino che distribuiremo è allegato al presente comunicato.
Questi i nostri appuntamenti
I circoli cremaschi del PRC parteciperanno e volantineranno il I Maggio dalle ore 10,30 a Crema all’iniziativa “Lavoro dignitoso” promossa dai sindacati confederali presso il Monumento dei Caduti sul Lavoro; sempre il Primo Maggio il circolo PRC “Collettivo Lucia Piloni” organizzerà un presidio a Castelleone dalle 9 alle 12 in piazza del comune.
A Cremona il circolo “Rosa Luxemburg” sarà presente con un banchetto informativo in piazza Stradivari (vicino a Spazio comune) durante il mercato sabato 2 maggio dalle ore 10 alle 12,30. A Casalmaggiore nella mattinata di sabato 2 maggio il circolo PRC casalasco-piadenese “Rive Gauche” sarà presente con un volantinaggio al mercato.
Nei luoghi di lavoro ogni anno, in Italia, più di 1000 lavoratori vengono uccisi: più di 3 al giorno. Sono dati che ci consegnano 20.000 morti negli ultimi 18 anni. Nel 2025 sono accaduti quasi 600.000 infortuni, ma il sommerso è enorme: CGIL e diverse associazioni stimano che i casi reali superino il milione; in agricoltura muoiono travolti da trattori circa 140 lavoratori.
Il governo, per fare fronte a questo massacro, spende per la prevenzione solo lo 0,4 per cento. Ha ridotto gli organici degli ispettorati del lavoro da 7812 a 7776, delle 500 assunzioni previste ne ha concretizzate soltanto 300, mentre ha aumentato il numero dei posti dirigenziali. Persegue nel contempo il disegno di ridefinire, riducendolo, il ruolo dell’Ispettorato del Lavoro.
Gli accertamenti sui luoghi di lavoro, effettuati dagli organi competenti, registrano percentuali assolute di irregolarità normative, contrattuali e della legislazione in vigore a tutela dei lavoratori.
Contratti a termine, precarietà lavorativa, frantumazione del sistema contrattuale nello svolgimento delle attività, uso delle cooperative per ridurre le tutele, lavoro nero e conseguente divisione dei lavoratori sono la principale causa degli infortuni e delle morti sul lavoro. Risulta evidente l’assenza dell’azione politica di indirizzo e tutela del diritto sui luoghi di lavoro.
Nello stesso tempo si evidenzia l’inadeguatezza dell’azione sindacale a difesa dei lavoratori, come comprovato dalla crisi delle rappresentanze sindacali e dall’assenza di un conflitto, che ponga limiti ai processi di riorganizzazione in corso, di trasferimento di aziende all’estero ed all’isolamento dei lavoratori.
In questo ambito ha pesato anche l’esito negativo del referendum sindacale, per il ripristino dell’articolo 18 dello statuto dei lavoratori. Lo stato di questa guerra vede il territorio cremonese come uno dei peggiori. Siamo al terzo posto sul piano nazionale come gravità sulla sicurezza. Ad un tasso di attività sostanzialmente stabile, ben 4.472 le denunce di infortuni all’INAIL, i morti sul lavoro sono raddoppiati, passando da 7 a 14, con un’incidenza doppia rispetto a quella nazionale, gli infortuni in itinere aumentano del 21,4 per cento e le malattie professionali riconosciute passano da 184 a 205.
Il nostro Partito condivide la necessità dell’istituzione del reato di omicidio sul lavoro, siamo contro l’utilizzo smodato degli appalti, contro i contratti di comodo, contro la precarietà e le false cooperative e siamo per affermare la dignità della persona nei luoghi di lavoro.
Abbiamo presentato una proposta di legge che introduce il salario minimo a 10 euro all’ora, indicizzato all’inflazione e stiamo per far partire una raccolta di firme per una legge che introduca l’imposta sui grandi patrimoni, con un contributo annuale dell’1 per cento per i patrimoni superiori ai 2 milioni di euro, esclusa la prima casa di residenza.
Rifondazione Comunista Cremona