A ottantadue anni dal tragico bombardamento del 10 luglio 1944, la città di Cremona ha rinnovato il proprio doveroso omaggio alle vittime civili e ai ferrovieri che persero la vita in una delle pagine più drammatiche della storia cittadina. La cerimonia, promossa dal Dopolavoro Ferroviario di Cremona, si è svolta presso il monumento commemorativo di via San Francesco d’Assisi alla presenza delle autorità civili e militari, delle associazioni combattentistiche e d’arma e di cittadini.
Dopo il saluto del presidente del DLF Cremona Graziano Badolato e l’intervento della vicesindaca di Cremona Francesca Romagnoli, ha preso la parola il presidente della Provincia di Cremona Roberto Mariani, che ha richiamato il valore della memoria come responsabilità e fondamento dell’impegno istituzionale: «La vita, anche nella quotidianità, è fatta di scelte, e le scelte hanno un peso e un valore. Stare dalla parte di chi difende e trasmette i valori della libertà, della democrazia e della convivenza civile non è la stessa cosa che stare dalla parte opposta. Di fronte alla storia e ai suoi insegnamenti è necessario assumersi la responsabilità delle proprie decisioni».
Il presidente ha poi posto l’attenzione sul tema della pace, ricordando come non possa mai essere considerata un bene acquisito una volta per tutte: «La pace è una conquista difficile e fragile. Lo dimostrano i conflitti che ancora oggi feriscono il nostro mondo. Troppo spesso le guerre nascono dalla volontà di potere e di supremazia, mentre i popoli hanno il diritto di vivere nella libertà, nell’uguaglianza e nella tolleranza. Sono valori che tutti dobbiamo custodire, ma che assumono un significato ancora più forte per chi ricopre responsabilità pubbliche e istituzionali, chiamato ogni giorno a metterli al centro delle proprie decisioni».
Mariani ha infine rivolto un sentito ringraziamento al Dopolavoro Ferroviario di Cremona per l’impegno costante nel mantenere viva la memoria del bombardamento del 10 luglio 1944: «Questa ferita appartiene alla storia della nostra comunità e non potrà mai essere dimenticata. Ricordarla significa trasmettere alle nuove generazioni il valore della pace e della memoria, affinché tragedie come quella vissuta dalla nostra città non abbiano mai più a ripetersi».
Particolarmente intenso anche il momento affidato al giovane attore e performer Simone Bodini, rappresentante dell’Associazione Artisti Cremonesi, che ha proposto una riflessione sull’attualità della guerra, invitando i presenti a guardare oltre la dimensione storica della commemorazione.
Richiamando i dati relativi al bombardamento che colpì Cremona il 10 luglio 1944, Bodini ha ricordato come oggi gli ordigni bellici siano ancora più devastanti e come, nonostante il trascorrere del tempo, numerose popolazioni nel mondo continuino a vivere gli stessi drammi: «Quando alle 10:44 di quel giorno suonò la sirena, nessuno poteva immaginare che non si trattasse di un’esercitazione, come tante altre. Eppure, quelle circa 185 bombe che caddero su Cremona, secondo le cronache più attendibili, erano ordigni composti per almeno il 25-30% da esplosivo, capaci di sprigionare temperature superiori ai 300 gradi. Oggi le bombe moderne sono ancora più devastanti: contengono fino al 45-50% di esplosivo e possono sviluppare temperature che raggiungono i 2.500 gradi».
Nel suo intervento ha invitato a volgere il pensiero non soltanto a chi combatte, ma soprattutto alle vittime civili, ricordando i conflitti che ancora oggi interessano territori come Palestina, Ucraina, Sudan e Congo, sottolineando come quelle realtà, apparentemente lontane, siano in realtà molto più vicine alla nostra coscienza di quanto si possa immaginare: «Quando pensiamo alla guerra, spesso la immaginiamo come qualcosa di lontanissimo nel tempo. E invece, ancora oggi, molti Paesi continuano a piangere queste lacrime d’acciaio. Al di là di chi combatte e di chi prende parte ai conflitti, dobbiamo pensare soprattutto a chi si trova nel mezzo, alle popolazioni civili, e a ciò che comporta la caduta di queste bombe».
A conclusione della cerimonia, Bodini ha dato voce alla poesia “10:47”, dedicata alle vittime del bombardamento e al valore universale della memoria, trasformando il ricordo storico in un messaggio di pace rivolto alle nuove generazioni: «È impossibile immedesimarsi fino in fondo in ciò che provarono allora i nostri concittadini cremonesi, sia coloro che persero la vita, sia chi sopravvisse portando per sempre dentro di sé il ricordo di quella tragedia. Noi abbiamo provato a farlo attraverso una poesia che vuole accompagnare idealmente quel momento, riportandoci alle 10.43, l’ora esatta in cui le prime bombe toccarono il suolo di Cremona».
L’iniziativa ha confermato ancora una volta come la memoria rappresenti uno strumento fondamentale per costruire una società capace di riconoscere nella pace, nella libertà e nel dialogo i valori sui quali fondare il proprio futuro.
di Simone Bellini
L’ultima volta che il cielo ha pianto
la terra chiamava acqua
che nutrisse il fiume,
chiamava grano
che saziasse i bovi,
chiamava vita
che mille genti guarisse
e che mille cannoni zittisse.
Eppure quella volta,
l’ultima che il cielo ha pianto,
nessuno portava l’ombrello.
E centottantacinque gocce d’acciaio
ferirono il braccio
che di forza più non aveva.
Niente di personale,
forse preterintenzionale.
Tutto si dice
e niente si vuol dire.
Perché se il cielo piange d’estate
o brucia la terra,
o infuria la guerra.
L’ultima volta che il cielo ha pianto
fu per dieci minuti
Poi il silenzio
di una stazione muta,
di un quartiere esanime,
di dieci dozzine di storie troncate.
Oggi che il cielo è sereno
ed al braccio è tornata la forza,
sa meno d’acciaio la terra,
ma ha ancora il respiro di chi vi nacque
e inaspettato vi tornò.
Per chi c’era.

