25 Aprile, BiometaNo in corteo ”contro le logiche predatorie”

23 Aprile 2024

Il Comitato BiometaNO Cremona ha annunciato in questi giorni la propria adesione al tradizionale corteo del 25 Aprile. Lo ha fatto raccogliendo l’appello che alcuni organi di stampa nazionali hanno lanciato nelle ultime settimane affinché alle celebrazioni sia garantita la più ampia partecipazione di tutte le forze democratiche che costituiscono la nostra società.

Da un anno a questa parte il nostro Comitato si è fatto promotore di una battaglia di alto valore civico, condotta all’interno di percorsi partecipativi a tutela dell’ambiente e dei beni comuni. Una battaglia che, al pari dei puntuali rilievi tecnici e amministrativi di lampante fondatezza, sta ponendo con forza anche una concreta questione democratica che non può e non deve essere espunta dal dibattito pubblico.

L’inidoneità del luogo individuato per la realizzazione dell’impianto di biometano in città, all’interno del Parco del Po e del Morbasco, a ridosso delle abitazioni di via Bosco, via San Rocco, dei quartieri Battaglione e Villetta e tutte le criticità ambientali connesse al più ampio piano di investimento che si profila all’orizzonte non si risolvono infatti solo nei tecnicismi in discussione al tavolo della Valutazione di Impatto Ambientale.

Numerosi studi scientifici certificano in modo inoppugnabile che il nostro territorio è uno dei più inquinati al mondo. In questo contesto la realizzazione di opere prive di qualsivoglia pubblica utilità che pregiudicano la qualità dell’ambiente e la salute dei cittadini e, come in questo caso, minacciano la destinazione urbanistica di un parco la cui istituzione è connessa specificatamente alla salvaguardia di corridoi ecologici fondamentali, della qualità dell’aria e delle acque e alla tutela della biodiversità, deve indurre a mettere in gioco valori etici molto più alti della mera tecnicalità.

Perché uno dei nodi della questione è precisamente questo: il progetto che incombe sulla città non è un’opera pubblica al servizio della collettività ma rappresenta semplicemente l’investimento speculativo di un’azienda privata che intende trarre il massimo profitto dalla vendita del metano prodotto anche attraverso la lavorazione degli scarti che in larga parte altre imprese profit dovrebbero gestire altrimenti come rifiuti, sostenendo costi maggiori. Il tutto avverrebbe caricando sulla collettività una quota consistente dei costi dell’investimento mediante l’accesso a fondi PNRR e altri incentivi e scaricando sui cittadini i costi ambientali, sanitari e sociali dell’opera.

Inoltre, il tentativo di aggirare mediante il procedimento di autorizzazione unica i vincoli che, come rilevato dallo stesso ufficio tecnico del Comune di Cremona, sanciscono la non compatibilità urbanistica dell’opera non è una mera questione tecnica. Per decenni il Consiglio comunale cittadino ha salvaguardato quel comparto senza modificare di una virgola i vincoli esistenti. Oggi, l’aggiramento del percorso partecipativo di variante mediante un escamotage burocratico che sposta altrove la responsabilità delle scelte pone un’ulteriore questione di enorme rilevanza democratica.

Nei giorni scorsi, affrontando il tema di un insediamento commerciale a Picenengo, il Presidente di una importante associazione di categoria cittadina non ha esitato a definire “immorale” quella scelta urbanistica che avrebbe occupato circa un quarto del suolo vergine che verrebbe devastato dall’impianto voluto da A2A. Che dovremmo dire, quindi, dell’operazione in atto che per stessa ammissione dei suoi sostenitori prevede ampliamenti successivi oggi non dichiarati a progetto (impianti fotovoltaici, impianto algale, ulteriori cogeneratori, altro?) mirando a trasformare in una sorta di immenso polo industriale un’area molto più vasta di quella attualmente in discussione?

Come non eccepire, inoltre, una questione democratica nel momento in cui i promotori del progetto, forti del proprio strapotere economico, cercano di screditare i cittadini e le Amministrazioni che vi si contrappongono tacciandoli con arroganza di non volere l’impianto “nel proprio giardino” e ostentando un supponente approccio “padronale” nei confronti del territorio e delle sue risorse?

Come non ribellarsi, infine, alla logica delle finte opere di mitigazione (i prati fioriti su cui espandere gli impianti) e delle opere compensative che altro non sono se non ulteriori infrastrutture funzionali agli impianti stessi?

Per tutte queste motivazioni, a meno di un mese dalla Conferenza dei Servizi che condurrà alla fase decisoria, chiediamo a chi vorrà di aderire di accodarsi al nostro gruppo per testimoniare con  la propria presenza assieme a noi l’alto valore civico dell’impegno che condividiamo con i Comitati e le Amministrazioni di mezza Italia contro il dilagare di logiche predatorie e speculative che contrastano con i valori della tutela dell’ambiente, della salute pubblica e della difesa di quei beni comuni che proprio la Costituzione repubblicana ci sprona a salvaguardare come patrimonio indisponibile.

 

Luigi Lipara

presidente Comitato BiometaNO Cremona

3 risposte

  1. Tra l’altro colpisce come il soggetto “Parco”,sia in diversi modi e con gli apparenti più nobili intenti,preso di mira. Vuoi per creare una struttura per i disabili, vuoi per una centrale energetica. C’è quindi un assalto alle normative che pare stia diventando una moda per cui se anche questo passa, e per di più sotto silenzio, non ci sarà più alcuna remora un domani allo sfruttamento di territori che dovrebbero essere tutelati. E quindi anche le normative diventeranno carta straccia.

  2. Ancora una volta mi chiedo e chiedo a chi è più addentro nei meandri della politica: perché nessuno dei candidati sindaco si esprime su temi ambientali? Nessuno parla di cementificazione, di ospedale…non è strano in un territorio in cui i problemi che riguardano l’inquinamento dovrebbero essere al centro dell’interesse di tutti?

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