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Negli ultimi anni la Regione Lombardia si è trovata davanti a un problema comune: ospedali costruiti negli anni ’60, organizzati come monoblocchi multipiano, oggi bisognosi di importanti adeguamenti normativi, impiantistici e funzionali.

Due casi emblematici sono l’ospedale San Paolo di Milano e l’ospedale di Cremona. Entrambi edifici della stessa epoca, con struttura verticale e criticità analoghe.

Eppure le scelte adottate sono state radicalmente diverse.

Il progetto milanese da 400–500 milioni poi accantonato

Tra il 2017 e il 2020 la Regione Lombardia aveva ipotizzato la realizzazione di un nuovo grande ospedale unico per sostituire il San Paolo e il San Carlo di Milano, con un investimento stimato tra 400 e 500 milioni di euro.

Il progetto prevedeva una nuova localizzazione, l’accorpamento delle funzioni e l’abbandono delle strutture esistenti.

 Nel 2021 il Comune di Milano ha espresso una posizione pubblica contro l’idea di concentrare San Paolo e San Carlo in un’unica nuova struttura, parlando di criticità tecniche e della necessità di preservare i due presidi esistenti. In diversi confronti pubblici, rappresentanti sindacali, operatori sanitari e comitati di cittadini contrari all’unificazione hanno sollevato dubbi sulla proposta, soprattutto pensando a future pandemie e in termini di servizi ai cittadini e continuità assistenziale.                                                 Alla luce anche di complessità tecniche, urbanistiche e finanziarie emerse, la Regione ha abbandonato l’ipotesi del nuovo ospedale unico.

La scelta è ricaduta sulla riqualificazione profonda dell’esistente.

Il nuovo San Paolo: riqualificazione integrale

I lavori di ristrutturazione sono previsti all’inizio del 2026 per una durata di 5 anni.                            Si lavorerà per blocchi cielo-terra, la redistribuzione verticale dei reparti, l’adeguamento completo alle normative antincendio, la razionalizzazione dei flussi, l’innovazione tecnologica e la sostenibilità ambientale.

I numeri dichiarati sono significativi:

  • 468 posti letto riqualificati
  • 122 nuovi ambulatori
  • 97 moduli MAC (Macro Attività ambulatoriale Complessa) e Day Hospital
  • nuove sale operatorie ed endoscopiche

L’investimento complessivo è di circa 100–110 milioni di euro.

Un monoblocco degli anni ’60 non è stato considerato irrecuperabile: viene trasformato e adeguato alla medicina contemporanea, senza demolizione integrale.

link al progetto di riqualificazione del San Paolo

https://www.youtube.com/watch?v=x816yv5s-v0

Il caso Cremona: investimento oltre 600 milioni

A Cremona la decisione assunta nel 2021 è stata diversa: costruzione di un nuovo ospedale e demolizione dell’attuale monoblocco e degli edifici circostanti.

La programmazione iniziale prevedeva 300 milioni per la costruzione e 30 milioni per la demolizione.

Nel 2025 l’investimento è stato aggiornato a:

  • 438,20 milioni per il nuovo monoblocco ospedaliero
  • 68,50 milioni per demolizioni, trasferimenti e sistemazioni esterne
  • 100 milioni per funzioni sanitarie complementari e accessorie

Il totale supera i 600 milioni di euro.

E’ solo una questione di metodo?

Nel caso milanese è stata valutata l’ipotesi del nuovo, ne è stato stimato il costo, e successivamente si è optato per la riqualificazione, presentando un progetto tecnico dettagliato.

Nel caso cremonese è stata scelta la costruzione ex novo, ma non risultano pubblicamente disponibili documenti che illustrino una comparazione tecnica approfondita tra la riqualificazione radicale dell’esistente e la demolizione con nuova edificazione.

La domanda è semplice e legittima

Perché a Milano la riqualificazione è stata ritenuta tecnicamente ed economicamente sostenibile, mentre a Cremona la demolizione è stata considerata l’unica soluzione?

Non si tratta di sostenere che la riqualificazione sia sempre preferibile.
Si tratta di chiedere che le alternative vengano analizzate in modo comparativo, documentato e trasparente.

Una decisione da oltre 600 milioni di euro merita un confronto aperto e fondato su dati verificabili.

Milano dimostra che la riqualificazione integrale di un monoblocco degli anni ’60 è tecnicamente possibile.

 

Movimento per la Riqualificazione dell’Ospedale di Cremona   

Nella foto centrale l’ospedale San Paolo di Milano, 13 piani circa 85.000 metri quadrati

 

 

 

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