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“Ha ancora senso fare politica?” Questa è la domanda impegnativa che apriva il programma del segretario provinciale del Pd Michele Bellini eletto il 26 gennaio 2025 con il 92,4% dei consensi sui votanti. La sua elezione era stata rappresentata da esponenti del partito come un segno di rinnovamento e gioventù anche dal punto di vista anagrafico nel nome della “bella politica”, intesa come servizio per crescere, unire, costruire.

A una settimana dalle sue dimissioni e dopo aver letto le varie riflessioni che le stesse hanno suscitato condivido il mio pensiero che riparte  proprio dalla domanda che poneva Bellini all’inizio del suo mandato.

Che senso ha fare politica in un contesto in cui un giovane di 33 anni che vanta esperienze politiche di alto profilo denuncia, a meno di un anno dal suo incarico, con rammarico e delusione, dopo aver dedicato tempo, passione ed energie, l’impossibilità di un rilancio e di un rinnovamento di uno dei principali partiti a livello provinciale?

Le sue dimissioni segnano una pagina “di brutta politica” che di fatto si riflette in maniera negativa e trasversale su tutti noi che a vario titolo siamo impegnati nell’amministrazione di un Comune perché conferma l’immagine di una politica sempre più spesso associata a un sistema di potere per la tutela di interessi di parte che alimenta contrapposizione e divisioni non solo tra partiti e schieramenti diversi ma anche all’interno degli stessi.

“La politica non mi interessa”, “mi fa schifo”, “non la capisco”, “i politici sono tutti uguali”: quante volte lo sentiamo dire.
E il senso di insofferenza e di ansia si percepisce dalla modalità con cui si sposano posizioni estreme, che portano allo scontro tra “fazioni”, in un clima da derby permanente, che va dalle chiacchiere da bar ai dibattiti politici, passando per il sempre più scoraggiante mondo degli odiatori social.

E pensare che Giorgio La Pira invitava i giovani a dedicarsi alla politica affermando “Oggi, se vuoi fare del bene, devi fare politica”.
Ma come facciamo a recuperare e a proporre quella dimensione della politica alle nuove generazioni se chi ha provato a dare un contributo come il giovane Bellini ne esce sconfitto? Qualcuno del suo stesso partito ha provato ad addossargli la responsabilità del  fallimento liquidandolo come “un accademico con competenze teoriche” e dichiarando che per ricoprire il ruolo di Segretario provinciale del PD ci vogliono ben altre caratteristiche.

In pratica mentre Enrico Letta quando era segretario del Partito Democratico, dal 2021 al 2023, ha nominato Bellini, proprio in virtù delle sue competenze come capo staff di un team di giovani provenienti dalla scuola politica di Parigi per gestire dossier sulla rigenerazione del PD e le risposte europee al sovranismo, a Cremona lo stesso è risultato non idoneo a gestire la complessità delle dinamiche del PD provinciale.
In questo contesto mi chiedo che speranza abbiamo di riconquistare i cittadini alla politica e in particolare i giovani?

Una ricerca dell’Osservatorio Giovani dell’Istituto Toniolo per la 50 a settimana sociale dei cattolici in Italia ha evidenziato che oltre 1 giovane su 4 pensa che impegnarsi non serva ed è del tutto sfiduciato sul fatto che la politica possa essere utile per la sua vita e per quella del Paese. Ancor più elevata è la percentuale di coloro che affermano che, se la politica italiana offrisse vero spazio di partecipazione per i giovani, questo migliorerebbe la loro visione della partecipazione democratica e li avvicinerebbe maggiormente all’impegno politico.
Più che disaffezione emerge insomma una disillusione che le dimissioni di Bellini non fanno che confermare.

Al di là delle vicende locali penso che il senso del fare politica oggi lo possiamo certamente ritrovare nel messaggio di Capodanno del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella che ha dedicato ai giovani l’esortazione all’ottimismo, elencando i problemi che affliggono il Paese e si riversano per lo più sulle nuove generazioni. A loro ha riservato il più grande messaggio di speranza contenuto nel suo discorso: “Nessun ostacolo è più forte della nostra democrazia”. E li ha invitati ad essere “esigenti, coraggiosi. Scegliete il vostro futuro”. Credo che Bellini con la sua lettera sincera e scomoda si sia dimostrato esigente, coraggioso e capace di scegliere il suo futuro.
Maria Vittoria Ceraso
lista civica Oggi per Domani

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