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C’è solo una cosa più democratica della malattia ed è meglio non nominarla, non si sa mai. Per il resto si ammalano tutti, ricchi e poveri, donne e uomini, giovani e vecchi, cani, gatti, criceti e pappagallini. E’ anche vero che una malattia molto spesso guarisce e a volte passa addirittura da sola e tuttavia in genere è necessario ricorrere all’aiuto del personale sanitario per trovare una via di uscita e recuperare se non la salute, almeno un po’ di serenità. Certo, ormai ci si cura in farmacia e magari su internet, dove spesso si trova qualcuno con la verità (e farmaci fasulli) in tasca, però di solito il ricorso alla Medicina (quella vera, non quella finta) è più efficace. In altre parole tutti abbiamo bisogno di una Medicina in grado di fornirci quell’assistenza di cui certamente, prima o poi, avremo bisogno. Se poi questa assistenza sanitaria si chiama Servizio Sanitario Nazionale, allora dovremmo sentirci abbastanza tranquilli. Certo non dovremmo dimenticare che il costo dell’assistenza sanitaria pubblica è basato sulle tasse che qualcuno si ostina a pagare, mentre chi invece le tasse non le paga è il primo a lamentarsi di una Sanità pubblica che certamente potrebbe essere migliore.  Certo che se le tasse le pagasse anche lui….

Oggi però stiamo assistendo ad una grave crisi di un Servizio Sanitario Nazionale che sino a qualche anno fa era un vanto per il nostro Paese e una garanzia per tutti i cittadini. Quali sono i motivi di questa situazione?  Certamente più di uno, però l’aver trasformato gli ospedali in aziende sanitarie, di fatto una diretta emanazione dei poteri politici regionali, non ha aiutato molto, visto che la Sanità pubblica + stata trasformata in una fonte di reddito (non solamente economico).

In questa organizzazione definita “aziendale” varrebbe anche la pena di riflettere anche sul ruolo che continuano ad avere i “dirigenti signorsì” la cui denominazione corretta è direttore generale. Di chi stiamo parlando? Si tratta dei professionisti che governano la Sanità pubblica e che, con scarse eccezioni, troppo spesso hanno inteso la loro attività come obbedienza pronta, cieca e assoluta ai loro mandanti politici regionali e locali. Nessuno si è mai chiesto quale sia la loro responsabilità nel crescente declino del nostro sistema sanitario e però, a pensarci bene, in qualsiasi azienda, se le cose non vanno bene, la colpa non è dei dipendenti, semmai di chi li dirige (o dovrebbe farlo). Quindi se un’azienda va male in genere si mettono in discussione i vertici, non i dipendenti. Che, comunque, sono stati scelti dai dirigenti. Tutto questo avviene nel mondo normale e tuttavia la normalità delle cose, il pensiero logico e le teste normalmente pensanti troppo spesso paiono estranei al nostro Servizio Sanitario Nazionale. Un esempio? Forse non tutti sanno che la paga lorda di un medico specialista ambulatoriale è di 29,12 euro all’ora mentre un cardiochirurgo e un medico rianimatore, quelli che non possono certo stimbrare il cartellino e andarsene a casa davanti a un paziente in condizioni critiche, vengono premiati con 7,998 euro lordi per ogni ora di straordinario, notti e festivi non fa differenza. In questo allucinante contesto deve venire inserita la recente proposta legislativa di alcuni parlamentari (tali Cantù, Murelli, Minasi, Silvestro, Occhiuto)  in 10ª Commissione permanente (Affari sociali, sanità), in data 3 luglio 2024, Senato della Repubblica, XIX Legislatura (Conversione in legge del decreto-legge 7 giugno 2024, n. 73) relativa al compenso dei direttori generali che  “non deve essere inferiore a 180.000 euro”. Avete capito bene, limite inferiore 180.000 euro, limite superiore non dichiarato e quindi teoricamente tendente all’infinito.

Ma come? Non si era detto che di risorse per la Sanità pubblica non ce n’erano più? Qualcuno potrebbe spiegarci perché non ci sono soldi per pagare il personale, migliorare il supporto informatico, garantire attrezzature moderne, rivedere l’organizzazione, pulire le cacche dei piccioni del Centro Trasfusionale dell’ospedale di Cremona e invece sono disponibili centinaia di milioni di euro per la costruzione di inutili ospedali e per la demolizione di quelli esistenti?

Sarebbe bello anche chiarire perché, se gli stipendi dei dipendenti sono tra i più bassi dell’Europa e non si riesce a renderli dignitosi,  si trovano invece tanti soldi per aumentare i già elevati compensi dei (qualche volta inutili, qualche volta dannosi, eccezionalmente professionali)  direttori generali. Se questi sono i risultati dell’attuale gestione “aziendale” della Sanità pubblica fa bene il 35% dei nostri giovani laureati a progettare la grande fuga dal nostro Paese (dati Censis). Fate bene ad andare all’estero, giovani colleghi. Anche perchè a Cremona costruiranno, con i nostri soldi,  un nuovo e inutile ospedale con stanze singole (ma raddoppiabili), giardini fioriti,  laghetti e paperelle, visto che ormai i malati si curano con la bellezza e non con la Medicina.  Lo dicono sindaci, politici, direttori generali, giornalisti. Se la bellezza è la cura, allora, più che di medici avremo una disperata necessità di giardinieri che, allo stato attuale, guadagnano molto di più di un medico ospedaliero, hanno molto più tempo libero e soprattutto godono di un elevato prestigio sociale.

Altro che una laurea in Medicina e Chirurgia ed impiego nella Sanità Pubblica.

 

Pietro Cavalli

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